visualizzare il contenuto principale

Parrocchie e unità pastorali

Statuto e regolamento degli organi della parrocchia e delle unità pastorali

A. Statuto del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario

I. Fondamento teologico

Art. 1      La Chiesa, comunità dei credenti in Cristo, è edificata dal Signore stesso con “pietre vive” e arricchita di molteplici doni di grazia (cfr. 1 Pt 2,5). Le comunità parrocchiali rivestono un ruolo particolare nella comunità della Chiesa, perché esse rendono presente in un certo qual modo la Chiesa visibile diffusa su tutta la Terra (Concilio Vaticano II, Costituzione sulla liturgia, SC 42).
I membri della comunità parrocchiale partecipano, in virtù del battesimo e della cresima, all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo e collaborano al compito e alla missione della Chiesa nel mondo di oggi (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica “Christifideles laici”, n. 23).
È compito particolare del parroco provvedere alla cura pastorale della comunità a lui affidata e compiere come pastore le funzioni di insegnare, santificare e governare (cfr. can. 519 CIC).
In questo compito il parroco è coadiuvato in parrocchia dal Consiglio pastorale parrocchiale, che collabora nell’attività pastorale con il consiglio e l’azione. Nell’unità pastorale le parrocchie in essa associate collaborano strettamente in conformità agli “Orientamenti per la pastorale nelle unità pastorali” (FDBB 2009, pp. 426-436). In questa collaborazione, il responsabile dell’unità pastorale è coadiuvato dal Consiglio pastorale unitario.

II. Composizione del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario

Composizione del Consiglio pastorale parrocchiale (CPP)

Art. 2      Il Consiglio pastorale parrocchiale (CPP) viene istituito in ogni parrocchia e si compone:

  1. del parroco e delle altre persone designate e incaricate per la pastorale parrocchiale ordinaria, che fanno parte di diritto del CPP (sacerdoti, diaconi e membri del team pastorale);
  2. di membri eletti dalla comunità parrocchiale;
  3. di delegati di particolari ambiti pastorali (associazioni cattoliche, catechesi, Caritas, movimenti…) o di ordini religiosi, che non devono essere di numero superiore alla metà dei membri del CPP. Il CPP uscente decide sia il numero sia gli ambiti di provenienza dei delegati. I responsabili di tali ambiti designano chi, all’interno dell’ambito di loro competenza, debba far parte del CCP;
  4. di persone cooptate dal CPP con la maggioranza dei due terzi dei presenti.

Art. 3      In ogni parrocchia della Diocesi vi deve essere un solo Consiglio pastorale parrocchiale.
La composizione dei CPP nelle parrocchie plurilingui deve rispecchiare approssimativamente la composizione etnica della comunità parrocchiale stessa, tenendo presente le realtà del posto. Il CPP uscente stabilisce la composizione etnica del CPP (sia nella scelta dei delegati sia in quella dei membri da eleggersi tramite apposita lista elettorale). Se in una comunità parrocchiale un gruppo linguistico fosse tanto esiguo, che l’elezione di un suo/una sua rappresentante non sia di fatto possibile, è tuttavia necessario assicurarne la rappresentanza nel Consiglio.

Art. 4      Il CPP resta in carica per cinque anni. Qualora circostanze particolari lo suggeriscano, la durata dell’incarico può essere ridotta o prolungata con il consenso dell’Ordinario.

Composizione del Consiglio pastorale unitario (CPU)

Art. 5      Se più parrocchie sono associate in una unità pastorale, si istituisca il Consiglio pastorale unitario (CPU) che coadiuva il responsabile dell’unità pastorale con il consiglio e l’azione. Il CPU si compone:

  1. del responsabile dell’unità pastorale e degli altri sacerdoti e diaconi, nonché degli assistenti pastorali operanti nell’unità pastorale;
  2. di uno o due rappresentanti di ciascuna parrocchia dell’unità pastorale, eletti dai rispettivi CPP, dei quali almeno uno deve essere membro del CPP stesso.

Art. 6      Il CPU resta in carica per cinque anni, e cioè fino a che, in seguito alla nuova costituzione dei CPP, sono nuovamente eletti i rappresentanti delle singole parrocchie nel CPU. Per il resto si faccia riferimento alle norme vigenti per i CPP e al “Regolamento dei Consigli e degli organi della parrocchia e dell’unità pastorale”.

Decadenza del mandato

Art. 7      Il mandato di un membro del Consiglio pastorale decade qualora egli dia le dimissioni o sia permanentemente impedito a partecipare alle sedute o sia assente ingiustificato per tre sedute consecutive.
Alla decadenza di un mandato fa seguito il subentro del candidato/della candidata non eletto che al momento delle elezioni abbia ricevuto il maggior numero di voti. In caso di parità, subentra il più anziano in età. Se a decadere è il mandato di un/a delegato/a, esso/a viene sostituito/a da un altro/un’altra delegato/a dello stesso ambito di provenienza. Se ciò non fosse possibile, il CPP può determinare un altro ambito pastorale che provvederà ad inviare un/a delegato/a nel CPP.
Qualora il mandato di un membro del Consiglio pastorale unitario decada per dimissioni, per impedimento permanente o per tre assenze ingiustificate consecutive, il CPP della parrocchia di appartenenza deve provvedere a nominare un sostituto.
Qualora la metà dei membri restituisca il proprio mandato o decada da esso contemporaneamente, il Consiglio è da ritenersi sciolto. Un’eventuale nuova elezione è da concordarsi con la Curia vescovile.

