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Storia e fatti   versione testuale

La Diocesi di Bolzano-Bressanone nacque nell’agosto 1964 come erede diretta della diocesi di Bressanone la quale, dopo aver perso i territori del Tirolo settentrionale ed orientale e del Vorarlberg, fu ampliata verso sud, ottenendo dall’arcidiocesi di Trento la zona situata entro i confini della provincia di Bolzano e venendo così a coincidere con quest’ultima.
L’evangelizzazione di Trento è dovuta all’influsso prima di Milano e poi di Aquileia, fin dai primi secoli dell’era cristiana. La presenza di un vescovo a Trento è accertata a partire dal 381, anche se è con S. Vigilio, a cavallo tra 300 e 400, che la città si conferma un’importante stazione missionaria dalla quale si propaga l’evangelizzazione nelle valli dell’odierno Alto Adige.
Bressanone diviene sede vescovile nel corso del 10° secolo, definitivamente intorno al 990. Vi si trasferiscono i vescovi di Sabiona, vescovado le cui origini sono incerte e documentabili solo a partire dal 6° secolo.
Le diocesi di Trento e di Sabiona erano incorporate nel patriarcato di Aquileia. Nel 798, in seguito alle migrazioni dei nuovi popoli che si stabilirono nella regione, Sabiona passò sotto la nuova sede metropolitana di Salisburgo. La diocesi di Coira, di cui faceva parte la val Venosta, apparteneva nel 6° secolo alla provincia ecclesiastica di Milano. Dopo alcuni passaggi intermedi passò, alla metà del 9° secolo, sotto Magonza.
Poco dopo l’anno 1000 i due vescovadi di Trento e Bressanone assunsero anche un ruolo politico. Nel 1004 l’imperatore assegnò al vescovo di Trento la marca tridentina. Nacque così il principato vescovile di Trento, cui nel 1027 fu aggregata anche la contea di Bolzano e della val Venosta. Sempre nel 1027 anche Bressanone divenne principato vescovile con le contee della val d’Isarco e della valle dell’Inn (nel 1091 anche la Pusteria). Per l’amministrazione civile e per la difesa dei due principati i vescovi fecero ricorso all’appoggio di signori e feudatari, cosa che portò nel corso dei secoli a lotte e contese, a perdite di territorio e, in definitiva, al mantenersi di un potere puramente nominale dei principi-vescovi sui rispettivi principati.
Nei secoli successivi si ebbe un grande fiorire di monasteri e istituti di accoglienza dei pellegrini nelle varie diocesi, molti dei quali ebbero un ruolo determinante nella storia del Tirolo.
Dopo l’estinzione della dinastia dei Tirolo furono gli Asburgo ad esercitare il controllo sulla “Terra tra i monti”. Frequente fu l’intromissione del potere civile nelle questioni ecclesiastiche fino ad arrivare alla nomina degli stessi vescovi, cosa che portò anche a gravi conflitti, come dopo il 1450, a causa della nomina del vescovo riformatore Nicolò Cusano.
Fu un periodo di grave crisi spirituale per tutta la Chiesa ed anche nelle diocesi di Trento e Bressanone fiorirono movimenti riformatori.
Nel 1525 la rivolta contadina si estese anche al Tirolo e fu capeggiata da Michael Gaismair, già segretario della cancelleria vescovile di Bressanone. I moti furono duramente repressi dalle autorità. Molti cristiani che avevano aderito alla Riforma (Anabattisti) furono costretti ad emigrare in altre parti d’Europa.
La rinnovamento cattolico culminò nel Concilio di Trento (1545-1563) che pose le basi per un rinnovamento generale della Chiesa cattolica: furono istituiti seminari, furono aperti nuovi conventi, la vita religiosa ebbe una rinascita e così anche diverse forme di religiosità popolare. Nel corso del ‘600 furono soprattutto i Cappuccini (ma anche Gesuiti, Francescani ed altri) ad aprire nuovi conventi e a promuovere missioni popolari. Non mancarono gli eccessi e le degenerazioni, come ad esempio le cacce alle streghe e le superstizioni.
Ma ci furono anche figure venerate fino ad oggi, come Maria Hueber (1653-1705), fondatrice delle Suore Terziarie di S. Francesco a Bressanone.
Nel corso del ‘700 ovunque presero piede le idee illuministiche. Anche sulle diocesi tirolesi si ripercossero gli effetti delle riforme promosse prima dall’imperatrice Maria Teresa (1740-1780) e poi da suo figlio Giuseppe II (1765-1790). Molte pratiche devozionali furono soppresse, ordini religiosi sciolti e conventi chiusi. Giuseppe II cercò anche di far coincidere i confini delle diocesi con quelli delle circoscrizioni amministrative. Fu così che nel 1785 il Tirolo a sud del Brennero rimase suddiviso solo tra le tre diocesi di Trento, Bressanone e Coira, in seguito a piccole rettifiche di confine con le diocesi circostanti. Nel 1788 la diocesi di Trento fu sottomessa direttamente alla S. Sede (per essere aggregata infine a Salisburgo tra il 1825 ed il 1826). Prima apparteneva a Gorizia, subentrata nel 1751 all’antico patriarcato di Aquileia. Ma nel 1787 l’imperatore tolse a Gorizia il ruolo di sede della provincia ecclesiastica: per questo motivo, nel 1789, la zona di Cortina d’Ampezzo fu incorporata alla diocesi di Bressanone.
