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Parrocchie e unità pastorali

STATUTI E REGOLAMENTO INTERNO DEGLI ORGANI COLLEGIALI NELLA PARROCCHIA E NELL’UNITÀ PASTORALE
PER IL PERIODO DI LAVORO 2026–2031

Significato e posizione degli organi collegiali

  1. La Chiesa è edificata dal Signore stesso con “pietre vive” ed è arricchita di molteplici doni di grazia.[1] Gli organi di partecipazione sono espressione della vitalità di una comunità cristiana costituita come parrocchia[2] o unità pastorale e sono presupposto per una collaborazione strutturata e ordinata. I membri della parrocchia, in quanto cristiane e cristiani, partecipano mediante il Battesimo e la Confermazione all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Gesù Cristo e cooperano alla missione e al mandato della Chiesa nel mondo di oggi.[3]
  2. I fedeli partecipano all’ufficio profetico di Cristo soprattutto mediante l’annuncio della Parola e la testimonianza di una vita vissuta nella fede e nell’amore, all’ufficio sacerdotale mediante la preparazione e la partecipazione alle celebrazioni liturgiche e ai servizi divini e all’ufficio regale mediante il servizio, cioè la carità verso il prossimo[4] e l’amministrazione dei beni parrocchiali.
  3. La partecipazione dei fedeli all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo costituisce il fondamento dei presenti statuti e li permea in ogni loro parte.
  4. I presenti statuti forniscono agli organi già costituiti nella parrocchia e nell’unità pastorale un quadro di riferimento chiaro e affidabile, affinché possano svolgere in modo corretto ed efficace le attività ordinarie della parrocchia e dell’unità pastorale. Essi si applicano ai seguenti organi:
    a. il Team pastorale e il Consiglio pastorale parrocchiale della parrocchia[5]
    b. il Consiglio per gli affari economici della parrocchia[6]
    c. il Consiglio pastorale unitario dell’unità pastorale
  5. Il parroco o il responsabile dell’unità pastorale è membro degli organi della parrocchia e dell’unità pastorale e ne è il presidente[7], anche qualora venga eletta un’altra persona quale presidente esecutivo, che in seguito sarà indicata semplicemente come presidente.
  6. Le modalità di costituzione degli organi nella parrocchia e nell’unità pastorale sono stabilite nel regolamento elettorale per la nomina degli organi nella parrocchia e nell’unità pastorale per il periodo di lavoro 2026–2031.
  7. Gli organi restano in carica per cinque anni. Qualora circostanze particolari lo rendano opportuno, la durata del mandato può essere ridotta o prorogata con il consenso dell’Ordinario diocesano. Gli organi e le loro commissioni continuano a svolgere le proprie funzioni fino alla nomina dei nuovi organi.
  8. Per i ricorsi o per la risoluzione di situazioni di conflitto che sorgono negli organi della parrocchia e dell’unità pastorale e che, per la loro natura o per le circostanze in cui sono sorte, non possono essere risolte a livello locale, è competente l’Ordinario diocesano, assistito dalla competente commissione arbitrale.
  9. Si raccomanda agli organi di cercare e mantenere il contatto con le associazioni e organizzazioni ecclesiali e non ecclesiali presenti nel territorio della parrocchia o dell’unità pastorale.
  10. Una forma particolare di partecipazione è l’assemblea parrocchiale. Tutti i membri della parrocchia dovrebbero essere invitati almeno una volta nel corso del periodo di mandato degli organi parrocchiali e dell’unità pastorale a un’assemblea parrocchiale. In tale contesto gli organi informano sulla propria attività e presentano priorità e istanze. Inoltre, raccolgono proposte e prese di posizione dei membri della parrocchia. Dell’assemblea viene redatto un verbale che viene conservato nell’archivio parrocchiale.

Organi collegiali

  1. Il Team pastorale è composto da 3-5 persone che assumono i seguenti ambiti di responsabilità: annuncio, liturgia, carità e amministrazione, nonché il coordinamento del Team pastorale stesso. Il Team pastorale dirige l’attuazione organizzativa e operativa delle attività nella parrocchia e provvede all’attuazione del programma pastorale e delle decisioni del Consiglio pastorale parrocchiale. Esso fa sì che la parrocchia renda testimonianza di Gesù Cristo come comunità sacerdotale, profetica e regale e operi in modo missionario nel proprio contesto, coinvolgendo numerosi fedeli nella vita parrocchiale secondo i loro carismi e incoraggiandoli a una discepolanza attiva. Affinché ciò riesca, il Team pastorale fonda i propri incontri sull’ascolto comune della Parola e sulla preghiera.[8] La persona che assume il coordinamento del Team pastorale presiede l’organo ed è equiparata a una presidente o a un presidente del Consiglio pastorale parrocchiale.
  2. Il Team pastorale può essere ampliato, secondo le disposizioni diocesane[9], con ulteriori consigli consultivi. L’organo così costituito prende il nome di Consiglio pastorale parrocchiale; il Team pastorale ne è giunta esecutiva.
  3. Quando due o più parrocchie, all’interno di un’unità pastorale, costituiscono organi comuni secondo le disposizioni diocesane[10], il Team pastorale o il Consiglio pastorale parrocchiale viene incaricato separatamente per ciascuna delle parrocchie coinvolte. Nella pratica, le parrocchie coinvolte agiscono come un’unica comunità: le celebrazioni liturgiche vengono celebrate insieme, in particolare nelle occasioni importanti; la preparazione ai sacramenti e le iniziative caritative vengono pianificate e realizzate congiuntamente.
  4. Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia economici della parrocchia è composto da 4-6 persone, il cui compito è sostenere il parroco nell’amministrazione del patrimonio della parrocchia[11] e, insieme a lui, provvedere affinché, attraverso una gestione prudente, i beni ecclesiastici servano ai loro fini istituzionali[12] e gli edifici e gli arredi ecclesiastici siano conservati e mantenuti in buono stato.
  5. Quando due o più parrocchie costituiscono un Team pastorale comune o un Consiglio pastorale parrocchiale comune, possono decidere di istituire Consigli per gli affari economici parrocchiali separati oppure un Consiglio per gli affari economici della parrocchia comune. In quest’ultimo caso, il Consiglio per gli affari economici della parrocchia viene incaricato separatamente per ciascuna delle parrocchie coinvolte.
  6. Tutte le parrocchie, con poche eccezioni, fanno parte di un’unità pastorale. In queste viene costituito il Consiglio pastorale unitario, che affianca il responsabile dell’unità pastorale con consiglio e collaborazione concreta. Del Consiglio pastorale unitario fanno parte una o due persone rappresentanti per ciascun Team pastorale o Consiglio pastorale parrocchiale dell’unità pastorale.

 

Funzioni e struttura degli organi

  1. La presidente o il presidente rappresenta il rispettivo organo verso l’esterno e, insieme al parroco o al responsabile dell’unità pastorale, si sente corresponsabile della vita ecclesiale. In caso di impedimento della presidente o del presidente, le relative funzioni sono assunte dalla vicepresidente o dal vicepresidente.
  2. La giunta esecutiva del Consiglio pastorale parrocchiale o del Consiglio pastorale unitario è composta dalla presidente o dal presidente e da altri 2-4 membri. Essa cura gli affari correnti, provvede all’attuazione delle decisioni dell’organo di riferimento e decide sulle questioni urgenti e non rinviabili.
  3. Per ambiti specifici (liturgia, catechesi sacramentale, formazione degli adulti, Caritas, missione, bambini e giovani, matrimonio e famiglia, comunicazione e relazioni pubbliche ecc.) oppure per progetti (progetti di costruzione o ristrutturazione o altri progetti nell’ambito dell’amministrazione) possono essere istituiti gruppi di lavoro o nominate persone responsabili. I gruppi di lavoro del Consiglio pastorale unitario sono denominati commissioni tematiche[13]. Ai gruppi di lavoro e alle commissioni tematiche possono appartenere anche persone che non sono membri del Team pastorale, del Consiglio pastorale parrocchiale o del Consiglio pastorale unitario. I gruppi di lavoro e le commissioni tematiche eleggono al loro interno una presidente o un presidente e operano di norma fino alla nuova costituzione degli organi nella parrocchia e nell’unità pastorale.

Cooptazione, dimissioni e sostituzione

  1. Ad eccezione del Consiglio per gli affari economici della parrocchia, è possibile cooptare membri con una maggioranza dei due terzi. I membri cooptati non hanno diritto di voto nel Consiglio pastorale unitario.
  2. Qualora nel corso del mandato un membro di un organo venga a mancare per dimissioni, impedimento permanente (p. e. malattia), morte o assenza non giustificata a tre riunioni consecutive, esso viene sostituito mediante cooptazione nel Team pastorale o nel Consiglio pastorale parrocchiale, oppure, negli altri organi, secondo la rispettiva modalità di nomina.[14] In caso di frequenti assenze ingiustificate, gli altri membri del organo devono contattare preventivamente la persona interessata per conoscerne il motivo.
  3. Qualora un membro di un organo provochi scandalo tra i fedeli, l’accaduto deve essere segnalato all’Ordinario diocesano, il quale, dopo aver accertato i fatti e acquisito il parere della commissione arbitrale, può dimettere la persona dall’organo, indicando i motivi pertinenti. Allo stesso modo, l’abbandono della Chiesa da parte di un membro di qualsiasi organo comporta l’esclusione da esso. Il membro dimesso viene sostituito conformemente al punto 21 del presente statuto.
  4. Ogni modifica nella composizione degli organi della parrocchia e dell’unità pastorale deve essere comunicata all’Ufficio pastorale diocesano e in caso del Team pastorale anche all’Ordinario diocesano.
  5. Qualora la metà dei membri di un organo si dimetta contemporaneamente, l’organo interessato si considera sciolto. Le dimissioni presentate per iscritto al parroco o al responsabile dell’unità pastorale prima o durante una riunione oppure entro 30 giorni dalla medesima riunione e tra loro collegate sono considerate contemporanee. Lo scioglimento dell’organo interessato viene constatato all’inizio della riunione successiva, verbalizzato e comunicato all’ufficio pastorale diocesano. Un’eventuale nuova elezione deve essere concordata con l’Ordinariato vescovile.

Collaborazione tra gli organi

  1. Insieme al parroco o al responsabile dell’unità pastorale, gli organi della parrocchia e dell’unità pastorale operano per realizzare la missione della Chiesa nella concreta realtà parrocchiale e dell’unità pastorale, affinché il maggior numero possibile di persone partecipi alla vita ecclesiale e venga coinvolto nel mandato missionario della parrocchia o dell’unità pastorale. A tale scopo gli organi sono tra loro collegati e mantengono un intenso scambio reciproco.
  2. Rapporto tra Team pastorale e Consiglio pastorale parrocchiale: nelle parrocchie in cui è costituito un Consiglio pastorale parrocchiale, il Team pastorale ne è la giunta esecutiva :
    «Il Team pastorale provvede all’attuazione delle decisioni del Consiglio pastorale parrocchiale. Il Consiglio pastorale parrocchiale accompagna il lavoro del Team pastorale e gli offre consiglio e sostegno nel suo servizio».[15]
  3. Rapporto tra Team pastorale / Consiglio pastorale parrocchiale e Consiglio per gli affari economici della parrocchia: la persona incaricata dell’amministrazione nel Team pastorale è il o la vicepresidente del Consiglio per gli affari economici della parrocchia. Qualora più parrocchie costituiscano un Team pastorale comune o un Consiglio pastorale parrocchiale comune, ma mantengano consigli per gli affari economici parrocchiali separati, la persona incaricata dell’amministrazione nel Team pastorale funge da referente per i consigli per gli affari economici parrocchiali delle parrocchie interessate. Il Team pastorale o il Consiglio pastorale parrocchiale collabora con il Consiglio per gli affari economici della parrocchia nei seguenti ambiti:

a. Il Consiglio pastorale parrocchiale esprime il proprio parere in merito a nuove costruzioni, ampliamenti e ristrutturazioni di edifici parrocchiali, a lavori straordinari e a investimenti di maggiore entità, nonché all’acquisto o alla vendita di beni immobili. Dopo aver esaminato tale parere, il Consiglio per gli affari economici della parrocchia adotta la decisione e la sottopone all’Ordinariato vescovile insieme alla richiesta di approvazione del progetto.

b. Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia presenta al Consiglio pastorale parrocchiale il rendiconto annuale della parrocchia e informa sulla situazione economica.

c. Per quanto riguarda l’assunzione di assistenti pastorali e di collaboratrici e collaboratori pastorali, la decisione viene presa in una seduta congiunta del Consiglio per gli affari economici della parrocchia e del Consiglio pastorale parrocchiale. Analogamente si procede in caso di licenziamenti.

d. Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia e il Consiglio pastorale parrocchiale si adoperano congiuntamente affinché, nella gestione del patrimonio parrocchiale, le esigenze sociali e pastorali della parrocchia, della diocesi e della Chiesa universale siano adeguatamente considerate.

  1. Rapporto tra Team pastorale / Consiglio pastorale parrocchiale e Consiglio pastorale unitario: il Consiglio pastorale unitario elabora un programma pastorale per l’intera unità pastorale, che può estendersi su uno o più anni pastorali, e lo mette per iscritto.[16] Le decisioni del Consiglio pastorale unitario sono vincolanti per i Team pastorali e i Consigli pastorali parrocchiali dell’unità pastorale.

 

Ulteriori Disposizioni concernenti l’amministrazione

Statuti del Consiglio per gli affari economici della parrocchia

I. Natura e finalità

Art. 1
Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia (CPAE) è costituito in ogni parrocchia ai sensi del can. 537 del Codice di Diritto Canonico (CIC) e rappresenta l’organo che esprime la collaborazione responsabile dei laici nell’amministrazione dei beni ecclesiastici.

Art. 2
Compito del Consiglio per gli affari economici della parrocchia è sostenere il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia (can. 1280 CIC) e provvedere affinché, mediante una gestione prudente, i beni ecclesiastici siano destinati ai loro fini istituzionali, vale a dire: il regolare svolgimento del culto divino, l’adeguato sostentamento del clero e delle altre persone che sono al diretto servizio della Chiesa, nonché l’esercizio delle attività pastorali e caritative (cfr. can. 1254, § 2 CIC).

II. Composizione

Art. 3
Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia è composto dal parroco, che ne è presidente in quanto rappresentante legale della parrocchia ai sensi del can. 532 CIC, nonché da 2-6 altri membri. Metà dei membri del Consiglio per gli affari economici della parrocchia è designata dal Consiglio pastorale parrocchiale, l’altra metà è nominata dal parroco.

Art. 4
Tra i membri del Consiglio per gli affari economici della parrocchia vengono designati una vicepresidente o un vicepresidente e una segretaria o un segretario, che redige il verbale delle sedute ed è responsabile della conservazione della documentazione.

Art. 5
Il mandato del Consiglio per gli affari economici della parrocchia ha la durata di cinque anni e coincide con quello del Consiglio pastorale parrocchiale. Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia continua a svolgere le proprie funzioni fino alla nomina del nuovo Consiglio. È ammessa la rielezione o la rinomina dei membri.

Art. 6
Qualora durante il mandato un membro del Consiglio per gli affari economici della parrocchia venga a mancare per dimissioni, impedimento permanente o assenza non giustificata a tre sedute consecutive, esso viene sostituito entro un mese, secondo la modalità di nomina originaria (designazione del Consiglio pastorale parrocchiale o nomina da parte del parroco).

III. Compiti e modalità di lavoro

Art. 7
Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia opera prevalentemente nell’ambito dell’amministrazione ordinaria dei beni ecclesiastici della parrocchia e ha i seguenti compiti:
a) aiutare il parroco a reperire i mezzi finanziari necessari per le attività pastorali e per le spese indispensabili;
b) svolgere la necessaria consulenza in relazione agli atti di amministrazione ordinaria e straordinaria e adottare le relative decisioni;
c) informare e sensibilizzare la comunità parrocchiale in merito alle questioni economiche;
d) provvedere, insieme al parroco, alla conservazione e alla manutenzione degli edifici e dei beni mobili ecclesiastici;
e) al termine di ogni esercizio, verificare i libri contabili della parrocchia e la relativa documentazione e approvare il rendiconto parrocchiale;
f) verificare annualmente la consistenza patrimoniale della parrocchia, aggiornare e ordinare la relativa documentazione e assicurare la custodia sicura degli atti nell’archivio parrocchiale.

