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Direttive per la liturgia

DIOCESI BOLZANO-BRESSANONE
VESCOVO DIOCESANO

Folium Diœcesanum Bauzanense-Brixinense 2013, 361-373.

LINEE GUIDA
per il Rito delle Esequie

 

1. Le seguenti linee guida sono state redatte dalla Commissione Liturgica su richiesta della Conferenza dei Decani e su richiesta del Vescovo. Esse si basano sul libro liturgico “Die kirchliche Begräbnisfeier. Manuale” (Manuale tedesco) e sul “Rito delle Esequie” (RE). Il loro obiettivo è quello di offrire suggerimenti liturgici e pastorali per i riti nella diocesi.

 

I. Il compito pastorale nei momenti di lutto

2. La morte, per molti congiunti, è una prova molto difficile, affrontabile spesso solo con l’aiuto di altre persone. La crisi che emerge nelle persone rimaste in vita dall’esperienza della morte necessita di un aiuto empatico e pastorale. Il rito funebre ci permette di prendere congedo in maniera degna dai defunti (si pensi, in proposito, alla pubblicazione del Movimento Cattolico Femminile della Diocesi di Bolzano-Bressanone in lingua tedesca “Star vicini nella malattia e nella morte. Suggerimenti ed esempi per l’attività pastorale con gli infermi e nell’elaborazione del lutto”). Se si vuole offrire conforto e consolazione ai congiunti, l’interpretazione della morte in senso religioso è un elemento fondante. Essa si esprime nel rito di congedo al capezzale, nella composizione, a casa o nelle cappelle del commiato, nella preghiera per i defunti (“veglia funebre”), e, infine, nel rito liturgico delle esequie.

3. Queste celebrazioni invitano ad un’interpretazione precisa della vita, riferendosi all’individualità della defunta/del defunto. Così, anche i rapporti dei viventi con i defunti, e con gli altri viventi, così come il loro rapporto con Dio, devono essere presi in considerazione. Per questo, i congiunti devono essere possibilmente coinvolti nella preparazione e nella configurazione delle celebrazioni liturgiche. Bisogna tener conto anche di coloro che, pur non facendo parte della Chiesa o non condividendo la fede cristiana, prendono parte alle esequie. Il rito funebre dovrebbe essere un annuncio rivolto a tutti della nostra fede nella resurrezione. Alla salma è dovuto un trattamento rispettoso e dignitoso, essendo essa un simbolo dell’umanità e della sua dignità, a cui Dio ha concesso la Sua grazia anche oltre la morte. Inoltre, la salma ricorda ai presenti l’esperienza vitale della defunta/del defunto.

 

II. Significato religioso e sociale delle esequie

4. La morte di una persona non è solo motivo di dolore per i congiunti, ma anche un avvenimento di importanza sociale, che coinvolge tutti gli appartenenti alla comunità parrocchiale. Andando contro alle tendenze individualiste della società attuale e alla familiarizzazione delle sepolture, la Chiesa rimane legata al principio che le esequie religiose non abbiano carattere solo privato, ma siano vere e proprie celebrazioni, a cui tutta la comunità dovrebbe prendere parte (cfr. RE, Presentazione, 4). È giusto che, come da tradizione, nei giorni tra la morte e la sepoltura abbia luogo la veglia funebre (liturgia della Parola, liturgia delle ore, commemorazione, recita del Rosario,…), a cui dovrebbero aver accesso anche altri, oltre ai parenti stretti (cfr. RE 26-46: “Nella casa del defunto”; Manuale tedesco 1-13: „Totenwache und Gebet im Trauerhaus“). La composizione della salma in casa dovrebbe essere mantenuta come preziosa tradizione ed incoraggiata. In questo modo, la salma non resta da sola, e ad essa viene garantito un trattamento dignitoso: la sua vicinanza, infatti, può essere importante nei giorni del congedo, e può facilitare l’elaborazione del lutto.

Luogo della celebrazione

5. Il rito delle esequie, in quanto rito eucaristico, è aperto a tutta la comunità parrocchiale. La liturgia funebre (messa e congedo dalla salma) ha luogo normalmente nella chiesa parrocchiale, ovvero in una chiesa stabilita dal consiglio pastorale parrocchiale (cfr. RE, Presentazione 4).

Esequie in forma privata

6. Nel caso in cui il congedo e la sepoltura vengano celebrate in forma privata (in famiglia, o fra amici stretti), bisogna tener conto che i defunti hanno vissuto anche in altri contesti sociali (in parrocchia, in paese, sul posto di lavoro, con un circolo di amici, all’interno di associazioni, etc.). Per questo anche altre persone che si rattristano per la sua dipartita hanno diritto a congedarsi dalla salma. Se i congiunti desiderano un rito in forma privata, la comunità può celebrare il rito eucaristico in un altro momento (per esempio durante una messa in un giorno feriale, o durante la celebrazione domenicale dell’Eucaristia).

Sepoltura a carico della comunità

7. Nel caso di sepoltura a carico della comunità sono le autorità locali a farsi carico delle esequie e dei costi ad essa connessi. Ogni individuo, infatti, anche se è rimasto solo e senza parenti, ha diritto ad avere delle esequie dignitose. Sono i membri della comunità, in quel momento, a prendersi carico della sepoltura: questo è un atto di carità, pari al pregare per l’anima del defunto. Le parrocchie e la Caritas devono farsi interpreti del defunto, in questo caso, e cercare un ulteriore contatto con la comunità locale. Per i defunti che non hanno potuto essere sepolti in presenza dei loro cari è prevista anche una celebrazione dell’eucaristia nella chiesa parrocchiale.

 

III. La commemorazione dei defunti

La liturgia

8. In ogni celebrazione liturgica, i fedeli sono consapevoli del loro legame con i defunti. Il rito eucaristico è la celebrazione del fatto che i morti vivono in Dio, perché nella messa si commemora il mistero della morte e resurrezione di Gesù. Tramite Cristo, infatti, ai morti sono concessi la misericordia e il perdono di Dio: per questo essi vengono commemorati nella preghiera eucaristica; nella liturgia delle ore, i morti assurgono al ruolo di intercessori, così come nella liturgia della Parola, la domenica o in occasione di altre festività con la preghiera di adorazione o di suffragio (durante la settimana anche nella preghiera alternata). È consigliabile commemorare l’“anniversario” della morte durante la messa settimanale. Nel caso si voglia rendere nota la commemorazione nelle comunicazioni parrocchiali, la seguente formula è la più appropriata: “Celebrazione eucaristica in memoria di N. N.” Per la liturgia delle ore, nella Celebrazione della Parola ed altre funzioni si userà invece la formulazione seguente: “Preghiera per la defunta/il defunto N. N.”. La commemorazione annuale in occasione della festività dei morti (o il pomeriggio di Ognissanti) riunisce le persone nella convinzione che i defunti abbiano trovato pace presso Dio.

La tomba, il luogo della sepoltura come luogo di commemorazione comune

9. Nella disposizione del cimitero, delle singole tombe e nei luoghi di sepoltura delle urne dovrebbe trovare espressione la fede cristiana nella resurrezione. La tomba e la sua cura, ma anche il luogo in cui è deposta l’urna, sono per molti un aiuto importantissimo per superare il lutto ed una testimonianza di fede. A causa della carenza di spazio, o della scadenza delle concessioni , alcune tombe devono essere cedute: è consigliabile, in questo caso, la costruzione di uno spazio di commemorazione comune, per mantenere viva la memoria dei defunti. È particolarmente indicato che il nome di questo spazio, un’immagine o un simbolo rimandino alla fede cristiana. In questo luogo di raccoglimento possono essere sistemati anche i defunti che, dopo la cremazione, non hanno ricevuto una sepoltura individuale.

