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Rituali ed usanze religiosi

... nell'anno liturgico

Significato del mercoledì delle ceneri

 

Mercoledì delle ceneri inizia il tempo di Quaresima.
Durante la celebrazione liturgica vengono benedette le ceneri con le quali poi si cosparge il capo dei fedeli.
 

A partire dall'ottavo secolo si celebra una Messa il mercoledì delle ceneri, e dal decimo secolo con il rito dell'imposizione delle ceneri. Ma le ceneri non vennero imposte subito a tutti, ma soltanto ai penitenti. Dato che poi la penitenza non venne più praticata ufficialmente le ceneri di seguito vennero imposte a tutti. Ci sono testimonianze a riguardo intorno all'undicesimo secolo. 

Il rito dell'imposizione delle ceneri riprende i messaggi delle letture
Gioele 2, 12–18: Convertitevi con tutto il cuore. Ritornate al Signore, vostro Dio,
perché egli è misericordioso e pietoso
Sal 51: Pietà di me, o Dio, nel tuo amore, lavami tutto dalla mia colpa. Rendimi la gioia della tua salvezza. Signore, apri le mia labbra e la mia bocca proclami la tua lode.
2Cor 5, 20 – 6,2: lasciatevi riconciliare con Dio! Ecco il giorno della salvezza!
Il Vangelo (Mt 6, 1–6.16–18) rimarca cosa favorisca la conversione: fare elemosina, pregare, digiunare – e tutto questo nel segreto. 


Riti e usanze religiosi

Rito delle ceneri: Vengono benedette le ceneri e cosparse sul capo dei fedeli. Indi viene recitato il verso:  "Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai." oppure "Convertitevi e credete nel Vangelo." Il rito delle ceneri non ricorda tanto la morte ma esorta alla conversione: chi si converte può sperimentare la salvezza e festeggiare la Santa Pasqua. Dio perdona l'uomo e gli dona la vita eterna. 

Giorno di digiuno: insieme al venerdì santo il mercoledì delle ceneri si osserva il precetto generale del digiuno. Di tradizione si mangia una sola volta al giorno e si rinuncia alla carne.

Tempo di Quaresima

Il periodo di quaranta giorni di preparazione alla Santa Pasqua è il Tempo di Quaresima.
Già nel quarto secolo viene menzionato un tempo di preparazione alla Santa Pasqua di quaranta giorni. Inizialmente durava dalla sesta Domenica prima di Pasqua sino al giovedì Santo. Nei secoli ottavo e nono questo tempo venne anticipato al mercoledì prima della sesta domenica (mercoledì delle ceneri), poichè le domeniche non fanno parte della Quaresima.
 

Il numero 40
Questo numero compare spesso bella Bibbia (cfr. Gen 7; Es; 1Sam 17; 1Re 19, Giona, Mt 4; Mc 1; Lc 4; Atti 1).
Questo numero sta per un tempo di transizione e di cambiamento, di crescita e maturazione, di guarigione e di nuovo orientamento. Dopodichè inizia un tempo nuovo.

Punti chiave della Quaresima
Questo tempo di preparazione ha due punti chiave:
1.    La preparazione al Battesimo e il ricordo del Battesimo
2.    la penitenza dei fedeli

La preparazione al Battesimo: Il periodo di preparazione di quaranta giorni è anche il periodo di preparazione intensa al Battesimo (degli adulti). Questo periodo è strutturato dai vari riti detti scrutini. In questo periodo i battezzati pensano in modo particolare al significato del loro Battesimo e approfondiscono il loro essere battezzati. Nella Veglia pasquale si celebra il Battesimo e il rinnovo del Battesimo di tutti i battezzati. 

La penitenza dei fedeli: originariamente all'inizio di questo periodo venivano esclusi dalla comunità eucaristica (scomunicati) quei cristiani che avevano commesso peccati gravi. Indossavano la veste dei penitenti e gli si cospargevano le ceneri sul capo. Scopo di questo percorso di penitenza erano la riconciliazione e la riammissione nella comunità. La comunità stessa pregava per i penitenti.


Riflettere, convertirsi, fare penitenza e riconciliarsi chiedono del tempo.
Questa pratica di penitenza non esiste più, al suo posto c'è la penitenza dei fedeli in generale. Questa penitenza non è solo esercizio interiore ma anche esteriore. Il Concilio Vaticano Secondo ne parla nel Documento Sacrosantum Concilium al numero 109:  "Quanto alla catechesi poi, si inculchi nell'animo dei fedeli, insieme con le conseguenze sociali del peccato, quell'aspetto particolare della penitenza che detesta il peccato come offesa di Dio. Né si dimentichi il ruolo della Chiesa nell'azione penitenziale e si solleciti la preghiera per i peccatori."
 

I Vangeli ci accompagnano lungo il cammino della Quaresima:
La prima Domenica di Quaresima ci presenta la tentazione del Signore  (lezionario festivo anno A: Mt 4, 1–11; lezionario festivo anno B: Mc 1, 12–15; lezionario festivo anno C: Lc 4, 1–13): Gesù stesso si mette in cammino. Si ritira e radica se stesso nella relazione con Dio. Grazie alla forza che proviene dalla sua relazione con Dio Padre può resistere alla tentazione e al male.

 
Nella seconda Domenica di Quaresima viene annunciato il Vangelo della trasfigurazione del Signore  (lezionario festivo anno A: Mt 17, 1–9; lezionario festivo anno B: Mc 9, 2–10; lezionario festivo anno C: Lc 9, 28b–36): Esso mostra il Signore come centro della fede e della storia biblica della salvezza. A lui dobbiamo dare ascolto.

Nel lezionario festivo anno A queste domeniche di Quaresima rievocano motivi battesimali e sono perciò testi significativi nella preparazione al Battesimo:
Terza Domenica di Quaresima: Gesù al pozzo (Gv 4, 5–4): Gesù acqua viva.
Quarta Domenica di Quaresima: guarigione del cieco nato (Gv 9, 1–41): Gesù dona la luce.
Quinta Domenica di Quaresima: resurrezione di Lazzaro (Gv 11, 1–45): Gesù dona la vita.
Domenica delle Palme: racconto della passione: Gesù dona la sua vita.

Il lezionario festivo anno B approfondisce la relazione con Cristo e proclama Gesù come salvatore che porta la vita.
Terza  Domenica di Quaresima: Gesù scaccia i venditori dal tempio (Gv 2, 13–25)
Quarta Domenica di Quaresima: Gesù Salvatore del mondo (Gv 3, 14–21)
Quinta Domenica di Quaresima: attraverso la morte di Gesù viene la vita (Gv 12, 20–33)

Il lezionario festivo anno C ci invita alla conversione
Terza Domenica di Quaresima: invito alla conversione (Lc 13, 1–9)
Quarta Domenica di Quaresima: il figliol prodigo (Lc 15, 1–3.11–32)
Quinta Domenica di Quaresima: Gesù e l'adultera (Gv 8, 1–11): il tema del perdono.


Un cenno
Nel Tempo di Quaresima non si recitano nè il gloria nè l'alleluja e il colore liturgico è il viola.