III. Compiti del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario

Art. 8      Il Consiglio pastorale parrocchiale e il Consiglio pastorale unitario hanno il compito di analizzare la situazione pastorale nella parrocchia o nell’unità pastorale, valutarla alla luce del vangelo, promuovere iniziative pastorali e fissare – tenendo conto degli orientamenti del Sinodo (2013-2015) e dei temi proposti dalla Diocesi – le priorità pastorali negli ambiti dell’annuncio, della liturgia e della carità.
In collaborazione con il parroco o con il responsabile dell’unità pastorale, i Consigli si impegnano affinché il mandato e la missione della Chiesa trovino concreta attuazione nella parrocchia e nell’unità pastorale. Ciò si concretizza in modo particolare:

  1. nel promuovere la collaborazione dei fedeli alla vita ecclesiale, incoraggiando singoli, gruppi e associazioni a mettere al servizio di tutti le loro capacità ed esperienze;
  2. nel programmare e tradurre in atto iniziative pastorali, da attuarsi in parrocchia e a livello di unità pastorale, di decanato e diocesano;
  3. nella ricerca di nuovi volontari e nella cura della loro formazione e crescita;
  4. in una vivace collaborazione fra le parrocchie dell’unità pastorale;
  5. nell’impegno a promuovere la collaborazione e lo scambio con le diverse associazioni ecclesiali e civili;
  6. nell’assumere pubblicamente una posizione coraggiosa su problemi socio-politici, specialmente se riguardano la dignità e i diritti della persona;
  7. nel contribuire ad un rinnovato sforzo pastorale all’intero delle singole parrocchie e fra di esse.

Art. 9      Il CPU formula un programma pastorale, che si può estendere a uno o più anni, e lo mette per iscritto.

Art. 10    In campo amministrativo il CPP ha queste competenze:

  1. il CPP elegge la metà dei membri del Consiglio per gli affari economici della parrocchia (CPAE) e collabora con esso in base agli statuti del CPAE (cfr. art. 8);
  2. il CPP prende posizione in merito ad una nuova costruzione, un ampliamento o una ristrutturazione di edifici parrocchiali, nonché in merito a lavori ed acquisti straordinari, ed esprime il proprio parere riguardo alla vendita o all’acquisto di beni immobili;
  3. Il CPAE presenta al Consiglio pastorale parrocchiale il rendiconto annuale della parrocchia, e questi prende posizione ufficialmente al riguardo (Statuti del CPAE, art. 11);
  4. il CPP decide, unitamente al CPAE, eventuali assunzioni di collaboratrici e collaboratori nella pastorale;
  5. il CPP si preoccupa, unitamente al CPAE, affinché nell’amministrazione parrocchiale si provveda in modo adeguato alle necessità sociali e pastorali della parrocchia, della diocesi e della Chiesa universale.

IV. Modalità operative del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario

Art. 11    Il CPP e il CPU si riuniscono almeno quattro volte all’anno. Le sedute si svolgono secondo il “Regolamento dei Consigli e degli organi nelle parrocchie e dell’unità pastorale”.

Art. 12    Dove sia presente un CPP plurilingue, esso si riunisce in forma integrale. Argomenti particolari (riguardanti ad es. un solo gruppo linguistico, oppure un ambito particolare della pastorale) possono essere discussi in seduta separata, ed essere poi sottoposti a delibera nel CPP.

Art. 13    Le delibere entrano in vigore se il parroco o il responsabile dell’unità pastorale vi danno la propria approvazione. Se ciò non avviene, si veda quanto previsto nel “Regolamento” (cfr. nr. 10).

Art. 14    Le decisioni prese nel CPP o nel CPU con l’approvazione del parroco o del responsabile dell’unità pastorale sono vincolanti nel rispettivo ambito (parrocchia o unità pastorale), a condizione che, in caso di affari straordinari, anche la Curia vescovile vi abbia dato il suo assenso. Tali decisioni devono essere portate a conoscenza della comunità parrocchiale o delle parrocchie dell’unità pastorale nella forma più idonea.

V. Organi del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario

Il/La presidente del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio pastorale unitario

Art. 15    Il ruolo particolare del parroco e del responsabile dell’unità pastorale, secondo il can. 536 CIC, si intende salvaguardato anche se viene eletta, a maggioranza dei voti, a presidente delle sedute un’altra persona, che sarà di seguito chiamata semplicemente “presidente”.

Art. 16    Il/La presidente rappresenta pubblicamente il CPP o il CPU e si sente corresponsabile della vita ecclesiale insieme con il parroco o il responsabile dell’unità pastorale. Egli convoca le sedute del CPP/CPU, e ne modera lo svolgimento. In caso di impedimento del/della presidente subentra il/la vicepresidente, il quale/la quale viene eletto/a a maggioranza semplice.

La giunta esecutiva del Consiglio pastorale unitario

Art. 17    La giunta esecutiva, laddove venga formata, si compone del responsabile dell’unità pastorale e del/la presidente del CPU, nonché di altri 2-4 membri eletti al suo interno dal CPU. Presidente della giunta è il/la presidente del CPU.

Art. 18    I compiti della giunta esecutiva sono:

  1. gestire gli affari correnti e preparare e convocare le sedute del Consiglio;
  2. provvedere all’attuazione delle decisioni prese dal Consiglio; decidere in conformità al programma pastorale in merito a problemi o questioni improrogabili e presentare queste decisioni alla successiva seduta del CPU per ottenerne la ratifica;
  3. proporre iniziative atte a promuovere la vita ecclesiale.

