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Il vescovo Muser ai carcerati: Gesù ama noi, non i nostri peccati   versione testuale

 “Gesù ama noi, non i nostri peccati. E per ciascuno di noi, nonostante tutti i nostri errori e i nostri tradimenti, dà la vita”. Lo ha ricordato questa mattina il vescovo Muser in occasione della liturgia della Parola celebrata nella casa circondariale di via Dante a Bolzano.  
“Gesù ama ciascuno di noi. Sa che siamo tutti peccatori. Sa benissimo che lo tradiremo. E non solo una volta. Sa che la nostra è una fedeltà altalenante. Spesso siamo fedeli più a parole che nei fatti. Eppure il Signore ci ama comunque. Ama noi, non i nostri peccati!”. Questo il messaggio di speranza che il vescovo Ivo Muser ha rivolto questa mattina, 28 marzo, agli ospiti della casa circondariale di via Dante a Bolzano. La figura di Giuda e il suo tradimento sono stati al centro della riflessione che il vescovo ha fatto durante la liturgia della Parola celebrata nella cappella del carcere e animata dai canti del coro della parrocchia dei Carmelitani.
Partendo dalla pagina di vangelo di Matteo, monsignor Muser ha tracciato un profilo di Giuda: “Era un uomo insoddisfatto, non comprendeva a fondo le parole e i gesti di Gesù, secondo lui Gesù stava sbagliando tutto”. A far traboccare letteralmente il vaso sono state le preziose gocce di olio di nardo versate da Maria sul capo di Gesù. “Un vero spreco, secondo Giuda e gli altri discepoli, che non avevano avuto alcun timore nel mostrare il loro dissenso al Signore chiedendogli perché buttar via così quel bene prezioso, invece che venderlo e dare il ricavato ai poveri – ha ricordato il vescovo -. E Gesù, invece di dare ragione a quei calcoli umani, aveva lodato e difeso il gesto di quella donna”. Giuda era un uomo insoddisfatto e poco coraggioso. “Dice forse in faccia Gesù quello che pensa? Gli parla apertamente? No, Giuda preferisce agire di nascosto, nell’ombra - ha aggiunto Muser - va dai capi dei sacerdoti e fissa con loro una cifra, trenta monete d’argento, che a quei tempi era più o meno il prezzo di uno schiavo”. Di fronte al tradimento di Giuda, il comportamento di Gesù ci sorprende. “Egli non esclude Giuda – ha sottolineato il vescovo – non lo caccia via, non lo riempie di insulti e non gli mette le mani addosso. Gesù invita Giuda a tavola. Lascia addirittura che intinga la mano nel suo stesso piatto. E gli parla apertamente, con schiettezza: senza giri di parole, gli dice qual è il suo peccato. Gesù opera nella luce, mentre Giuda agisce nell’ombra”. E fa questo perché ama Giuda. “Ama quell’uomo che sa che di lì a poco lo tradirà – ha puntualizzato il vescovo –. E ricordiamo che Giuda non è il solo che tradirà Gesù. Anche Pietro, che diventerà il primo Papa, tradirà Gesù, lo rinnegherà per ben tre volte”. Gesù ama Giuda, non il suo peccato, così come ama ciascuno di noi, e non i nostri errori. “E per ciascuno di noi, nonostante tutti i nostri errori e i nostri tradimenti, dà la vita. Per ciascuno di noi spezza il pane eucaristico e si offre sulla croce”. Non solo. “Giuda tradisce Gesù per trenta monete d’argento, il prezzo di uno schiavo – ha sottolineato il vescovo – mentre Gesù ci dona il suo perdono e la vita eterna gratis! Perché la vita di un uomo, anche quella di chi si è macchiato dei peccati più gravi, per Dio non ha prezzo. E non vede l’ora di donare misericordia e speranza a chi, liberamente, gli apre il suo cuore”. Il vescovo ha invitato i detenuti della casa circondariale e quanti operano nella struttura a vivere la misericordia di Dio. “La Pasqua che ci prepariamo a festeggiare apre il nostro sguardo al futuro, riempiendolo di speranza. Dona ai nostri occhi quella Luce che vince il buio di ogni male – ha concluso - vi auguro di cuore che possiate essere portatori di vero umanesimo e che possiate portare la luce pasquale, la luce di Cristo vincitore del peccato, del tradimento, della morte e della tomba - anche in questo ambiente, talvolta adombrato e scuro”.
Monsignor Muser ha ringraziato la direttrice Anna Rita Nuzzaci e quanti operano a vario titolo nel carcere di Bolzano e un ringraziamento speciale è andato ai volontari e in particolare a Bruno Bertoldi, che da quasi cinquant’anni opera nella casa circondariale con l’Associazione volontari carcere.
Attualmente la casa circondariale di via Dante conta 92 detenuti (la capienza massima è di 105 posti), di cui 69 stranieri e 23 italiani; 58 sono i detenuti con pene definitive, 24 quelli in attesa di giudizio, 7 gli appellati e 3 i ricorrenti.
Per favorire il reinserimento sociale una volta scontata la pena, ai detenuti vengono offerti corsi di alfabetizzazione e professionali. Quest’anno, per la prima volta, arriverà in carcere la commissione per il rilascio dell’attestato di conoscenza della lingua italiana, necessario per l’ottenimento del permesso di soggiorno.