Art. 8
Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia collabora con il Consiglio pastorale parrocchiale in particolare nei seguenti ambiti:
a) per nuove costruzioni, ampliamenti e ristrutturazioni di edifici parrocchiali, per lavori straordinari e acquisti di maggiore entità, nonché per l’acquisto o la vendita di immobili, viene richiesto il parere del Consiglio pastorale parrocchiale. Dopo l’esame del parere (estratto del verbale del Consiglio pastorale parrocchiale), il Consiglio per gli affari economici della parrocchia adotta la decisione e la sottopone alla Curia vescovile unitamente alla richiesta di approvazione del progetto;
b) per l’assunzione di collaboratrici e collaboratori pastorali, la decisione viene presa in una seduta congiunta del Consiglio per gli affari economici della parrocchia e del Consiglio pastorale parrocchiale ed è soggetta all’approvazione dell’Ordinariato vescovile;
c) il Consiglio per gli affari economici della parrocchia presenta al Consiglio pastorale parrocchiale il rendiconto annuale della parrocchia e informa sulla situazione economica;
d) il Consiglio per gli affari economici della parrocchia e il Consiglio pastorale parrocchiale si adoperano congiuntamente affinché, nella gestione del patrimonio parrocchiale, le esigenze sociali e pastorali della parrocchia, della diocesi e della Chiesa universale siano adeguatamente considerate.

Art. 9
Gli atti di amministrazione straordinaria (Folium Dioecesanum 2015, 268–269) sono esaminati dal Consiglio per gli affari economici della parrocchia, deliberati tenendo conto dei pareri e delle valutazioni richieste e sottoposti all’Ordinariato vescovile per l’approvazione.

Art. 10
Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia si riunisce almeno tre volte all’anno, nonché ogniqualvolta il parroco lo ritenga necessario o quando almeno due membri del Consiglio ne facciano richiesta.
Le sedute si svolgono secondo il «Regolamento interno per gli organi nella parrocchia e nell’unità pastorale» (cfr. regolamento interno).

IV. Rendicontazione dell’attività amministrativa

Art. 11
Al termine di ogni esercizio finanziario, che va dal 1° gennaio al 31 dicembre, il Consiglio per gli affari economici della parrocchia, oppure le persone da esso incaricate, verifica il rendiconto annuale della parrocchia sulla base della documentazione contabile. Dopo l’informazione al Consiglio pastorale parrocchiale (STATUTI E REGOLAMENTO INTERNO DEGLI ORGANI COLLEGIALI NELLA PARROCCHIA E NELL’UNITÀ PASTORALE 27. b)), il rendiconto annuale viene depositato presso l’Ordinariato vescovile entro il 30 giugno dell’anno successivo, con la firma del parroco e della vicepresidente o del vicepresidente del Consiglio per gli affari economici della parrocchia.

Art. 12
Una volta all’anno il Consiglio per gli affari economici della parrocchia rende conto anche alla comunità parrocchiale, in forma adeguata (assemblea parrocchiale, bollettino parrocchiale ecc.), dell’amministrazione dei beni ecclesiastici, informando sui principali capitoli di entrata e di uscita nonché sulla situazione economico-finanziaria della parrocchia.

V. Corresponsabilità nell’attività amministrativa

Art. 13
Con il consenso del Consiglio per gli affari economici della parrocchia, il parroco può delegare singole persone a svolgere specifiche mansioni nell’ambito dell’amministrazione ordinaria; tali persone sono responsabili nei confronti del parroco e del Consiglio per gli affari economici della parrocchia e sono tenute a rendere conto del loro operato.

Art. 14
Per responsabilità di maggiore rilievo nell’ambito amministrativo e per l’assunzione della rappresentanza legale negli atti di amministrazione straordinaria è necessaria l’approvazione dell’Ordinario diocesano.

VI. Norme generali

Art. 15
Per quanto non espressamente previsto nei presenti statuti, si applicano le disposizioni del Codice di Diritto Canonico, i decreti dell’Ordinario diocesano e le norme del Codice Civile.

 

Regolamento interno degli organi nella parrocchia e nell’unità pastorale

 

Gli organi della parrocchia e dell’unità pastorale (Consiglio pastorale parrocchiale, Consiglio per gli affari economici della parrocchia, Consiglio pastorale unitario, Team pastorale, gruppi di lavoro, commissioni tematiche) operano in conformità ai rispettivi statuti e secondo il presente regolamento interno.

  1. Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia si riunisce almeno tre volte all’anno; il Consiglio pastorale parrocchiale, il Consiglio pastorale unitario e il Team pastorale almeno quattro volte all’anno.
  2. Gli organi della parrocchia e dell’unità pastorale sono convocati dalla presidente o dal presidente almeno otto giorni prima della seduta. La convocazione avviene per iscritto e deve indicare il luogo, la data, l’orario e l’ordine del giorno, che, se del caso, dovrebbe contenere una breve descrizione bilingue dei punti previsti.
    Qualora un terzo dei membri o la commissione dell’organo richieda la convocazione di una seduta, questa deve avvenire entro 14 giorni.
    In caso di particolare urgenza, gli organi possono essere convocati entro 48 ore. Qualora un terzo dei membri sollevi obiezione contro la convocazione a breve termine, in tale seduta non possono essere adottate decisioni; la riunione serve in tal caso esclusivamente alla consultazione sulla questione urgente.
  3. L’ordine del giorno delle sedute è stabilito dalla presidente o dal presidente oppure dal rispettivo Team pastorale, Consiglio per gli affari economici della parrocchia o dalla giunta esecutiva  dell’organo.
    Ogni membro con diritto di voto degli organi nonché ogni gruppo di lavoro o commissione tematica può presentare proposte di trattazione fino a due settimane prima della seduta oppure, in caso di urgenza, all’inizio della seduta.
    Sull’inserimento di tali punti decide l’organo a maggioranza semplice all’inizio della seduta.
  4. I membri degli organi non possono farsi rappresentare da altre persone nelle sedute. Senza diritto di voto, possono essere invitati alle sedute anche esperte ed esperti esterni in qualità di consulenti.
  5. Le sedute degli organi sono presiedute dalla rispettiva presidente o dal rispettivo presidente, che può tuttavia delegare la conduzione della seduta a un altro membro. Nelle sedute plurilingui, la presidenza deve prestare particolare attenzione affinché tutte e tutti possano seguire lo svolgimento della riunione.
  6. Ogni riunione degli organi ecclesiali dovrebbe iniziare con una preghiera o un momento di riflessione spirituale.
  7. Ogni organo designa una segretaria o un segretario, il cui compito è redigere il verbale delle sedute. La nomina può avvenire per l’intero periodo di mandato oppure di volta in volta per ciascuna seduta.
  8. I punti all’ordine del giorno sono trattati secondo la sequenza previamente stabilita per iscritto. Con decisione a maggioranza possono essere rinviati singoli punti, modificato l’ordine di trattazione o inseriti all’inizio della seduta punti presentati successivamente.
  9. La presidente o il presidente concede la parola secondo l’ordine delle richieste di intervento. Gli interventi sull’ordine del giorno hanno precedenza sugli altri. Il numero degli interventi e il tempo di parola possono essere limitati. Nelle sedute bilingui, la presidenza o un’altra persona incaricata riassume brevemente gli interventi nella rispettiva altra lingua.
  10. Tutti i membri dell’organo interessato partecipano alle votazioni. Il parroco o il responsabile dell’unità pastorale non partecipa alle votazioni.
    Decisioni e deliberazioni possono essere adottate se sono presenti almeno due terzi dei membri. La validità della seduta è constatata dalla presidente o dal presidente all’inizio della riunione. Le votazioni avvengono di norma per alzata di mano.
    Qualora un membro dell’organo richieda una votazione segreta, tale richiesta deve essere accolta. Nelle elezioni e nelle votazioni riguardanti persone si vota sempre a scrutinio segreto.
    La presidente o il presidente accerta il numero dei voti favorevoli, contrari e delle astensioni e ne informa l’organo. In caso di incertezza sull’esito, la votazione viene ripetuta.
    Le decisioni sono adottate a maggioranza semplice dei voti; idealmente, in spirito di sinodalità, dovrebbero essere prese all’unanimità. In caso di parità di voti, la proposta si intende respinta.
  11. Le deliberazioni entrano in vigore qualora il parroco o il responsabile dell’unità pastorale approvi il voto espresso. Qualora il parroco o il responsabile dell’unità pastorale non approvi una deliberazione, ciò avviene per iscritto e viene comunicato per conoscenza anche all’ Ufficio pastorale diocesano. Il relativo punto deve essere nuovamente trattato nella seduta successiva.
    Qualora non si raggiunga nuovamente un’intesa, l’organo interessato può presentare ricorso all’Ordinario diocesano entro 14 giorni, indicando i motivi e allegando i verbali delle sedute.
    L’Ordinario diocesano sottopone la questione alla competente commissione arbitrale presso l’Ordinariato vescovile e adotta quindi la decisione definitiva, che viene comunicata per iscritto con motivazione.
    La commissione arbitrale è composta da tre membri: uno è nominato dall’Ordinario diocesano, uno è eletto dal Consiglio pastorale diocesano; tali due membri designano congiuntamente il terzo membro. La commissione arbitrale viene costituita ex novo dopo ogni elezione dei Consigli pastorali parrocchiali.
  12. Un membro di un organo non può partecipare alla discussione e alla votazione su un punto all’ordine del giorno qualora la decisione riguardi direttamente lui o lei, il coniuge oppure ascendenti o discendenti diretti. La sussistenza di tale situazione è valutata dai membri dell’organo interessato.
  13. Di ogni seduta viene redatto un verbale, nel quale sono indicati: data e luogo, inizio e fine della seduta, il nome della presidente o del presidente della seduta e della segretaria o del segretario, i nomi dei membri presenti e assenti, i nomi delle persone invitate alla consultazione, l’ordine del giorno, il testo delle proposte presentate, i risultati delle votazioni e delle elezioni, le riflessioni condivise e le iniziative programmate, nonché gli accordi relativi allo svolgimento dei compiti assegnati. I verbali devono essere conservati nell’archivio parrocchiale. I verbali del Consiglio pastorale unitario vengono di norma conservati nella parrocchia in cui risiede il responsabile dell’unità pastorale.
  14. Qualora una proposta venga approvata con l’astensione o il voto contrario di un membro, tale membro ha il diritto di richiedere che nel verbale venga annotata la propria opinione divergente.
  15. Il verbale viene trasmesso tempestivamente a tutti i membri dell’organo interessato dopo la seduta e sottoposto ad approvazione all’inizio della seduta successiva. I membri hanno il diritto di proporre integrazioni e modifiche, che vengono annotate nel verbale della seduta in corso; il verbale interessato viene quindi adeguatamente corretto.
    Tutti i verbali e i promemoria devono essere sottoscritti dalla presidente o dal presidente e dalla segretaria o dal segretario e conservati nel rispettivo archivio parrocchiale. I membri degli organi possono, su richiesta, prendere visione dei verbali e dei promemoria archiviati.
  16. Il rispettivo organo decide se le sedute siano aperte al pubblico.
  17. I membri degli organi sono tenuti alla riservatezza qualora ciò venga stabilito. Le questioni personali e i contenuti trattati in sedute non pubbliche sono in ogni caso da considerarsi riservati, anche in assenza di una decisione esplicita in tal senso.
  18. Per l’attuazione delle decisioni è responsabile la presidente o il presidente oppure la commissione dell’organo interessato, salvo che vengano incaricate altre persone.


I presenti statuti vengono approvati ed entrano in vigore con effetto dal 1° novembre 2026.

+ Ivo Muser, Vescovo diocesano


Bolzano, nella solennità dell’annunciazione del Signore, 25 marzo 2026
Prot. Nr. 2026/142 II


[1] Cfr. 1 Pietro 2, 5.

[2] Cfr. can. 515 §1. CIC.

[3] Cfr. Giovanni Paolo II. Christifideles laici, 23.

[4] Cfr. Marco 10, 45 »Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti«

[5] Cfr. can. 536 CIC.

[6] Cfr. can. 537 CIC.

[7] Cfr. can. 536 CIC e can 537 CIC.

[8] Vescovo diocesano | Direttive | FDBB 2021, pp. 187 - 204 | La collaborazione nella guida delle comunità parrocchialihttps://www.bz-bx.net/fileadmin/Pfarrgemeinden/MiteinanderITA.pdf

[9] Vedi Regolamenti elettorali per la nomina degli organi nella parrocchia e nell’unità pastorale 2026–2031.

[10] Vedi Regolamenti elettorali per la nomina degli organi nella parrocchia e nell’unità pastorale 2026–2031.

[11] Cfr. can. 1280 CIC.

[12] Essi sono lo svolgimento ordinato del culto divino, la garanzia del sostentamento adeguato del clero e di altre persone che sono al servizio diretto della Chiesa, nonché l’esercizio di attività pastorali e caritative. Vedi can. 1254 §2 CIC.

[13] Cfr. Vescovo diocesano | Direttive | FDBB 2022, pp. 6-8 | Direttive per le unità pastorali, 5. https://www.bz-bx.net/fileadmin/Pfarrgemeinden/Direttive_unita_pastorali.pdf

[14] Cfr. Regolamenti elettorali per la nomina degli organi nella parrocchia e nell’unità pastorale 2026–2031.

[15] Vescovo diocesano | Direttive | FDBB 2021, pp. 165 - 168 | Il Team pastorale nelle parrocchie, 13. https://www.bz-bx.net/fileadmin/Pfarrgemeinden/PastoralteamITA.pdf

[16] Cfr. Direttive per le unità pastorali, 3. https://www.bz-bx.net/fileadmin/Pfarrgemeinden/Direttive_unita_pastorali.pdf

Direttive per la fusione di parrocchie

La parrocchia

  1. Le parrocchie “rappresentano in certo modo la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra”[1]. Una parrocchia è “una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare, la cui cura pastorale è affidata, sotto l’autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore”[2]; essa è una comunità “convocata intorno alla Mensa della Parola e dell’Eucaristia”[3].

  2. La parrocchia ha un mandato missionario peculiare. Essa è “un faro che irradia la luce della fede e viene incontro così ai desideri più profondi e veri del cuore dell’uomo, dando significato e speranza alla vita delle persone e delle famiglie”[4]. Allo stesso tempo, essa forma i suoi membri ad essere “agenti dell’evangelizzazione”[5].

  3. La parrocchia è invitata a compiere una conversione pastorale: “la conversione pastorale della comunità parrocchiale in senso missionario prende forma e si esprime in un processo graduale di rinnovamento delle strutture e, di conseguenza, in modalità diversificate di affidamento della cura pastorale e di partecipazione all’esercizio di essa, che coinvolgono tutte le componenti del Popolo di Dio”[6]. Le parrocchie hanno futuro “nella misura in cui vi si trova un numero sufficiente di diaconi e laici disposti a sostenere e guidare la vita ecclesiale anche senza la presenza costante di un sacerdote, garantendo le dimensioni essenziali della vita comunitaria (liturgia, carità operante e annuncio)”[7].

  4. La vita parrocchiale è sinodale[8] e ha quali elementi costitutivi l’ascolto reciproco, il dialogo e il discernimento comunitario, al fine di raggiungere un consenso che sia espressione della presenza di Cristo. Il carattere sinodale della vita parrocchiale è contraddistinto dalle seguenti caratteristiche:

    1. vi sono forme stabili e vincolanti di partecipazione dei/delle parrocchiani/e alla vita parrocchiale e alle decisioni che essa comporta;

    2. la parrocchia rappresenta un contesto adeguato affinché i suoi membri possano mettere a disposizione della Chiesa i carismi che hanno ricevuto da Dio;

    3. i presbiteri sono in larga misura sgravati dei compiti amministrativi della parrocchia, così da poter concentrarsi sulla cura pastorale.

  5. Quale ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, la parrocchia adempie agli obblighi e ai compiti amministrativi associati alla sua personalità giuridica[9]. Il diritto universale della Chiesa Cattolica, il Concordato tra lo Stato italiano e la Santa Sede[10] e il diritto particolare della Diocesi di Bolzano-Bressanone stabiliscono le condizioni per una vita parrocchiale ordinata e strutturata. Essi prevedono i seguenti requisiti minimi per una parrocchia:

  6. la parrocchia ha un presbitero quale parroco, amministratore parrocchiale o incaricato parrocchiale[11], che normalmente ne è anche il rappresentante legale;

  7. la parrocchia ha un consiglio pastorale parrocchiale, con un/a presidente[12], e/o un team pastorale[13]. Dove si applica il can. 517 § 2 CIC, il team pastorale è obbligatorio. La collaborazione nei consigli parrocchiali è regolata dal relativo regolamento[14];

  8. la parrocchia dispone di un patrimonio adeguato che le consente di finanziare a lungo termine le sue attività ordinarie in conformità con i fini propri della Chiesa Cattolica[15]. La parrocchia ha un consiglio per gli affari economici che aiuta il parroco nell’amministrazione dei beni[16], sgravandolo di essa in larga misura.