Art. 19    La giunta esecutiva rimane in carica fino alla formazione di una nuova giunta nel corso della riunione costituente del neo-eletto CPU.

Il team pastorale e la giunta esecutiva del Consiglio pastorale parrocchiale

Art. 20    In tutte le parrocchie si auspica la formazione di un team pastorale secondo le relative linee guida diocesane (FDBB 2019, 225-227). Dove il team pastorale venga costituito per la prima volta, ciò deve avvenire in accordo e in collaborazione con l’Ufficio pastorale diocesano. Laddove vi sia già un team pastorale, questi viene nuovamente costituito nel corso della riunione costituente del neo-eletto CPP. Il team pastorale svolge a livello parrocchiale i compiti propri della giunta esecutiva di cui all’art. 18.

Art. 21    Nelle parrocchie dove non vi sia ancora un team pastorale si può formare una giunta esecutiva. Essa si compone del parroco e del/la presidente del CPP, nonché di altri 2-4 membri eletti al suo interno dal CPP. Presidente della giunta è il/la presidente del CPP. La giunta esecutiva svolge a livello parrocchiale i compiti di cui all’art. 18, fino a che il neo-eletto CPP, nel corso della sua riunione costituente, non abbia formato una nuova giunta.

Art. 22    È compito del team pastorale ovvero della giunta esecutiva del Consiglio pastorale parrocchiale, fra le altre cose, preparare e convocare le assemblee parrocchiali.

Le commissioni e i gruppi di lavoro

Art. 23    Per ambiti specifici (ad es. liturgia, catechesi, formazione degli adulti, Caritas, missioni, pastorale giovanile, pastorale familiare, pubbliche relazioni, ecc.) il CPU può formare delle commissioni corrispondenti o incaricare dei responsabili. Il loro compito consiste nel formulare proposte pastorali in conformità con il programma pastorale dell’unità pastorale e presentarle al CPU. Quest’ultimo ha il compito di prendere le decisioni strategiche per la pastorale dell’unità pastorale (per es.: la liturgia, il modo di preparare la catechesi per i sacramenti…). A sua volta, il CPP può costituire, per gli stessi ambiti, dei gruppi di lavoro o incaricare dei responsabili. Il loro compito nelle parrocchie è coordinare e promuovere il lavoro pastorale nei rispettivi ambiti, in accordo con il programma pastorale, stabilito dal CPU, e con le risoluzioni del CPP.

Art. 24    Dei gruppi di lavoro e delle commissioni possono far parte anche persone che non sono membri del CPP o del CPU. I gruppi di lavoro e le commissioni permanenti rimangono in carica per cinque anni, alla stregua del CPP e del CPU.

Art. 25    Ogni commissione e ogni gruppo di lavoro elegge al suo interno un/a responsabile, un/a vice-responsabile e un/a segretario/a, che ha il compito di redigere il verbale delle sedute.

Art. 26    I gruppi di lavoro e le commissioni si attengono, nello svolgimento del loro lavoro, alle indicazioni generali del CPP o del CPU e presentano importanti decisioni all’approvazione di questi. Una volta all’anno esse presentano al Consiglio di riferimento una relazione del lavoro svolto, relazione che viene in seguito discussa nel Consiglio stesso.

L’assemblea parrocchiale

Art. 27    Tutti i parrocchiani dovranno essere invitati una volta all’anno ad un’assemblea parrocchiale, avente lo scopo di rafforzare il senso di appartenenza alla comunità parrocchiale, dare informazioni dirette sulla vita e sulle iniziative della parrocchia e offrire a tutti la possibilità di collaborare alla vita parrocchiale con proposte e prese di posizione. Assemblee di tal genere sono raccomandabili anche sul piano dell’unità pastorale.

Art. 28    Nel corso dell’assemblea parrocchiale il CPP, il CPAE e i vari gruppi di lavoro, oppure il CPU e le sue commissioni sono tenuti a:

  1. informare sulle proprie attività;
  2. presentare e discutere le principali attività e gli obiettivi pastorali dell’anno in corso;
  3. sottoporre all’esame dell’assemblea progetti o tematiche particolari;
  4. accogliere le proposte e le opinioni dei parrocchiani.

Art. 29    I lavori dell’assemblea devono essere verbalizzati e i relativi atti conservati nell’archivio parrocchiale.

 

B. Statuto del Consiglio per gli affari economici della parrocchia

I. Natura e finalità

Art. 1      Il Consiglio per gli affari economici della parrocchia (CPAE) è istituito in ogni parrocchia in conformità al can. 537 CIC ed è l’organo nel quale si esprime la collaborazione responsabile dei laici nell’amministrazione dei beni ecclesiastici.

Art. 2      Compito del CPAE è assistere il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia (can. 1280 CIC) e provvedere affinché, tramite un’oculata amministrazione, questi beni servano ai fini loro propri, e cioè odinare il culto divino, provvedere ad un onesto sostentamento del clero e delle altre persone al diretto servizio della Chiesa, esercitare opere di apostolato sacro e di carità, specialmente a servizio dei poveri (cfr. can. 1254 § 2 CIC).

II. Composizione

Art. 3      Il CPAE si compone del parroco, che lo presiede quale rappresentante legale della parrocchia in conformità al can. 532 CIC, e di altri membri in numero minimo di due e massimo di sei. Di essi, una metà viene designata dal Consiglio pastorale parrocchiale (CPP) e l’altra metà dal parroco.

Art. 4      Tra i membri del CPAE viene designato il/la vicepresidente nonché un/a segretario/a che redige il verbale delle sedute ed è responsabile della custodia dei documenti.