Leggere la Parola di Dio e condividerla. Nel Tempo di Quaresima è possibile farlo con quest'iniziativa: https://www.bz-bx.net/it/pregareacasa/condividere-la-bibbia-online-da-casa.html

 

Riti e usanze religiosi

Astinenza: l'astinenza porta a un cambiamento interiore e ci prepara così alla Santa Pasqua. Il digiuno severo di un tempo è stato sostituito da propositi che ognuno può scegliere di fare, rinunciando a....

Momenti di spiritualità: alcuni momenti di introspezione ci aiutano a riflettere sulle nostre azioni. Nel Tempo di Quaresima possono trovare spazio gli esercizi spirituali, come per esempio gli esercizi spirituali di vita ordinaria. Maggiori informazioni in proposito le trovate qui: https://www.bz-bx.net/it/pregareacasa/condividere-la-bibbia-online-da-casa.html

Inoltre l'Ufficio Scuola e Catechesi offre settimanalmente degli spunti di riflessione. Se siete interesati a riceverli, potete iscrivervi qui: https://www.bz-bx.net/it/contatti/registrazione-impuls-newsletter.html 

Via crucis: composta di solito di quattordici stazioni che rievocano la passione di Gesù. Queste rappresentazioni si trovano sia nelle chiese che nelle cappelle o anche lungo un determinato percorso. In alcune parrocchie ci sono momenti particolari di preghiera della via crucis.

Coprire i crocifissi: La Quinta Domenica di Quaresima vengono coperti i crocifissi. Questi vengono poi scoperti il Venerdì Santo.

Significato della Domenica delle Palme

Con la Domenica delle Palme ha inizio la Settimana Santa  (chiamata anche settimana maggiore, perchè in essa si commemorano la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo).

Il nome "Domenica delle Palme" ricorda l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, accolto dalla folla come re agitando fronde e rami presi dai campi (Mt 21, 1-9). Questo gesto riprendeva la tradizione ebraica del Sukkot durante la quale il popolo saliva in pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme portando un mazzetto intrecciato di palme, simbolo della fede, mirto, simbolo della preghiera, e salice che ricordava il silenzio del popolo difronte a Dio. Il cammino era accompagnato da canti e invocazioni di salvezza nel ricordo dalla liberazione dall’Egitto, nell’attesa della manifestazione del Messia, che per tradizione sarebbe avvenuta proprio durante quella festa.

La tradizione evangelica narra dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino, perché  si adempisse la Scrittura “… ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio di asina..” (Zac 9,9). Il Vangelo prosegue con la descrizione della folla che, radunata, al passaggio di Gesù stese a terra i mantelli e agitava festosamente le fronde di ulivo e di palma inneggiano il canto dell’Osanna.

La celebrazione liturgica della Domenica delle Palme è in realtà esigente, perché in essa c'è una tensione tra l'Osanna nell'ingresso a Gerusalemme e il "crocifiggilo" durante la consegna e la condanna di Gesù.

Per questo la celebrazione inizia con la benedizione dei ramoscelli d'ulivo e l'ingresso in chiesa, in ricordo dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme. Le letture anticipano il messaggio della settimana santa: i fedeli ascoltano la narrazione della passione e morte di Gesù in un contesto storico-salvifico.

"La Settimana Santa dei cristiani ci conduce, attraverso la porta della Domenica delle Palme, nel cuore del Mistero pasquale celebrato nel Triduo sacro di passione, morte e risurrezione del Signore. Per entrare in questo mistero, ogni anno la Chiesa offre spazi dilatati e tempi distesi, parole preziose e gesti intensi per l’incontro comunitario con il Signore."(dal sussidio CEI)

 

Usanze religiose

A seconda dei luoghi è tradizione formare dei piccoli mazzetti con i rami di palme (la palma è un simbolo regale) o con quelli di ulivo (simbolo della pace) oppure con rami di piante sempreverdi, per esempio il bosso. 

Questi mazzetti benedetti vengono poi sistemati nelle case dietro il crocifisso oppure in un altro luogo particolarmente significativo.

Di particolare interesse è il fatto che le ceneri utilizzate nel giorno di mercoledì delle ceneri si ricavino dai ramoscelli di ulivo dell’anno precedente, appositamente bruciati.

Un piccolo spunto per la Domenica delle Palme lo trovate qui.

Significato del Giovedì Santo

 

Messa crismale: la mattina del giovedì santo si celebra nella cattedrale la solenne cerimonia presieduta dal Vescovo durante la quale, in presenza dell’intero presbiterio Diocesano, consacra il sacro crisma e gli altri oli usati per il Battesimo, unzione degli infermi e per ungere i Catecumeni, oli che vengono poi portati nelle parrocchie della Diocesi. L’unione dell’intero presbiterio è segno forte e visibile che la Chiesa e il sacerdozio sono fondati su Cristo: le celebrazioni del Triduo nelle parrocchie confermano l’unità  della Chiesa. Questa celebrazione solenne celebra l’istituzione dell’Eucarestia e dell’Ordine sacro.

Con il giovedì santo si conclude la Quaresima, iniziata con il Mercoledì delle Ceneri, e con essa termina il digiuno penitenziale. Con la messa  “in Coena Domini” inizia il Triduo Pasquale, i tre giorni in  cui si commemora la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, con il suo fulcro nella Veglia Pasquale e si conclude con i secondi vespri della Domenica di Pasqua.

Dal punto di vista liturgico il Triduo pasquale é un'unica celebrazione: inizia con “in Coena Domini” la sera del giovedì. E qui si inserisce l'antica tradizione ebraica secondo la quale un giorno inizia con il tramonto.

Le letture ci introducono al mistero di questa celebrazione:

Lettura dal libro dell'esodo (12,1-14): commemorazione della festa della Pasqua ebraica come fondamento per la celebrazione dell'ultima cena.

Lettura dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (11,23-26): la più antica descrizione dell'ultima cena.

Lettura dal Vangelo di San Giovanni (13, 1-15): in questo brano del Vangelo viene descritta in modo esaustivo la lavanda dei piedi  a seguito dell'ultima cena. La lavanda dei piedi spiega la celebrazione dell'eucaristia: un'eucaristia senza il servizio al prossimo è impossibile.

L'eucaristia del giovedì santo termina senza congedo finale e l’assemblea si scioglie in silenzio. Il Santissimo viene deposto sull’altare della reposizione e ogni tipo di ornamento viene tolto per sottolineare così in modo impressionante la paura e la solitudine di Gesù. La comunità raccolta in preghiera si scioglie in silenzio.

 

Rituali ed usanze religiosi intorno al giovedì santo

 

Lavanda dei piedi: questo gesto che per tradizione si svolge in tutte le chiese, prende spunto dal gesto compiuto da Gesù nei confronti degli apostoli, riuniti nel Cenacolo per l’ultima cena. Dopo l’omelia  (introduzione ed approfondimento delle letture bibliche) si svolge la lavanda dei piedi che rappresenta il gesto compiuto da Gesù verso i suoi apostoli, in memoria del gesto di ospitalità verso gli invitati. La lavanda dei piedi rappresenta un gesto molto forte e di grande insegnamento di Gesù verso i suoi discepoli e quindi verso tutti noi: il gesto ci indica che la sequela di Gesù implica il mettersi al servizio dei fratelli, in totale offerta di dono. Un approfondimento interessante sul significato della lavanda dei piedi lo trovate qui.