La fusione di parrocchie

  1. Competenza

  2. La fusione di due o più parrocchie può essere avviata dalle parrocchie interessate oppure dalla Curia vescovile.

  3. L’Ordinario diocesano istituisce una commissione che fa capo a lui e si occupa della fusione di parrocchie. Sono membri d’ufficio della commissione il vicario generale, che la presiede, il cancelliere, il direttore/la direttrice dell’Ufficio amministrativo e dell’Ufficio pastorale e il/la responsabile per le parrocchie e comunità presso la Curia vescovile. Sono membri della commissione altre due persone, che vengono indicate l’una dal Consiglio pastorale diocesano e l’altra dal Consiglio presbiterale.

  4. “Spetta unicamente al Vescovo diocesano erigere, sopprimere o modificare le parrocchie; egli non le eriga, non le sopprima e non le modifichi in modo rilevante senza aver sentito il consiglio presbiterale”[17]. A sua discrezione, il vescovo può consultare anche il consiglio pastorale diocesano e il consiglio diocesano per gli affari economici.

  5. Fusione su iniziativa delle parrocchie interessate

  6. La fusione di due o più parrocchie può essere avviata su iniziativa delle parrocchie interessate se ciò promette un vantaggio pastorale.

  7. A tal fine si richiede l’approvazione dei consigli pastorali parrocchiali e dei consigli per gli affari economici (con una maggioranza di due terzi), nonché del parroco o dei parroci delle parrocchie coinvolte. Il consiglio pastorale unitario e la commissione competente esprimono un parere in proposito.

  8. L’approvazione dei consigli delle parrocchie coinvolte e i pareri del consiglio pastorale unitario e della commissione vengono trasmessi al Vescovo diocesano.

  9. Fusione su iniziativa della Curia vescovile

  10. Se una parrocchia non soddisfa i requisiti minimi di cui al punto 5, può essere avviata una fusione con un’altra parrocchia su iniziativa della Curia vescovile al fine di garantire la cura pastorale.

  11. In tal caso, l’Ufficio pastorale chiarisce i seguenti punti:

  12. da quanto tempo sussiste la situazione attuale e quali ne sono le cause;

  13. se la situazione attuale può evolversi positivamente nel prossimo futuro (cioè nel corso dell’attuale mandato del consiglio pastorale parrocchiale o di quello immediatamente successivo).

  14. L’Ordinario diocesano convoca una riunione della commissione competente. A questa riunione possono essere invitate anche persone esterne, tra cui il responsabile dell’unità pastorale e il/la presidente del consiglio pastorale unitario. Nel corso della seduta vengono presi in considerazione gli elementi a favore o a sfavore della fusione della parrocchia, tra cui l’importanza storica, geografica e sociale che essa ha per il suo territorio. Quale risultato, la commissione elabora una proposta concreta.

  15. La proposta viene comunicata dall’Ufficio pastorale ai consigli della parrocchia interessata. Se la proposta prevede una fusione, vengono informati anche i consigli della parrocchia incorporante e il consiglio pastorale unitario, e viene sollecitato il loro parere. Se nella parrocchia interessata non vi sono i consigli parrocchiali, si tiene in loco un’assemblea parrocchiale in collaborazione con l’Ufficio pastorale.

  16. La proposta della commissione, i pareri dei consigli delle parrocchie coinvolte (e/o il verbale dell’assemblea parrocchiale eventualmente tenutasi) e il parere del consiglio pastorale unitario vengono trasmessi al Vescovo diocesano.

  17. Procedura per la fusione di parrocchie

  18. Nella Diocesi di Bolzano-Bressanone la fusione di una parrocchia si attua tramite la “fusione per incorporazione”. In linea di principio è possibile una nuova denominazione della parrocchia incorporante. A tal fine, i consigli parrocchiali devono essere prima consultati.

  19. Per ogni parrocchia incorporata, il Vescovo deve emettere “un decreto specifico, corredato dalle motivazioni pertinenti”, che devono riguardare direttamente la parrocchia[18].

  20. Il decreto emesso viene notificato ai rappresentanti legali delle parrocchie interessate e pubblicato nel bollettino ufficiale della diocesi. Il decreto entra in vigore alla data della sua iscrizione nel registro delle persone giuridiche. La relativa domanda viene presentata dal rappresentante legale della parrocchia presso il commissariato del governo non prima che siano scaduti i termini previsti dal can. 1734 CIC.

  21. I beni e il patrimonio della parrocchia incorporata vengono assegnati alla parrocchia incorporante con tutte le destinazioni d’uso e gli obblighi ad essi collegati, fatti salvi “la volontà dei fondatori e degli offerenti e i diritti acquisiti”[19].

  22. La chiesa parrocchiale dell’ex-parrocchia rimane, ove possibile, liberamente accessibile, ed è a disposizione come luogo di culto per l’intera comunità[20]. Se importanti ragioni pastorali lo suggeriscono, la chiesa parrocchiale di una parrocchia incorporata può diventare co-chiesa parrocchiale della parrocchia incorporante.

  23. Dopo la fusione può aver luogo un’assemblea parrocchiale della parrocchia risultante, d’accordo con l’Ufficio pastorale. Si presti attenzione a ché nei consigli parrocchiali comuni vi sia un’adeguata partecipazione delle parrocchie precedentemente indipendenti.

  24. Chi assume la guida di una parrocchia risultante da una fusione si prende ugualmente cura di tutti i fedeli del territorio parrocchiale. Le usanze e le tradizioni locali rappresentano una ricchezza e dovrebbero, se possibile, essere mantenute anche dopo una fusione di parrocchie.

Le presenti direttive vengono approvate a norma del can. 34 CIC ed entrano in vigore con effetto dal 1° ottobre 2025.

+ Ivo Muser, Vescovo

Fabian Tirler, Cancelliere

Bolzano, nella solennità dei santi patroni diocesani, Cassiano e Vigilio, 13 agosto 2025

Prot. n. 2025/377 II

 


[1] Concilio Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 42.

[2] Can. 515 § 1 CIC; cfr. can. 374 § 1 CIC.

[3] Congregazione per il Clero, Istruzione La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa, 6.

[4] Benedetto XVI, Omelia nella visita pastorale alla parrocchia romana Santa Maria dell’Evangelizzazione (10 dicembre 2006).

[5] Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium sull’annuncio del vangelo nel mondo attuale (24 novembre 2013), 28.

[6] Congregazione per il Clero, Istruzione La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa, 42.

[7] Sinodo della Diocesi di Bolzano-Bressanone (2013-2015), 336.

[8] Cfr. Francesco, XVI Assemblea Generale Ordinaria Del Sinodo Dei Vescovi. Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione. Documento finale, 28.

[9] Cfr. can 515 § 3 CIC.

[10] 18 febbraio 1984. Cfr. L. 222/1985.

[11] Nelle parrocchie in cui, in conformità al can. 517 § 2 CIC, una partecipazione nell’esercizio della cura pastorale è affidata ad un team pastorale, un presbitero viene costituito incaricato parrocchiale. Egli è il moderatore della cura pastorale, ed è dotato della potestà e delle facoltà di un parroco.

[12] Cfr. can. 536 CIC e Statuto e regolamento degli organi della parrocchia e delle unità pastorali (FDBB 2021, pp. 105-117).

[13] Cfr. Il team pastorale nelle parrocchie (FDBB 2021, pp. 165-168).

[14] Cfr. Statuto e regolamento degli organi della parrocchia e delle unità pastorali (FDBB 2021, pp. 105-117).

[15] Cfr. can. 1254 § 2 CIC.

[16] Cfr. can 537 CIC e Statuto e regolamento degli organi della parrocchia e delle unità pastorali (FDBB 2021, pp. 105-117).

[17] Can. 515 § 2 CIC.

[18] Congregazione per il Clero, Istruzione La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa, 46-50.

[19] Can. 121 CIC. Cfr. can. 123 CIC.

[20] Cfr. can. 1214 CIC ss.

1. Introduzione

  1. Queste direttive si rivolgono a tutti coloro che, nel consiglio pastorale unitario dell’unità pastorale, si impegnano a rafforzare la collaborazione delle singole parrocchie. Essi concorrono all’edificazione del Corpo vivente di Cristo e fanno sì che la Sua presenza si renda visibile nel mondo e per il mondo.
  2. L’unità pastorale è un luogo dove la presenza di Cristo si rende particolarmente tangibile nelle relazioni interpersonali: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). La collaborazione offre nuove opportunità per costruire, tramite la fede e l’amore al prossimo, il regno di Cristo nella quotidianità.
  3. Il consiglio pastorale unitario è «espressione del senso di responsabilità solidale di tutte le parrocchie facenti parte di un’unità pastorale per un positivo sviluppo della Chiesa sul loro territorio. Rafforza le comunità vive del suo territorio, ne coordina le attività e promuove sinergie e cooperazioni. Si fa promotore di attività sovra-parrocchiali» (La collaborazione nella guida delle comunità parrocchiali, FDBB 2021 187-204, nr. 48).

2. L’unità pastorale e il consiglio pastorale unitario

  1. L’unità pastorale è un’associazione di parrocchie confinanti, che mantengono uno status giuridico autonomo. Essa viene costituita dal Vescovo diocesano.
  2. Il vescovo diocesano nomina un presbitero a responsabile dell’unità pastorale, il cui compito è quello di moderare l’attività pastorale nell’unità pastorale.
  3. Il più importante organo consultivo e deliberativo dell’unità pastorale è il consiglio pastorale unitario (cfr. Statuto, FDBB 2021 105-117). Esso redige il programma pastorale dell’unità pastorale (cfr. Statuto 9) e ne assicura l’attuazione. Fa in modo che i volontari dell’unità pastorale abbiano accesso ad una formazione adeguata alle loro esigenze.
  4. Le risoluzioni del consiglio pastorale unitario sono vincolanti per le parrocchie associate nell’unità pastorale.

3. Il programma pastorale dell’unità pastorale

  1. Il compito fondamentale dei membri del consiglio pastorale unitario consiste nell’avvicinare fra loro in cristiani di tutta l’unità pastorale e di coinvolgerli nella gioia dell’annuncio della fede. La situazione delle singole comunità parrocchiale diviene di interesse comune: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto!” (Rm 12,15) Tramite l’elaborazione e il continuo sviluppo di un programma pastorale comune, che tenga conto di tutte le parrocchie coinvolte con i loro punti di forza e le loro necessità, si intraprende assieme un cammino missionario e si promuove il rinnovamento nella fede.
  2. Nell’elaborazione di un programma pastorale comune si seguano i principi della solidarietà e sussidiarietà, cercando un equilibrio tra ciò che le parrocchie svolgono insieme e ciò che è di responsabilità di ciascuna di esse. In ogni parrocchia, gli ambiti fondamentali della vita ecclesiale, cioè l’annuncio, la liturgia e la carità, dovrebbero essere oggetto di particolare cura. Al fine di sostenere e agevolare il compito delle singole parrocchie, si cerchino sinergie e occasioni di collaborazione a livello di unità pastorale.
  3. Una parte integrante del programma pastorale è la formazione permanente dei volontari. Essa viene di norma organizzata a livello di unità pastorale per promuovere la conoscenza, la collaborazione e lo scambio reciproco tra i volontari delle singole parrocchie. Le commissioni del consiglio pastorale unitario accompagnano l’elaborazione del programma di formazione, individuando il bisogno formativo inerente al loro ambito di competenza. Nella pianificazione della formazione permanente dei volontari, il consiglio pastorale unitario è supportato dall’Accademia Cusanus, in particolare tramite percorso diocesano di formazione.

4. La composizione, la presidenza e gli organi del consiglio pastorale unitario

  1. I consigli pastorali parrocchiali delle parrocchie dell’unità parrocchiale inviano ciascuno da uno a due rappresentanti nel consiglio pastorale unitario. Almeno uno di questi deve appartenere al consiglio pastorale parrocchiale stesso (cfr. Statuto 5). Tale persona è il/la presidente del Consiglio pastorale parrocchiale o un suo rappresentante.
  2. Sono membri d’ufficio del Consiglio pastorale unitario gli assistenti pastorali (cfr. Regolamento, FDBB 2009 437-443), che operano al livello dell’unità pastorale (cfr. Sinodo 399), nonché i diaconi, i parroci e gli incaricati parrocchiali presenti. In base all’incarico ricevuto e alla situazione personale possono essere invitati alle sedute del consiglio pastorale unitario anche i collaboratori pastorali attivi nelle parrocchie.
  3. Il/la presidente del consiglio pastorale unitario (cfr. Statuto 15-16) assume un ruolo centrale nel favorire la collaborazione fra le parrocchie. Coordina le sedute del consiglio ed è la persona di riferimento per il responsabile dell’unità pastorale e gli uffici diocesani. Assieme al responsabile dell’unità pastorale, rappresenta il consiglio pastorale unitario nelle relazioni esterne ed è corresponsabile della vita ecclesiale.
  4. La giunta del consiglio pastorale unitario consiste di 2-4 persone, scelte dal consiglio pastorale unitario al suo interno, nonché del/la presidente del consiglio e dal responsabile dell’unità pastorale (cfr. Statuto 17). La giunta ha il compito di trattare le questioni correnti, preparare ed accompagnare le riunioni del Consiglio e assicurare l’attuazione delle decisioni prese.
  5. Per determinati ambiti pastorali il consiglio pastorale unitario forma delle commissioni o stabilisce dei responsabili. Il loro compito consiste nell’elaborare delle proposte per l’attività pastorale sulla base del programma pastorale e di trasmetterle al consiglio pastorale unitario (cfr. Statuto 23-26). Le commissioni individuano il bisogno formativo dei volontari nel loro ambito di competenza e ne fanno oggetto della pianificazione dell’offerta formativa dell’unità pastorale.

5. Le commissioni del consiglio pastorale unitario

  1. Gli incaricati del team pastorale (cfr. Linee guida, FDBB 2021 165-168 e Statuto 20) delle parrocchie coinvolte sono d’ufficio membri delle relative commissioni dell’unità pastorale. Delle commissioni fanno parte anche altre persone individuate dal consiglio pastorale unitario, le quali non necessariamente devono essere membri del consiglio stesso. Tuttavia, almeno un membro di ogni commissione deve appartenere al consiglio pastorale unitario al fine di assicurare un agevole scambio di informazioni.
  2. In tutte le unità pastorali vengono introdotte gradualmente le seguenti commissioni: liturgia, catechesi, carità. Si consigliano inoltre le seguenti commissioni: famiglia e bambini e giovani. Se necessario, è di competenza del consiglio pastorale unitario formare anche altre commissioni.
  3. La commissione per la liturgia promuove la vita liturgica nell’unità pastorale. Essa redige (tenendo conto delle Direttive per la liturgia nelle unità pastorali, FDBB 2020 138-147) l’orario particolare delle celebrazioni liturgiche, che viene approvato dal consiglio pastorale unitario. Accompagna gli incaricati dei diversi servizi liturgici e ne favorisce la collaborazione. Ne individua il bisogno formativo. La commissione mantiene i contatti con il settore per la liturgia dell’ufficio pastorale, ricevendone aiuto e consiglio.
  4. La commissione per la catechesi elabora un piano concreto per la preparazione ai sacramenti dell’iniziazione (battesimo, cresima, eucaristia) sul piano dell’unità pastorale. Essa favorisce la collaborazione e lo scambio reciproco fra i responsabili e i collaboratori nell’ambito della catechesi e ne individua il bisogno formativo. La commissione mantiene i contatti con l’ufficio scuola e catechesi, e ne riceve aiuto e consiglio.
  5. La commissione per la carità promuove la carità attiva come missione di ogni individuo, della comunità parrocchiale e dell’unità pastorale. Aiuta a mettersi in ascolto delle persone, a comprenderne la situazione, i bisogni e le difficoltà e ad individuare assieme delle soluzioni. Elabora obiettivi, stabilisce priorità, promuove la collaborazione e lo scambio reciproco e individua il bisogno formativo dei volontari. La commissione mantiene i contatti con la Caritas diocesana (specialmente con servizio Caritas parrocchiale e volontariato) e ne riceve aiuto e consiglio.
  6. La commissione per la famiglia si occupa della situazione e dei bisogni delle famiglie nell’unità pastorale e individua il bisogno formativo dei volontari. La commissione per la famiglia fornisce suggerimenti al consiglio pastorale unitario per l’attività e il programma pastorale. Sostiene la pastorale famigliare nelle parrocchie, promuove la cooperazione tra di esse e collabora con le organizzazioni che operano in ambito famigliare. L’Ufficio matrimonio e famiglia accompagna e sostiene la creazione delle commissioni per la famiglia.
  7. La commissione per i bambini e i giovani si occupa della situazione e dei bisogni dei bambini e dei giovani nell’unità pastorale, insieme a coloro che a titolo di volontariato o per professione svolgono attività in questo campo. Individua opportunità pastorali di accompagnamento di bambini e i giovani nelle parrocchie e a livello di unità pastorale e crea i presupposti per lo sviluppo di nuovi progetti. Fornisce suggerimenti al consiglio pastorale unitario per l’attività e il programma pastorale e individua il bisogno formativo dei volontari. L’Ufficio matrimonio e famiglia accompagna e sostiene la creazione delle commissioni per i bambini e i giovani.