Art. 5      Il CPAE rimane in carica cinque anni in corrispondenza del periodo di carica del CPP. Il CPAE svolge le proprie funzioni fino alla costituzione del nuovo CPAE. È ammessa la rielezione o la riconferma dei membri del CPAE.

Art. 6      Qualora un membro del CPAE cessi dal proprio incarico per dimissioni, impossibilità permanente di partecipare alle sedute o per assenza ingiustificata a tre sedute consecutive, entro un mese verrà sostituito da un nuovo membro conformemente alle relative modalità di nomina (elezione da parte del CPP o nomina da parte del parroco).

III. Compiti e modalità di lavoro

Art. 7      Il CPAE opera nell’ambito dell’amministrazione ordinaria dei beni ecclesiastici della parrocchia e ha questi compiti:

  1. aiutare il parroco nel reperimento dei mezzi finanziari e nella copertura dei costi dell’attività pastorale;
  2. offrire la propria consulenza per gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione e adottare le relative delibere;
  3. informare e sensibilizzare la comunità parrocchiale sulle questioni economiche;
  4. insieme al parroco provvedere alla conservazione e alla manutenzione degli edifici ecclesiastici e degli impianti;
  5. esaminare al termine di ogni anno finanziario i libri contabili della parrocchia e la relativa documentazione e approvare il rendiconto economico della parrocchia;
  6. verificare annualmente lo stato patrimoniale della parrocchia, aggiornare e ordinare la relativa documentazione e provvedere perché essa sia custodita adeguatamente nell’archivio parrocchiale.

Art. 8      Il CPAE collabora con il CPP soprattutto in questi ambiti:

  1. in merito a nuova costruzione, ampliamento, ristrutturazione di edifici parrocchiali, in merito a lavori straordinari ed acquisti di grossa entità, nonché all’acquisto o alla vendita di beni immobili, si richiede una presa di posizione ufficiale da parte del Consiglio pastorale parrocchiale (statuti CPP art. 10 b). Dopo aver considerato tale presa di posizione, tramite visione del verbale della seduta CPP in questione, il CPAE prende una decisione, che viene inoltrata alla Curia vescovile, assieme alla domanda di approvazione del progetto;
  2. per quanto riguarda l’assunzione di collaboratrici e collaboratori pastorali, la decisione viene presa in seduta comune dal CPAE e dal CPP. Tale decisione deve essere poi approvata dalla Curia vescovile;
  3. Il CPAE presenta al CPP il rendiconto annuale della parrocchia e fornisce informazioni riguardo alla situazione finanziaria;
  4. il CPAE si preoccupa, unitamente al CPP, affinché nell’amministrazione parrocchiale si provveda in modo adeguato alle necessità sociali e pastorali della parrocchia, della diocesi e della Chiesa universale.

Art. 9      Gli atti di straordinaria amministrazione (Folium Dioecesanum 2015, 300-1) sono discussi nel CPAE e decisi tenendo conto delle necessarie autorizzazioni e perizie. Si presenti in seguito istanza di approvazione alla Curia vescovile.

Art. 10    Il CPAE si riunisce almeno tre volte all’anno e ogni qualvolta il parroco lo ritenga necessario o lo richiedano almeno due membri del CPAE. Per le sedute ci si attiene al “Regolamento dei Consigli e degli organi della parrocchia e dell’unità pastorale”.

IV. Rendiconto amministrativo

Art. 11     Al termine di ogni anno finanziario, che si estende dal 01.01 al 31.12, il CPAE, ovvero le persone da esso incaricate, revisiona il rendiconto finanziario della parrocchia in base ai documenti contabili. Dopo averne dato informazione al CPP (statuto del CPP, art. 10 c.), il rendiconto annuale, recante la firma del parroco e del/la vicepresidente del CPAE, viene presentato alla Curia vescovile entro il 30 giugno dell’anno successivo.

Art. 12    Una volta all’anno il CPAE rende conto anche alla comunità parrocchiale nella forma adeguata (assemblea parrocchiale, notiziario parrocchiale, ecc.) dell’amministrazione dei beni ecclesiastici, informando sulle voci più rilevanti delle entrate e delle uscite e sulla situazione economico-finanziaria della parrocchia.

V. Corresponsabilità nell’amministrazione

Art. 13    Il parroco con il consenso del CPAE può affidare affari di ordinaria amministrazione a singole persone, le quali ne sono responsabili davanti al parroco e al CPAE e ne rendono conto.

Art. 14    Per affidamenti di responsabilità di maggior portata nell’amministrazione come pure per l’esercizio della rappresentanza legale in atti di straordinaria amministrazione è necessario il consenso dell’Ordinario diocesano.

VI. Norme generali

Art. 15    Per tutto ciò che non è regolato dai presenti statuti si applicano le norme del Codice di Diritto Canonico, le disposizioni dell’Ordinario diocesano e le norme del diritto civile.