Altre forme di commemorazione dei defunti

10. In molte chiese si trovano lapidi o libri in cui sono elencati i nomi dei defunti appartenenti alla comunità parrocchiale. Inoltre, le piccole foto-ricordo con sopra i dati fondamentali del defunto, sono un ricordo particolarmente importante, soprattutto in ambito privato.

 

IV. Il rito religioso delle esequie

11. Il manuale tedesco “Die kirchliche Begräbnisfeier” e il libro rituale “Rito delle Esequie” contengono istruzioni per le forme liturgiche fondamentali (RE 55-98: “Celebrazione delle Esequie”, RE 99-117: “Esequie nelle cappella del cimitero”; RE 118-164: “Esequie dei bambini”; Manuale tedesco 14-68: „Grundform“; Manuale tedesco 69-99: „Begräbnis eines Kindes“; Manuale tedesco 100-116: „Feier der Verabschiedung ohne Beisetzung“). Nelle situazioni concrete si dovrà prendere atto degli usi locali e delle circostanze. Quando possibile, è comunque consigliabile portare la salma in chiesa per la celebrazione liturgica. Nelle pagine seguenti verranno presi in esame i singoli aspetti delle esequie religiose.

Celebrazione dell’Eucaristia e Liturgia della Parola

12. Il momento principale delle esequie religiose è la celebrazione della santa messa, che rappresenta l’attualizzazione della morte e resurrezione del Signore. Se in una comunità parrocchiale o in un’unità pastorale è presente solo un sacerdote, il rito funebre deve avere la precedenza sulla messa del giorno feriale.

13. Nel caso in cui una celebrazione eucaristica sia inappropriata, o non sia possibile, può aver luogo una Liturgia della Parola (cfr. RE 74-87; Manuale tedesco 32-35; cfr. anche: RE, Premesse generali 6, 19; Manuale tedesco, Pastorale Einführung 49). Anche nell’ascolto della Parola di Dio viene attualizzato il mistero pasquale, e i defunti vengono affidati alla misericordia di Dio. Inoltre è consigliabile la celebrazione, in un momento opportuno, di una messa in memoria del defunto, anche quando i congiunti abbiano espressamente richiesto un rito funebre senza celebrazione eucaristica.

14. Il termine che indica le esequie è “celebrazione eucaristica” o “santa messa”, oppure “liturgia della Parola per la defunta/il defunto N.”, a cui sarebbe da aggiungere, ad esempio “al termine avrà luogo la sepoltura nel cimitero locale”.

Inumazione

15. Su esempio della deposizione di Gesù nel sepolcro, l’inumazione è la forma di sepoltura preferibile per la fede cristiana. Essa ricorda anche l’immagine del chicco di grano: il corpo viene messo nella terra come un seme, per trasformarsi e risorgere a nuova vita (cfr. Gv 12,24f, I Cor 15,35f). La citazione in quest'ultimo testo, secondo cui il corpo è il tempio dello Spirito Santo (I Cor 3,16; 6,19), evidenzia appunto il rispetto che merita questo corpo. Per questo, la tradizione ecclesiastica consiglia vivamente di seppellire le salme (cfr. CIC c.1177 § 3).

16. Il corteo funebre, che è parte integrante del rito delle esequie, accompagna la defunta/il defunto al suo ultimo luogo di riposo. Il calare la bara nella tomba durante la celebrazione liturgica, come previsto dal rito, è un ultimo atto di amore alla persona (cfr. RE 96; Manuale tedesco, Pastorale Einführung 63). Per questo, la celebrazione non deve chiudersi con il congedo in chiesa.

Cremazione

17. La forma di sepoltura, sia essa inumazione o cremazione, non mette in dubbio la fede nella resurrezione e nella vita eterna. La Chiesa permette la cremazione, a meno che essa non sia stata scelta come forma di sepoltura esplicitamente rivolta contro la fede cristiana (cfr. CIC c. 1177 § 3). In alcuni luoghi sono motivi pratici (carenza di posti) a rendere necessaria la cremazione. In base alle leggi statali e regionali, i cimiteri locali devono predisporre anche strutture destinate alla sepoltura delle urne. “La prassi di spargere le ceneri in natura, oppure di conservarle in luoghi diversi dal cimitero, come, ad esempio, nelle abitazioni private, solleva non poche domande e perplessità. La Chiesa ha molti motivi per essere contraria a simili scelte, che possono sottintendere concezioni panteistiche o naturalistiche. Soprattutto nel caso di spargimento delle ceneri o di sepulture anonime si impedisce la possibilità di esprimere con riferimento a un luogo preciso il dolore personale e comunitario. Inoltre si rende più difficile il ricordo dei morti, estinguendolo anzitempo. Per le generazioni successive la vita di coloro che le hanno precedute scompare senza lasciare tracce.” (RE 165; cfr. Die Deutschen Bischöfe: „Der Herr vollende an Dir, was er in der Taufe begonnen hat“, 1. November 2011, Nr. 12)

18. Durante la celebrazione liturgica, fino alla deposizione dell’urna, si dovrà prendere atto della particolarità di questa forma di sepoltura. Tutti i rituali e le letture dovranno perciò essere adeguati alla situazione. Chi ha scelto la cremazione è consapevole che il simbolo concreto del corpo, che rappresenta l’individualità della persona, viene annullato dal fuoco. L’incinerazione anticipa il processo di decomposizione della salma; le “ceneri” non hanno la stessa dignità del corpo. I manuali “Die kirchliche Begräbnisfeier” e “Rito delle Esequie” ci offrono vari aspetti concreti.

La celebrazione del commiato prima della cremazione – in presenza della salma

19. Per la celebrazione del commiato prima della cremazione il manuale tedesco offre una proposta specifica (cfr Manuale tedesco 128-144) mentre il Rituale in lingua italiana dá indicazioni piu generali al riguardo (RE 165-167). In linea di principio si osservi: nel caso si celebri l’eucaristia o la liturgia della Parola in presenza della salma, che verrà poi portata alla cremazione, non si faccia la processione al camposanto, poiché si darebbe l’impressione che la salma venga accompagnata alla sepoltura.

20. “Dopo le esequie, il sacerdote, il diacono o il laico incaricato accompagnino il feretro al luogo indicato” (RE 167/5), ad esempio sul sagrato della chiesa dove tutti possano prendere commiato dal defunto. Accompagnare la salma sul sagrato della chiesa è indicato soprattutto quando alla celebrazione delle esequie sono presenti associazioni e gruppi che desiderano, al termine dell’azione liturgica, commemorare il defunto. Al termine l’agenzia funebre accompagnerà la salma al crematorio.

21. Inoltre per le comunità di lingua tedesca, la salma dopo la professione di fede e il personale commiato dei presenti con l’aspersione dell’acqua benedetta, può essere accompagnata all’esterno della chiesa e così sottratta allo sguardo della comunità. Mentre la salma lascia la chiesa e viene accompagnata alla cremazione, i presenti seguono le preghiere dei fedeli, e le orazioni conclusive (cfr Manuale tedesco 139-140).

22. In alternativa si può concludere tutta la liturgia del commiato in chiesa dopodiché la salma viene inviata alla cremazione.

23. In ogni caso si deve far presente, attraverso il rito, che la salma sarà cremata, ed è da evitare ogni eventuale riferimento alla sepoltura.

24. Quando il congedo ha luogo in una camera ardente (cappella del cimitero, in ospedale, nel crematorio,…) è prevista una celebrazione specifica (RE 168-179: “Sul luogo della cremazione”).