Il "silenzio" delle campane e dell'organo: durante il gloria le campane risuonano e poi stanno in silenzio fino al gloria della Veglia di Pasqua. Anche l'organo ed altri strumenti musicali possono essere utilizzati solo se di sostegno per il canto dell'assemblea.

Spogliazione dell'altare: l'altare viene spogliato in segno di lutto e in particolare il rimuovere i paramenti dell'altare ricorda la spogliazione di Cristo (poichè l'altare simboleggia Gesù Cristo).

Reposizione dell'Eucaristia: i riti liturgici del giovedì santo si concludono con la reposizione dell’Eucarestia in una cappella laterale della chiesa addobbata a festa per ricordare l’istituzione del Sacramento. La cappella della reposizione è meta di adorazione e devozione fino ai riti del pomeriggio del venerdì santo. Tutto il resto è oscurato in segno di dolore per la Passione di Gesù. Le campane tacciono, l’altare è disadorno, il tabernacolo vuoto con la porticina aperta, i crocifissi coperti. A questo proposito sono interessanti le indicazioni del Documento  "Direttorio sulla Pietà popolare e Liturgia della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti” (2001):  “È necessario che i fedeli siano illuminati sul senso della reposizione: compiuta con austera solennità e ordinata essenzialmente alla conservazione del Corpo del Signore per la comunione dei fedeli nell’Azione liturgica del Venerdì Santo e per il Viatico degli infermi, è un invito all’adorazione, silenziosa e prolungata, del mirabile Sacramento istituito in questo giorno. In riferimento al luogo della reposizione, si eviti il termine di “sepolcro”, e nel suo allestimento, non venga conferito ad esso l’aspetto di un luogo di sepoltura; infatti il tabernacolo non deve avere la forma di un sepolcro o di un’urna funeraria: il Sacramento venga custodito in un tabernacolo chiuso, senza farne l’esposizione con l’ostensorio”. Un approfondimento sulla tradizione dell'altare della reposizione lo trovate qui. 

Un'usanza particolare della Chiesa Antica: tutti coloro che il mercoledì delle ceneri venivano esclusi dalla comunità cristiana e passavano allo stato di penitenti, venivano riammessi il giovedì santo, così da poter festeggiare insieme a loro la Santa Pasqua.

La cena del giovedì santo è in ricordo della Pasqua ebraica che lo stesso Gesù festeggiò con i suoi discepoli e che noi ricordiamo come ultima cena. Il giovedì santo possiamo cenare insieme ricordandoci così dell’ultima cena di Gesù.

Un piccolo spunto lo trovate qui.

Significato del venerdì santo


In questo giorno che fa parte del triduo pasquale commemoriamo in modo particolare la  passione e morte di Gesù Cristo.

Se da un lato si imita il racconto biblico (la sera del giovedì santo il fulcro è l'ultima cena, il venerdì santo la passione e morte di Gesù, il sabato santo il silenzio della tomba, nella veglia pasquale e la Domenica di Pasqua la resurrezione di Gesù), dall'altro il triduo viene interpretato già alla luce della fede pasquale.

Il venerdì santo non si celebrano messe, i fedeli si riuniscono alle tre del pomeriggio in chiesa per celebrare la passione e morte di Gesù Cristo. Quest'ora corrisponde, secondo il racconto biblico, all'ora della morte di Gesù.

Questa celebrazione si contraddistingue già esteriormente dalle altre: il luogo della liturgia è privo di ornamenti e la celebrazione si svolge senza strumenti musicali. Dato che questa celebrazione fa parte del triduo pasquale essa inizia senza i riti di inizio (segno della croce e saluto liturgico) e termina senza congedo.

"Quest’anno non possiamo andare in chiesa per celebrare con tutta la comunità la passione del Signore, ma vogliamo farlo nella nostra casa. Lo stupore per un amore così grande chiude anche le nostre bocche nel silenzio ma chiede ai cuori di aprirsi all’ascolto della Parola. Essa ci rivela un Dio che non esige il sacrificio degli uomini ma ad essi offre in sacrificio il suo stesso Figlio. " (dal Sussidio della CEI).

La celebrazione inizia con un ingresso in silenzio e una preghiera altresì in silenzio - prostrati o in ginocchio. Segue l'orazione.

Le letture bibliche che seguono interpretano la morte in croce di Gesù da una prospettiva vetero (Is 52) e novotestamentaria (Ebrei 4). Segue quindi il racconto della passione di Gesù secondo Giovanni.
A seguire la preghiera universale: é interessante che questa provenga dalla Chiesa Antica. Mentre tutte le altre preghiere sono sparite e sono state reintrodotte solo con il Concilio Vaticano Secondo, questa preghiera universale è rimasta.

Per via dell'emergenza Covid-19  viene inserita tra la nona intercessione e la decima una appositamente formulata per questa attuale emergenza.

Segue l'adorazione della croce: essa viene accompagnata da un'acclamazione e dagli impropri (lamenti). L'acclamazione pone la croce nella luce pasquale: i lamenti si rifanno a motivi biblici e interpretano la croce sullo sfondo della storia biblica salvifica. In alcune parrocchie la preghiera universale si svolge dopo l'adorazione della croce, cosicchè questa preghiera si reciti di fronte alla croce.

La celebrazione termina con una breve benedizione, senza congedo l'assemblea si scioglie in silenzio.

 

Rituali ed usanze religiosi:


Adorazione della croce: l'adorazione della croce è un rito unico nel suo genere durante l'anno liturgico. Esso viene testimoniato a Gerusalemme già nel quarto secolo. La croce avvolta viene portata nel luogo della liturgia e viene scoperta a poco a poco con l'acclamazione "Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo. Venite, adoriamo." La croce viene venerata dai fedeli che si genuflettono ad uno ad uno davanti ad essa. Interessante è il fatto che la genuflessione nella lingua simbolica della chiesa cattolica sia prevista solo per le specie eucaristiche del pane e del vino.

In alcuni luoghi i bambini pongono dei fiori ai lati della croce.

Il grande digiuno del venerdì santo: così come il mercoledì delle ceneri anche il venerdì santo è un grande giorno di digiuno e astinenza. é anche per questo motivo che in questo giorno si rinuncia all'eucaristia.