 

C. Regolamento dei Consigli e degli organi della parrocchia e dell’unità pastorale

Gli organi della parrocchia e dell’unità pastorale (CPP, CPAE, CPU, team pastorale, giunta esecutiva, gruppi di lavoro, commissioni) operano in conformità ai rispettivi statuti e in base a questo regolamento:

  1. Gli organi della parrocchia e dell’unità pastorale vengono convocati dal/la rispettivo/a presidente otto giorni prima della seduta. La convocazione deve avvenire in forma scritta e riportare data, luogo e ordine del giorno. Quest’ultimo dovrebbe contenere, se opportuno, una breve descrizione bilingue dei singoli punti proposti. Se un terzo dei membri o la giunta esecutiva presentano istanza di convocazione, questa deve avvenire entro 14 giorni. Per questioni di particolare urgenza, gli organi possono essere convocati con un preavviso di 48 ore. Qualora un terzo dei membri si opponga a tale convocazione di breve preavviso, nella seduta in questione non si potranno prendere risoluzioni. La seduta avrà in tal caso solamente valore consultivo.
  2. L’ordine del giorno è stabilito dal/dalla presidente o, se presente, dal team pastorale o dalla giunta esecutiva. Ogni membro con diritto di voto, alla stregua di ogni gruppo di lavoro e commissione, può presentare, fino a due settimane prima della seduta e, in casi urgenti, al principio della seduta stessa, richiesta di esame di uno o più ordini del giorno. La decisione di accogliere o meno tali richieste viene presa dal Consiglio con votazione a maggioranza semplice all’inizio della seduta in questione.
  3. I membri dei vari organi non possono farsi rappresentare nelle sedute da altre persone. Si possono invitare alle sedute anche persone esterne in qualità di esperti, senza che essi abbiano diritto di voto.
  4. Moderatore della seduta è il/la presidente. Esso/essa può delegare a tale ufficio anche un altro membro. Nella moderazione di sedute plurilingui si presti particolare attenzione a che tutti possano seguirne lo svolgimento.
  5. Ogni seduta abbia inizio con una preghiera o una riflessione spirituale.
  6. Ogni organo designa un/a segretario/a il cui compito è redigere il verbale delle sedute. Questi può essere incaricato per tutta la durata dell’attuale mandato, oppure per ogni singola seduta.
  7. I punti all’ordine del giorno vengono trattati nell’ordine stabilito. A decisione di maggioranza può essere stabilita l’esclusione di uno o più punti dell’ordine del giorno, la variazione dell’ordine di discussione dei punti stessi o l’inserimento di nuovi punti. Ciò si faccia al principio della seduta in questione.
  8. Il/La presidente concede la parola secondo l’ordine di richiesta. Ogni richiesta di intervento riguardante l’ordine del giorno ha la precedenza rispetto ad ogni altra richiesta. È possibile fissare un limite al numero e alla durata degli interventi. In riunioni bilingui, il/la presidente, o un’altra persona da lui/lei designata, riassume per sommi capi nell’altra lingua gli interventi.
  9. Tutti i membri possono partecipare alle votazioni. Il parroco e il responsabile dell’unità pastorale non partecipano al voto. Possono essere prese risoluzioni ed effettuate votazioni solo se sono presenti almeno i due terzi dei membri. La presenza del numero legale è verificata dal/dalla presidente all’inizio della seduta. La votazione su una proposta vien fatta, di regola, per alzata di mano. Se un membro fa richiesta di votazione segreta, tale richiesta deve essere soddisfatta. Eventuali votazioni o risoluzioni riguardanti delle persone sono da effettuarsi con votazione segreta. Il/la presidente conteggia il numero dei voti favorevoli o contrari e degli eventuali astenuti. In caso di dubbio sull’esito della votazione, questa deve essere ripetuta. Le delibere vengono approvate a maggioranza semplice. A parità di voti la proposta è da considerarsi respinta.
  10. Le delibere entrano in vigore se il parroco o il responsabile dell’unità pastorale vi danno il proprio assenso. Se il parroco o il responsabile dell’unità pastorale contestano una delibera, essa deve essere posta all’ordine del giorno della seduta successiva. Se anche in essa non fosse possibile giungere ad un accordo, il consiglio può fare ricorso entro 14 giorni all’Ordinario diocesano specificandone le motivazioni e allegando i verbali delle sedute in questione. L’Ordinario sottopone la questione alla competente commissione arbitrale presso la Curia vescovile e prende in seguito la decisione definitiva al riguardo, decisione che viene comunicata per iscritto con le debite motivazioni. La commissione arbitrale è composta da tre membri, di cui uno nominato dall’Ordinario diocesano e uno dal Consiglio pastorale diocesano. Questi due membri scelgono insieme un terzo membro. La commissione arbitrale viene nuovamente costituita dopo ogni elezione dei Consigli pastorali parrocchiali.
  11. Un membro non può partecipare alla discussione e alla votazione se la risoluzione da prendersi lo riguarda personalmente, o riguarda sua moglie/suo marito o i suoi parenti stretti. È compito del consiglio stesso costatare il verificarsi o meno di un tale caso.
  12. Per ogni seduta deve essere redatto un verbale. Il verbale deve contenere: data, luogo, orario di inizio e termine della seduta, i nomi del/della presidente e del/della segretario/a, i nomi dei presenti e degli assenti, i nomi delle persone esterne invitate quali esperti, l’ordine del giorno, le proposte inoltrate, i risultati delle votazioni, le considerazioni comuni e le iniziative previste, gli accordi relativi all’esecuzione di lavori da svolgere.
  13. Se una proposta viene approvata con l’astensione o il voto contrario di un membro, questi ha il diritto che la sua diversa opinione venga annotata nel verbale.
  14. Il verbale venga inviato ai membri del rispettivo organo poco dopo la seduta e sia sottoposto ad approvazione al principio della seduta successiva, dove possono essere proposte aggiunte e variazioni al testo. Eventuali modifiche vengono riportate nel verbale della seduta in corso; il verbale della seduta precedente viene modificato conformemente ad esse. I verbali e le annotazioni devono essere firmati dal/dalla presidente e dal/dalla segretario/a e conservati in un apposito archivio. I membri dei rispettivi organi possono, su richiesta, prenderne visione.
  15. Ciascun organo decide se le proprie sedute siano aperte al pubblico. È sufficiente che un solo membro vi si opponga affinché la riunione sia da considerarsi non aperta al pubblico.
  16. I membri sono tenuti a mantenere il riserbo sugli argomenti che l’organo di appartenenza ha deciso essere di carattere riservato. Questioni di carattere personale o discusse in sedute non pubbliche sono sempre da ritenersi riservate, anche quando ciò non sia stato espressamente definito.
  17. Dell’esecuzione delle risoluzioni sono responsabili il/la presidente o la giunta esecutiva, a meno che non ne siano state incaricate altre persone.