La celebrazione della deposizione dell’urna

25. Per la deposizione dell’urna in un momento diverso da quello delle esequie, i testi liturgici offrono numerose indicazioni (RE 189-191: “Preghiere per la deposizione dell’urna”; Manuale tedesco 145-162: „Die Feier der Urnenbeisetzung“).

La celebrazione del commiato e della deposizione dell’urna

26. Nel caso in cui il commiato non abbia avuto luogo prima della cremazione, la celebrazione può aver luogo anche in un momento successivo. Se la celebrazione dell’eucaristia (o la liturgia della Parola) avviene in presenza dell’urna, è opportuno che l’urna sia posta vicina al cero pasquale, coperta da un panno bianco, addobbata con dei fiori, e che su di essa sia posta un’immagine della defunta/del defunto (cfr. RE 180-188: “Monizioni e preghiere per la celebrazione esequiale dopo la cremazione in presenza dell’urna cineraria”; Manuale tedesco 163-192: „Die Feier der Verabschiedung und der Urnenbeisetzung“).

La celebrazione dell’Eucaristia (o la Liturgia della Parola) in chiesa, assente l’urna

27. In situazioni in cui la salma sia già stata cremata, e l’urna non può quindi essere presente alla celebrazione, per il commiato viene celebrata la liturgia dei defunti, come prevista dal messale. È consigliabile, anche in questo caso, esporre un’immagine della defunta/del defunto e predisporre una decorazione floreale.

Luogo della deposizione dell'urna

28. Per evitare la privatizzazione della sepoltura, si raccomanda di deporre le urne nel camposanto. Per la cremazione si deve far sì che sul luogo della sepoltura sia presente un segno commemorativo dignitoso e riconoscibile. Non è tanto l’urna in sé a rivestire un ruolo primario, ma, piuttosto, il nome del defunto e, possibilmente, una sua immagine ed un simbolo religioso. I colombari per le urne devono essere sigillati. Ancora più indicata è una sepoltura in terra (nella tomba di famiglia o in uno spazio del cimitero destinato precedentemente all’urna).

 

V. Dettagli sul rito delle esequie

Il cero pasquale

29. Nella celebrazione in chiesa, il cero pasquale deve essere posto in un punto ben visibile, per sottolineare la continuità tra Battesimo, morte, resurrezione dei credenti e mistero pasquale del Cristo. Per questo, la salma, o l’urna, dovrebbero essere poste, in chiesa, vicine al cero pasquale.

L’omelia

30. L’omelia deve spiegare ai presenti, per consolarli, il messaggio della fede in una prospettiva di morte e resurrezione. Si eviterà, quindi, di ripercorrere nel dettaglio la vita del defunto, concentrandosi invece su quello che la sua vita può aver rappresentato per l’impostazione della nostra vita da cristiani. Per questo è necessaria una certa empatia nei confronti dei congiunti, degli amici e dei conoscenti, oltre che il rispetto per il defunto.

Preghiere (Preghiere dei fedeli)

31. La preghiera di suffragio è espressione della fede in Dio, che concede ai fedeli ciò che essi Gli chiedono (cfr. Mt 7,7). In essa, i congiunti affidano i loro defunti alla misericordia e alla bontà di Dio. Anche nella messa funebre le preghiere dei fedeli devono essere brevi cercando di illuminare  il momento della morte e della sofferenza in spirito cristiano. Sono invece da evitare lunghe preghiere che facciano riferimento alla vita personale del defunto. Parole di gratitudine al defunto, infatti, dovrebbero aver luogo in altri momenti della celebrazione (per esempio nell’omelia, nell’offertorio, nell’introduzione,…), oppure nelle parole di commemorazione e nelle forme di commiato esterne al contesto liturgico (vedi sotto). 

Musica, canti e suono delle campane

32. La musica e il canto rivestono una particolare importanza nella liturgia per i defunti. Il lamento, le domande, le richieste, le speranze, la disperazione e la fiducia nel mistero pasquale trovano in essi un’espressione esemplare. Quindi, la musica e i canti devono essere in linea con lo spirito delle Sacre Scritture e della liturgia. Ulteriori richieste che non siano esattamente in linea con questo spirito possono essere prese in considerazione subito dopo la liturgia. Il suono delle campane scandisce il tempo del lutto e della speranza. Le diverse modalità del suono (campane a morto, commiato, ecc.) sottolineano il significato della vita, il richiamo a pregare e a rendere grazie a Dio, segnando così i momenti di commemorazione.

Discorsi commemorativi e forme di commiato non liturgiche

33. Nel caso in cui, durante un funerale, dei rappresentanti della vita pubblica o delle persone vicine al defunto vogliano pronunciare dei discorsi commemorativi, essi possono farlo, in ottemperanza alle usanze del luogo, alla fine della messa (o della liturgia della Parola) o dopo la conclusione del rituale al cimitero. Tali discorsi non verranno pronunciati dall'ambone, ma in un luogo più indicato. Forme di congedo non liturgiche durante la sepoltura (ad esempio gesti di congedo da parte di associazioni locali) sono da tenersi solo alla conclusione del rito religioso, come parte non integrante di questo. Se è previsto più di un oratore, è importante trovare un accordo. Per il rito del congedo con la salma presente prima della cremazione si veda al punto 19.

 

VI. Altri servizi

La comunità

34. Ogni celebrazione esequiale non è solo un rito rivolto ad una famiglia, o agli amici ed ai congiunti, ma anche una celebrazione di tutta la Chiesa, che si esprime nella comunità ecclesiastica presente (parrocchia, comunità locale). La celebrazione offre al tempo stesso la possibilità di un commiato pubblico. La comunità riunita dà il suo fondamentale contributo alla celebrazione funebre con la sua partecipazione, il suo essere pronta a ricevere la Parola di Dio, con la sua testimonianza di fede e la preghiera comunitaria (cfr. RE, Presentazione 5; RE, Premesse generali 16; Manuale tedesco 69).

La presidenza

35. È solitamente il sacerdote a presiedere la liturgia esequiale, o – ad eccezione della celebrazione eucaristica – il diacono. Per il rito funebre è responsabile il parroco locale (cfr. CIC can. 530). Se viene richiesto un altro sacerdote diocesano o ordinario (o anche un diacono), la sua presenza è da discutere con il parroco locale. In caso di necessità pastorale, il vescovo può incaricare anche dei laici come animatori delle esequie (cfr. RE, Premesse generali 19; Manuale tedesco, Pastorale Einführung 70). L'incarico deve comunque essere preceduto da una formazione per la celebrazione funebre.

Formazione di laici come animatori

36. A completamento delle linee guida “Formazione per la celebrazione della Parola, per i lettori, gli aiutanti alla Comunione e i cantori” (FDBB luglio-agosto 2009, 325-334) si fa presente che alla formazione vengono ammessi animatrici/animatori della liturgia della Parola che abbiano dichiarato la loro disponibilità e che siano stati riconosciuti come adatti al compito dal consiglio parrocchiale. Per i partecipanti a questa formazione, il parroco può far richiesta di incarico, previa decisione del consiglio parrocchiale, tramite l'ordinario. L'incarico viene affidato in forma scritta per cinque anni e può essere rinnovato. Gli incaricati verranno presentati durante una messa ed introdotti alla loro funzione. Se agli animatori non viene affidata l’omelia, essa, può essere sostituita da un testo di riflessione.

Accompagnamento dell'urna alla deposizione

37. Quando la deposizione dell'urna ha luogo a breve, o immediatamente dopo le esequie, un sacerdote, un diacono o un parroco possono autorizzare un membro della comunità ad accompagnare la deposizione dell'urna con la preghiera.