Via crucis: è una forma di devozione sia durante il tempo di Quaresima, in particolare il venerdì, che il venerdì santo stesso. La via crucis ricorda l'ultimo tratto del cammino terreno di Gesù: dall'orto degli ulivi, alla condanna nel pretorio di Pilato, alla salita al Golgota e alla crocifissione, morte in croce e deposizione nel Sepolcro. La Via Crucis, nel senso attuale del termine, risale al Medio Evo. San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), san Francesco d'Assisi (1182-1226) e san Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274) prepararono il terreno su cui sorgerà questa pratica di devozione. La Via Crucis, nella sua forma attuale, con le stesse quattordici stazioni disposte nello stesso ordine, è attestata in Spagna nella prima metà del diciassettesimo secolo, soprattutto in ambienti francescani. Dalla Spagna essa passò prima in Sardegna e poi in Italia. Le 14 stazioni della Via Crucis, nella forma definitiva arrivata a noi, sono le seguenti: 1) Gesù è condannato a morte 2) Gesù è caricato della croce 3) Gesù cade per la prima volta 4) Gesù incontra sua Madre 5) Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la croce 6) la Veronica asciuga il volto di Gesù 7) Gesù cade per la seconda volta 8) Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme 9) Gesù cade per la terza volta 10) Gesù è spogliato delle vesti 11) Gesù è inchiodato sulla croce 12) Gesù muore in croce 13) Gesù è deposto dalla croce 14) il corpo di Gesù è collocato nel sepolcro. Il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie Monsignor Piero Marini spiega la tradizione della via crucis, nel suo divenire e nelle sue forme.

Un'usanza particolare in alcune regioni italiane è la rappresentazione vivente della via crucis nella quale sono coinvolti fino a ottanta figuranti e che dura alcune ore.

Deposizione nel Sepolcro - Santo Sepolcro: verso sera del venerdì santo viene deposta in un luogo consono una rappresentazione del corpo di Gesù, questo luogo invita alla preghiera silenziosa.

Un piccolo spunto lo trovate qui.

Significato del sabato santo

 

Il sabato santo si trova in una certa tensione tra venerdì santo e la veglia pasquale. Secondo l'immaginazione cristiana Gesù in questo lasso di tempo tra la sua morte e la sua resurrezione è disceso agli inferi, nel regno della morte, dove ha liberato tutti dalle forze del male. In corrispondenza di ciò l'iconografia delle chiese orientali rappresenta spesso Gesù che porge le sue mani ad Adamo ed Eva (come emblema di tutte le persone del regno dei morti) e li solleva dalle loro tombe.

In questo giorno l'altare e tutto intorno sono scarni. Ė una giornata aliturgica, cioè priva di celebrazioni in tutte le chiese, fatta eccezione per la liturgia delle ore. Ė l’unico giorno dell’anno nel quale non si può ricevere la Comunione, tranne nel caso del Viatico per gli ammalati gravi. La compieta non viene recitata, perchè la notte del sabato dovrebbe essere una notte di veglia in attesa della resurrezione.

A partire dal quarto secolo in alcuni luoghi, in questo giorno i candidati al Battesimo (catecumeni), facevano la loro pubblica professione di fede, prima di venire ammessi nella Chiesa, rito che avveniva poi nella Veglia di Pasqua.

Il sabato santo è il giorno del grande silenzio che il Cardinale Carlo Maria Martini nella sua lettera pastorale per l'anno 2000-2001 descriveva cosi: " E’ in questo sabato – che sta tra il dolore della Croce e la gioia di Pasqua – che i discepoli sperimentano il silenzio di Dio, la pesantezza della sua apparente sconfitta, la dispersione dovuta all’assenza del Maestro, apparso agli uomini come il prigioniero della morte. E’ in questo Sabato santo che Maria veglia nell’attesa, custodendo la certezza nella promessa di Dio e la speranza nella potenza che risuscita i morti. "

La Veglia Pasquale è prevista in buona parte delle nostre chiese e cattedrali, con inizio verso le 22 del sabato; ma la Veglia pasquale, madre di tutte le Veglie celebrate dalla liturgia cristiana, pur iniziando nell’ultima ora del sabato, di fatto appartiene alla Liturgia solenne della Pasqua.

 

Usanze

 

Il sabato santo si colorano le uova di Pasqua e si preparano delle pietanze tipiche, oppure si svolgono altri preparativi in concomitanza con la festa di Pasqua. Tutto ciö non dovrebbe distogliere la nostra attenzione dal significato e dal valore del sabato santo.
 

Una bella meditazione di Enzo Bianchi (Comunità di Bose) sul sabato santo la trovate qui:https://www.avvenire.it/agora/pagine/sabato-santo-.

 

Un piccolo spunto lo trovate qui.

Veglia Pasquale

 

Pasqua è la festa più importante di tutto l'anno liturgico. Senza Pasqua anche le altre feste cristiane non esisterebbero. Il fulcro della fede cristiana è la resurrezione: nè il dolore nè la morte hanno l'ultima parola, bensì la vita in Dio.

La festa di Pasqua è strettamente legata alla pesach ebraica (da cui deriva in italiano il termine Pasqua). Perciò è importante ricordarsi del significato della pesach ebraica: nella pesach si celebra l'esodo dall'Egitto e quindi la liberazione dalla schiavitù. Nella notte prima della partenza venne sacrificato il cosiddetto agnello della pesach, col cui sangue vennero segnati gli stipiti delle porte. Le famiglie con il sangue sugli stipiti vennero risparmiate e salvate da Dio (cfr. Esodo 12-13).

Gesù per questo viene visto come il "nuovo" agnello della pesach: la morte in croce e la resurrezione di Gesù liberano dal peccato e dalla morte.

I primi cristiani continuarono a festeggiare la festa ebraica con un'interpretazione cristiana. Poi però si sviluppò una festa di Pasqua propria (su sfondo ebraico!), e questa festa abraccia tre giorni: dalla passione e morte di Gesù in croce (venerdì santo) fino alla resurrezione alla domenica.

La veglia di Pasqua è "la veglia di tutte le veglie", perchè appunto la veglia pasquale è la festa centrale del cristianesimo, vedi a questo proposito il fatto che secondo la tradizione biblica la notte più importante è la notte della pesach prima dell'esodo. La veglia di Pasqua non inizia prima del tramonto e deve terminare prima dell'aurora. Di particolare interesse è che nella chiesa antica la veglia pasquale si estendeva effettivamente a tutto questo lasso di tempo, mentre oggi esso viene interpretato come possibilie punto d'inizio e di conclusione della veglia pasquale.

 

"Nessun atto liturgico sopporta improvvisazione, ma la “madre di tutte le veglie”, in particolare, si offre come un insieme così ricco e articolato di linguaggi, luoghi, ministri, oggetti e azioni, da vivere più di tutti gli altri il rischio di smarrire il suo itinerario, senza un intenso lavoro di preparazione. Compimento del Triduo santo, essa dà inizio al Tempo di Pasqua, accompagnando la comunità dalla notte alla luce." Qui le indicazioni dell'uffico liturgico https://www.chiesacattolica.it/santo-del-giorno/sabato-santo/


La struttura è antica e “non può da nessuno essere cambiata arbitrariamente” (Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, n. 81).
Particolare valore va dato in questa celebrazione a segni e simboli: un fuoco che realmente dia luce e calore, vera cera per il Cero pasquale, candele offerte ad ognuno dei presenti per il lucernario, fonte battesimale ben valorizzato, aspersione con l’acqua lustrale ben compiuta.
Nella processione d’ingresso non si reca l’Evangeliario per non distogliere l’attenzione dal Cero pasquale.
 
