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Accanto a chi soffre, sull’esempio di Gesù   versione testuale

Giornata mondiale del malato

“Abbiamo bisogno di persone che, sull’esempio di Gesù, non hanno paura di toccare con mano la malattia, di stare accanto a chi soffre, alle persone anziane e a chi sta per morire”. Lo ha ricordato questo pomeriggio il vescovo Ivo Muser che, in occasione della 27.ma Giornata mondiale del malato, ha celebrato una s. messa nella nuova cappella della Casa di cura Martinsbrunn a Merano.
 
“La malattia è un argomento di cui non ci piace parlare, ma al tempo stesso è un argomento che, ci piaccia o no, riguarda tutti – ha ricordato il vescovo Ivo Muser –. È un’esperienza che ci coinvolge in tutta la nostra umanità. È nella malattia che noi uomini sperimentiamo la nostra impotenza, il nostro limite e il dover dipendere dagli altri. Spesso, però, la malattia dà all’uomo le forze necessarie per maturare, ci aiuta a comprendere ciò che nella nostra vita è superficiale e transitorio e ci fa scoprire quali sono i valori che durano nel tempo”. 
 
Rivolgendosi ai pazienti, al personale medico e ai volontari che operano a Martinsbrunn, il vescovo ha richiamato la necessità di riscoprire il significato profondo della “compassione”, vissuta sull’esempio di Gesù, che “non ha avuto paura di toccare i malati, di entrare in contatto con loro, ma al contrario ha mostrato loro la sua vicinanza, la sua sensibilità, la sua capacità di condividere con loro anche la sofferenza, mostrando il volto di un Dio che è sempre vicino all’uomo”. Da qui l’invito a seguire l’esempio di Gesù e farsi prossimo, nel senso più profondo del termine. “Anche oggi abbiamo bisogno di persone capaci di tendere la mano ai malati, ai sofferenti, agli anziani e a chi sta per morire – ha detto il vescovo – donando loro dignità e valore. Abbiamo bisogno di persone che siano disposte a lasciarsi interpellare dalle domande, dalle ferite, dalle preoccupazioni e dalle sofferenze della gente”. Mons. Muser ha messo poi in guardia dall’indifferenza, un peccato e un male della nostra società, come spesso ricorda Papa Francesco.
 
Il vescovo ha dedicato un pensiero alle icone raffiguranti “Cristus medicus”, provenienti da Lemberg (Ucraina), che si possono ammirare nella nuova cappella della casa di cura Martinsbrunn, benedetta da mons. Muser lo scorso 27 ottobre. “Ci presentano Gesù come un medico, che si lascia toccare dalle malattie del corpo e dell’anima, esteriori ed interiori, che affliggono l’uomo. I cristiani sono chiamati a fare la stessa cosa, prendendo esempio da Gesù”. Un ringraziamento particolare è andato al personale medico e paramedico, alle Suore di Carità, a p. Bernhard Frei e ai tanti volontari che – come ricorda il tema della 27.ma Giornata mondiale del malato “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8) – “offrono quotidianamente una testimonianza di vita indispensabile, cercando di portare in questo luogo speranza, aiuto e rispetto per il mistero e per la dignità di ogni uomo”.
 
Più che dalle parole, i cristiani sono chiamati a farsi riconoscere dalle loro azioni. Ecco allora l’invito del vescovo Muser a “stare accanto ai deboli, agli ammalati, ai diversamente abili, ai perdenti e agli emarginati”. “I cristiani – ha ricordato – si lasciano toccare e ferire dalle ferite degli altri”. Quale segno di “cura pastorale”, il vescovo ha amministrato, durante la s. messa, il sacramento dell’unzione degli infermi ai malati presenti alla celebrazione.
“Non posso spiegare il perché della malattia, del dolore, dell’angoscia e della delusione – ha detto il vescovo –. Sono venuto e vorrei essere con voi e tra di voi soltanto un’eco di quella grande speranza che ci dona la persona di Gesù. In Gesù è Dio stesso che si è chinato verso l’uomo. Conosce l’esistenza umana, la sua fragilità, la sua malattia, il fatto innegabile che siamo uomini e donne bisognosi e mortali. E guardando a Gesù, che si è fatto nostro compagno di strada, voglio essere tra di voi un uomo di fede, che non sa e non capisce tutto, ma che crede e che spera. Credo e spero che la malattia, la sofferenza, il dolore e la morte non abbiano più l’ultima parola”. Al termine delle s. messa, mons. Muser ha fatto visita ai malati che non hanno potuto lasciare le loro stanze e alle Suore di Carità di S. Vincenzo de’ Paoli, nella loro casa provinciale a Quarazze.
 
Nella struttura di Martinsbrunn sono ubicate la Residenza per anziani, la divisione Palliative Care e il Centro per la prevenzione e la salute. I servizi sono gestiti dalla Fondazione S. Elisabetta, il cui presidente Christian Klotzner ricorda che „Martinsbrunn offre assistenza a persone che in modi differenti hanno bisogno di aiuto e sostegno, in particolare persone anziane e malate. Le accompagniamo per un tratto del loro percorso di vita e rendiamo possibile un commiato con dignità, nella consapevolezza che anche la morte fa  parte di questo cammino.“