Altri servizi liturgici

38. Anche durante i riti funebri i servizi liturgici devono essere svolti nella loro completezza (cfr. Sacrosanctum Concilium, Nr.28, RE, Presentazione 5): lettori e lettrici, chierichetti, organisti, cantori, in particolare quelli che recitano i salmi insieme alla comunità. Se possibile, parenti, congiunti, amici ed altri membri della comunità potranno svolgere alcuni servizi liturgici durante le esequie (cfr. Manuale tedesco, Pastorale Einführung 72-74) o occuparsi di singole parti (musica, canto, preghiere di suffragio, ringraziamenti ecc.). Interventi troppo personali sono comunque da evitare.

Paramenti liturgici

39. Per il rito funebre tutti indossano i paramenti previsti per la santa messa (cfr. RE, Precisazioni, 9). I laici incaricati che presiedono il rito funebre indossano il camice.

 

VII. Situazioni particolari

40. Per i cattolici che hanno deciso per motivi di fede di uscire dalla Chiesa, o che hanno disposto nel testamento di non avere esequie religiose, non è previsto alcun rito funebre. Coloro che ne sono usciti per altri motivi, o che hanno dato poi segno di voler essere riaccolti, potranno essere sepolti con un rito religioso. In ogni situazione, tuttavia, la Chiesa offrirà la sua vicinanza pastorale ai congiunti, se essi la desiderano.

41. Il manuale in lingua tedesca “Die kirchliche Begräbnisfeier” contiene, nell'appendice 1, i testi indicati per l'accompagnamento della salma “se un rito religioso non fosse possibile” (Manuale tedesco, p. 197 e ss.; cfr. anche Manuale tedesco, Pastorale Einführung 75-82). Nel manuale vengono proposte anche altre situazioni degne di nota: per la cura pastorale in momenti di emergenza i “riti religiosi in caso di eventi catastrofici” (Manuale tedesco, p. 203 e ss; cfr. anche Manuale tedesco, Pastorale Einführung 83-85), per la cura pastorale negli ospedali il “rito per il congedo e la sepoltura dei bambini nati morti e abortiti” (Manuale tedesco, p. 211 e ss.; cfr. anche Manuale tedesco, Pastorale Einführung 86-89).

Approvazione

42. Queste linee guida sulle esequie religiose vengono approvate con questo documento e hanno validità a partire dalla domenica di Pentecoste, 19 maggio 2013. Esse vanno a sostituire la comunicazione dell'Ufficio pastorale sui riti esequiali e la cremazione dell'agosto 2001.

DIOCESI  BOLZANO-BRESSANONE
VESCOVO DIOCESANO

Folium Diœcesanum Bauzanense-Brixinense 2012, 28-29.

LINEE GUIDA
riguardanti le celebrazioni della Parola


Le celebrazioni della Parola nella liturgia della Chiesa

L’eucaristia è la celebrazione centrale della Chiesa. In quanto “centro, fonte e culmine”, come dice il Concilio Vaticano II, tutte le altre celebrazioni liturgiche sono ad essa ordinate. La celebrazione della Parola acquista sempre maggiore importanza nelle parrocchie e nelle unità pastorali della diocesi di Bolzano-Bressanone. Essa costituisce una forma a se stante della liturgia e si distingue dalla celebrazione eucaristica.


Per la nostra diocesi vale quanto segue:

Nella celebrazione della Parola non può essere distribuita la comunione. Uniche eccezioni sono le celebrazioni della Parola negli ospedali, nella case di riposo e le celebrazioni per persone malate, deboli o bisognose di cure quando si porta loro la comunione in casa.


Motivazioni per queste direttive

Nella celebrazione della Parola è la stessa Parola di Dio al centro. All’annuncio segue la risposta della comunità nel silenzio e nella preghiera penitenziale o di lode o di supplica. Invece la distribuzione della comunione appartiene alla celebrazione eucaristica ed è in stretta relazione con la presentazione dei doni, la preghiera eucaristica e i riti di comunione.


Ringraziamento – invito

Ringrazio i sacerdoti, diaconi, coloro che presiedono le celebrazioni della Parola e li incoraggio a favorire insieme con le comunità parrocchiali le celebrazioni della Parola come una delle colonne della liturgia comunitaria. Nel medesimo tempo invito ad apprezzare e sperimentare l’intera ricchezza delle celebrazioni: accanto alla celebrazione eucaristica e alla celebrazione della Parola anche la liturgia delle ore, l’adorazione eucaristica, la preghiera comunitaria del rosario e tutte le altre forme ecclesiali di preghiera.

 

DIOCESI BOLZANO-BRESSANONE
VESCOVO DIOCESANO

Folium Diœcesanum Bauzanense-Brixinense 1998, pp. 581-585.

Lodare Dio in lingue diverse
INDICAZIONI
sull'uso della lingua nelle celebrazioni liturgiche

 

1. Varietà delle lingue e celebrazione della fede

1.1. La capacità di esprimersi nelle diverse lingue appartiene all'opera creatrice di Dio. La molteplicità delle lingue è infatti espressione della ricchezza della creazione, ordinata alla gloria di Dio.

1.2. La Bibbia narra difficoltà incontrate dal popolo eletto e dalla Chiesa primitiva nel relazionarsi con altri popoli e con persone di altre fedi religiose. La pace fra i popoli e il superamento delle divisioni sono ritenuti segni della salvezza.

1.3 Il Concilio Vaticano II ha considerato uno dei suoi compiti precipui quello di offrire ai fedeli la "mensa della Parola di Dio" con maggiore abbondanza. La celebrazione della liturgia nella propria madrelingua ne è una evidente conferma. Infatti l'uso della lingua materna rende possibile e promuove la partecipazione piana, cosciente ed attiva dei fedeli all'azione liturgica.

 

2. La situazione linguistica nella Diocesi di Bolzano-Bressanone

2.1. La Chiesa locale cerca di impegnarsi nel promuovere la pace e la convivenza in questa terra. Questa lo si riscontra anche nel modo come vengono affrontati e risolti problemi linguistici al suo interno. Nelle celebrazioni liturgiche parrocchiali si usa normalmente una sola lingua, ma vi sono situazioni particolari che esigono l'uso bilingue o plurilingue.

2.2 Nelle valli ladine vi è una situazione di ulteriore particolarità. Grazie alle indicazioni del Concilio Vaticano II l'uso della lingua ladina nella liturgia ha avuto un ulteriore incremento. Ciononostante le popolazioni ladine desiderano che sia dato il giusto spazio anche alle altre due lingue, l'italiano e il tedesco. Lo esige pure il rispetto dovuto a chi fin dall'infanzia ha pregato nell'una o nell'altra lingua.

2.3 Gli orientamenti per le celebrazioni liturgiche plurilingui dovranno offrire opportune indicazioni in merito. Ma è evidente che il problema non può essere affrontato e risolto soltanto con orientamenti e prescrizioni; occorre anzitutto una effettiva volontà di essere segno di unità in questa Chiesa particolare.

2.4 In Alto Adige i vari servizi che la chiesa offre a livello liturgico formativo e culturale, si svolgono a seconda dei destinatari nell'una o nell'altra lingua. L'esperienza ha dimostrato la bontà di questa prassi.

2.5 Sempre più si comprende che in certe occasioni è opportuno che la celebrazione liturgica sia plurilingue. Gli orientamenti indicati nel presente documento si riferiscono espressamente alle liturgie bilingui o plurilingui, che da noi in Alto Adige incontrano qualche resistenza. Questo documento desidera offrire anche un aiuto per l'animazione delle celebrazioni liturgiche nei luoghi meta di turisti.