La Liturgia della luce
L’azione inizia nelle tenebre. Vegliare nella notte è già un segno sacramentale di una liturgia straordinaria. Parecchio dopo il tramonto, il fuoco nuovo raduna i fedeli fuori dall’edificio della chiesa. Il fuoco è benedetto e si prepara il nuovo Cero pasquale. Si avanza dunque in processione, dando progressivamente a Cristo, Luce del mondo, il tempo di illuminare il popolo e quindi la chiesa.  Il canto del Preconio pasquale  annuncia la vittoria del Cristo e conclude il rito.
 
La liturgia della Parola
Si svolge in una scansione tipica ed unica – lettura, salmo, orazione, ha un ritmo che non va spezzato, ma sostenuto con canti opportuni. La possibilità di scelta tra le letture impone nella preparazione la decisione su un opportuno itinerario. Il canto del Gloria, con suono delle campane e accensione delle luci, celebra la gioia del Risorto. Perché questo grido possa risuonare, sarà indispensabile porre molta attenzione al silenzio liturgico precedente(vedi sotto una breve descrizione delle letture).
 
La liturgia battesimale
Sia che si battezzino dei neofiti o neonati, sia attraverso il rinnovo delle promesse battesimali e l’aspersione dell’assemblea, è in questa notte che può rivelarsi il valore del sacramento del Battesimo. Uniti a Cristo, sepolti con lui, seguiamo Lui nella vita nuova. La preghiera litanica, lo spostamento al fonte sottolineano questo momento della Veglia.
 
La celebrazione eucaristica
é la quarta parte ed è abituale, ma non di minore importanza, per cui il celebrante può spendere qui una breve monizione per richiamare il valore di culmine dell’Eucaristia.
 
Conclusione:
La benedizione solenne della Veglia.


La Messa del giorno di Pasqua sviluppa nuovamente il mistero della Santa Pasqua.

Segue quindi il Tempo di Pasqua che dura cinquanta giorni, fino alla festa della Pentecoste.

 

 

Le letture della Veglia Pasquale

 

Le letture interpretano il mistero di questa notte nel contesto più vasto della storia della salvezza di Dio con il suo popolo.

 

Prima lettura: Gen 1,1-2,2:

Perchè esiste il mondo? Perchè esiste l'uomo? All'inizio della Bibbia ci viene narrato che Dio ha voluto il mondo e che l'uomo è il gioiello della sua creazione.

 

Seconda lettura: Gen 22,1-18:

Dio è un Dio della vita. Ma cosa ne è delle nostre esperienze cupe? In che contraddizioni posso ritrovarmi anche nel mio rapporto con Dio? La lettura non termina con la disperazione ma con la promessa e la benedizione di Dio, del Dio della vita.

 

Terza lettura: Es 14,15-15,1

Violenza, oppressione, minaccia della vita, tutto ciò viene collegato con l'Egitto in questo brano. In maniera meravigliosa il popolo d'Israele viene liberato nel momento di massimo pericolo - non per forza propria ma per mano di Dio.

 

Quarta lettura: Is 54,5-14:

Le ferite del passato possono pesare sul presente e portare via la speranza in un futuro migliore. Dio si rivolge all'uomo e gli dona speranza e vita nuova.

 

Quinta lettura: Is 55,1-11

Spesso soldi e fatiche vengono spesi per cose che soddisfano per poco tempo. Dio ci dona la vita vera. Egli ci è vicino, anche se rimane sempre anche mistero.

 

Sesta lettura: Bar 3,9-15.32-4,4

La salvezza è vicina se noi prendiamo ciò che Dio ci offre. Questa salvezza comporta la conversione e l'adempimento della parola di Dio.

 

Settima lettura: Ez 36,16-28:

Il popolo è diventato infedele a Dio. Ma Dio resta fedele, ed in più: Dio regala al suo popolo un cuore nuovo e uno spirito nuovo. In questa relazione si manifesta Jahwe "io sono colui che sono".

 

Epistola dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani: Rm 6,3-11: 

La sottomissione degli uomini, la violenza e il peccato hanno perso il loro potere su di noi. Chi è stato battezzato in Cristo è liberato dal potere della morte. Noi siamo chiamati a vivere con Cristo e in Cristo per Dio.

 

Vangelo: Mt 28,1-10:
Gesù, crocifisso, non è più nella tomba: è risorto!

 

Quaranta giorni dopo Pasqua e quindi dieci giorni prima di Pentecoste si celebra la festa dell’ascensione. Poiché cade di giovedì e in Italia non è un giorno di festa, l’ascensione viene celebrata la domenica successiva.

Per questa festa si fa riferimento sia al Vangelo di Luca che agli Atti degli Apostoli, perché solo in questi due scritti l’ascensione viene scissa temporalmente dalla Resurrezione.

Il contenuto di questa festa non riguarda solo la salita al cielo di Gesù ma apre la porta anche alla nostra stessa strada verso il Padre. Gesù si allontana, ma solo apparentemente, perché egli promette ai suoi discepoli e quindi anche a noi: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Matteo 28, 20).

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La feste della Pentecoste conclude e completa il Tempo di Pasqua. Pentecoste si festeggia 50 giorni dopo la Pasqua, il termine deriva dal greco e significa cinquantesimo giorno.

In origine era la festa ebraica che segnava l'inizio della mietitura e si celebrava 50 giorni dopo la Pasqua ebraica. Nel Cristianesimo, invece, indica la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo.

Gli Ebrei la chiamavano“festa della mietitura e dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano. È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua. Lo scopo originario di questa ricorrenza era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge a Mosè sul Monte Sinai. Questa festa era anche occasione di pellegrinaggio a Gerusalmme ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.

Nel secondo capitolo degli Atti degli Apostoli si legge che gli apostoli erano riuniti in preghiera insieme a Maria a Gerusalemme in vista della festa delle Pentecoste quando all’improvviso si sentì un grande rumore “Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.” (At 2,3-4). Attraverso la forza dello Spirto Santi gli apostoli e quindi la giovane comunità cristiana dettero testimonianza della loro fede nel Risorto ben oltre i confini di Gerusalemme. Si formarono così numerose comunità cristiane e si formò la Comunità della Chiesa. Per questo motivo spesso Pentecoste viene nominata come festa dello Spirito Santo e come momento di nascita della Chiesa.

Pentecoste fa parte, insieme a Natale e a Pasqua, delle feste più importanti per i cristiani.

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Ottava di Pentecoste: Alla fine del quarto secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale. Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia.
L’ Ottava liturgica  si conservò fino al 1969; mentre i giorni festivi di Pentecoste furono invece ridotti nel 1094, ai primi tre giorni della settimana; ridotti a due dalle riforme del Settecento.
All’ inizio del ventesimo secolo, fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è conservato come festa in Francia e nei Paesi protestanti e anche nella nostra Diocesi.