6. L’accompagnamento delle parrocchie associate in un’unità pastorale da parte degli uffici e dei settori diocesani avviene preferibilmente al livello del consiglio pastorale unitario e delle sue commissioni.

7. La spesa per finanziare le iniziative e i progetti dell’unità pastorale è di solito sostenuta insieme dalle parrocchie dell’unità pastorale; tale spesa viene normalmente suddivisa secondo una proporzione concordata assieme (per es., in base al numero di abitanti). È anche possibile formare una cassa comune, gestita come un centro di costo nella contabilità di una delle parrocchie. Di essa si dia rendiconto annuale nel consiglio pastorale unitario.

8. Dopo ogni riunione del consiglio pastorale unitario è compito fondamentale dei rappresentanti delle parrocchie coinvolte fornire informazioni al consiglio pastorale parrocchiale di provenienza sugli argomenti discussi e sulle decisioni prese. I verbali delle riunioni del consiglio pastorale unitario vengono conservati nell’archivio parrocchiale della parrocchia in cui è parroco il responsabile dell’unità pastorale e possono essere là consultati da tutti i membri del consiglio pastorale unitario.

 

Emanate il 2 febbraio 2022, festa della Presentazione del Signore

Prot. nr. 2022/42

+Ivo Muser, Vescovo

LINEE GUIDA PER LA CURA PASTORALE NELLE RESIDENZE PER ANZIANI

 

I presenti orientamenti sono stati elaborati da un gruppo di lavoro in seno all’Ufficio Pastorale insieme a rappresentanti dell'Associazione delle Residenze per Anziani dell'Alto Adige. È stato convalidato dalla suddetta Associazione e dalla Conferenza dei Decani, approvato dall'Ordinario e con ciò messo in vigore.

Obiettivi della pastorale nelle residenze per anziani

Dio ti ama e ti accoglie. Come eri e come sei ora. La sua bontà e la sua misericordia ti abbracciano e ti sostengono, con tutte le tue fragilità, i tuoi difetti e le tue debolezze - incondizionatamente, per sempre. Con questo annuncio la pastorale vuole essere al fianco dei residenti nelle case di riposo, dei loro parenti e del personale assistenziale delle strutture.

Attraverso i fatti, le parole e la presenza, la pastorale avvicina all’esperienza di Cristo sofferente e abbandonato, che conforta e sostiene, perdona la colpa e dona gioia, guarisce ciò che è ferito e permette la riconciliazione; Lui che è sempre presente, infonde coraggio e risolleva.

La pastorale lo realizza in vari modi: attraverso la celebrazione dei sacramenti, dei riti e delle feste della fede cristiana, offrendoli come sostegno e aiuto per affrontare la vita. Aiuta a interpretare attraverso la fede la propria situazione e a gestirla in modo attivo. Accompagna le persone nella malattia e nel lutto e offre assistenza nell’affrontare le crisi. Attraverso colloqui e attività condivise, aiuta le persone a confrontarsi con il significato e l’incomprensibilità della sofferenza, ma anche a celebrare gli aspetti gioiosi della vita. In questo modo, la pastorale accompagna l'ultima parte del viaggio esistenziale in modo umano e significativo.

Le parti responsabili e la rete di relazioni

La pastorale nelle residenze per anziani è caratterizzata dall'interazione di vari organismi responsabili.

  • Parrocchia e Unità pastorale: l'accompagnamento degli anziani è prima di tutto responsabilità della comunità stessa e non può essere eluso. La pastorale è il modo in cui, nella comunità cristiana, le persone si assistono e si sostengono a vicenda e annunciano il Dio dell’Amore. Di regola, la parrocchia nel cui territorio si trova la casa è responsabile della pastorale. Se il bacino di utenza comprende diverse parrocchie, la pastorale verrà coordinata in seno all’Unità pastorale. A seconda dell’estensione dell'Unità pastorale, questo potrà significare anche la formazione di sottogruppi territoriali, in cui le parrocchie del bacino di utenza della struttura condividono la responsabilità della cura pastorale.
  • La residenza per anziani: l’assistenza pastorale è uno dei regolari servizi garantiti a tutti gli effetti in ogni casa. Oltre ai bisogni fisici e psicologici, anche il bisogno spirituale costituisce una parte essenziale della persona umana. Poiché la religiosità è sempre intrinsecamente legata alla libertà dell'essere umano, la cura pastorale è intesa come un'offerta che prende sul serio la storia personale dell’interessata/o e rispetta le sue decisioni.
  • Il parroco o il moderatore dell'Unità pastorale guida su incarico del vescovo la cura pastorale nella parrocchia o nell'Unità pastorale a lui affidata ed è quindi – per parte ecclesiale - il responsabile ultimo della pastorale nella residenza per anziani. Oltre ai compiti che egli stesso svolge in virtù del suo ruolo di sacerdote, egli garantisce in primo luogo che la parrocchia o l'Unità pastorale adempiano in modo ordinato le proprie responsabilità nella cura pastorale degli anziani della casa. I compiti sacerdotali che solo il parroco (o un altro sacerdote incaricato) svolge nella residenza per anziani, secondo le possibilità concrete, sono: celebrare la Santa Messa, amministrare l'Unzione degli infermi e il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione.
  • Il responsabile per la Pastorale degli anziani a livello di parrocchia o di Unità pastorale: il parroco o il moderatore dell'Unità pastorale, in accordo con il Consiglio pastorale parrocchiale o il Consiglio unitario, nomina una persona responsabile per la Pastorale degli anziani. Essa è in regolare contatto con la casa e si impegna a coinvolgere quante più persone possibile appartenenti alla comunità parrocchiale. Insieme alla coordinatrice o al coordinatore della pastorale nella residenza per anziani, si assicura che i volontari usufruiscano delle offerte formative e di specializzazione in conformità ai i loro compiti e siano accompagnati nel loro servizio. Incoraggia i gruppi parrocchiali a prendere parte all’organizzazione di celebrazioni nella casa o a ad assistere gli anziani residenti. Oltre a queste attività, la persona responsabile si assicura che gli anziani della casa siano considerati parte vitale e integrante delle comunità parrocchiali e siano tenuti costantemente presenti all’attenzione dei fedeli. Gli incaricati della Pastorale degli anziani possono allo stesso tempo coordinare la Pastorale della salute e del lutto.
  • Coordinatori e coordinatrici della pastorale nella residenza per anziani: in ogni casa, la direzione, in accordo con il parroco o il moderatore dell’Unità pastorale, assegna a una persona impegnata in ambito assistenziale o ricreativo il coordinamento della pastorale. Questa persona è responsabile - per parte della casa - dell’organizzazione e dell’assistenza dei volontari e dell’armonizzazione delle loro attività con le procedure interne della struttura. Insieme al responsabile della Pastorale degli anziani a livello parrocchiale o di Unità pastorale, assicura l’accompagnamento adeguato, la formazione e il perfezionamento delle persone impegnate nella cura pastorale. La diocesi e l'Associazione delle Residenze per Anziani forniscono congiuntamente un’adeguata formazione e specializzazione per i coordinatori della pastorale nelle residenze per anziani.
  • I volontari impegnati nella pastorale delle strutture residenziali costituiscono in unità di intenti con la parrocchia e la residenza per anziani la rete viva della Pastorale al servizio delle persone anziane nelle case residenziali: senza pretesa di completezza e con diverse aree di attività possono essere qui menzionati in ogni caso: Caritas parrocchiale, Movimento Caritas Hospice; associazioni e movimenti cattolici; comunità di vita consacrata; cori, ecc. I volontari sono individuati attraverso la casa o la parrocchia, a seconda del tipo di servizio, e formati al servizio in questione dalla parrocchia in base alle rispettive linee guida diocesane. Il loro servizio nella casa è gestito e supervisionato dalla coordinatrice/dal coordinatore. Gli accordi sulla durata, la natura e l'organizzazione del servizio vengono stipulati tra la parrocchia, la casa e i volontari.

La molteplicità dei servizi pastorali nelle residenze per anziani

La pastorale nella residenza per anziani si realizza comunitariamente tramite una serie di servizi. Questa molteplicità di attori è un'espressione della cura amorevole e viva che la comunità rivolge agli anziani della casa.

  • Ministero sacerdotale in senso stretto: celebrazione della Santa Messa, amministrazione dei sacramenti dell'Unzione degli infermi e della Penitenza e Riconciliazione.
  • Guida per le Celebrazioni della parola.
  • Guida per momenti di preghiera o per festività religiose (per esempio le meditazioni di Avvento o le celebrazioni del tempo di Natale).
  • Guida per la recita del rosario.
  • Servizio di assistenza alle funzioni religiose per anziani non autonomi.
  • Assistenza ai malati gravi e ai moribondi
  • Servizio di visita, offerta di colloquio e accompagnamento
  • Celebrazione della comunione ai malati
  • Celebrazione della benedizione dei moribondi
  • Cerimonie di commiato per le persone defunte
  • Assistenza ai parenti, ai residenti e al personale della casa subito dopo un decesso
  • Organizzazione di offerte formative a carattere religioso
  • Organizzazione di iniziative a scopo benefico
  • Attività ricreative a sfondo religioso

Essenziale per la comprensione della cura pastorale è il legame di appartenenza che unisce tutte le persone coinvolte alla parrocchia o all’Unità pastorale. La pastorale cristiana non è un agire a titolo personale, ma si realizza in nome di Cristo e della Chiesa. Questo accade a livello simbolico, ma si esprime anche in modo essenziale attraverso il richiamarsi alla concreta comunità cristiana locale, nel cui nome e sul cui incarico si svolge il rispettivo servizio. Tutti i servizi, intesi esplicitamente come parte ed espressione della cura pastorale cristiana/cattolica, sono quindi sempre legati alla parrocchia o all'Unità pastorale che invia e incarica le relative persone. I rispettivi responsabili parrocchiali e quelli della struttura residenziale si assicurano che questo legame sia sempre tenuto vivo.

Il responsabile della Pastorale degli anziani a livello parrocchiale si assicura che le persone assumano i servizi pastorali nella residenza per anziani su incarico della parrocchia. Garantisce che a queste persone venga offerta da parte della diocesi un’adeguata formazione e specializzazione per il rispettivo servizio svolto (Percorso Diocesano di Formazione) e si accerta che questi servizi pastorali siano coordinati con le altre attività della parrocchia e vadano con esse di pari passo.

La persona che coordina la pastorale nella casa cura l’organizzazione dei servizi pastorali al suo interno e la loro armonizzazione con le procedure residenziali. È responsabile dei turni di servizio e pone attenzione alla qualità e all'affidabilità dei servizi assunti. Essa è anche persona di contatto per i servizi pastorali e si impegna a far conoscere le procedure operative che regolano la struttura e a garantire l’assistenza nella pratica.

Infrastrutture e finanziamenti

Al fine di adempiere alla propria responsabilità per la cura pastorale dei residenti, dei loro parenti e del personale, l’ente residenziale assicura la costruzione e la manutenzione di un'infrastruttura adeguata. Questo include in ogni caso:

  • Una cappella o una sala per le celebrazioni religiose, disponibile in tutte le strutture, curata e continuamente adattata alle esigenze. È accessibile a tutti, non solo a coloro che partecipano alla preghiera comunitaria e alle celebrazioni religiose, ma anche a chi desidera soffermarsi  - al di fuori di questi momenti -nella cappella ovvero nella sala per la preghiera personale o il raccoglimento in silenzio.
     
  • Laddove le circostanze lo suggeriscano, la cappella può essere dotata dell'attrezzatura tecnica appropriata per trasmettere e partecipare alle celebrazioni dalla chiesa parrocchiale o da altre chiese. Ove possibile, saranno allestiti i dispositivi necessari per la trasmissione delle celebrazioni e delle varie funzioni religiose nelle singole stanze.
  • Una stanza di lavoro per la pastorale: può essere uno spazio condiviso con altri servizi, che fornisce una postazione e un archivio per riporre documenti, libri e sussidi a disposizione dei volontari della pastorale.

Inoltre, a seconda delle dimensioni o delle possibilità della struttura dovrebbe essere fornito:

  • Una sala di commiato per i defunti
  • Una stanza per colloqui pastorali
  • Una stanza dove possono pernottare le persone di turno in reperibilità.

L’ente residenziale e di cura si fa carico delle spese necessarie per le celebrazioni religiose (ostie, vino sacramentale, candele, fiori, libri, paramenti, ecc.) così come dei sussidi per la pastorale degli anziani (fogli informativi, immaginette sacre per la preghiera, ecc.). I programmi per la formazione dei volontari e i costi per le attività di perfezionamento nel contesto del lavoro pastorale svolto nella struttura residenziale vengono annualmente presentati all'amministrazione della casa e sono finanziariamente garantiti.

Programma pastorale

Per garantire una qualità costante e uno sviluppo permanente della pastorale, ogni residenza per anziani ha un programma pastorale. Questo viene redatto congiuntamente dai responsabili della parrocchia o dell'Unità pastorale e dai coordinatori della casa, per essere poi approvato dal parroco responsabile.

Il programma viene aggiornato ogni anno alla luce dell'esperienza vissuta e delle nuove iniziative, ed è adattato alle circostanze e alle necessità. Il programma pastorale descrive le attività ricorrenti, come anche quelle legate a momenti particolari dell'anno liturgico o alla vita quotidiana della casa. Menziona i rispettivi responsabili e le persone impegnate nelle varie attività, fornendo anche le indicazioni più importanti per la loro messa in pratica.

Il programma pastorale è quindi strumentale alla pianificazione e alla valutazione delle attività pastorali. L'ufficio pastorale della diocesi fornisce un modello campione di un programma pastorale per la residenza per anziani. I punti che ora seguono descrivono i contenuti essenziali della pastorale da tenere presente in ogni programma.

Liturgia, annuncio, Caritas

La celebrazione della liturgia costituisce anche nelle residenze per anziani la fonte e il culmine (cfr. SC 10) dell’agire pastorale. Per questo motivo, la Santa Messa viene regolarmente celebrata nella casa ogni settimana. Dove questo non è possibile per mancanza di sacerdoti, e anche come offerta aggiuntiva durante la settimana o la domenica, si tengono Celebrazioni della Parola con o senza la distribuzione della Santa Comunione. Anche i parenti dei residenti e i fedeli della zona circostante sono invitati a queste celebrazioni. Laddove i parenti non possano provvedere, i volontari assistono il personale della casa nell'accompagnare gli anziani nel tragitto dalla zona giorno alla cappella e durante le celebrazioni liturgiche. Quando questa assistenza è resa possibile da un adeguato servizio di volontariato, si cercherà di organizzare una celebrazione domenicale. A causa della carenza di sacerdoti, tale celebrazione sarà tuttavia in molti casi una Celebrazione della Parola o un momento di preghiera comunitaria.

Nella celebrazione della liturgia, un'attenzione speciale è riservata alle feste e ai tempi forti dell'anno liturgico, onde permettere agli anziani di inserirsi nell’abituale ritmo celebrativo della comunità parrocchiale. A questo proposito, si raccomanda la consuetudine, già praticata in molti luoghi, di offrire agli anziani la possibilità di partecipare alla funzione parrocchiale attraverso la radio o altri mezzi tecnici, inviando ministri straordinari della Comunione direttamente dalla celebrazione eucaristica alla casa, al fine di includere i residenti nella comunità eucaristica.

Nelle case si dovrebbe prestare un'attenzione particolare alla recita regolare del Santo Rosario o ad altre forme di devozione fortemente ritualizzate. Tali momenti sono particolarmente adatti come supporto spirituale per le persone con demenza o deterioramento cognitivo, da un lato per il loro ancoraggio biografico, dall’altro anche per il loro carattere semplice e ripetitivo.