 

3. Le lingue nelle celebrazioni liturgiche

Celebrazione nella madrelingua

3.1. Le persone hanno il diritto di esprimersi nella propria madrelingua. Sono molti i fedeli che sentono l'esigenza di servirsi nella preghiera e nelle celebrazioni liturgiche nella loro lingua materna. Per questo è norma abituale l'uso della madrelingua nelle celebrazioni liturgiche. L'uso della madrelingua nella liturgia esprime molti valori:

3.1.1 La risonanza che la lingua usata nella celebrazione liturgica evoca nel fedele, si rapporta alla sua esperienza personale acquisita nell'infanzia e nell'età scolare. Essa viene accolta come continuità della formazione religiosa avuta nella lingua materna.

3.1.2 È innato nelle persone esprimere i propri sentimenti nella propria madrelingua, particolarmente quelli religiosi.

3.1.3 Per cui pregare secondo la "lingua del cuore" è per molti una profonda esigenza.

3.1.4 L'uso della lingua italiana o tedesca nelle celebrazioni liturgiche è frutto di una tradizione plurisecolare.

3.1.5 Nelle valli ladine, mentre in passato il ladino non assurse mai a lingua liturgica, ora il suo uso va gradualmente diffondendosi.

La celebrazione plurilingue

3.2. L'uso di più lingue nella stessa celebrazione liturgica, si rende opportuno per vari motivi, può essere anch'esso espressione di valori significativi e di arricchimento per la comunità:

3.2.1 Le celebrazioni liturgiche plurilingui esprimono la molteplicità di doni e l'impegno di comunione fra i fedeli di una comunità parrocchiale o della diocesi.

3.2.2 Sono segno di rispetto verso le persone che conoscono una sola lingua e non hanno la possibilità di accedere ad una liturgia nella loro propria madrelingua.

3.2.3 Tengono in dovuta considerazione la rispettiva cultura e identità dei partecipanti.

3.2.4 Poiché ogni giorno nella vita pubblica si incontrano persone di diversa madrelingua, questa realtà dovrebbe rispecchiarsi anche nella vita di fede.

3.2.5 La celebrazione liturgica plurilingue riflette la concreta situazione locale, dove persone di diversa lingua vivono insieme.

 

4. Criteri per la scelta di celebrazioni monolingui o plurilingui

4.1. Come esiste il diritto all'uso della madrelingua, esiste anche il dovere di aprirsi agli altri. Nella scelta dei testi liturgici da pronunciarsi nell'una o nell'altra lingua o in più lingue, si tenga conto delle concrete situazioni.

4.2. Vari possono essere i motivi che inducono una comunità parrocchiale nel promuovere liturgie plurilingui:

4.2.1 Esistono parrocchie mistilingui, nelle quali la cura d'anime è affidata ad un unico sacerdote.

4.2.2 Esistono comunità parrocchiali monolingui, che in certi periodi dell'anno ospitano turisti che non conoscono la lingua del posto e partecipano alle celebrazioni liturgiche.

4.2.3 Nelle parrocchie mistilingui alcune celebrazioni liturgiche è bene siano vissute dall'intera comunità (p. es. Natale, Triduo Pasquale, Cresima, Corpus Domini, ecc. ...)

4.2.4 Particolari situazioni familiari consigliano che la liturgia venga celebrata in più lingue (p. es. matrimoni, battesimi, funerali, ecc...). Si raccomanda al riquardo un'attenzione particolare alle esigenze delle rispettive famiglie.

 

5. Alcune linee circa l'uso della lingua nelle celebrazioni liturgiche plurilingui

Per l'uso della lingua nelle celebrazioni liturgiche plurilingui è opportuno non fissare indicazioni troppo dettagliate. Pertanto, più che dare delle norme, si ritiene opportuno stabilire alcune linee di base in modo che siano garantite la particolarità delle lingue e l'unità della celebrazione. In ogni caso non ci si potrà attenere alla logica della "proporzionale".

5.1 Alcune parti della celebrazione plurilingue possono essere, ad esempio, il saluto iniziale, l'invito a scambiarsi la pace, il commiato. Va evitata la pura e semplice traduzione di altre parti quali l'omelia, l'introduzione alle letture, le raccomandazioni finali.

5.2 L'esperienza di sacerdoti che svolgono il loro ministero in parrocchie mistilingui, insegna quanto sia opportuno nella celebrazione liturgica usare una lingua come "base" e di inserire la seconda lingua in modo appropriato.

5.3 Le singole parti che compongono una evidente unità, come per esempio il Vangelo e la Preghiera Eucaristica, vanno proclamate in una sola lingua.

5.4 Si raccomandi la comune partecipazione ai canti e alle preghiere anche se diversi dalla madrelingua. Nella scelta dei canti si tenga conto della diversità delle lingue. In particolare quei canti, di cui esistono testi tradotti in varie lingue, si prestano per essere eseguiti insieme da tutta l'assemblea, oppure a strofe alternate nelle diverse lingue. Si può raccomandare l'uso di brevi ritornelli ad una o più voci esequiti in una lingua che accomuni tutta l'assemblea.

5.5 Nella preparazione della celebrazione liturgica si coinvolga il maggior numero possibile di persone soprattutto per particolari celebrazioni.

5.6 I testi siano di norma proclamati da lettrici e lettori della rispettiva madrelingua.

5.7 E' opportuno comunicare in quale lingua si svolge la celebrazione liturgica.

5.8 Una parola a parte merita l'antica lingua liturgica del latino. Data la sua importanza per gli incontri a carattere internazionali, è bene educare i fedeli ad alcuni canti fondamentali in lingua latina. Si ricordi al riquardo il patrimonio musicale latino die nostri cori parocchiali.

5.9 Eventuali sussidi liturgici che offrano la traduzione del testo nell'altra lingua potranno essere di grande aiuto pastorale per l'assemblea celebrante.


6. La struttura formale delle celebrazioni liturgiche plurilingui

Nella programmazione di celebrazioni liturgiche in più lingue va tenuto conto di alcuni aspetti:

6.1 Lo spazio da riservare alle diverse lingue va definito di volta in volta in base alla concreta situazione, dopo aver sentito il parere dei vari gruppi linguistici nei loro organi rappresentativi. Ciò garantisce un certo equilibrio, per cui nessun gruppo si sentirà trascurato.

6.2 Il minimo di attenzione ad una minoranza linguistica presente nell'assemblea liturgica comprende certamente il saluto iniziale, l'invito allo scambio della pace e un saluto augurale prima della benedizione finale.

6.3 È opportuno inserire qualche parte propria nella celebrazione, quale può essere una lettura e qualche intenzione nella preghiera dei fedeli. Ovviamente non basta porgere soltanto un saluto all'inizio e alla fine.

6.4 Una maggiore attenzione verso i singoli gruppi linguistici comporta una scelta equilibrata dei vari elementi della celebrazione. Quali parti vanno dette nell'una e quali nell'altra lingua, lo si decida per tempo nella preparazione. E' chiaro che ciò richiede maggior tempo per la preparazione e un'adeguata partecipazione di persone interessate.

