Il Corpus Domini, nelle nostre regioni, richiama processioni, fiori, musica festosa, bandiere, costumi tradizionali e incenso. Ed è anche questo. Ma nel suo nucleo riguarda qualcosa di molto più profondo: la domanda su ciò da cui viviamo e su ciò che ci tiene uniti.
Le letture bibliche di questa solennità ci conducono proprio lì.
Nel libro del Deuteronomio Dio ricorda al suo popolo: hai avuto fame nel deserto. Hai imparato che l’uomo non vive soltanto di pane, ma di tutto ciò che esce dalla bocca di Dio. È un richiamo contro ogni illusione di autosufficienza. La vita è dono, non autoproduzione.
Nella prima lettera ai Corinzi Paolo pronuncia poi una frase che sostiene il Corpus Domini come un fondamento: «Il calice della benedizione che noi benediciamo è comunione con il sangue di Cristo. Il pane che noi spezziamo è comunione con il corpo di Cristo». E poi la frase decisiva: «Poiché vi è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo». L’Eucaristia non è qualcosa che ricevo solo “per me”. Ci fa diventare un corpo. Costruisce comunione.
E nel Vangelo di Giovanni Gesù va ancora oltre: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo». Non solo simbolo, non solo memoria, ma una presenza che nutre, sostiene e trasforma.
Eucaristia: più di un rito
Proprio in un tempo in cui molte cose diventano digitali, tutto questo può suonare estraneo. Siamo abituati a un mondo in cui tutto è raggiungibile, cliccabile, disponibile. Le relazioni spesso passano attraverso schermi, chat, “like”.
Ma l’Eucaristia contraddice questa logica. Dice: la vera comunione non nasce dal consumo né da un algoritmo. Nasce dal dono di sé. Cristo non dice: “Vi invio un link a me”. Dice: “Questo è il mio corpo per voi”. È qualcosa di radicalmente corporeo. Radicalmente reale. Radicalmente personale.
E per questo “virale” non basta. L’attenzione virale può entusiasmare, ma non sostiene. Cristo fonda qualcosa di più profondo: una comunità che non è fatta di clic, ma di vita, responsabilità e dono.
E oggi, nel Corpus Domini, questa fede esce anche dove le è proprio: nelle strade.
La processione del Corpus Domini non è un elemento folkloristico. È una professione pubblica di fede, per i credenti la processione più importante dell’anno liturgico.
Cristo non è rinchiuso nello spazio della chiesa. Cammina con noi per le strade, attraverso le nostre città, i nostri paesi, la nostra quotidianità.
La processione dice: la fede sta in mezzo alla vita. Non come imposizione, ma come offerta. Non come ritiro, ma come missione.
Noi portiamo Cristo non perché lo possediamo, ma perché mostriamo che è lui a portare noi.
Adorazione e missione
Nella processione del Corpus Domini si uniscono due movimenti: adorazione e missione.
Adorazione significa: riconosco che Dio è Dio e io non lo sono. Mi lascio interrompere nel mio ritmo, nel mio fare, nel mio funzionare.
Missione significa: proprio da lì riparto verso le persone, verso le domande, verso le ferite del mondo.
Chi celebra e vive l’Eucaristia non può rimanere indifferente di fronte alla solitudine, all’ingiustizia o allo smarrimento. Perché in ogni persona incontriamo Cristo che dice: “Questo è il mio corpo per voi”.
Riferimento a “Magnifica Humanitas”
Nell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV viene messa in luce una tensione del nostro tempo: l’essere umano è più grande delle sue immagini digitali, più grande dei suoi profili, più grande dei suoi dati.
Si sottolinea che la vera umanità cresce là dove l’uomo non si basta da sé, ma si lascia aprire – a Dio e all’altro.
L’Eucaristia è proprio questo luogo: lì l’uomo non viene ridotto, ma trasformato. Non isolato, ma posto in relazione. Non reso più piccolo, ma condotto alla sua vera dignità – senza dimenticare i suoi limiti e la sua fragilità.
Il Corpus Domini, festa dell’Eucaristia, è una festa contro la solitudine e contro l’illusione dell’autosufficienza.
Cristo cammina con noi. Non resta lontano. Si fa cibo. Si fa comunione. Si fa via.
E ci invia – non in una realtà digitale parallela, ma nel mondo reale, dove le persone hanno fame di vicinanza, di senso e di speranza.
Due segni eucaristici
Oggi, durante la processione del Corpus Domini, verrà portata una semplice croce di legno realizzata da una persona che ha subito abusi sessuali. Il Corpo di Cristo, la Chiesa, è ferito. Questo semplice segno vuole ricordarci dove dobbiamo stare come Chiesa: accanto a Cristo e accanto a coloro che portano ferite profonde, non da ultimo a causa degli abusi avvenuti nell’ambito della Chiesa, nella famiglia e in molti altri contesti della nostra società.
Un altro segno accompagna la celebrazione del Corpus Domini qui a Bolzano: anche quest’anno, al termine della processione, siamo invitati a condividere un pranzo in Piazza Duomo, ma anche a partecipare a un incontro durante il quale cinque persone offriranno una testimonianza personale sul tema “Pace e unità”. Sono lieto di questa iniziativa e vi invito cordialmente a prendervi parte! Essa esprime ciò che celebriamo in ogni Eucaristia e in modo particolare oggi: in Cristo siamo un solo corpo. Apparteniamo gli uni agli altri. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Con LUI al centro, abbiamo una missione per la nostra città e per la nostra società.
Così questa grande festa ci invita: venite, annunciate, celebrate, adorate e vivete il mistero dell’Eucaristia: questo è il mio corpo, il mio sangue per voi. E: noi siamo il suo corpo in questo mondo.