 

Usanze religiose:

La novena allo Spirito Santo si recita a partire dal venerdì prima della domenica dell’Ascensione fino al sabato prima della solennità di Pentecoste. Il termine novena deriva dal latino novem e significa nove. In questi giorni si invoca in modo particolare lo Spirito Santo affinchè continui a operare nella Chiesa e soprattutto nei suoi membri affinchè siano questi testimoni veri e autentici della fede.

Qui trovate uno spunto per la festa di Pentecoste.

Il significato dell'Assunzione di Maria in cielo

 

Il 15 agosto celebriamo la solennità dell'Assunzione della Vergine Maria al cielo, anche detta Assunta.

Papa Pio XII il 1° novembre del 1950 proclamò solennemente per la Chiesa cattolica  come dogma di fede l’Assunzione della Vergine Maria al cielo con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus: "pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo."

Le Chiese ortodosse nello stesso giorno celebrano la festa della Dormizione di Maria.

Già nel quinto secolo viene narrata questa festa e testimoniata anche dai Padri della Chiesa.

Questa solennità è un'anticipazione della risurrezione della carne che avverrà alla fine dei tempi per tutti gli uomini. Maria Assunta in cielo è segno di gioia e speranza per coloro che sono ancora pellegrini in terra.

 

Ferragosto

Il termine ferragosto risale ai tempi dell'Imperatore Augusto, il quale nel 18 a.C. aveva istituito questa festa (feriae Augusti - riposo di Augusto) per celebrare la fine dei pricipali lavori agricoli.

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Significato della Festa di Tutti i Santi (Ognissanti)

 

Tutti i Santi è una festa commemorativa di tutti i Santi e si celebra il primo novembre. Oltre ai Santi più popolari in questa solennità si ricordano anche i Santi meno noti.

Un giorno di commemorazione dei Santi risale al quarto secolo in Siria, anche se non il primo novembre.

In Gallia dal sesto all'ottavo secolo esiste una festa commemorativa per tutti quei Santi dei quali non si conosceva la data di morte e che quindi non avevano una propria giornata (memoria) commemorativa.

Intorno all'ottocento si espande in Inghilterra e nel Regno carolingio una festa commemorativa di tutti i Santi il primo novembre.
 

La festa di Ognissanti è da distinguere dalla commemorazione dei defunti. Ciò emerge soprattutto nella Liturgia. Vista l'usanza di fare visita ai cimiteri nel pomeriggio del primo novembre la solennità di Ognissanti e la commemorazione dei defunti non sono più così distinte.

 

Significato della commemorazione dei defunti

 

La commemorazione dei defunti si celebra il due novembre. L'usanza di recarsi ai cimiteri per far visita alle tombe dei propri cari defunti fa parte di questa commemorazione. 

Sul sito della nostra Diocesi potete trovare una scheda per la commemorazione dei defunti in casa.

E con i bambini

 

Usanze:

Fare visita ai cimiteri: è l'usanza più conosciuta. Perciò per questa occasione le tombe vengono particolarmente curate.

In questi giorni si potrebbe anche prendersi tempo per riflettere sul significato dei simboli cristiani sulle tombe.

Significato della Festa di Cristo Re

 

Cristo è il vero Re dell'universo, ecco il significato della Festa di Cristo Re.

La Domenica di Cristo Re si festeggia nella Chiesa Cattolica dal 1925. L'origine di questa festa ha aspetti politici. Dal 1970 questa festa si celebra alla fine dell'anno liturgico cioè la domenica prima della prima domenica di Avvento.

I testi liturgici di questa domenica rimandano alla seconda venuta di Cristo e sottolineano quindi la dimensione escatologica della nostra fede.

Per molti il tempo di Avvento è un periodo particolare.

Esso inizia la quarta Domenica prima del 25 dicembre, cioè della Festa di Natale e comprende 4 domeniche di Avvento. Il 24 dicembre fa ancora parte dell'Avvento (ma non la Santa Messa prefestiva di Natale).

 

Significato della parola „Avvento“

La parola Avvento deriva dal termine latino "adventus" che solitamente si traduce con venuta. Nell'antichità si intendeva l'avvento di una divinità nel tempio, questa appariva e si manifestava oppure si intendeva anche la visita ufficiale di un re o un sovrano dopo la sua ascesa al trono (adventus regis).

Il termine Avvento ha in realtà un doppio significato: "Il Signore è venuto" esprime anche come  "Il Signore verrà" che passato e futuro si intrecciano.

Sviluppo storico del tempo di Avvento

Le prime testimonianze di un periodo di preparazione al Natale risalgono al quarto secolo in Gallia e in Spagna. Lì il tempo di Avvento era un periodo di digiuno prenatalizio, in Gallia addirittura c'era un periodo di quaresima di quaranta giorni secondo il modello della quaresima precedente la Pasqua, come preparazione alla venuta di Cristo e quindi al giudizio universale. In contrapposizione a ciò a Ravenna e a Roma prese forma un periodo liturgico di preparazione. Qui si diede più peso alla memoria del primo avvento di Cristo (nascita di Cristo) che non nell'avvento in Gallia. Il carattere di penitenza ha avuto un influsso più esteriore nella liturgia romana: il colore viola e la mancanza del gloria. L'alleluja a differenza che nella liturgia in Gallia invece rimane. I testi liturgici accentuano un sentimento di gioiosa attesa.

La durata del tempo di avvento variava da sei a quattro domeniche. Nel corso del dodicesimo e tredicesimo secolo si affermò in generale un periodo di avvento di quattro settimane. Il Concilio Vaticano Secondo rivide i testi liturgici.

Una nota interessante: nel rito ambrosiano dell'Arcidiocesi di Milano tutt'ora il tempo di avvento è di sei settimane, così come nella Chiesa ortodossa.

 

Significato del tempo di Avvento

Il periodo di avvento è un tempo di gioiosa attesa. Ci ricorda quanto sia importante l'attesa, il saper attendere....

L'avvento ha un doppio carattere (nel senso di un doppio significato - vedi sopra). Si tratta cioè di attendere Gesù Cristo, in prima linea la sua venuta alla fine dei Tempi ("Il Signore verrà") e collegata a questo la speranza che si ristabilisca l'ordine previsto, cioè la giustizia. I testi liturgici fino al 16 dicembre si ricollegano a questo saper attendere.

L'attesa si fonda nell'esperienza di fede che Dio è venuto tra noi in Gesù Cristo - si è fatto uomo ("Il Signore è venuto"). Il Natale non è perciò una festa che ricordi la nascita storica di Gesù, ma una festa che ci rafforza nella speranza che Dio, come allora, anche oggi e in futuro venga in mezzo a noi. Il tempo di avvento ci prepara a questa festa.

A partire dal 17 dicembre i testi liturgici si concentrano perciò sulle narrazioni intorno alla nascita di Gesù.
Il colore dei paramenti liturgici in avvento ci ricorda il significato originario del tempo di avvento: il viola come nel periodo di quaresima. Solo nella terza domenica di avvento il colore è rosa: perchè "il bianco del Natale" traspare già attraverso il viola. La terza domenica di avvento porta il nome di "gaudete": rallegratevi nel Signore, sempre.