La Commissione per la liturgia ha studiato e discusso gli aspetti legati alle celebrazioni bilingui e plurilingui sin dal 1992. In questo lavoro di ricerca sono stati raccolti modelli e indicazioni dall'Italia e dall'estero, in modo da poter elaborare le direttive per la nostra diocesi, direttive ripetutamente richieste dagli operatori pastorali. Già prima nel 1994 la sezione tedesca-ladina della Commissione per la liturgia ha formulato i primi risultati, li ha trasmessi alla sezione italiana per un ulteriore approfondimento e nel 1995 li ha sottoposti al vescovo, che li ha integrati con le proprie osservazioni e indicazioni. Nel frattempo sono pervenuti anche i suggerimenti da parte della sezione italiana. Un gruppo di lavoro composto da esperti, membri della Commissione per la liturgia e un rappresentante della Commissione per il turismo si è assunto poi il compito di elaborare il testo che oggi viene presentato. In occasione del convegno "Gott loben in verschiedenen Sprachen - Lodare Dio in lingue diverse - Laldé le Signur te plü lingác", tenutosi il 7 maggio 1998 all'Accademia Cusano di Bressanone e al quale sono stati invitati sacerdoti di lingua italiana, tedesca e ladina, religiosi, insegnanti di religione e persone attive nella pastorale, il documento è stato presentato nelle tre lingue. I partecipanti hanno avuto la possibilità di discutere la bozza del testo e di formulare le rispettive proposte di modifica. Il citato gruppo di lavoro ne ha tenuto conto in sede di stesura finale. Le Commissioni per la liturgia, sezione italiana e sezione tedesca-ladina, hanno predisposto il testo che viene qui presentato e lo hanno consegnato al vescovo con preghiera di approvazione e pubblicazione. IL Vescovo ha approvato il documento in data 28 settembre 1998.

Qui potete scaricare la versione ladina delle indicazioni sull’uso della lingua nelle celebrazioni liturgiche: PDF.

 

DIOCESI BOLZANO-BRESSANONE
CURIA VESCOVILE
VICARIO GENERALE

Folium Diœcesanum Bauzanense-Brixinense 2011, 233-237.

ORIENTAMENTI
per la remunerazione di servizi straordinari nella liturgia, catechesi e formazione

 

1. I cambiamenti nella Chiesa toccano notevolmente sia i responsabili che i collaboratori della pastorale. Sono sempre più numerosi i parroci responsabili o moderatori di più parrocchie. I diaconi operano nel campo dell’annuncio, della catechesi, della carità e della liturgia. Dei laici sono incaricati di presiedere celebrazioni della Parola. Qui di seguito vengono date indicazioni per la remunerazione dei servizi prestati sia da sacerdoti che da diaconi che da laici fuori dell’ambito per il quale sono incaricati.

 

Servizi prestati da sacerdoti

Premesse

2. Il parroco responsabile di una o più parrocchie stabilirà insieme con i consigli pastorali parrocchiali o il consiglio pastorale unitario, l’orario e il numero delle Messe, soprattutto quelle domenicali, in modo che egli sia in grado di provvedervi da solo. A tale riguardo sono da osservare le norme canoniche che prevedono che il sacerdote celebri una volta al giorno, per motivate ragioni due volte e, se c’è necessità pastorale, anche tre volte nelle domeniche e nelle feste. Ciò premesso, ci saranno comunque particolari occasioni o necessità in cui il parroco di una o più parrocchie dovrà chiedere aiuto a un altro sacerdote per la celebrazione di Messe o altri servizi pastorali (prediche, conferenze, ecc.).

3. Si parte dal principio che ogni sacerdote è di per sé disposto a prestare il suo aiuto nella pastorale e quindi è aperto e pronto a rispondere positivamente a richieste di aiuto. E ciò esprime e rafforza la comunione di ogni sacerdote nel presbiterio diocesano.

Remunerazione per servizi

4. I sacerdoti ricevono per il loro sostentamento quanto è stabilito in funzione del loro incarico e della loro situazione. Ciò nonostante è giusto stabilire una remunerazione per i servizi straordinari prestati da un sacerdote in una parrocchia o unità pastorale per la quale non ha alcun incarico, remunerazione che deve essere adeguata alla situazione economica della parrocchia o delle parrocchie dell’unità pastorale. A titolo indicativo un servizio sia così remunerato:

  • l’offerta stabilita dalla diocesi per una Messa, se è stata celebrata una Messa secondo l’intenzione della parrocchia;
  • le spese di viaggio secondo la tariffa pubblicata sul Folium Dioecesanum;
  • l’importo uguale all’offerta stabilita dalla diocesi per una Messa come compenso per una predica, un’ora di confessionale o una celebrazione liturgica (cresima, penitenziale, ecc.).

5. Se viene richiesto un servizio per singole parrocchie affidate al medesimo parroco, le spese vanno ripartite in misura proporzionale fra tutte le parrocchie affidate al parroco (cfr. FD 2003, pag. 736).

6. La remunerazione di servizi prestati da religiosi si regola secondo i sopraddetti criteri, tenendo conto caso per caso delle situazioni particolari.

7. L’aiuto di sacerdoti “esterni” dovrebbe essere programmato a lungo termine e discusso nel consiglio pastorale parrocchiale.

Servizi prestati in parrocchie appartenenti a una unità pastorale

8. I sacerdoti che prestano servizio nell’ambito di una unità pastorale nelle varie parrocchie ad essa appartenenti dovrebbero regolare il loro servizio in linea di massima con il moderatore dell’unità pastorale, tenendo conto delle spese di viaggio e della applicazione dell’intenzione di Messa.

9. Se in una unità pastorale è richiesto un servizio particolare, le spese vanno ripartite in misura proporzionale fra tutte le parrocchie (cfr. Folium Dioecesanum 2003, pag. 736), oppure messe a carico della cassa comune dell’unità pastorale, se costituita.

10. L’aiuto di sacerdoti “esterni” dovrebbe essere programmato a lungo termine e discusso nel consiglio pastorale unitario.

 

Servizi liturgici prestati da diaconi permanenti fuori dell’ambito per il quale sono incaricati

Premesse

11. I diaconi permanenti ricevono dal Vescovo l’incarico del servizio in una parrocchia o in un determinato settore pastorale. Se il diacono è incaricato del servizio in una unità pastorale o in più parrocchie affidate allo stesso parroco, i suoi compiti vengono chiaramente stabiliti in un accordo scritto fra l’interessato e il parroco competente.

12. Se un diacono presta un servizio regolarmente o in qualche caso fuori dell’ambito per il quale è incaricato, cioè in altre parrocchie o sul piano decanale, questo servizio deve essere precisato in accordo con il sacerdote (parroco o moderatore dell’unità pastorale) responsabile del suo ambito di servizio e il corrispettivo parroco o decano.

Remunerazione dei servizi straordinari prestati da un diacono

13. Se a un diacono viene richiesto, da un parroco fuori dell’ambito per il quale è incaricato, un aiuto nel servizio omiletico o di animazione di celebrazioni liturgiche, gli vengono rimborsate le spese di viaggio secondo la tariffa pubblicata sul Folium Dioecesanum.

14. Tali spese sono sostenute dalla parrocchia o rispettivamente dall’unità pastorale in misura proporzionale o con la cassa comune.

15. Il servizio dei diaconi permanenti fuori dell’ambito per il quale sono incaricati dovrebbe essere di norma programmato a lungo termine nel consiglio pastorale parrocchiale o nel consiglio pastorale unitario, tenendo conto in ogni caso anche della disponibilità dell’interessato.

 

Servizi prestati da laici fuori dall’ambito del loro incarico

16. Il Vescovo, su proposta del competente consiglio pastorale parrocchiale e dopo la necessaria formazione, dà incarico a laici di svolgere celebrazioni della Parola o altre celebrazioni liturgiche in una parrocchia o in una unità pastorale. Tale compito viene regolato in accordo fra il competente parroco o moderatore dell’unità pastorale e l’incaricato.

