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Nuovo anno pastorale: il vescovo Muser illustra i punti centrali   versione testuale

L’anno pastorale 2018/2019 della diocesi è dedicato alle vocazioni a tutti i livelli e ai luoghi pastorali. Ma come testimoniare oggi il nostro compito di Chiesa, con tutte le differenti vocazioni, i carismi, le competenze? Il vescovo Ivo Muser ha fornito gli spunti oggi a Bressanone nella relazione programmatica che apre il nuovo anno pastorale, augurandosi che sia per tutti i cristiani “una salutare provocazione“ nella ricerca della propria vocazione, nell’impegno per la società, nel rapporto con le religioni, nello stimolo alla politica.

Per le vocazioni sacerdotali
Le vocazioni sacerdotali sono strettamente connesse con la vocazione al matrimonio cristiano e alla famiglia. “Il coraggio di vivere queste vocazioni cristiane è lo stesso: il matrimonio e le vocazioni sacerdotali sono tutte assieme un pungolo salutare nella carne della nostra società e anche della nostra Chiesa“, ha detto il vescovo. La nomina di Josef Knapp, finora decano di Vipiteno, a responsabile della pastorale vocazionale “non è un alibi, il suo compito indica una chiara priorità della nostra diocesi: noi promuoviamo e sosteniamo tutte le vocazioni sacerdotali e ecclesiali“, ha ribadito Muser. Il suo compito sarà anzitutto “essere presente per i giovani, ascoltarli, apprezzarli, indirizzarli, metterli in rete e individuare assieme la strada che Dio ha previsto per loro.“ Il vescovo ha poi annunciato alcune iniziative specifiche, come gli incontri di preghiera mensili per le vocazioni da ottobre a giugno 2019 in 10 differenti località della diocesi. Ai giovani è riservata l’iniziativa “Maranatha“, 7 incontri serali da ottobre con la Bibbia, la catechesi, il dialogo e momenti conviviali. “Invito i giovani ad usufruire di conventi, Seminario maggiore, convitti ecclesiali e scuole, mete di pellegrinaggio ma anche parrocchie e canoniche come luoghi di ospitalità e di incontro“, ha esortato Muser.  

Nuovo percorso per la cresima
Il vescovo è tornato sul nuovo percorso di preparazione alla cresima: nel 2020 e 2021 il sacramento non sarà più amministrato ai ragazzi sotto ai 16 anni: “Ci sono ragioni che parlano a favore del nuovo concetto e altre contrarie, questo era chiaro sin dall’inizio. Il nostro percorso non è l’unico possibile o addirittura l’unico giusto. Ma é anche tempo di cercare e osare nuovi passi. È meglio fare un errore che semplicemente non fare nulla, quando è assodato che i concetti pastorali seguiti finora non reggono più.“ Dunque Muser ha invitato tutti, sacerdoti e laici, a sostenere attivamente questo cammino, “e se dovessimo verificare che non funziona, allora potremo cambiare il percorso. Nella questione della preparazione alla cresima nella Chiesa c’é stata e c’è una grande e legittima scelta.“ Da ottobre l’Ufficio scuola e catechesi organizza 7 manifestazioni pubbliche sul territorio per presentare il nuovo percorso della cresima. “Questo cammino sarà una sfida per ogni parrocchia, non solo per i giovani ma ancor più per gli adulti pronti ad accompagnarli in questo cammino. Diventerà quindi visibile quanto sa essere viva la nostra comunità di credenti“, ha detto il presule.

La religione nella scuola
Sull’insegnamento della religione e sulle discussioni “accompagnate da incertezza e da pregiudizi”, il vescovo ha osservato che si tratta di confrontarsi con tematiche relative alla fede cattolica, di formarsi un’opinione e di saper argomentare. “Con questo bagaglio i giovani devono trovare orientamento nel mondo e poter entrare in un dialogo aperto e senza timore con persone di altre religioni o che hanno opinioni differenti. Se si vietasse l’insegnamento della religione nella scuola pubblica, verrebbe a mancare una dimensione importante per una formazione completa.” La scuola insegna il sapere, ha aggiunto Muser, ma deve anche aiutare a trovare una strada nella vita, a utilizzare il sapere al servizio della convivenza – nel contesto di una società democratica, pluralista e sempre più multireligiosa – e a offrire risposte alle grandi domande sul significato della vita.  