Oltre alla liturgia, nelle residenze per anziani la pastorale dovrebbe prestare buona attenzione all'approfondimento della fede. Questo può avvenire attraverso un'offerta formativa o un colloquio a carattere religioso, così come attraverso offerte ricreative appropriate in ambito pratico o artistico. Qui gli anziani possono - a seconda della loro situazione personale – assumere un ruolo attivo, raccontando ad altre persone le loro (buone o meno buone) esperienze di fede. Il racconto in prima persona della propria esperienza religiosa può essere un modo importante per continuare a scrivere la propria biografia spirituale e per integrarla nella situazione attuale.

Come terzo pilastro, l’amore concreto al prossimo (Caritas) è un elemento portante della pastorale. Qui è importante considerare gli anziani non solo come soggetti riceventi ma anche, secondo le loro possibilità, come soggetti attivi nell’ambito della caritas, dell’amore al prossimo. La possibilità di essere presenti per gli altri e di fare loro del bene è un elemento essenziale per l’efficacia dell’operato e per la scoperta di significato nella vita quotidiana. Perciò è anche compito della pastorale indicare possibili percorsi per permettere agli anziani di sperimentare il più a lungo possibile il loro essere sostegno concreto agli altri (anche attraverso la preghiera) e appartenere così a tutti gli effetti alla comunità dei fedeli.

Espressione della caritas cristiana per gli anziani sono anche tutti quei servizi legati alle visite, al trasmettere gioia o semplicemente al passare del tempo con loro. Questo aspetto apre un ampio spettro di possibilità in cui sia singoli che gruppi possono dare il loro attivo contributo.  

Malattia – morte – lutto

La pastorale è imprescindibile nelle procedure definite da ogni casa per l’assistenza dei malati gravi e dei moribondi. Alle persone malate, ai loro parenti e anche al personale vengono mostrate e offerte con sensibilità le possibilità di accompagnamento pastorale, inteso sempre come un’opzione del tutto gratuita.

Gli elementi costitutivi dell’accompagnamento pastorale nelle malattie gravi e in prossimità del fine-vita sono:

  • La Comunione ai malati: è amministrata dal sacerdote o dai ministri straordinari della Comunione. È auspicabile che si stabilisca un legame il più forte possibile con la celebrazione comunitaria e che esso venga coltivato da entrambe le parti. La comunione ai malati è offerta regolarmente, se possibile a cadenza settimanale.
  • Ricevere la Santa Comunione – come viaticum, nutrimento lungo il cammino della vita - è anche un importante sostegno spirituale nell’ultima tappa del viaggio esistenziale.
  • Unzione degli infermi: è amministrata dal sacerdote in caso di malattia grave o di forte indebolimento. Non deve essere rimandata - come nei tempi passati l’"estrema unzione" – ai momenti immediatamente prima del decesso, ma deve essere impartita tempestivamente come un sacramento di rafforzamento.
  • La benedizione ai moribondi: è amministrata al sopraggiungere del decesso da persone formate e incaricate, in particolar modo in assenza di un sacerdote disponibile.
  • La benedizione del defunto e la preghiera per e con i parenti stretti.
  • La preghiera comunitaria per i defunti (il Santo Rosario in suffragio dei defunti) in data ravvicinata o a intervalli regolari. In molte case, hanno avuto una buona risonanza le celebrazioni annuali in cui i residenti e il personale commemorano i defunti dell'anno passato insieme ai parenti. Altrettanto raccomandabile è la realizzazione di un angolo commemorativo, ad esempio con foto, fiori, libro di condoglianze, annuncio mortuario, ecc.

La Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio) dovrebbe essere considerata nelle residenze per anziani come un'occasione importante per sensibilizzare alle situazioni di malattia e di lutto, e per ringraziare tutti coloro che sono impegnati nella rispettiva cura pastorale.

Ancoraggio istituzionale

L'Ufficio Pastorale è responsabile della formazione e del perfezionamento dei volontari nelle parrocchie. Collabora alla formazione e al perfezionamento delle coordinatrici/dei coordinatori della pastorale, specialmente in relazione ai contenuti.

L'Associazione delle Residenze per Anziani cura la formazione e il perfezionamento delle coordinatrici/dei coordinatori della pastorale e partecipa alla formazione e al perfezionamento dei volontari, in particolar modo per quanto concerne le procedure e gli standard nelle residenze.

 

Approvato la Domenica di Pentecoste, 23.05.2021

Nr. Prot. 2021/294

 

+Ivo Muser, Vescovo

LA COLLABORAZIONE NELLA GUIDA DELLE COMUNITÀ PARROCCHIALI

 

Introduzione

Il Sinodo diocesano ha affidato al Consiglio pastorale e al Consiglio presbiterale i seguenti compiti:

  • Il Consiglio presbiterale assieme al Consiglio pastorale definisce e rende noto il profilo del parroco e le sue funzioni e compiti principali[1].
  • Il Consiglio pastorale si fa carico e promuove la tematica di una maggiore partecipazione e co-decisione su tutti i livelli della nostra Chiesa locale[2].
  • Il Sinodo incarica il Consiglio pastorale diocesano assieme al Consiglio presbiterale di elaborare criteri per una collaborazione costruttiva fra clero e laici nella Diocesi, con l’obiettivo di una cooperazione aperta e alla pari. Un’attenzione particolare è rivolta al riconoscimento e alla valorizzazione delle diverse forme di vocazione e di servizio. In riferimento ai diversi ambiti di azione della vita ecclesiale si elencano i settori in cui i laici possono e devono assumere ruoli di responsabilità autonomi[3].

Il Consiglio pastorale e il Consiglio presbiterale si sono occupati dei temi citati e hanno approvato le seguenti direttive nell’ambito di una seduta comune tenutasi il 24 aprile 2021, affinché esse siano presentate all’approvazione del Vescovo.

 

Diversi incarichi, un’unica missione

1. La parrocchia è una comunità nella quale si realizza concretamente la missione della Chiesa[4]. La comunione nella parrocchia è al servizio del mandato missionario, che Cristo ha dato alla Chiesa: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,18-20). Cristo stesso è presente nella Chiesa e la rende un popolo di Dio sacerdotale, profetico e regale. La Chiesa annuncia la Buona Notizia di Gesù Cristo, celebra i misteri della fede e pratica il servizio della carità verso il prossimo. In tal modo invita gli uomini a divenire discepoli di Cristo e a partecipare all’edificazione della comunità.

2. La parrocchia è il luogo concreto dove si realizza la missione della Chiesa. Essa non è un comodo rifugio, ma è espressione della missione universale di salvezza della Chiesa. Prendendosi cura integralmente dell’uomo, e in particolare dei poveri e dei sofferenti, la parrocchia diviene espressione dell’amore di Dio. Essa si fa Sacramento, «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano»[5].

3. Dal momento che la Chiesa ha questa missione di salvezza per il mondo, vi sono in essa diversi carismi, ministeri e uffici. Tutti i battezzati sono corresponsabili dell’annuncio della Buona Notizia di Gesù Cristo, ciascuno mettendo al servizio degli altri le proprie capacità. In questa molteplicità si rivela l’azione dello Spirito Santo, che edifica e vivifica la Chiesa con la ricchezza dei suoi doni. I “carismi” sono doni particolari dello Spirito Santo; essi si manifestano in azioni concrete e sono al servizio della missione della Chiesa. Si distinguono da semplici inclinazioni o doti personali nella misura in cui si pongono in modo particolare al servizio della trasmissione della fede e dell’edificazione della Chiesa. Tramite i suoi doni, lo Spirito Santo fa sì che la Chiesa attui concretamente, nei diversi luoghi, il mandato di Gesù Cristo e si manifesti in tal modo come un popolo sacerdotale, profetico e regale. Il mandato missionario impegna dunque la parrocchia a lasciare spazio nell’azione pastorale anche a nuovi servizi e incarichi, che sorgono dalla comune responsabilità di tutti i battezzati e dai carismi donati dallo Spirito Santo[6]: “Infatti, lì dove c’è una necessità particolare, lo Spirito ha già effuso carismi che permettano di rispondervi.”[7]

4. Guidando la parrocchia che gli è affidata, il parroco, nel modo proprio del suo ministero, è a servizio di Cristo, il quale continua ad agire in modo concreto e visibile nella Sua Chiesa. Ciò avviene in due modi: ricordando che Cristo è il pastore, il sacerdote e il maestro della Chiesa e aiutando a far sì che si attui la “forma” che lo Spirito Santo vuole conferire alla parrocchia tramite i suoi doni e carismi. Il ruolo del presbitero consiste in un duplice ascolto: della tradizione apostolica e della fede che lo Spirito suscita nei membri della Chiesa. Di tutto ciò si fa esperienza sacramentalmente nella celebrazione dell’Eucaristia: Cristo è presente nella Chiesa e agisce in essa.

5. Il ministero di guida del presbitero non si trova dunque in concorrenza con altri incarichi di guida e altre forme di responsabilità apostolica che lo Spirito suscita nella Chiesa. Esso ha piuttosto il compito di esprimere l’unico agire dello Spirito nei diversi servizi e carismi e di ricondurre questi all’unità. Il ruolo di guida del presbitero, come analogamente ogni altro ruolo di guida nella Chiesa, ha perciò sempre un carattere sinodale[8] e come tale deve essere vissuto. La comune missione del popolo di Dio e la comune responsabilità di tutti i battezzati possono esprimersi solo se in ogni decisione l’ascolto dell’agire dello Spirito e il discernimento della Sua voce assumono un ruolo centrale. Ciò è possibile se in parrocchia sono vivi il dialogo e lo scambio reciproco. Dio già agisce già nella sua comunità e la accompagna nel cammino. Una guida a carattere sinodale inizia dall’ascolto reciproco e dal comune discernimento della voce di Dio nella Parola e nei segni dei tempi. Le decisioni che si rendono necessarie non manifestano l’opinione privata di colui che guida, ma rendono tangibile l’agire di Dio nella comunità. Chi guida non dovrebbe dunque conferire alla comunità una “forma” che rispecchi le proprie idee, ma portare alla luce e proteggere la “forma” che lo Spirto di Dio le dona tramite la sua azione carismatica. Essere guida non significa mettersi al di sopra dei carismi, come una coperta che li soffoca e toglie ossigeno alla fiamma dello Spirito, ma alimentare questa fiamma perché possa ardere e rigenerare così non solo la comunità ma anche chi la guida.

6. Nella nostra diocesi, alla diversità dei doni e al carattere particolare che lo Spirito Santo conferisce ad ogni chiesa locale, appartiene anche l’eredità complessa della convivenza di lingue e culture diverse. Tale ricchezza di manifestazioni dell’unico Vangelo nelle diverse lingue e culture è il dono e il compito speciale che Dio ha dato alla nostra Chiesa locale e, in modi diversi, alle nostre parrocchie. Pertanto, nella nostra situazione concreta, uno dei particolari compiti affidati al ministero di guida è quello di curare l’unità della Chiesa nella molteplicità, di promuovere la pace e di guarire le ferite, affinché tutti i cristiani testimonino insieme in modo credibile la Buona Notizia del Regno di Dio.

 

I diversi ruoli nella prassi parrocchiale

7. I seguenti ruoli rispecchiano gli ambiti che risultano maggiormente significativi nel cambiamento attuale dell’azione e delle strutture pastorali. Sono radicati nei fondamenti teologici sopradescritti e sono comprensibili in base ad essi. L’accento è posto sui rapporti che intercorrono fra i diversi ruoli, mentre sono presupposte le disposizioni del diritto ecclesiale in materia, senza che queste debbano essere ulteriormente specificate[9].

8. Per tutti i ministeri di guida vale quanto segue: la responsabilità degli ambiti fondamentali della vita cristiana è propria della comunità dei battezzati, i quali pur nella diversità di ministeri e compiti sono chiamati come unico popolo di Dio al servizio del Regno. Il compito di chi guida viene perciò descritto come una “cura” oppure con il corrispondente verbo “curare”. Ciò indica da un lato una responsabilità di ordine superiore, quella cioè di favorire la realizzazione di determinate perfezioni della comunità, da promuoversi se necessario anche con insistenza. Dall’altro si vuole sottolineare come l’attuazione delle attività corrispondenti a tali perfezioni sia compito della comunità stessa e non possa essere da questa delegata a chi la guida. Allo stesso modo, la cura di chi guida non può sostituirsi alla responsabilità propria dei battezzati. Tale cura non consiste in primo luogo nell’agire, ma nell’avere uno sguardo attento e di stima e gratitudine per tutto ciò che lo Spirito di Dio suscita nella comunità, affinché tutto possa concorrere all’unità. Questa cura si esercita principalmente là dove una comunità o singole persone o gruppi abbiano bisogno di aiuto per mettere al servizio dell’edificazione della comunità i doni ricevuti dallo Spirito.

 

Parroco

9. «Il parroco è il pastore proprio della parrocchia affidatagli, esercitando la cura pastorale di quella comunità sotto l'autorità del Vescovo diocesano, con il quale è chiamato a partecipare al ministero di Cristo, per compiere al servizio della comunità le funzioni di insegnare, santificare e governare, anche con la collaborazione di altri presbiteri o diaconi e con l'apporto dei fedeli laici, a norma del diritto»[10].

Finalità

10. Il parroco cura assieme al Consiglio pastorale parrocchiale e al team pastorale (cfr. nr. 8) che nelle parrocchie a lui affidate si sviluppi una comunità vivace, che si orienti continuamente di nuovo al mandato missionario di Cristo e incoraggi le persone a crescere fianco a fianco nella fede e nel servizio assunto. Aiuta i singoli fedeli e la comunità a crescere nella relazione con Cristo, tramite l’amministrazione dei sacramenti, il servizio della Parola, la condivisione e la carità nei confronti del prossimo. Promuove, rafforza e collega fra loro i carismi donati alla comunità e la guida sulla via del necessario discernimento. Egli sostiene e accompagna specialmente coloro che assumono compiti di guida in ambito pastorale a favore della comunità; favorisce l’apertura della comunità ad un confronto vivo con le parrocchie dell’unità pastorale e del decanato, nonché con la diocesi.

Compiti principali

11. Il compito principale del parroco è la cura pastorale, cioè l’annuncio della Parola e l’amministrazione dei sacramenti, la trasmissione della fede e l’accompagnamento delle persone sul loro cammino di vita e di fede. I compiti organizzativi e di ordinaria amministrazione, che tradizionalmente competono al parroco ma non sono strettamente legati all’ordinazione sacerdotale o alla rappresentanza legale della parrocchia, dovrebbero essere delegati a collaboratori. Di fronte ai cambiamenti che interessano la figura e il ruolo del presbitero nella pastorale e alle sfide che essi comportano, la formazione permanente, l’accompagnamento spirituale e la supervisione si rivelano parte integrante del servizio pastorale; i presbiteri hanno perciò diritto ad usufruire di adeguate offerte formative e ad ottenere sostegno dagli uffici diocesani competenti.

Il ministero di guida

12. Il parroco fa sì che gli organi della parrocchia funzionino a norma delle direttive diocesane. Fra di essi vi sono il Consiglio pastorale parrocchiale, il Consiglio per gli affari economici, il team pastorale, nonché eventualmente ulteriori gruppi di lavoro e incarichi. Il parroco promuove l’autonomia di azione di tali organi, li sostiene fattivamente e con il proprio consiglio, e li accompagna con la preghiera. Si preoccupa affinché i lavori all’interno degli organi citati siano caratterizzati dal discernimento comunitario, dall’ascolto della Parola di Dio e dell’azione dello Spirito e non da meccanismi di potere o di pura maggioranza.

13. Il parroco stima e cura le strutture e le consuetudini proprie della parrocchia a lui affidata e la incoraggia a riconsiderarle e svilupparle alla luce del Vangelo. Assieme al team pastorale si preoccupa affinché i carismi che lo Spirito Santo dona alla comunità possano emergere e contribuire all’edificazione della Chiesa. Assieme al team pastorale si adopera affinché coloro che assumono un servizio siano adeguatamente preparati a svolgerlo e distribuisce con chiarezza gli incarichi; accompagna i propri collaboratori e crea un ambiente in cui al servizio prestato corrispondano la stima e la gratitudine dovute. È al corrente dei conflitti che possono sorgere e sostiene il team pastorale nella loro soluzione, sia tramite colloqui personali sia tramite il ricorso a consulenti. Eventuali conflitti gravi o situazioni particolarmente problematiche dovranno essere comunicati anche all’Ufficio pastorale.

14. Il parroco fa sì che le parrocchie affidate alla sua cura siano rappresentate nel Consiglio pastorale unitario e incoraggia coloro che in esse abbiano un incarico particolare a collaborare fra loro a livello di unità pastorale.