17. Se un laico che ha l’incarico di animatore di celebrazioni, viene richiesto da un parroco di prestare la sua opera fuori dell’ambito del suo incarico, gli vengono rimborsate le spese di viaggio secondo la tariffa pubblicata sul Folium Dioecesanum.

18. Queste spese sono sostenute dalla parrocchia rispettivamente dall’unità pastorale in misura proporzionale o con la cassa comune.

19. L’impegno di laici fuori dell’ambito del loro incarico dovrebbe essere di norma programmato a lungo termine e discusso nel consiglio pastorale parrocchiale o nel consiglio pastorale unitario, tenendo conto in ogni caso della disponibilità dell’interessato.

 

Compensi per iniziative e relazioni nel campo formativo

20. Per l’organizzazione di iniziative nel campo formativo nelle parrocchie e nelle unità pastorali è a disposizione il Bildungswerk (piazza Duomo 2, 39100 Bolzano, tel. 0471 306 209, www.kbw.bz.it) al quale possono essere richiesti relatori sui diversi argomenti. La prestazione dell’onorario (contributo dei partecipanti, attestato di versamento, ecc.) avviene attraverso questo ente.

21. Se una parrocchia o un gruppo parrocchiale organizzano per proprio conto iniziative o relazioni nel campo formativo, si deve in ogni caso ricordare che i relatori, i quali prestano gratuitamente la loro opera e ricevono solo il rimborso delle spese, devono sottoscrivere la dichiarazione di rinuncia all’onorario che deve essere trasmessa al Bildungswerk, perché organizzatori e relatori siano a posto con le norme fiscali.

 

Compensi per l’utilizzo di strutture parrocchiali

22. Se strutture o locali parrocchiali (anche della canonica) sono usati per iniziative interparrocchiali, si deve stabilire la partecipazione alle spese sulla base dei seguenti criteri:

  • in caso di utilizzo una tantum o casuale si può concordare una specie di “affitto” che comprenda in un importo forfettario le spese di riscaldamento, pulizia, ecc., importo che verrà versato alla parrocchia quale rifusione delle spese da parte delle parrocchie partecipanti (in misura proporzionale) o rispettivamente dall’unità pastorale o dal decanato
  • in caso di utilizzo regolare si può parimenti concordare un importo forfettario per tutto il tempo di utilizzo, importo che verrà versato quale rifusione delle spese da parte delle parrocchie partecipanti o rispettivamente dall’unità pastorale o dal decanato.

23. La partecipazione e la rifusione delle spese da parte di più parrocchie o di una unità pastorale o di un decanato presuppongono che queste istituzioni dispongano in qualche modo di una cassa comune.

24. L’istituzione di una tale cassa comune è consigliabile e si può realizzare così: le parrocchie partecipanti, in vista delle spese previste (per es. programma pastorale annuale, costi fissi, ecc.), versano quale acconto nella cassa comune una determinata quota che può essere proporzionale al numero degli abitanti di ogni parrocchia e ripetono questo acconto proporzionale ogni volta che è necessario.

La Conferenza dei decani nella seduta del 7 aprile 2011 ha approvato le indicazioni per la remunerazione di servizi straordinari nella liturgia, catechesi e formazione e ne ha chiesto al Vescovo la pubblicazione. Esse sostituiscono le indicazioni finora in vigore (cfr. Folium Dioecesanum 1996, pag. 289) e valgono come orientamento dal 1° maggio 2011.

DIOCESI BOLZANO-BRESSANONE
CURIA VESCOVILE
VICARIO GENERALE

Folium Diœcesanum Bauzanense-Brixinense 2008, 249-252.

DIRETTIVE DIOCESANE
Concerti in chiesa

 

1. Chance pastorale dei concerti nelle chiese

I molti concerti di musica religiosa nelle chiese della nostra diocesi sono da valutare positivamente in quanto costituiscono una chance pastorale. Il contenuto spirituale di opere musicali può favorire, tramite appropriata introduzione o commento, un’esperienza religioso-musicale. In particolare i canti di avvento, passione e mariani, così vicini ai sentimenti popolari, possono portare a profonde esperienze religiose. Questi concerti, completati con le parole opportune, possono essere occasione di uno speciale annuncio della fede e introdurre alle più importanti feste e tempi liturgici. La musica religiosa crea un clima di riflessione e anche chi è lontano dalla Chiesa si apre a pensieri spirituali.

Ci sono anche motivi pratici perché una chiesa diventi luogo per concerti. I concerti d’organo, anche se non di musica liturgica, si eseguono nelle nostre chiese poiché questi strumenti si trovano quasi esclusivamente in esse. I motivi per cui le chiese si prestano all’esecuzione di musica non liturgica sono molteplici. Ci sono località dove non c’è a disposizione nessun altro spazio per un concerto spirituale. Inoltre molte chiese si prestano ottimamente per l’acustica e danno ottimi risultati musicali.

Anche la bellezza artistica di una chiesa favorisce una esecuzione musicale. Molte composizioni religiose dei secoli passati non sono adatte all’attuale liturgia, ma possono di nuovo trovare opportuna esecuzione solo in una chiesa come suo ambiente originario. Promotori di concerti in chiesa sono da una parte i nostri cori parrocchiali e le associazioni culturali locali, che cercano di estendere la loro attività anche in campo extraliturgico; dall’altra parte ci sono enti culturali che si prendono carico del  ricco tesoro di letteratura musicale religiosa.

 

2. La chiesa come spazio sacro

La chiesa è uno spazio sacro nel quale si può fare una particolare esperienza della presenza di Dio nella liturgia. È da rispettare la sensibilità dei fedeli nei riguardi della loro chiesa con la quale hanno uno speciale rapporto di fede. Le disposizioni che devono regolare l’utilizzo della chiesa si trovano nel can. 1210 del CIC. Esso dice: “Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietato qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo. L’Ordinario, però, per modo d’atto, può permettere altri usi, purché non contrari alla santità del luogo”. In altri termini: le chiese possono prestarsi a concerti per musiche di chiesa e religiose, mentre la musica profana può aver luogo nelle chiese solo in particolari situazioni eccezio-nali. È desiderabile una breve introduzione per gli ascoltatori sul significato spirituale del concerto e una descrizione artistica della chiesa.

 

3. Disposizioni

Competenza

L’Ordinario diocesano trasmette al rettore della chiesa (il parroco è, con eccezione delle chiese dei conventi, rettore di tutte le chiese che si trovano nel territorio parrocchiale) la competenza, secondo il can. 1210 del CIC, a concedere l’uso delle chiese per un concerto, rispettivamente a negare il permesso. Il rettore della chiesa deve coinvolgere nella decisione quelli che prestano servizio musicale nella parrocchia (direttore del coro) e può inoltre chiedere il parere del Consiglio parrocchiale.

Contenuto

  • L’organizzatore deve presentare al rettore della chiesa un completo programma scritto del concerto e questi esamina il contenuto spiritua-le dei brani proposti e lo discute con i responsabili parrocchiali per la musica. Nel dubbio se un’opera corrisponde alle norme, il programma va presentato al Vescovo che lo sottopone per l’approvazione al responsabile diocesano per la musica.  In casi eccezionali possono essere accettati anche brani musicali che non hanno primariamente un contenuto spirituale, che però presentano un fondo religioso. In ogni caso le parole devono essere compatibili con la fede cristiana e non possono offendere la dignità dello spazio sacro. Nel caso di concerti d’organo non occorre esaminare il contenuto dei brani perché per motivi pratici è a disposizione per essi solo lo spazio delle chiese.
  • Concerti solo strumentali e concerti corali nei quali non c’è un contenuto spirituale possono essere permessi soltanto se non c’è a di-sposizione nessun altro ambiente. La musica sinfonica, per quanto bella e compatibile dal punto di vista estetico e acustico con la chiesa, non ha primariamente un fondo spirituale e può essere permessa solo in casi eccezionali e fondati. I gruppi musicali del luogo devono essere considerati a questo proposito con maggiore comprensione che i gruppi esterni.
  • Se in un concerto di musica spirituale vengono presentati anche pezzi solo strumentali, questi possono essere permessi per il loro significato neutrale, ma in misura proporzionata.