Uso responsabile del linguaggio
Il vescovo ha ribadito quanto espresso nell’ultima lettera pastorale: “Stiamo assistendo a una deriva del linguaggio. Non pochi, anche a livello di persone pubbliche e responsabili, oggi sembrano optare, nel loro linguaggio, per la semplificazione e rifuggire tutto ciò che comporta la fatica del pensare. Del pensare prima di parlare e di agire.” Muser è consapevole che uno slogan, per quanto contraddittorio e vuoto, sia più efficace di ogni ragionamento, “ma non possiamo essere per la dignità umana di ogni persona e poi insultare o dileggiare uomini, donne e bambini solo perché hanno avuto in sorte di nascere in situazioni invivibili, in zone di guerra, di fame e di miseria. Si usano parole che alimentano la paura e la paura ci impedisce di vivere umanamente, crea diffidenza e sfiducia.” Il vescovo ha invitato tutti “a fare questo esercizio: ascoltare le parole attorno a noi e distinguere le parole che aprono al bene, che fanno crescere le persone, da quelle che distruggono le relazioni, umiliano le persone e hanno il fine di guadagnare un consenso facile ma effimero.” Espressioni come “prima noi” sono in contraddizione col messaggio evangelico, ma anche con i valori fondanti dell’Unione europea. Come nel XX secolo piccoli gruppi di resistenti – tra i quali Josef Mayr-Nusser – si fermarono a riflettere e costruirono piano piano una nuova cultura, “anche noi oggi siamo chiamati a rispondere al male con il bene. L’esperienza cristiana ci insegna a non giocare mai con le parole e ancor meno con la Parola”, ha ammonito il presule.

Elezioni e impegno per la società
Muser si è poi soffermato sulla scadenza elettorale provinciale del 21 ottobre e sulle basi per un futuro comune: “Per il cristiano partecipare al voto deve essere scontato. Il primo passo è quello di formarsi un proprio giudizio per votare in modo consapevole e responsabile.“ In tal senso Katholisches Bildungswerk e Ufficio per il dialogo organizzano “La croce del voto“, una serie di manifestazioni serali in ottobre a Merano, Brunico e Bolzano in cui interpellare i candidati sulle tematiche che stanno a cuore ai cristiani. Per l’esercizio di un voto responsabile dal punto di vista cristiano, il vescovo ha poi ribadito alcuni criteri a cui sempre richiama: sul piano della giustizia sociale, “solidarietà e giustizia sono decisivi per una politica sociale ed economica sostenibile e adeguata al futuro. Servono risposte coraggiose, orientate al benessere comune, che sappiano unire e non dividere. La fede cristiana esclude atteggiamenti come svilire ed emarginare altre persone nonché il nazionalismo e la xenofobia.“ Tra le sfide nella tutela del creato, il vescovo ha citato il riscaldamento globale del pianeta, la sperequazione nella distribuzione dei beni, il mercato orientato solo al profitto, il consumismo, la dipendenza dalla tecnologia, lo stile di vita esigente. “Una svolta ecologica nella vita del singolo e della società è possibile e necessaria“, ha detto il vescovo. Criteri centrali sono anche dignità umana e diritto alla vita nonchè matrimonio e famiglia, cellule fondanti della società, “che necessitano di particolare tutela. Nella tutela delle famiglie sottolineo anche il decisivo impegno per le domeniche e i giorni festivi, con le loro opportunità sul piano sociale, culturale, familiare e religioso.“
L’anno pastorale interpella anche la vocazione dell’Alto Adige alla pacifica convivenza: il vescovo ha ricordato che “i decenni di disputa per l’autonomia hanno portato buoni frutti, ora bisogna sviluppare un livello di stare assieme tra gruppi linguistici ancora maggiore.” E ha chiarito: “Sarebbe un passo indietro quello di promuovere di nuovo l’assunto secondo cui ‘quanto più siamo divisi, tanto meglio ci comprendiamo.’ L’alternativa cristiana è: quanto più ci conosciamo, tanto meglio ci comprendiamo!” Il vescovo ha ricordato che “il lavoro della Chiesa locale è segnato dallo slogan insieme: unità nella diversità, radicamento nella propria identità senza disprezzare o isolare quella dell’altro.” Un contributo importante, secondo Muser, è la disponibilità ad apprendere e capire - almeno in modo passivo - la lingua dell’altro gruppo etnico. E ha detto di immaginarsi che un giorno le traduzioni simultanee delle due lingue provinciali possano diventare superflue.
Un tema centrale per il cristiano resta il rapporto con i migranti: “Il concetto di ‘Occidente cristiano‘ torna ad essere popolare. Ma: non tutto ciò che si riferisce al Cristianesimo è effettivamente improntato al Cristianesimo! Non di rado oggi l’Occidente cristiano viene utilizzato solo come concetto di demarcazione e battaglia contro altri, chiunque essi siano.“ Monsignor Muser ha ricordato che il grande “noi“ si sta disgregando in tanti “noi“ sempre più piccoli, nella casa comune Europa ci si rinchiude sempre più nelle proprie quattro mura. “Ma l’identità cristiana è quella che riconosce le proprie radici, le cura, le difende e le vive, in un dialogo aperto e costruttivo con le identità di altri. I cristiani hanno il compito di gestire il futuro ispirati dalla forza del Vangelo e non di fomentare le paure“, ha scandito il vescovo.