15. In quanto responsabile legale della parrocchia, il parroco amministra e utilizza i beni della parrocchia in un’ottica evangelica, con l’aiuto del Consiglio per gli affari economici. Affinché l’amministrazione sia svolta secondo le norme vigenti, il parroco conferisce l’incarico di collaboratore in ambito amministrativo a persone adatte. Assieme al team pastorale fa in modo che i registri parrocchiali siano redatti a norma, affidando tale compito a persone adeguatamente formate.

16. Il parroco coordina, in base agli accordi e agli incarichi affidati, il ministero pastorale dei collaboratori[11] e dei coadiutori pastorali, dei diaconi permanenti nonché degli assistenti pastorali attivi nelle sue parrocchie, e conviene regolarmente con loro ad incontri di lavoro. Fa sì che il loro ministero sia svolto in comunione con altri ruoli di guida presenti in parrocchia.

17. Il parroco è responsabile dei collaboratori assunti in parrocchia, ove presenti. Assieme al team pastorale e il Consiglio pastorale parrocchiale redige una chiara descrizione dei compiti e dei servizi loro affidati e svolge regolari incontri di confronto e comunicazione.

18. Pertengono alla guida di un’unità pastorale anche i seguenti compiti, che si aggiungono a quelli specifici del parroco: il responsabile dell’unità pastorale invita in particolar modo i presbiteri, i collaboratori volontari ed eventuali collaboratori assunti, nonché gli stessi fedeli, ad assumere responsabilità per la propria parrocchia, senza dimenticare l’unione che si realizza al livello di unità pastorale. Fa sì che il Consiglio pastorale unitario funzioni regolarmente e che ne siano assicurate la presidenza e la verbalizzazione; sono altresì necessarie una giunta esecutiva e particolari commissioni. Il responsabile dell’unità pastorale si occupa in particolar modo delle questioni sovra-parrocchiali e favorisce la collaborazione fra i presbiteri e fra le parrocchie dell’unità pastorale. Si preoccupa costantemente della formazione permanente dei presbiteri e dei collaboratori assunti e/o volontari e li incoraggia a prendere parte a proposte formative adatte.

Il ministero dell’annuncio

19. Il parroco annuncia la fede in modo vivo e pone al centro l’incontro con Cristo nella Parola. L’annuncio si realizza tramite la testimonianza della propria vita e i colloqui con i fedeli, favorendo la trasmissione della fede nella comunità. Il parroco incoraggia e accompagna la comunità nello sviluppo di nuove vie di evangelizzazione e nel dare una bella testimonianza di fede comunitaria e personale. Accompagna i volontari della parrocchia attivi nella pastorale dell’annuncio e nella catechesi e promuove e accompagna la formazione di “Piccole comunità cristiane”.

20. È compito particolare del parroco incoraggiare e rafforzare i fedeli tramite la predicazione (l’omelia) e dischiudere loro il tesoro della Parola di Dio. Egli intrattiene con loro uno scambio fecondo sul messaggio delle letture del giorno e si sforza così di mostrare la relazione vitale della Parola con gli interrogativi della vita. Rimanda alla testimonianza di coloro la cui esperienza di vita e formazione possono essere di aiuto alla comunità e riflette sul Vangelo della domenica con le persone che nella parrocchia hanno ruolo di guida, per scoprire assieme a loro il messaggio che la Parola rivolge alla comunità stessa.

Il ministero della santificazione

21. Il parroco, assieme agli incaricati dei team pastorali, promuove nelle comunità a lui affidate lo sviluppo un vivace modus celebrandi. Questo consiste nella cura e nello sviluppo dei diversi elementi e delle diverse forme delle celebrazioni liturgiche; un ruolo non meno importante ha altresì il collegamento profondo fra la celebrazione liturgica e il servizio al prossimo.

22. Il parroco ha il dovere dedicarsi assiduamente alla preghiera, in comunione con il Vescovo e con il clero della Chiesa locale, per invocare la divina misericordia per il popolo e di celebrare la S. Messa con e per le comunità parrocchiali a lui affidate.

23. Il calendario delle celebrazioni liturgiche viene sviluppato all’interno del Consiglio pastorale unitario con il coinvolgimento attivo delle rappresentanze delle singole parrocchie e in accordo con le direttive diocesane. Se nelle parrocchie dovessero essere presenti presbiteri attivi come collaboratori pastorali o si rendesse necessario invitare presbiteri da fuori per la celebrazione dell’Eucarestia, si deve tuttavia rispettare la buona consuetudine che vuole che il parroco presieda personalmente, a intervalli di tempo regolari, la S. Messa in ognuna delle parrocchie a lui affidate.

24. Il parroco accompagna e sostiene le guide della celebrazione della Parola e delle diverse forme di preghiera presenti in parrocchia. Le guide si sentiranno così rafforzate nel loro servizio e le comunità potranno essere nutrite con la Parola di Dio anche in sua assenza, nonché sviluppare una vita liturgica attiva e partecipe. Il parroco fa sì che un maggior numero di fedeli faccia l’esperienza di guidare le celebrazioni e si metta a disposizione per partecipare alla formazione corrispondente. Favorirà così lo sviluppo di una comunità orante in grado di animare e celebrare la liturgia.

25. Egli è responsabile dell’amministrazione dei sacramenti dell’iniziazione, dei Sacramenti della riconciliazione e del matrimonio, dell’Unzione degli infermi e della celebrazione delle esequie. In relazione a ciò, egli si occupa di coordinare il ministero dei presbiteri e dei diaconi presenti, nonché dei laici incaricati.

26. Il parroco pratica l’accompagnamento spirituale e pastorale dei fedeli e delle famiglie, specialmente di coloro che sono in necessità e, assieme al team pastorale, fa in modo che nasca una rete viva di persone che si pongono a disposizione del prossimo offrendo aiuto spirituale e materiale nella concretezza del quotidiano. Anche egli stesso si prodiga nella prassi della carità e testimoniando così il legame inscindibile tra la liturgia e la lavanda dei piedi.

Prerogative e attribuzioni

27. Il parroco agisce nelle parrocchie a lui affidate in comunione con il Vescovo e il suo presbiterio[12]. È tenuto ad attenersi alle indicazioni dell’Ordinario e ad orientare la sua azione pastorale alle direttive e ai temi guida diocesani.

28. Il parroco presiede gli organi della parrocchia: il Consiglio pastorale parrocchiale, il Consiglio per gli affari economici, il team pastorale. In quanto rappresentante legale e responsabile ultimo, ha diritto di veto sulle decisioni prese, come si evince dagli Statuti e dai Regolamenti del Consiglio pastorale parrocchiale. Ciononostante, i predetti organi direttivi hanno, in accordo con il parroco, potere decisionale anche in assenza dello stesso, a condizione che l’ordine del giorno ed eventuali temi specifici siano stati oggetto di previa chiarificazione. Se il parroco, dopo aver preso visione dell’ordine del giorno e avendo espresso eventuali sue preferenze, decide di delegare determinate decisioni, queste sono da considerarsi accettate.

L’incaricato parrocchiale

29. Nella diocesi di Bolzano-Bressanone si designa con il nome di “incaricato parrocchiale” un presbitero che, in una parrocchia vacante, «è il moderatore della cura pastorale con la potestà e le facoltà di parroco». In tale parrocchia, il vescovo diocesano affida tramite decreto «ad un diacono o ad una persona non insignita del carattere sacerdotale o ad una comunità di persone una partecipazione nell'esercizio della cura pastorale»[13]. Mentre l’incaricato parrocchiale è investito delle stesse potestà e facoltà del parroco, nascono dalla situazione particolare le seguenti differenze nei compiti e doveri.

30. L’incaricato parrocchiale svolge il suo esercita il suo servizio a tempo parziale e non è tenuto all’obbligo di residenza. In particolar modo gli competono quei compiti e facoltà il cui esercizio è connesso con il carattere sacerdotale, in particolare la presidenza delle celebrazioni eucaristiche e l’amministrazione dei sacramenti.

31. Riguardo a quei compiti il cui svolgimento non è legato all’ordine sacerdotale, vale quanto segue: essi vengono svolti dai membri del team pastorale in modo autonomo, in conformità dell’incarico ricevuto dal vescovo. Nell’esercizio di tali compiti, essi sono responsabili nei confronti del vescovo e dell’incaricato parrocchiale

 

Il diacono permanente

32. Il diacono permanente, in qualità di ministro consacrato, si pone al servizio della parrocchia esplicando il suo mandato missionario attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione della liturgia e le opere di carità. Nella consacrazione e nella vita quotidiana lavorativa e famigliare egli testimonia la dedizione di Cristo, al servizio del suo popolo[14].

Finalità

33. Il diacono si pone al servizio della costruzione di una comunità parrocchiale viva. Egli proclama la Parola di Dio, presiede a delle Celebrazioni liturgiche, amministra i sacramenti e i sacramentali e testimonia Cristo tramite l’amore al prossimo che si traduce in opere di carità. Egli fa questo nei diversi servizi che svolge in base alle sue attitudini e alle necessità della parrocchia e nei suoi impegni lavorativi, famigliari e sociali.

Compiti principali

34. L’ambito di servizio del diacono permanente può variare in base alle sue attitudini e alla situazione. «È di grandissima importanza che i diaconi possano svolgere, a seconda delle loro possibilità, il proprio ministero in pienezza, nella predicazione, nella liturgia e nella carità, e non vengano relegati a impegni marginali, a funzioni meramente suppletive»[15]. La forma concreta di collaborazione in parrocchia o nell’unità pastorale viene definita in accordo con il parroco e la moglie con in coinvolgimento del Consiglio pastorale parrocchiale. Essa viene messa per iscritto e continuamente rivista ed eventualmente aggiornata[16].

Il ministero di guida

35. I diaconi permanenti sono chiamati secondo le loro possibilità alla collaborazione nel team pastorale[17]. In base alle capacità personali e agli incarichi già in essere, possono assumere un determinato ambito di competenza o la presidenza del Consiglio pastorale parrocchiale e di conseguenza il coordinamento del team pastorale.

36. Il carattere di servizio proprio del diaconato si mostra in particolar modo nelle opere di carità nei confronti del prossimo e nella costruzione di una comunità solidale. In questo modo il diacono rende tangibile il carattere ministeriale del suo ufficio ecclesiale, così come di ogni altra funzione e incarico nella Chiesa.

Il ministero dell’annuncio

37. In qualità di ministro consacrato, il diacono si fa annunciatore della Parola di Dio nella vita quotidiana lavorativa, famigliare e sociale. Egli si prodiga inoltre per la costruzione di piccole comunità cristiane, nonché nelle diverse forme della catechesi e della trasmissione della fede.

38. È compito particolare del Diacono l’annuncio della Parola e la predicazione nella liturgia. Egli vi integra anche la testimonianza e il patrimonio esperienziale dei fedeli (cfr. nr. 20).

Il ministero della santificazione

39. È compito dei diaconi adoperarsi «per promuovere celebrazioni che coinvolgano tutta l’assemblea, curando la partecipazione interiore di tutti e l’esercizio dei vari ministeri»[18]. Ciò si realizza tramite l’assistenza ai presbiteri nella celebrazione della liturgia e nella preparazione stessa di celebrazioni liturgiche. In entrambi i casi, i diaconi si adoperano per la partecipazione attiva dei fedeli e per un ampio coinvolgimento dei ministeri liturgici.

40. Il diacono è amministratore ordinario del sacramento del battesimo. Egli presiede in assenza di un presbitero alla liturgia domenicale, alla celebrazione del matrimonio, alla benedizione degli sposi e al rito delle esequie. Egli impartisce inoltre benedizioni e amministra i sacramentali[19]. Tutte queste azioni liturgiche e sacramentali si compiono d’accordo con il parroco o l’incaricato parrocchiale, nell’ambito della pianificazione delle Celebrazioni nell’unità pastorale e del programma pastorale.

Prerogative e attribuzioni

41. Il ministero del diacono permanente in parrocchia si nutre di una viva comunione con il vescovo e il suo presbiterio. In parrocchia si attiene alle indicazioni del parroco o dell’incaricato parrocchiale e orienta la sua attività al programma pastorale.

42. I diaconi permanenti sono membri d’ufficio del Consiglio pastorale della parrocchia di appartenenza e del Consiglio pastorale unitario della relativa unità pastorale e partecipano ai lavori di questi organi con il consiglio e l’azione.

43. Se non sono membri di quest’ultimo, i diaconi permanenti operano in stretta collaborazione con il team pastorale e concordano la loro attività con gli incaricati dei diversi ambiti pastorali.

 

Consiglio pastorale parrocchiale, Consiglio parrocchiale per gli affari economici e Consiglio pastorale unitario

44. I consigli parrocchiali e sovra-parrocchiali sono espressione della comune responsabilità dei battezzati per la missione della Chiesa. Il loro ruolo di guida è un’importante realizzazione concreta di questa responsabilità comune ed è allo stesso tempo parte di una molteplicità di ministeri e incarichi, tramite i quali singole persone e gruppi partecipano a tale responsabilità.

Finalità

45. I consigli parrocchiali e sovra-parrocchiali promuovono i molteplici carismi con i quali lo Spirito di Dio edifica e rinnova la comunità. Essi osservano e valutano alla luce del Vangelo e della missione della Chiesa la situazione e lo sviluppo della comunità parrocchiale e dell’unità pastorale, nonché lo sviluppo della società nel loro territorio. Rendono visibile e sostengono il rinnovamento che lo Spirito di Dio suscita, aiutando la comunità ad aprirsi ai Suoi doni. Stabiliscono il programma pastorale della parrocchia e dell’unità pastorale e ne accompagnano l’attuazione.

Compiti principali

46. Attraverso i suoi membri, il Consiglio parrocchiale mantiene i contatti e la collaborazione con le varie associazioni, movimenti, gruppi, fasce d'età, gruppi linguistici, strati e ambienti sociali della parrocchia e della società civile locale. Cerca di leggere i segni dei tempi e di presentare risposte adeguate per conto della parrocchia alle necessità degli uomini, affinché questi sperimentino l’aiuto e il sostegno che nascono dal Vangelo. Si sforza di coinvolgere quanti più possibile nella vita parrocchiale e nei ruoli e compiti ad essa collegati e incoraggia la comunità a percorrere un cammino di fede ricco di gioia. Promuove la formazione permanente dei volontari della parrocchia e contribuisce così ad aumentare la qualità dei servizi prestati e a portare maggior gioia nel servire insieme. Promuove la buona collaborazione dei gruppi linguistici della parrocchia. Accompagna le attività dei presbiteri, del team pastorale e degli altri collaboratori in parrocchia e fornisce ad essi puntuali feedback perché possano crescere nella fedeltà al mandato missionario di Cristo. Consiglia il team pastorale e il parroco o l’incaricato parrocchiale nello svolgimento dei loro compiti. Stabilisce il programma pastorale a lungo termine della parrocchia e si occupa di questioni che vanno al di là dell’ordinaria amministrazione della parrocchia. Nel far ciò tiene conto delle indicazioni del Consiglio pastorale unitario e del programma dell’unità pastorale.

47. Il consiglio per gli affari economici della parrocchia ha il compito, insieme al parroco o all’incaricato parrocchiale, di amministrare in modo prudente i beni parrocchiali. Ciò richiede una rendicontazione ordinata e trasparente delle entrate e delle uscite della parrocchia, la salvaguardia dei beni immobili attraverso la stipulazione di contratti ed accordi, la manutenzione degli edifici sacri e la salvaguardia del patrimonio artistico, nonché l’uso responsabile dei fondi provenienti da offerte, contributi e proventi, in ordine alle necessità della cura pastorale. Se vi sono incaricati preposti alla realizzazione delle risoluzioni del consiglio per gli affari economici, essi, pur tenuti a rispondere del proprio operato, svolgono la loro funzione in spirito di cooperazione e nella consapevolezza della comune responsabilità.

48. Il Consiglio pastorale unitario è espressione del senso di responsabilità solidale di tutte le parrocchie facenti parte di un’unità pastorale per un positivo sviluppo della Chiesa sul loro territorio. Rafforza le comunità vive del suo territorio, ne coordina le attività e promuove sinergie e cooperazioni. Si fa promotore di attività sovra-parrocchiali. Stabilisce linee guida e procedure che aiutino le parrocchie a trovare una risposta comune in ambiti significativi della pastorale, ad es. riguardo al calendario delle celebrazioni liturgiche, all’amministrazione dei sacramenti o alle attività caritative. Pone particolare attenzione alla formazione dei volontari in ambito sovra-parrocchiale.