Altare e presbiterio

  • Nel presbiterio possono aver luogo manifestazioni musicali. Gli adattamenti necessari a questo scopo devono essere appropriati all’ambiente e non possono nuocere alle celebrazioni nella chiesa.
  • L’altare e l’ambone, come luoghi centrali della liturgia, sono da ri-spettare e non possono essere spostati. Possono essere spostati eventualmente, se sono mobili, per motivi pratici e per ottimizzare l’esecuzione.
  • Gli altari, per rispetto alla loro dignità, non possono diventare deposito di oggetti.
  • Massimo rispetto si deve al tabernacolo come luogo della presenza eucaristica di Cristo.

Biglietto d’ingresso

  • In caso di esecuzioni molto costose può essere permesso all’organizzatore di chiedere un commisurato contributo finanziario. In ogni caso questo non può aver luogo nella chiesa stessa. Spetta al rettore della chiesa scegliere lo spazio più indicato per la vendita dei biglietti d’ingresso.
  • In ogni caso gli organizzatori possono ricevere offerte.

Costi – Responsabilità generale

  • L’organizzatore è responsabile per tutto ciò che riguarda l’esecuzione in chiesa, la preparazione organizzativa, il rispetto delle prescrizioni e il servizio d’ordine. Inoltre l’organizzatore è tenuto a provvedere ai problemi della responsabilità civile e ai costi per la pulizia e per la riparazione di eventuali danni.
  • I concerti in chiesa devono essere eseguiti senza pausa.

Queste disposizioni sono state elaborate dalla Commissione diocesana per la musica sacra, esaminate dalla Conferenza dei decani e approvate dal Vescovo diocesano il 12 gennaio 2008.

DIOCESI BOLZANO-BRESSANONE
CURIA VESCOVILE

COMMISSIONE PER LA LITURGIA

Folium Diœcesanum Bauzanense-Brixinense 2005, pp. 140-142.

ORIENTAMENTI
per l’abbigliamento nella Liturgia

 

Viene spesso posta la domanda su quale sia l’abbigliamento adatto per i ministranti. Inoltre si sentono lamentele a proposito dell’abbigliamento di chi svolge altri servizi liturgici (per esempio lettori, ministri straordinari della Comunione, sacrestani). La Commissione liturgica ha approfondito queste problematiche ed ha elaborato alcune considerazioni in proposito, che possono servire come strumento di orientamento.

 

Questioni di fondo

Sia l’adeguamento liturgico della aula–chiesa che le suppellettili sacre e le vesti devono corrispondere all’azione liturgica.

Per le vesti liturgiche del sacerdote o del diacono “si possono usare altre fibre naturali proprie delle singole regioni, come pure fibre artificiali, rispondenti alla dignità dell'azione sacra e della persona” (cfr. Ordinamento Generale del Messale Romano – OGMR 343).

“La bellezza e la nobiltà delle vesti si devono cercare e porre in risalto più nella forma e nella materia usata, che nella ricchezza dell'ornato. Gli ornamenti possono presentare figurazioni, o immagini, o simboli, che indichino l'uso sacro delle vesti” (OGMR 344)

Con le vesti sacre, come anche con un abbigliamento appropriato, la singola persona si pone in secondo piano ed assume nella celebrazione pubblica della Chiesa il ruolo da essa previsto. Questo fatto esprime visibilmente la differenza rispetto all’agire quotidiano e conferisce valore all’azione liturgica.

Tutti i fedeli che partecipano a celebrazioni liturgiche debbono prestare attenzione a che il loro abbigliamento sia decoroso. Questo vale anche ogni qualvolta si visita una chiesa anche se non è in corso una celebrazione.

 

Le vesti dei ministri ordinati

In primo luogo si indica che i sacerdoti e i diaconi portino le vesti sacre previste (OGMR 118-119; 337-341): camice, stola, casula o pianeta e rispettivamente dalmatica. Anche i sacerdoti concelebranti devono indossare le vesti liturgiche previste, in ogni caso camice e stola.

Le vesti sacre siano lavate regolarmente; ciò vale soprattutto per camice ed amitto. Agli ospiti sia sempre dato un amitto pulito. Questi aspetti vengano trattati con sufficiente chiarezza con i sacrestani. Il lavaggio periodico valga anche per purificatoio e corporale. Vesti liturgiche non più utilizzabili possono essere eventualmente consegnate alle Suore Terziarie di Bressanone.

 

Le vesti proprie dei ministeri liturgici

La veste sacra prevista dalle norme liturgiche per tutti i ministeri liturgici è il camice, sia per gli uomini che per le donne. In quanto abito bianco e lungo ricorda la dignità battesimale e la vocazione comune alla partecipazione attiva, consapevole e piena alla liturgia.

Tutti coloro che indossano il camice possono fare uso del cingolo e dell’amitto, a meno che per la forma stessa del camice non siano necessari. Nel confezionare le vesti bianche si eviti ogni aggiunta che non corrisponda alla semplicità della veste battesimale, come anche ogni aggiunta che imiti una stola.

Nella nostra diocesi è uso che lettori, ministri straordinari della Comunione e sacrestani non indossino una veste liturgica propria. Essi indossano un abito civile adatto alla circostanza, riguardo al quale si presti attenzione al fatto che ogni celebrazione ha carattere festivo. L’abbigliamento deve adeguarsi a tale carattere. All’interno dell’aula liturgica abiti eccessivamente alla moda o inappropriati feriscono i sentimenti religiosi e la sensibilità della gente (per esempio senza maniche, a pancia scoperta, pantaloni o gonne corte, abiti da lavoro o abbigliamento sportivo appariscenti, pettinatura non curata, ecc.). Il motivo di ciò è costituito dal fatto che deve poter sempre rimanere al centro dell’attenzione l’annuncio del Signore nella sua Parola e la Sua presenza. Tutto quello che distrae deve essere evitato. Un colloquio in questo senso con chi svolge un ministero liturgico può aiutare a fare chiarezza.

Anche se si consiglia in linea generale come veste per i chierichetti l’abito lungo bianco, da noi sono d’uso diffuso abiti da ministranti secondo il modello dell’abito in due o tre parti del chierico o del canonico (da qui anche il nome di chierichetti). Laddove siano utilizzate queste vesti, l’uso può essere mantenuto. Si presti attenzione che le vesti siano previste nelle differenti misure e nei colori liturgici. Non è molto decoroso e quindi da evitarsi che i ministranti debbono indossare vesti troppo grandi o troppo piccole. Un abbigliamento non adeguato può creare insicurezza. Si badi anche a lavare regolarmente le vesti e al fatto che anche le vesti dei chierichetti debbono venire sostituite quando risultino inutilizzabili.

Per i ministranti grandi è adatto l’abito lungo bianco di taglio corrispondente.

Chi guida una Liturgia della Parola può indossare il camice come veste liturgica; in particolare si consiglia in questo caso che anche chi svolge un servizio sia vestito liturgicamente.

 

 

FDBB

Il "Folium Dioecesanum Bauzanense-Brixinense" (FDBB) è il bollettino ufficiale della Diocesi di Bolzano-Bressanone.