Una nota interessante: a ogni celebrazione eucaristica è impresso un atteggiamento di attesa come in avvento. Nel "mistero della fede" lo esprimiamo e le preghiere eucaristiche ce lo ricordano ("attendiamo la sua venuta...").

Testi liturgici in Avvento

Nella loro varietà i testi liturgici ci ricordano l'atteggiamento di attesa dell'avvento.

Letture
1a domenica di avvento: venuta del Signore

Il Vangelo ci riporta alla venuta del Signore alla fine dei tempi e ci esorta ad essere vigili.

Ciclo A: La venuta del Signore si manifesterà in maniera inaspettata come il diluvio ai tempi di Noè (Mt 24, 37-44).

Ciclo B: Essere vigili come i servi che non sanno quando rientri il loro padrone (Mc 13, 33-37)

Ciclo C: Essere vigili, perchè la salvezza è vicina (Lc 21, 25-36).

2a domenica di avvento: la predicazione di Giovanni il Battista con l'invito "Convertitevi", "Preparate la via del Signore"
(Ciclo A: Mt 3,1-12; Ciclo B: Mc 1,1-8; Ciclo C: Lc 3,1-6)

3a domenica di avvento: Gesù e Giovanni il Battista
Giovanni riporta a Gesù come al "vero profeta" (Ciclo A: Mt 11,2-11; Ciclo B: Gv 1,6-28; Ciclo C: Lc 3,10-18).

4a domenica di avvento: annuncio della nascita di Gesù
I Vangeli della quarta domenica di avvento annunciano la nascita di Gesù e cioè a Giuseppe (Ciclo A: Mt 1,18-24), a Maria (Ciclo B: Lc 1,26-38) e nell'incontro di Maria con Elisabetta (Ciclo C: Lc 1,39-45).

Le letture dell'Antico Testamento sono letture profetiche (principalmente tratte da Isaia) e parlano del Messia e del tempo messianico.
Le letture dalle lettere degli apostoli contengono istruzioni e annunci.

Le prefazioni del tempo di avvento riprendono in gran parte l'atteggiamento di attesa della venuta del Signore e anche dell'incarnazione.

 

Alla pagina "darsi tempo per " trovate spunti e aiuti per celebrazioni nel tempo di avvento.

 

Usanze e riti nel tempo di avvento:

Corona di avvento: l'usanza che risale al diciannovesimo secolo è ben ancorata nelle chiese e nella maggior parte delle famiglie. Con la sua ricchezza di simboli la corona di avvento esprime vari messaggi:
-    Come corona è un segno di compiutezza e dell'infinito. é altresì simbolo dell'anno liturgico che comincia.
-    Come corona verde rimanda alla vita e alla speranza che Gesù Cristo verrà.
-    La luce delle candele riporta alla luce di Cristo: mentre la luce del giorno diminuisce, la luce della corona d'avvento aumenta di domenica in domenica, fino a Natale, quando la luce di Cristo risplende in tutta la sua pienezza (albero di Natale).
-    Le candele rosse sono un segno di amore: Gesù Cristo è venuto per tutti gli uomini.
-    Le fasce viola ci ricordano l'invito a convertirci (viola è il colore del tempo di penitenza): Gesù Cristo ci invita a una vita nuova (cfr. il Vangelo della seconda domenica di avvento).
La corona di avvento viene benedetta in una celebrazione intorno alla prima domenica di avvento.

Anche se le corone di avvento si possono acquistare, è anche usanza in alcune famiglie che le corone di avvento si facciano in casa.

Calendario di avvento: Il calendario di avvento aiuta soprattutto i bambini nell'attesa del Natale. Inizia il primo dicembre e fino al 24 si può aprire ogni giorno una finestrella.
Questa usanza risale al diciannovesimo secolo; il primo calendario di avvento stampato uscì nel 1904.
Ci sono svariate idee su come confezionare un calendario di avvento, qui le attività commerciali hanno trovato un buon terreno sul quale espandersi. Qui è importante sottolineare che il calendario di avvento non consiste in ventiquattro regali, ma introduce al significato della festa del Natale.

 

Fare i biscotti: In avvento in famiglia si fanno i biscotti di Natale. In alcune famiglie si è mantenuta l'usanza che questi effettivamente si mangino il giorno di Natale.

Natale è una festa che viene festeggiata non solo in ambienti cristiani ma in tutto il mondo e alla quale sono collegate emozioni forti. Nella società il Natale viene visto in primo luogo come festa della famiglia, dello stare insieme e della pace.

Per i cristiani il Natale è la Festa della nascita di Gesù Cristo. Il tempo di Natale inizia con i primi vespri della vigilia di Natale e dura fino alla domenica dopo l'Epifania, cioè la domenica dopo il 6 gennaio. La festa della nascita del Signore ha a che fare con una professione di fede e non rimanda ad un evento storico in tempi lontani.
 

Sviluppo storico

Inizialmente le comunità cristiane festeggiavano Pasqua come un'unica festa annuale. Poco a poco si svilupparono altre feste che celebravano eventi della vita di Gesù-tuttavia come professioni di fede e non per interesse storico. In questo contesto si pensò anche alla nascita del Signore (alcune fonti rimandano ad un evento in primavera). Nonostante il festeggiamento per una nascita sia un'usanza pagana, questa tradizione di festa si propagò tuttavia in fretta. La festa della nascita del Signore divenne così una festa ulteriore nell'anno liturgico (fino a tal punto che nel Medioevo il computo del tempo iniziava addirittura con la nascita e non con la morte di Cristo). Fino al diciottesimo secolo la festa di Natale era meramente collegata con le celebrazioni liturgiche. Solo con l'illuminismo si diffusero i festeggiamenti nelle famiglie fino a divenire questi il centro delle feste natalizie.

Due date per la Festa del Natale

Indipendentemente l'una dall'altra sorgono due date di nascita i cui contorni sono tutt'ora poco chiari.
In un calendario romano del quarto secolo compare il 25 dicembre come data del Natale.
Un accenno interessante riguarda il calcolo del solstizio d'inverno collegato alla nascita del sole nuovo. Dato che nell'impero romano il culto del sole era di grande importanza e l'imperatore stesso si faceva ritrarre come un Dio del sole, i cristiani iniziarono ad indicare Gesù Cristo come il sole della giustizia. Qui si trattò quindi di sottolineare e professare le pecularità della fede.
Nel nostro calendario il 25 dicembre non è proprio il giorno del solstizio d'inverno, ma il 21 dicembre. Nel quarto secolo però era così. Anche se la riforma del calendario ha portato il solstizio d'inverno al 21 dicembre, il 25 dicembre è rimasto come data del Natale.
Questa data si estese nella parte occidentale dell'impero romano.

Nell parte orientale dell'impero romano la festa della nascita del Signore si celebrava invece il 6 gennaio.

Queste due date vennero poi collegate e vennero posti i seguenti accenti: il 25 dicembre si festeggia il tema della nascita in una mangiatoia (Vangelo di Luca) e il 6 gennaio si festeggia la visita dei Magi (Vangelo di Matteo).