Prerogative e attribuzioni

49. Il lavoro del Consiglio pastorale parrocchiale è espressione della missione e della responsabilità comuni di tutta la comunità parrocchiale. Perciò provvede a informare regolarmente la comunità sulle proprie attività e la coinvolge in modo opportuno nelle decisioni di maggior portata. Regolari assemblee parrocchiali sono uno strumento adeguato a promuovere l’informazione e la partecipazione.

50. Il Consiglio pastorale parrocchiale elegge il team pastorale per un mandato corrispondente al suo. Orienta le attività del team pastorale e degli incaricati dei diversi ambiti e dà loro utili feedback su ogni passo intrapreso. Il team pastorale prepara le sedute del Consiglio pastorale parrocchiale, ne cura l’ordinato svolgimento e ne mette in pratica le risoluzioni.

51. Dove il team pastorale coincide con il Consiglio pastorale parrocchiale, come nel caso delle parrocchie più piccole, il Consiglio pastorale parrocchiale ne attribuisce i ruoli a persone scelte allo scopo. Lo stesso gruppo di persone in questo caso svolge sia il compito di discernimento e di orientamento e il compito operativo di coordinamento del team pastorale. In questo caso è particolarmente importante che tramite regolari assemblee parrocchiali venga garantita la partecipazione di una cerchia più ampia di persone ai processi di discernimento e di decisione.

52. Secondo il can 536 CIC il Consiglio pastorale parrocchiale è sottoposto alla giurisdizione del parroco o dell’incaricato parrocchiale. Perciò le risoluzioni del Consiglio pastorale parrocchiale entrano in vigore in virtù del loro assenso. Se questi ultimi si avvalgono del loro diritto di veto devono farlo per iscritto e darne comunicazione all’Ufficio pastorale. Obiettivo del discernimento comunitario nel Consiglio pastorale parrocchiale è rispondere insieme alla voce dello Spirito Santo nella Sua Chiesa. L’uso del diritto di veto è sempre già segno del fatto che questo discernimento comunitario non è riuscito come sarebbe auspicabile. Lo stesso avviene a riguardo del rapporto fra il Consiglio pastorale unitario e il responsabile dell’unità pastorale.

 

Il team pastorale

53. Il team pastorale è composto da 3-5 persone elette dal Consiglio pastorale parrocchiale e dal Consiglio parrocchiale per gli affari economici per un mandato corrispondente a quello dei due Consigli e nominate dal parroco. Nelle parrocchie dove vi sia un incaricato parrocchiale, il team pastorale agisce su incarico del vescovo[20].

Finalità

54. Il team pastorale guida l’attuazione organizzativa e il disbrigo delle attività nella parrocchia e s’incarica dell’attuazione del programma pastorale e delle decisioni del Consiglio pastorale parrocchiale. Vigila affinché la parrocchia, in quanto comunità sacerdotale, profetica e regale, dia testimonianza di Gesù Cristo e agisca in modo missionario nel suo territorio. Invita e incoraggia i fedeli a prendere parte alla vita della parrocchia a seconda dei carismi ricevuti e alla sequela attiva di Cristo. Affinché questo avvenga, il team pastorale trae forza, nei suoi incontri, dall’ascolto comune della Parola di Dio e dalla preghiera.

Compiti principali

55. Il team pastorale s’incarica dell’attuazione delle attività pastorali ordinarie della parrocchia e, assieme al Consiglio pastorale parrocchiale, dello sviluppo di nuove iniziative, in particolare nell’ambito dell’evangelizzazione. In tal senso, tramite i rappresentanti della parrocchia, collabora anche a livello di unità pastorale. Favorisce un buon flusso di informazioni all’interno della parrocchia, nonché fra di essa e il parroco o l’incaricato parrocchiale, l’unità pastorale e la diocesi. Prepara le sedute del Consiglio pastorale parrocchiale e ne attua le risoluzioni. I membri del team pastorale svolgono, ciascuno a seconda del proprio compito, funzioni di coordinamento negli ambiti di attività riportati sotto. Di essi sono anche primi interlocutori, insieme al parroco o all’incaricato parrocchiale. Agiscono in stretta collaborazione fra loro e rimangono costantemente in contatto. Se nella parrocchia dovessero verificarsi dei conflitti, il team pastorale ne dà comunicazione al parroco o all’incaricato parrocchiale e si adopera per conseguire una soluzione pacifica degli stessi attraverso colloqui personali e/o facendo ricorso ad una consulenza.

Liturgia

56. La persona incaricata per della liturgia promuove la preghiera e le celebrazioni comunitarie e fa sì che la liturgia abbia una forma viva, rispecchi la fede gioiosa della comunità e inviti anche i lontani dalla vita parrocchiale a prendere parte alle celebrazioni. Promuove le diverse forme della liturgia e la musica sacra, coordinando fra loro i servizi e i compiti liturgici; cura e allestisce il luogo di culto e s’incarica dell’inventario liturgico. Pianifica e prepara le celebrazioni liturgiche previste dal calendario liturgico e quelle che dovessero di volta in volta presentarsi e collabora alla redazione del piano delle celebrazioni liturgiche nell’unità pastorale.

Annuncio

57. La persona incaricata per l’annuncio incoraggia la comunità ad assumere un atteggiamento costantemente missionario. Propone iniziative di evangelizzazione e si incarica dell’annuncio e dell’istruzione cristiana. Sostiene la formazione di “Piccole comunità cristiane”[21]. Coordina la preparazione ai sacramenti, si incarica della formazione e della catechesi per adulti e dell’organizzazione di pellegrinaggi e iniziative comunitarie.

Carità

58. La persona incaricata per la carità sostiene e accompagna le persone e la comunità sulla via dell’amore al prossimo. Aiuta le persone a saper vedere le necessità e i bisogni dei poveri e dei sofferenti della comunità e a riconoscere in loro Cristo povero e sofferente. Promuove e sostiene le esperienze e le attività di solidarietà già presenti nella comunità e indica ad essa situazioni di necessità, ingiustizia e sofferenza. Ricorda a tutti il dovere di assumersi delle responsabilità per il bene comune e promuove l’accompagnamento, l’aiuto e la condivisione con persone in difficoltà.

Amministrazione

59. La persona incaricata per l’amministrazione promuove un uso dei beni e delle strutture della parrocchia conforme ai valori del Vangelo. Si occupa della redazione dei registri parrocchiali conformemente alle norme in vigore, della cura dei beni materiali e della funzionalità delle strutture della parrocchia. Vigila sull’amministrazione delle offerte e tiene conto delle entrate e delle spese della parrocchia; cura l’osservanza delle norme sulla sicurezza. Si preoccupa affinché l’amministrazione sia avveduta e trasparente, dell’assicurazione del patrimonio tramite la stipulazione di contratti e dell’attuazione di progetti rientranti nell’amministrazione ordinaria e straordinaria della parrocchia. La persona incaricata dell’amministrazione è membro d’ufficio del Consiglio per gli affari economici, ma non svolge in esso la funzione di vicepresidente.

Coordinamento

60. Il/la presidente del Consiglio pastorale parrocchiale assume anche il coordinamento del team pastorale. Il coordinatore/la coordinatrice armonizza fra loro le mansioni degli altri membri del team e l’attività di questi con il parroco/l’incaricato parrocchiale. Fa sì che s’instauri un regolare flusso d’informazioni e risolve eventuali dubbi concernenti l’attribuzione di competenze fra i membri del team pastorale. Mantiene contatti con le associazioni e i movimenti presenti in parrocchia; d’accordo con il parroco o l’incaricato parrocchiale cura i rapporti con l’esterno e mantiene le relazioni a livello di unità pastorale e diocesano.

Prerogative e attribuzioni

61. Il team pastorale è responsabile di fronte al parroco, nelle parrocchie la cui cura pastorale è regolata dal can. 517 §2 CIC, di fronte al Vescovo e l’incaricato parrocchiale. Il parroco o l’incaricato parrocchiale è presiede il team ed è sempre legittimato a partecipare alle sedute. Non vi è tuttavia tenuto, specialmente laddove fosse incaricato della cura pastorale di diverse parrocchie. Anche in assenza del parroco o dell’incaricato parrocchiale, il team pastorale può e deve riunirsi e prendere decisioni, posto che ciò avvenga d’accordo con il parroco o l’incaricato parrocchiale, ed egli sia informato delle decisioni prese. Il parroco o l’incaricato parrocchiale all’interno del team ha il compito particolare di tenere sempre orientato il lavoro comune secondo le prospettive del Vangelo; egli incoraggia e rafforza gli altri membri sulla via della sequela. Promuove il lavoro autonomo del team e delega ad esso le attività che non sono legate ai suoi compiti principali legati all’ordine sacro e alla rappresentanza legale della parrocchia.

62. Il team pastorale presenta regolare resoconto delle proprie attività al Consiglio pastorale parrocchiale e riceve da esso indicazioni e suggerimenti per il proprio servizio. Le decisioni che vanno al di là dell’ordinaria amministrazione o che riguardano la pianificazione a lungo termine delle attività pastorali, vengono prese dal Consiglio pastorale parrocchiale.

63. Il team pastorale coordina i gruppi di lavoro del Consiglio pastorale parrocchiale e i diversi servizi prestati in parrocchia ed è per essi, insieme al parroco o all’incaricato parrocchiale, il primo interlocutore, tenendo conto che ogni membro del team coordina il suo specifico ambito di attività.

64. Collaboratori assunti con regolare contratto prendono parte alle sedute del team pastorale in funzione di consiglieri ed esecutori. Il team pastorale stesso è tuttavia formato esclusivamente da collaboratori volontari della parrocchia.

 

Considerazione finale

65. La Chiesa scaturisce dal mistero del Dio Uno e Trino e trova in Lui il suo centro e il suo fine (cfr. LG 2-4). Ciò che determina la Chiesa non è il suo agire, ma l’apertura all’azione di Dio nel nostro mondo. Al di sopra e al di là di ogni organigramma di ruoli direttivi, la pastorale è caratterizzata e nutrita dalla ricerca di Lui, fondamento e adempimento di tutte le speranze e di tutti i desideri più veri dell’umanità.

 

Approvato la Domenica di Pentecoste, 23.05.2021

Nr. Prot. 2021/290

+ Ivo Muser, Vescovo

 

[1] Nr. 395

[2] Nr. 417

[3] Nr. 451

[4] «La parrocchia è la comunità dei fedeli che realizza in forma visibile, immediata e quotidiana il mistero della Chiesa». Commissione teologica internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 2018, 83.

[5] Concilio Vaticano secondo, Costituzione dogmatica sulla Chiesa “Lumen Gentium”, 1.

[6] «Ma la missionarietà della parrocchia esige che gli spazi della pastorale si aprano anche a nuove figure ministeriali, riconoscendo compiti di responsabilità a tutte le forme di vita cristiana e a tutti i carismi che lo Spirito suscita» (Conferenza Episcopale Italiana, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, Nota pastorale, 12).

[7] Papa Francesco, Esortazione apostolica postsinodale “Querida amazonia”, nr 94.

[8] La sinodalità è «lo specifico modus vivendi et operandi della Chiesa Popolo di Dio che manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nel partecipare attivamente di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice» (Commissione Teologica Internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 6).

[9] Oltre alle disposizioni del diritto universale (specialmente can. 515-552 CIC), a livello diocesano cfr. FDBB 2021, 165-168 (Team pastorale); FDBB 2021, 105 s. (Statuto e regolamento degli organismi della Parrocchia e dell’Unità pastorale); FDBB 2009, 426-436 (Orientamenti per la pastorale nelle unità pastorali).

[10] Can. 519 CIC.

[11] Cfr. FDBB 48 (2011), 197-204.

[12] “Il parroco… collabori con il proprio Vescovo e con il presbiterio della diocesi, impegnandosi anche perché i fedeli si prendano cura di favorire la comunione parrocchiale, perché si sentano membri e della diocesi e della Chiesa universale e perché partecipino e sostengano le opere finalizzate a promuovere la comunione.” CIC, Can 529 § 2.

[13] Can. 517 §2 CIC.

[14] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla chiesa “Lumen gentium”, 29; Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, 27.

[15] Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, 40.

[16] FDBB 2013, 432 s., ivi 438.

[17] Cfr. Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, 41.

[18] Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, 30.

[19] Cfr. Direttorio per il ministero e la vita dei diaconi permanenti, 28-36.

[20] I dettagli sulla formazione del team pastorale si trovano in FDBB 2021, 165-168.

[21] Cfr. Sinodo diocesano 2013-2015, nr. 385.

Gesù Cristo conduce la sua Chiesa ad un futuro di speranza. In questo nostro tempo, caratterizzato da molti cambiamenti, i cristiani sono chiamati, in virtù del battesimo, ad assumere responsabilità nella Chiesa e a far sì che la Parola di Dio sia annunciata nella liturgia e nella vita, e porti frutti di carità. I segni dei tempi c’invitano a scoprire un nuovo modo di sentire e vivere la Chiesa, che si ritrova attraversata da cambiamenti profondi di cui desideriamo essere partecipi. La comune responsabilità di presbiteri e laici nel sostenere la vita della Chiesa trova particolare espressione nella guida delle parrocchie. A partire dalla pubblicazione del regolamento diocesano per incaricati parrocchiali e responsabili parrocchiali (FDBB 2002, 308-312) sono state compiute in quest’ambito esperienze preziose. Il Sinodo diocesano (nr. 395) ha confermato la via intrapresa. Nel settembre 2019 sono state approvate ad experimentum le linee guida riguardanti i team pastorali nelle parrocchie (FDBB 2019, 225-227). Le presenti linee guida unificano e sostituiscono i testi nominati, adattandoli alle esigenze attuali. Esse sono da intendersi approvate ad experimentum, e verranno sottoposte a valutazione entro maggio 2026.

Disposizioni generali

  1. S’introducono gradualmente i Team pastorali in tutte le parrocchie della diocesi di Bolzano-Bressanone. S’intende con ciò rendere possibile e sostenibile l’esercizio del ministero presbiterale nella pastorale parrocchiale, in un periodo in cui il progressivo venire a mancare degli stessi si fa particolarmente sentire. Allo stesso modo, si vuole rafforzare la collaborazione nella guida delle parrocchie. Tramite i Team pastorali s’intende sottolineare la responsabilità comune di tutti i battezzati nella Chiesa e rendere tangibile tale responsabilità nella vita quotidiana delle parrocchie.
  2. Il Team pastorale è un gruppo di persone incaricate che, sotto la guida del parroco, collaborano nella cura pastorale della parrocchia.

Composizione del Team pastorale

  1. Il Team pastorale si compone di 3-5 membri che in qualità di incaricati assumono la cura dei seguenti ambiti: dell’annuncio, della liturgia, della carità e dell’amministrazione, nonché del coordinamento del Team pastorale stesso.
  2. Il Team pastorale viene eletto insieme dal Consiglio pastorale parrocchiale e dal Consiglio per gli affari economici e fa le funzioni della giunta esecutiva del Consiglio pastorale parrocchiale. In parrocchie multilingui si presti attenzione affinché ciascun gruppo linguistico abbia un’adeguata rappresentanza nel Team pastorale.
  3. Con il consenso dell’Ufficio pastorale diocesano, in parrocchie più piccole il Consiglio pastorale parrocchiale stesso può assumere le funzioni del Team pastorale. In tal caso gli incarichi previsti dal punto 3 del presente testo devono essere con chiarezza assegnati a persone definite.
  4. I membri del Team pastorale possono anche essere cooptati dal di fuori del Consiglio pastorale parrocchiale eletto; in tal caso essi sono d’ufficio membri dello stesso.
  5. Il/la presidente del Consiglio pastorale parrocchiale coordina il Team pastorale.
  6. Il Team pastorale così composto viene confermato dal parroco, agisce su suo mandato e viene da lui introdotto negli incarichi di competenza. I nominativi dei membri del Team pastorale, le loro funzioni e la dichiarazione riguardante i rispettivi ambiti di competenza devono essere immediatamente trasmessi all’Ufficio pastorale tramite il modulo adibito allo scopo.
  7. La durata del mandato del Team pastorale corrisponde a quella del Consiglio pastorale parrocchiale e termina con l’atto d’incarico del Team pastorale susseguente. Si presti attenzione affinché nuovi membri siano di volta in volta coinvolti a far parte del Team pastorale.
  8. Se un membro depone l’incarico, il Team pastorale stesso ne assume i compiti finché non venga designato un nuovo membro (cfr. punti 4-9).
  9. Se nell’unità pastorale o in alcune parrocchie di essa fosse presente un assistente pastorale, questi accompagna e coadiuva i Team pastorali nelle singole parrocchie in base alle sue mansioni come da contratto, prendendo parte alle singole sedute secondo necessità, senza avere facoltà di voto.