 

I presenti Statuti del Consiglio pastorale parrocchiale, Consiglio pastorale unitario, Consiglio per affari economici della parrocchia, come pure il Regolamento degli organi della parrocchia e dell’unità pastorale sono con ciò approvati ed entrano in vigore la Domenica di Pasqua 4 aprile 2021. Essi sostituiscono gli statuti del 1 settembre 2016.

Bolzano, Solennità di san Giuseppe 19 marzo 2021.

Prot. 2021-172

+Ivo Muser

Vescovo di Bolzano-Bressanone

IL TEAM PASTORALE NELLE PARROCCHIE

Gesù Cristo conduce la sua Chiesa ad un futuro di speranza. In un tempo caratterizzato da molti cambiamenti, uomini e donne sono chiamati in virtù del battesimo ad assumere responsabilità nella Chiesa e a far sì che la Parola di Dio possa anche oggi risuonare ed essere luce agli uomini. I segni dei tempi c’invitano a scoprire un nuovo modo di sentire e vivere la Chiesa, interessata da cambiamenti profondi, cambiamenti cui desideriamo contribuire e conferire un senso nuovo. La comune responsabilità di presbiteri e laici nel sostenere la vita della Chiesa trova particolare espressione nella guida delle parrocchie. A partire dalla pubblicazione del regolamento diocesano per incaricati parrocchiali e responsabili parrocchiali (FDBB 38 (2002), 308-312) sono state compiute in quest’ambito esperienze significative. Il Sinodo diocesano (nr. 395) ha inoltre rafforzato la convinzione della bontà della via intrapresa. Sulla base di ciò, le seguenti linee guida intendono specificare importanti aspetti del regolamento sopracitato e insieme stabiliscono che il team pastorale debba essere il modello-guida di tutte le parrocchie della diocesi.

1.    S’introducono gradualmente Team pastorali in tutte le parrocchie della diocesi di Bolzano-Bressanone. Si vuole con questo rafforzare il “lavoro team” nella guida delle parrocchie, renderne possibile la guida stessa in un tempo in cui la mancanza di presbiteri si fa particolarmente sentire e assicurarne il futuro. Tramite i Team pastorali s’intende rimarcare la responsabilità comune di tutti i battezzati nella Chiesa e rendere tangibile tale responsabilità nella quotidianità della vita parrocchiale.

2.    Il Team pastorale è un gruppo di collaboratori parrocchiali incaricati che, sotto la guida del parroco o dell’incaricato parrocchiale, rispondono dell’attività pastorale.

Composizione del Team pastorale

3.    Il Team pastorale si compone di 3-5 membri che in qualità di responsabili assumono la cura dei seguenti ambiti: dell’annuncio, della liturgia, della carità e dell’amministrazione, nonché del coordinamento del Team pastorale stesso.

4.    Il Team pastorale viene eletto insieme dal Consiglio pastorale parrocchiale e dal Consiglio per gli affari economici e assume, fra le altre cose, le funzioni della giunta esecutiva del Consiglio pastorale parrocchiale. In parrocchie multilingui si presti attenzione a che ciascuna lingua trovi rappresentanza adeguata all’interno del Team pastorale.

5.    In parrocchie che abbiano meno di 1.000 abitanti il Consiglio pastorale parrocchiale stesso può assumere le funzioni del Team pastorale. In tal caso gli incarichi previsti dal punto 3 del presente testo devono essere con chiarezza assegnati a persone definite.

6.    I membri del Team pastorale possono anche essere cooptati da fuori del Consiglio pastorale parrocchiale eletto; in tal caso essi sono d’ufficio membri dello stesso.

7.    Il/la presidente del Consiglio pastorale parrocchiale coordina il Team pastorale.

8.    Il Team pastorale così composto viene confermato dal parroco, agisce su suo mandato e viene da lui introdotto negli incarichi di competenza. I nominativi dei membri del Team pastorale e le loro funzioni devono essere trasmessi all’Ufficio pastorale.

9.    In parrocchie nelle quali, in accordo col regolamento quadro diocesano (FDBB 38 (2002), 260-264), incaricati parrocchiali sono affiancati da responsabili parrocchiali, il Team pastorale viene costituito con decreto dal vescovo diocesano su proposta dell’incaricato parrocchiale, del Consiglio pastorale parrocchiale e del Consiglio per gli affari economici. Il/la presidente del Consiglio pastorale parrocchiale viene così nominato/a responsabile parrocchiale.

10.   La durata del mandato del Team pastorale riflette quella del Consiglio pastorale parrocchiale e termina con l’inizio del mandato del Team pastorale susseguente. Si presti attenzione a che nuovi membri siano di volta in volta coinvolti a far parte del Team pastorale.