Un accenno interessante: le Chiese ortodosse conoscono anche due date per il Natale, le accentuano però in modo diverso (vedi poi le informazioni sull'Epifania). Poichè queste Chiese si orientano secondo un altro calendario a noi si presenta uno spostamento delle feste al 7 rispettivamente al 19 gennaio.

Solamente la Chiesa armena festeggia la nascita di Gesù il 6 gennaio che nel nostro calendario è il 19 gennaio.

 

Significato della Festa di Natale

Nonostante nella nostra società il Natale venga prediletto rispetto a Pasqua è bene ricordare che senza la Pasqua il Natale non avrebbe senso, poichè a Natale non celebriamo solamente la nascita di un bambino, bensì un mistero centrale della nostra fede: Dio viene al mondo e si fa uomo in Gesù Cristo.

Festeggiamo Gesù come il Cristo, il Figlio di Dio, il Salvatore, colui che ci porta la salvezza. Dio viene ad abitare in mezzo a noi. Tutto ciò lo ritroviamo nelle orazioni delle celebrazioni liturgiche e nei Vangeli.
Un'osservazione interessante: anche il significato di questa festa si è evoluto nel corso dei secoli. Mentre nella Chiesa Antica si celebrava soprattutto la natura divina di Gesù Cristo e quindi il mistero della salvezza, a partire dal Medioevo ci si concentrò di più sugli eventi intorno alla sua nascita.

 

Celebrazioni nel giorno di Natale

All'inizio veniva celebrata un'unica Messa la mattina del 25 dicembre (Vangelo diGv 1,1-18), poi si aggiunse la Messa di Mezzanotte. A partire dal sesto secolo si aggiunse un'ulteriore Messa la mattina del 25 dicembre: il Papa faceva visita tra una Messa e l'altra alla comunità greca di Roma (cioè ai cristiani bizantini) e festeggiava con loro il loro patrocinio. Questa Messa del Papa venne adottata dalla Chiesa occidentale, cosicchè si celebrano le seguenti Messe:

Messa della Vigilia di Natale (nella notte di Natale che introduce alla Festa di Natale): Vangelo di Luca (Lc 2,1-14)

Messe all'aurora: Vangelo di Luca (Lc 2,15-20; adorazione dei pastori)

Messe nel giorno: Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-18)

Il pomeriggio della Vigilia di Natale vengono celebrate in diverse parrocchie Messe per i bambini e le famiglie che introducono così alla Santa notte di Natale. In alcune parrocchie anche il giorno di Natale si celebrano Messe particolarmente adatte ai bambini e alle famiglie.

 

Usanze religiose:

I presepi vengono allestiti nelle Chiese e ci rimangono in alcuni luoghi fino alla festa della Presentazione del Signore il 2 febbraio

I presepi servivano per rappresentare il misteri della fede. Rimandano a testi biblci, uniscono temi dei vangeli di Matteo e di Luca ed inoltre prendono anche spunto da alcune leggende.

Si narra che San Francesco nel 1223 fece un presepe vivente con un bue ed un asinello a Greccio.

Nel sedicesimo secolo i presepi divennero sempre più amati cosiccchè a partire dal diciottesimo secolo li troviamo nella case.
 

Recite di Natale il pomeriggio della Vigilia di Natale: per alcune famiglie rappresentano la celebrazione vera  e propria del Natale.

Albero di Natale: da sempre i rami verdi sono simbolo di speranza nella stagione fredda. Le origini dell'albero di natale risalgono ai "misteri", dove esso rappresentava l'albero del paradiso. A partire dal diciannovesimo secolo si espanse sempre più, all'inizio nelle famiglie protestanti, di seguito anche in quelle cattoliche, nelle quali prima c'era solo il presepe. Così l'albero di Natale diventa simbolo di speranza e di vita. Le sue luci rimandano a Gesù Cristo, luce di Dio che illumina la nostra casa.

Regali: la tradizione dei regali di Natale si espanse a partire dal sedicesimo secolo. Fino ad allora era San Nicolò che portava i regali ai bambini e si tramanda che le chiese protestanti spostarono questa usanza a Natale. All'incirca dal diciassettesimo secolo si trovano i doni sotto l'albero di Natale

Questi doni ci ricordano il regalo di Dio a noi uomini: noi condividiamo la nostra gioia e siamo motivo di gioia per gli altri.

Il 6 gennaio si festeggia la solennità dell'Epifania del Signore, chiamata anche i Re magi. Questo termine offusca però il signifcato di questa festa.
Epifania in greco significa manifestazione salvifica della Divinitàe teofania manifestazione di Dio.

 

Significato della festa

Dopo l'unificazione delle due date per il Natale, nella parte occidentale dell'Impero Romano l'adorazione dei Re Magi divenne il tema di questa festa. I Re Magi come "stranieri" riconoscono il significato del bambino e lo adorano come il Re dei Giudei. Questo lo ritroviamo nell'orazione di questa solennità.

Il termine Re Magi rimane problematico, per diversi motivi: nella Bibbia non ci sono riferimenti al fatto che fossero Re nè che fossero tre. Per via dei tre doni alcuni giunsero alla conclusione che si trattasse di tre persone. Per quanto riguarda i tre doni è interessante il rimando al capitolo 60 nel libro del profeta Isaia. Origine (un teologo) nel terzo secolo ha dato un'interpretazione interessante dei doni: l'oro rimanda alla regalità di Cristo, l'incenso alla sua divinità e la mirra alla sua morte (i morti venivano profumati con la mirra).

Nei paesi di lingua tedesca questa solennità prende una nota caritatevole grazie alla tradizione dei cantori della stella.

Nella tradizione orientale questa cultura di festa dell'Epifania è più rimarcata. A partire dal sesto secolo ci sono tre temi di festa: il Battesimo del Signore (con la benedizione dell'acqua battesimale), l'adorazione del bambino da parte dei Magi e il primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana. Questi tre misteri vengono nominati anche "tre miracoli" (della manifestazione della magnificenza di Gesù).

 


Riti e usanze religiose

Befana: "l'epifania tutte le feste si porta via", questo proverbio popolare rimanda alla visita dei Re Magi a Gesù. La festa della Befana ha origine antiche e pagane, la Signora anziana porta con sè l'anno vecchio e lascia spazio a quello nuovo.

In questo articolo ci sono spiegazioni interessanti a proposito di questa festa

Cantori della stella: i cantori della stella fanno visita alle case annunciando la buona novella della nascita del Signore. Nella nostra Diocesi la katholische Jungschar ha ripreso questa tradizione e si occupa di questo progetto: www.jungschar.it/allgemein/.

C+M+B: questa abbreviazione viene scritta sulle porte di casa. Sta per la benedizione „Christus mansionem benedicat“ (Cristo benedica questa casa). A questa si aggiunge la cifra dell'anno corrente. Ci sono vari modi di scrivere questa benedizione, nella nostra Diocesi si usa spesso questo: 20-C+M+B-21.