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Fa‘ come Dio - diventa uomo!   versione testuale

Messaggio di Natale 2018 del vescovo Ivo Muser

Al centro della festa cristiana del Natale c’é il versetto: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi“ (Gio 1,14). Dio non è muto né resta senza parole, non si ritira in se stesso e non è autoreferenziale. È un Dio che ci rivolge la parola, che cerca e avvia il colloquio con noi.
Dio si è fatto uomo: non esiste in nessun altra religione. In questo ebreo, nato come bambino di Betlemme e crocifisso come Gesù di Nazareth, Dio stesso si è rivolto al mondo. Nessun altro uomo prima di Gesù e nessun altro dopo di lui sono in una simile relazione con Dio. Questa è la novità e ciò che differenzia il Cristianesimo: Dio e il mondo, Dio e l’uomo sono per sempre in relazione attraverso la parola, che vuole abitare in mezzo a noi.
Lo sappiamo: le parole hanno una forza tutta propria. Ci restano impresse, ci colpiscono, ci influenzano, attraverso di esse esprimiamo noi stessi. Le parole possono consolare ma anche demolire; possono costruire ponti, ma anche distruggerli. Le parole possono unire, ma anche impedire ogni relazione. Le parole non sono fumo negli occhi, creano situazioni reali. Non solo gli sguardi, ma anche le parole possono annientare e uccidere. Accanto a tante buone opportunità di rapportarsi con il prossimo, i nuovi media ci forniscono anche strumenti con cui le persone attraverso le parole – spesso persino vili e anonime – attaccanto altre persone, le mettono alla gogna, le denigrano e le emarginano sul piano sociale. “Shitstorm“, così si definisce oggi una forma di esecuzione pubblica. E un’altra espressione famigerata è “fake news“ o “verità alternative“. Vengono consapevolmente messe in circolo parole o affermazioni false. Persino soggetti della vita pubblica, sociale e politica contribuiscono a questo pericoloso sviluppo, che produce insicurezza, diffidenza, sospetti. Questa realtà avvelena le relazioni sociali, politiche e personali!
Più volte nel corso di questo 2018 ho espresso la mia preoccupazione per l’abbrutimento del linguaggio. La dignità della persona ha anche sempre a che fare con la dignità della parola. Auguro a tutti noi, in occasione di questa festa incomparabile, nella quale la parola di Dio si è fatta uomo, di poter trovare parole aperte, oneste e sincere l’uno per l’altro, e non parole che feriscono e distruggono ponti. Auguro a tutti, nella sfera familiare e personale, ma anche nelle nostre relazioni pubbliche, sociali e politiche, di saper scegliere bene le parole. Una scelta ponderata che crea legami, nel rispetto del legittimo pluralismo della società, nel quale ci riconosciamo all’interno di una democrazia. Mi auguro una presa di distanza dalle parole aggressive che attizzano paure: nell’immediato trovano il consenso, ma non aiutano a porre ciò che unisce al di sopra di ciò che divide. Auguro a tutti noi di usare parole che non fomentino l’invidia, che non mettano i gruppi sociali in contrapposizione tra loro, ma che invece possano dissipare e cancellare le paure. Sin dalla nostra scelta lessicale deve essere chiaro che siamo impegnati per una società in cui si possano vivere le diversità senza alcun timore.
 
Auguro a tutti una festività del Natale piena di incoraggiamento, luce e speranza, nella gioia della buona parola che da‘ vita, con la quale Dio stesso si rivolge a noi in Gesù Cristo. “Fa come Dio, diventa uomo“: ecco il compito duraturo del Natale. Anche nel Natale 2018 il nostro mondo ha bisogno solo di questo: Dio che si fa uomo e l’uomo che diventa il prossimo.