11.   Se un membro depone l’incarico, il Team pastorale stesso ne assume i compiti finché non venga designato un nuovo membro (cfr. punti 4 e 5).

12.   Se in parrocchia fosse presente un assistente pastorale, questi prende parte alle sedute del Team pastorale e lo coadiuva nei suoi incarichi; egli non ha tuttavia facoltà di voto. Quando un assistente pastorale agisce a livello di unità pastorale o sovraparrocchiale, segue e coadiuva i Team pastorali nelle singole parrocchie nella misura in cui ciò rientra nel suo ambito di attività e prende parte secondo necessità alle sedute degli stessi.

Compiti e modalità di lavoro del Team pastorale

13.   Il Team pastorale risponde, sotto la guida del parroco o dell’incaricato parrocchiale, dell’attività pastorale della parrocchia e dell’ordinaria amministrazione di questa. Ogni membro del Team pastorale coordina, coadiuva e accompagna le persone che svolgono attività riconducibili al suo ambito di competenza e assieme a loro contribuisce a sviluppare tali attività nel senso del Vangelo, al fine di coinvolgere quante più persone possibili nel servizio della Buona Notizia.

14.   Il Consiglio pastorale parrocchiale e/o unitario stabilisce quale deve essere il programma pastorale della parrocchia e dell’unità pastorale. Il programma così definito viene attuato dal Team pastorale. Il Consiglio pastorale parrocchiale coadiuva e consiglia il Team pastorale nell’esercizio delle sue funzioni.

15.   Eventuali decisioni all’interno del Team riguardanti l’attuazione del programma pastorale vengono prese per via di consenso. Se tuttavia si rendesse necessaria una votazione, si proceda per maggioranza semplice.

16.   I membri del Team pastorale sono interlocutori di riferimento di eventuali gruppi di lavoro del Consiglio pastorale parrocchiale relativi ai loro ambiti di competenza. Favoriscono inoltre il reciproco scambio fra i gruppi di lavoro e ne garantiscono il collegamento con il Consiglio pastorale parrocchiale.

17.   Il Team pastorale conviene a regolari sedute in cui lo scambio di informazioni e la riflessione su questioni imminenti hanno la priorità. Dove un presbitero abbia la guida pastorale di più parrocchie, l’autonomia del Team pastorale venga in particolar modo incentivata. Di conseguenza, le sedute del team pastorale possono aver luogo anche in assenza del parroco o dell’incaricato parrocchiale, fermo restando che l’ordine del giorno debba essere in precedenza stabilito di concerto con costoro. Allo stesso modo, il parroco o l’incaricato parrocchiale devono essere quanto prima posti al corrente delle decisioni prese nella seduta in questione.

18.   La crescita spirituale e l’approfondimento della fede abbiano un valore centrale all’interno del Team pastorale. Ogni riunione dello stesso dovrebbe essere aperta con un momento di meditazione della Sacra Scrittura, ad esempio del passo del Vangelo della domenica precedente o successiva, e con una preghiera per i bisogni della comunità parrocchiale.

19.   Il/la responsabile parrocchiale è, assieme all’incaricato parrocchiale, primo interlocutore negli affari della parrocchia e rappresenta la parrocchia nei rapporti esterni.

20.   I membri dei Team pastorali cercano la reciproca collaborazione a livello di unità pastorale e lavorano assieme. Sono inoltre in contatto con gli uffici diocesani competenti, dai quali ottengono consigli e sostegno.

Ad experimentum approvato in data 01.09.2019

+Ivo Muser, Vescovo

ASSISTENTI PASTORALI REGOLAMENTO PER L’ATTIVITÀ NELLE PARROCCHIE E NELLE UNITÀ PASTORALI

I. Profilo professionale, posizione e compito nella Chiesa

Come Chiesa siamo chiamati a vivere e operare insieme con Cristo nella comunità. Questa fondamentale vocazione, che proviene dai sacramenti del battesimo, della cresima e dell’eucaristia, si manifesta nei vari servizi, incarichi e uffici della Chiesa, fra i quali ha un posto particolare quello di assistente pastorale.

“Assistente pastorale” indica un servizio pastorale professionale aperto a donne e uomini e precisamente una collaborazione pastorale qualificata con i responsabili nelle parrocchie, nelle unità pastorali, nei decanati come pure nelle associazioni ecclesiali sul piano diocesano.

Per il servizio di assistenti pastorali è richiesta una matura personalità, vita di fede, rapporto personale con Cristo e senso di appartenenza alla Chiesa in unità con il Vescovo. Concretamente ci si attende dall’assistente pastorale:

  • una compiuta formazione teologica (compimento degli studi di teologia o frequenza di una scuola specialistica superiore)
  • stile di vita in consonanza con lo spirito del vangelo
  • coscienza del lavoro e capacità a lavorare in gruppo
  • capacità di assumere compiti pastorali, risvegliare carismi nella comunità, comunicare con le persone e accompagnarle nelle diverse situazioni della vita
  • cura della propria formazione permanente
  • capacità di assumere inziative in proprio e lavorare in modo autonomo
  • positivo confronto con difficoltà e conflitti
  • flessibilità di orario.