Compiti e modalità di lavoro del Team pastorale

  1. Il Team pastorale collabora, sotto la guida del parroco, all’attività pastorale e all’ordinaria amministrazione. Ciascun membro del Team pastorale coordina, coadiuva e accompagna le persone che svolgono attività riconducibili al suo ambito di competenza. Assieme a loro contribuisce a sviluppare tali attività, al fine di coinvolgere in esse quante più persone possibili.
  2. Il team pastorale s’incarica dell’attuazione delle risoluzioni del Consiglio pastorale parrocchiale. Il Consiglio pastorale parrocchiale coadiuva e consiglia il Team pastorale nell’esercizio delle sue funzioni.
  3. I membri del Team pastorale sono gli interlocutori di riferimento dei gruppi di lavoro del Consiglio pastorale parrocchiale attivi nei loro ambiti di competenza. Favoriscono inoltre il reciproco scambio fra i gruppi di lavoro e ne garantiscono il collegamento con il Consiglio pastorale parrocchiale.
  4. Il Team pastorale si ritrova a cadenza regolare per scambiare informazioni rilevanti e coordinare le attività imminenti. Le sedute possono svolgersi anche in assenza del parroco, a patto che l’ordine del giorno sia stato con lui concordato in precedenza ed egli sia posto quanto prima al corrente delle decisioni prese.
  5. La crescita spirituale e l’approfondimento della fede abbiano un valore centrale nel Team pastorale. Ogni riunione dello stesso dovrebbe essere aperta con un momento di meditazione della Sacra Scrittura, ad esempio del passo del Vangelo della domenica precedente o successiva, e con una preghiera per i bisogni della comunità parrocchiale.
  6. Se si rende necessaria una votazione, essa si effettua a maggioranza semplice.
  7. Il/la presidente del Consiglio pastorale parrocchiale, in qualità responsabile del coordinamento del team pastorale, è anche, assieme al parroco, la persona di riferimento per le questioni che riguardano la parrocchia. Entrambi vengono invitati alle sedute della corrispondente conferenza decanale e ad eventuali convegni riguardanti la cura pastorale.
  8. I membri dei team pastorali intrattengono un rapporto di collaborazione reciproca a livello di unità pastorale. Sono inoltre in costante contatto con gli uffici diocesani competenti, dai quali ottengono consigli e sostegno.

Il team pastorale e l’incaricato parrocchiale

  1. Se in una parrocchia «per la scarsità di sacerdoti non fosse possibile nominare un parroco né un amministratore parrocchiale che possa assumerne la cura pastorale a tempo pieno»[1], il vescovo affida una partecipazione all’esercizio di tale cura ad un team pastorale, in accordo con il canone 517 § 2 (CIC 1983) e lo istituisce con decreto su proposta dell’incaricato parrocchiale (vedi sotto), del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio per gli affari economici, non prima che la dichiarazione relativa ai rispettivi ambiti di competenza venga esaminata ed approvata dal vicario generale. Nell’esercizio delle sue funzioni il team pastorale è pertanto responsabile di fronte al Vescovo e all’incaricato parrocchiale.
  2. Alla parrocchia corrispondente viene assegnato un sacerdote in qualità di “incaricato parrocchiale”, nominato dal vescovo diocesano. In tali parrocchie, l’ufficio di parroco rimane vacante.
  3. L’incaricato parrocchiale, avente la potestà e la facoltà di parroco, svolge la funzione di moderatore della cura pastorale. A lui competono quei compiti e facoltà il cui esercizio è connesso con il carattere sacerdotale (in particolare la presidenza delle celebrazioni eucaristiche e l’amministrazione dei sacramenti). Oltre a ciò sono di sua competenza la celebrazione delle esequie, le benedizioni pubbliche, la concessione di dispense che competono ad un parroco (cann. 1079, 1196, 1203, 1245) nonché la cura spirituale della comunità parrocchiale e dei collaboratori e delle collaboratrici.
  4. L’incaricato parrocchiale esercita il suo servizio a tempo parziale. Non è tenuto all’obbligo di residenza (can. 533 § 1), è però tenuto all’obbligo di applicare le SS. Messe domenicali e festive (can. 534).
  5. Secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale Italiana del 1° aprile 1992, art. 84, § 4 (Istruzione in materia amministrativa), l’incaricato parrocchiale viene iscritto, se in possesso della cittadinanza italiana, nel registro delle persone giuridiche in quanto rappresentante legale della parrocchia.

 

Approvato ad experimentum la Domenica di Pentecoste, 23.05.2021

Prot. Nr. 2021/272

 

+Ivo Muser, Vescovo

 

[1] Istruzione “La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa” a cura della Congregazione per il Clero, 20.07.2020

ASSISTENTI PASTORALI REGOLAMENTO PER L’ATTIVITÀ NELLE PARROCCHIE E NELLE UNITÀ PASTORALI

I. Profilo professionale, posizione e compito nella Chiesa

Come Chiesa siamo chiamati a vivere e operare insieme con Cristo nella comunità. Questa fondamentale vocazione, che proviene dai sacramenti del battesimo, della cresima e dell’eucaristia, si manifesta nei vari servizi, incarichi e uffici della Chiesa, fra i quali ha un posto particolare quello di assistente pastorale.

“Assistente pastorale” indica un servizio pastorale professionale aperto a donne e uomini e precisamente una collaborazione pastorale qualificata con i responsabili nelle parrocchie, nelle unità pastorali, nei decanati come pure nelle associazioni ecclesiali sul piano diocesano.

Per il servizio di assistenti pastorali è richiesta una matura personalità, vita di fede, rapporto personale con Cristo e senso di appartenenza alla Chiesa in unità con il Vescovo. Concretamente ci si attende dall’assistente pastorale:

  • una compiuta formazione teologica (compimento degli studi di teologia o frequenza di una scuola specialistica superiore)
  • stile di vita in consonanza con lo spirito del vangelo
  • coscienza del lavoro e capacità a lavorare in gruppo
  • capacità di assumere compiti pastorali, risvegliare carismi nella comunità, comunicare con le persone e accompagnarle nelle diverse situazioni della vita
  • cura della propria formazione permanente
  • capacità di assumere inziative in proprio e lavorare in modo autonomo
  • positivo confronto con difficoltà e conflitti
  • flessibilità di orario.

II. I particolari settori di attività

I particolari ambiti di lavoro nei quali gli assistenti pastorali devono mostrare capacità e competenza sono:

  • ricerca, preparazione e accompagnamento di collaboratori
  • formazione e accompagnamento di gruppi e iniziative parrocchiali
  • preparazione e accompagnamento dei catechisti parrocchiali
  • preparazione e accompagnamento di gruppi per le celebrazioni liturgiche
  • guida di gruppi biblici, di preghiera e di dialogo nonché di esercizi spirituali nella vita ordinaria
  • preparazione e celebrazione di liturgie della Parola (cfr. direttive dell’Ufficio pastorale “Der Dienst von Laien in Verkündigung und Predigt”)
  • preparazione e accompagnamento di genitori e padrini (battesimo e cresima)
  • pastorale giovanile (promozione, collaborazione, accompagnamento)
  • pastorale della salute e degli anziani (promozione, collaborazione, accompagnamento)
  • accompagnamento dei malati e elaborazione del lutto (promozione, collaborazione, accompagnamento)
  • visite alle famiglie
  • creazione e coordinamento di progetti interparrocchiali
  • promozione della collaborazione interparrocchiale
  • sviluppo di progetti e iniziative per la pastorale dei turisti
  • collaborazione nell’ufficio parrocchiale e nelle pubbliche relazioni.

III. Indicazioni per l’assunzione, l’organizzazione del lavoro e il regolamento di servizio

Normalmente l’assistente pastorale è assunto in base a un contratto da parte della parrocchia o dell’ente particolare; il legale rappresentante firma il contratto di assunzione. Per l’assistente pastorale viene nominata da parte della parrocchia o dell’ente particolare una persona di riferimento, che può essere il parroco o un’altra persona da lui nominata, la quale ha la competenza di dare le direttive in base agli accordi presi e di fare regolari verifiche. Tenendo conto delle esigenze pastorali locali e delle attitudini e qualifiche personali, vengono concordati – d’accordo con il direttore dell’Ufficio pastorale – i punti principali dell’attività e i corrispondenti compiti e competenze, in forma scritta e sottofirmata. Ogni anno si fa una verifica del lavoro svolto.

L’assunzione di un assistente pastorale prevede questi punti:

  1. il consiglio pastorale parrocchiale fa una descrizione dettagliata dei compiti dell’assistente pastorale e chiarisce se è necessaria un’assunzione a tempo pieno o a tempo parziale
  2. si consulta il direttore dell’Ufficio pastorale
  3. sono precisati i costi dell’assunzione e si fa un piano di finanziamento da presentare all’Ufficio amministrativo diocesano
  4. il consiglio pastorale parrocchiale e il consiglio per gli affari economici o il consiglio unitario decidono formalmente l’assunzione
  5. si prendono contatti con un commercialista per le modalità di assunzione
  6. ricerca pubblica della persona adatta
  7. chiarimento di ogni particolare (ambito di lavoro, competenze, retribuzione, orari di lavoro, inizio, ecc.)
  8. firma del contratto di assunzione
  9. comunicazione alla comunità parrocchiale, al decano e alla Curia
  10. introduzione al lavoro
  11. presentazione dell’assistente pastorale alla parrocchia (comunicati, notiziario parrocchiale, alle Messe domenicali, ecc.)
  12. per gli assistenti pastorali che cominciano il loro primo servizio è prevista una celebrazione di mandato da parte dell’Ordinario.

Datore di lavoro è la parrocchia o l’istituzione nella quale viene svolto il servizio. Se il servizio riguarda più parrocchie o un’unità pastorale o un decanato, viene concordato quale parrocchia si incarica dell’assunzione e in quale proporzione si dividono le spese fra le parrocchie.

Gli assistenti pastorali sono assunti normalmente:

  • con un contratto sulla base del contratto collettivo del settore commercio e servizi terziari (a seconda del grado di formazione nel 2° o nel 3° livello, a tempo pieno o parziale)
  • oppure come liberi collaboratori (sulla base di onorario).

La retribuzione si orienta, nel caso di un ciclo di studi teologici completi, sullo stipendio degli insegnanti di religione nella scuola media (con indennità di bilinguismo, senza supplemento provinciale).

Nel contratto sono determinati l’ambito di lavoro, l’orario di lavoro, la retribuzione o l’onorario, il pagamento dei contributi sociali e altri punti.

Il contratto collettivo del settore commercio e servizi terziari prevede fra il resto:

  • il tempo di prova di 60 giorni (2° e 3° livello)
  • stipendio di 14 mensilità
  • il lavoratore ha a disposizione oltre alle ferie (vedi 12 d) anche le cosiddette ore libere: 56 ore libere e 32 ore per le festività soppresse. Queste ore possono essere conteggiate con le ore di ferie, oppure detratte per una riduzione dell’orario di lavoro settimanale da 40 a, per esempio, 38 ore. L’orario di lavoro preciso viene concordato dalle parti, tenendo conto di regolari impieghi serali o di fine settimana. Esso viene documentato con lista di presenza. Le ore straordinarie dopo le ore 20 sono pagate per 75 minuti. Le ore straordinarie la domenica e i festivi sono pagate per 90 minuti. Di norma le ore straordinarie dovrebbero essere coperte con un conguaglio. Solo eccezionalmente e su accordo reciproco vengono pagate. Per impiegati a tempo parziale non possono essere pagate ore straordinarie
  • le ferie per una settimana lavorativa di 40 ore sono di 26 giorni lavorativi, rispettivamente 173,3 ore. A ciò si aggiungono le sopradette ore libere. In tutto dunque 261,3 ore
  • in caso di assenza per malattia, dopo il 3° giorno deve essere presentato al datore di lavoro il certificato medico entro 48 ore
  • il rapporto di servizio termina con il raggiungimento del limite di età o per disdetta. Il diritto di disdetta spetta a entrambe le parti in osservanza del termine di disdetta. La disdetta deve avvenire in forma scritta. Il termine di disdetta è 30 giorni fino a 5 anni di servizio, 45 giorni fino a 10 anni di servizio, 60 giorni da 10 anni in poi. In presenza di una giusta causa, il rapporto di servizio può essere disdetto senza preavviso.

Le spese sostenute nel lavoro sono retribuite dietro presentazione delle fatture.

I viaggi di servizio devono essere autorizzati per ragioni di assicurazione. Il viaggio dalla residenza al luogo di lavoro non va considerato viaggio di servizio. Le spese di viaggio sono rimborsate secondo le regole della Curia.

Gli assistenti pastorali sono persone incaricate della pastorale parrocchiale ordinaria e perciò sono membri d’ufficio del consiglio pastorale parrocchiale.

All’assistente pastorale spetta un proprio ambiente di servizio e i sussidi che gli competono.

IV. Preparazione, accompagnamento e formazione permanente

La formazione dell’assistente pastorale si compie in una facoltà teologica o istituto superiore o in apposite istituzioni.

L’Ufficio pastorale offre agli assistenti pastorali – specialmente nel primo anno di servizio – un accompagnamento pratico. Una volta all’anno ha luogo un colloquio con il direttore dell’Ufficio pastorale. Si svolgono anche regolari incontri e scambi di esperienze fra di loro.

Gli assistenti pastorali sono invitati ai corsi di aggiornamento pastorale, con il compenso previsto al n. 12 c e con queste regole:

  • nel caso di partecipazione obbligatoria, la durata completa del corso viene calcolata come orario di lavoro. I costi li sostiene la parrocchia o l’ente
  • nel caso di partecipazione volontaria nell’interesse del proprio lavoro viene calcolato orario di lavoro la metà della durata del corso, l’altra metà si mette a conguaglio. Le spese sono rimborsate dietro presentazione delle ricevute. Il sabato e la domenica possono in questo caso essere considerati giorni di lavoro
  • nel caso di partecipazione a corsi che non sono di primario interesse per il lavoro viene concessa dispensa dal lavoro per la metà della durata del corso, l’altra metà si mette a conguaglio. Le spese sono sostenute personalmente dall’assistente pastorale. Il sabato e la domenica non possono in questo caso essere considerati giorni di lavoro.

V. Contributo diocesano per la copertura del costo del personale

Per calcolare esattamente il costo di una assunzione (cfr. n. 10) bisogna considerare che come base va preso il contratto collettivo per il commercio e i servizi terziari e in base a questo va calcolato lo stipendio lordo, i contributi sociali, l’IRAP, il contributo per il fondo pensione e il TFR. Per il calcolo esatto ci si rivolga a un commercialista.

Per quanto riguarda il contributo diocesano per la copertura del costo vale quanto segue:

  • per i collaboratori volontari (compenso su base onoraria) provvedono le parrocchie
  • per impiegati a tempo pieno o parziale (dal 50%) sulla base del contratto collettivo si può rivolgere domanda di contributo all’Ufficio amministrativo diocesano.

Un contributo diocesano per la copertura del costo annuale viene garantito a ogni parrocchia che lo richiede nella misura del 20%. Questo contributo – in considerazione della particolare situazione finanziaria della parrocchia – può essere elevato fino al 50%. Il contributo vale per tre anni e la richiesta può essere ripetuta.

Per usufruire di questo contributo deve essere presentata all’Ufficio amministrativo della Curia vescovile la relativa richiesta. Allo scopo sono necessari i seguenti documenti:

  1. richiesta (firmata dal parroco, presidente CPP e vicepresidente CPAE)
  2. curriculum vitae del candidato
  3. descrizione dell’impiego e dei compiti con indicazione dell’orario di lavoro (cfr. n. 6)
  4. piano di finanziamento (cfr. n. 20) in cui sono menzionate le possibilità di intervento da parte della parrocchia stessa nonché le rimanenti entrate di cui beneficia l’interessato (appartamento, vitto, rimborso per altre attività, ecc.).
  5. estratti del verbale delle relative decisioni del CPP e del CPAE
  6. visto dell’Ufficio pastorale

Approvo il “Regolamento assistenti pastorali” il quale entra subito in vigore. Questo sostituisce il regolamento in vigore dal 18.3.2003.

Bolzano, 29 giugno 2009

+ Karl Golser, Vescovo

Prot. nr. 585/09

FDBB

Il "Folium Dioecesanum Bauzanense-Brixinense" (FDBB) è il bollettino ufficiale della Diocesi di Bolzano-Bressanone.