Le guerre napoleoniche a cavallo tra ‘700 ed ‘800 rappresentarono un periodo di continui sconvolgimenti per le diocesi tirolesi. Fu continuata la politica “giuseppina” volta alla soppressione delle strutture e delle istituzioni ritenute inutili ed improduttive.
Nel giugno del 1796 i rappresentanti delle diocesi e del Tirolo strinsero un patto con il S. Cuore per difendersi da ogni aggressione.
Nel 1803 ebbe luogo la definitiva secolarizzazione dei due principati vescovili di Trento e Bressanone. Il titolo di “principe-vescovo” rimase puramente onorifico.
Nel 1809 Andreas Hofer guidò una rivolta contro l’occupazione franco-bavarese. Nel frattempo, ad ogni ridefinizione dei confini civili, venivano ridisegnati anche quelli delle diocesi, i quali assunsero un assetto definitivo solo nel 1818 (con alcune rettifiche minori negli anni seguenti): il Tirolo del sud rimase suddiviso, con la bolla pontificia Ex imposito, tra le due diocesi di Trento e Bressanone.
Nella prima metà dell’800 fu posto in parte rimedio agli eccessi della politica giuseppina, con la riapertura di conventi e seminari. La vita religiosa ricevette nuovo impulso anche grazie all’opera di personaggi come il vescovo di Trento beato Giovanni Nepomuceno de Tschiderer (1834-1860).
Nel corso del 19° secolo cominciò a porsi con vigore la questione nazionale. Da un lato, soprattutto dopo il 1848, il Trentino rivendicò invano la propria autonomia politico-amministrativa. Dall’altro motivi economici spinsero molti tirolesi italiani a migrare verso l’Alto Adige, soprattutto nella valle dell’Adige. Ciò alterò i rapporti numerici tra i gruppi linguistici, ponendo nuovi problemi politici e pastorali.
Nei centri principali si cominciò ad attuare una cura d’anime specifica per le comunità di lingua italiana: a Bolzano fin dall’inizio dell’800, a Merano nella seconda metà del secolo.
Anche nelle valli ladine si prese sempre maggiore coscienza della propria specificità linguistica.
Oltre ai rapporti tra i gruppi linguistici l’800 pose il problema delle relazioni con le altre confessioni religiose: comunità evangeliche nacquero nei principali centri, provocando forti reazioni da parte della Chiesa locale. Infine anche in politica si acuirono i conflitti tra liberali e conservatori, prima, e poi, anche nel campo cattolico, tra conservatori e cristiano-sociali. Ma l’800 fu anche un secolo di rinnovamento religioso (come per l’Ordine Teutonico ad opera di p. Peter Paul Rigler) e di slancio missionario: un nome tra tanti quello del beato Giuseppe Freinademetz (1852-1908), che operò in Cina.
Con l’annessione del Trentino e dell’Alto Adige all’Italia, dopo il 1918, la diocesi di Bressanone fu divisa, rimanendo la parte più consistente al di là del Brennero.
Durante la politica fascista di italianizzazione dell’Alto Adige, la Chiesa locale offrì per quanto possibile un supporto anche scolastico e culturale alla minoranza di lingua tedesca, entrando più volte in conflitto con il regime.
Nel 1939, a seguito dell’accordo tra Mussolini e Hitler per il trasferimento della popolazione di lingua tedesca in Germania, la Chiesa locale, soprattutto i sacerdoti, fu spesso in prima linea sulle posizioni di chi optò per restare nella propria terra. Durante l’occupazione nazista dell’Alto Adige furono molti i sacerdoti e i laici di tutti i gruppi linguistici che subirono persecuzioni ed anche la morte.
Intanto la città di Bolzano era cresciuta a dismisura e nacquero una dopo l’altra numerose nuove parrocchie e realtà pastorali.
Dopo la guerra, soprattutto con la nomina del vescovo Joseph Gargitter nel 1952, la Chiesa contribuì in modo determinante alla soluzione pacifica della questione altoatesina. Un passo in questo senso fu proprio la ridefinizione dei confini diocesani, nel 1964, fatti coincidere con quelli delle rispettive province. La sede della diocesi fu spostata da Bressanone a Bolzano. Momenti importanti nella vita della nuova realtà diocesana di Bolzano-Bressanone furono il sinodo (1970-1973) e la nomina del vescovo Wilhelm Egger, nel 1986.
Le vacanze estive di Papa Benedetto XVI dal 28 luglio fino all´11 agosto 2008 presso il Seminario Maggiore di Bressanone sono state un'altra tappa importante nella storia della Diocesi di Bolzano-Bressanone.
Solamente cinque giorni dopo la partenza del Santo Padre, il vescovo diocesano, mons. Wilhelm Egger, è morto improvvisamente e inaspettatamente.
Dopo la morte del vescovo Egger, mons. Josef Matzneller guida la Diocesi come Amministratore Diocesano.
Il 5 dicembre 2008 Karl Golser è stato nominato nuovo vescovo e l'8 marzo 2009 Karl Golser é stato ordinato vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone nel Duomo di Bressanone.