II. I particolari settori di attività

I particolari ambiti di lavoro nei quali gli assistenti pastorali devono mostrare capacità e competenza sono:

  • ricerca, preparazione e accompagnamento di collaboratori
  • formazione e accompagnamento di gruppi e iniziative parrocchiali
  • preparazione e accompagnamento dei catechisti parrocchiali
  • preparazione e accompagnamento di gruppi per le celebrazioni liturgiche
  • guida di gruppi biblici, di preghiera e di dialogo nonché di esercizi spirituali nella vita ordinaria
  • preparazione e celebrazione di liturgie della Parola (cfr. direttive dell’Ufficio pastorale “Der Dienst von Laien in Verkündigung und Predigt”)
  • preparazione e accompagnamento di genitori e padrini (battesimo e cresima)
  • pastorale giovanile (promozione, collaborazione, accompagnamento)
  • pastorale della salute e degli anziani (promozione, collaborazione, accompagnamento)
  • accompagnamento dei malati e elaborazione del lutto (promozione, collaborazione, accompagnamento)
  • visite alle famiglie
  • creazione e coordinamento di progetti interparrocchiali
  • promozione della collaborazione interparrocchiale
  • sviluppo di progetti e iniziative per la pastorale dei turisti
  • collaborazione nell’ufficio parrocchiale e nelle pubbliche relazioni.

III. Indicazioni per l’assunzione, l’organizzazione del lavoro e il regolamento di servizio

Normalmente l’assistente pastorale è assunto in base a un contratto da parte della parrocchia o dell’ente particolare; il legale rappresentante firma il contratto di assunzione. Per l’assistente pastorale viene nominata da parte della parrocchia o dell’ente particolare una persona di riferimento, che può essere il parroco o un’altra persona da lui nominata, la quale ha la competenza di dare le direttive in base agli accordi presi e di fare regolari verifiche. Tenendo conto delle esigenze pastorali locali e delle attitudini e qualifiche personali, vengono concordati – d’accordo con il direttore dell’Ufficio pastorale – i punti principali dell’attività e i corrispondenti compiti e competenze, in forma scritta e sottofirmata. Ogni anno si fa una verifica del lavoro svolto.

L’assunzione di un assistente pastorale prevede questi punti:

  1. il consiglio pastorale parrocchiale fa una descrizione dettagliata dei compiti dell’assistente pastorale e chiarisce se è necessaria un’assunzione a tempo pieno o a tempo parziale
  2. si consulta il direttore dell’Ufficio pastorale
  3. sono precisati i costi dell’assunzione e si fa un piano di finanziamento da presentare all’Ufficio amministrativo diocesano
  4. il consiglio pastorale parrocchiale e il consiglio per gli affari economici o il consiglio unitario decidono formalmente l’assunzione
  5. si prendono contatti con un commercialista per le modalità di assunzione
  6. ricerca pubblica della persona adatta
  7. chiarimento di ogni particolare (ambito di lavoro, competenze, retribuzione, orari di lavoro, inizio, ecc.)
  8. firma del contratto di assunzione
  9. comunicazione alla comunità parrocchiale, al decano e alla Curia
  10. introduzione al lavoro
  11. presentazione dell’assistente pastorale alla parrocchia (comunicati, notiziario parrocchiale, alle Messe domenicali, ecc.)
  12. per gli assistenti pastorali che cominciano il loro primo servizio è prevista una celebrazione di mandato da parte dell’Ordinario.

Datore di lavoro è la parrocchia o l’istituzione nella quale viene svolto il servizio. Se il servizio riguarda più parrocchie o un’unità pastorale o un decanato, viene concordato quale parrocchia si incarica dell’assunzione e in quale proporzione si dividono le spese fra le parrocchie.

Gli assistenti pastorali sono assunti normalmente:

  • con un contratto sulla base del contratto collettivo del settore commercio e servizi terziari (a seconda del grado di formazione nel 2° o nel 3° livello, a tempo pieno o parziale)
  • oppure come liberi collaboratori (sulla base di onorario).

La retribuzione si orienta, nel caso di un ciclo di studi teologici completi, sullo stipendio degli insegnanti di religione nella scuola media (con indennità di bilinguismo, senza supplemento provinciale).

Nel contratto sono determinati l’ambito di lavoro, l’orario di lavoro, la retribuzione o l’onorario, il pagamento dei contributi sociali e altri punti.

Il contratto collettivo del settore commercio e servizi terziari prevede fra il resto:

  • il tempo di prova di 60 giorni (2° e 3° livello)
  • stipendio di 14 mensilità
  • il lavoratore ha a disposizione oltre alle ferie (vedi 12 d) anche le cosiddette ore libere: 56 ore libere e 32 ore per le festività soppresse. Queste ore possono essere conteggiate con le ore di ferie, oppure detratte per una riduzione dell’orario di lavoro settimanale da 40 a, per esempio, 38 ore. L’orario di lavoro preciso viene concordato dalle parti, tenendo conto di regolari impieghi serali o di fine settimana. Esso viene documentato con lista di presenza. Le ore straordinarie dopo le ore 20 sono pagate per 75 minuti. Le ore straordinarie la domenica e i festivi sono pagate per 90 minuti. Di norma le ore straordinarie dovrebbero essere coperte con un conguaglio. Solo eccezionalmente e su accordo reciproco vengono pagate. Per impiegati a tempo parziale non possono essere pagate ore straordinarie
  • le ferie per una settimana lavorativa di 40 ore sono di 26 giorni lavorativi, rispettivamente 173,3 ore. A ciò si aggiungono le sopradette ore libere. In tutto dunque 261,3 ore
  • in caso di assenza per malattia, dopo il 3° giorno deve essere presentato al datore di lavoro il certificato medico entro 48 ore
  • il rapporto di servizio termina con il raggiungimento del limite di età o per disdetta. Il diritto di disdetta spetta a entrambe le parti in osservanza del termine di disdetta. La disdetta deve avvenire in forma scritta. Il termine di disdetta è 30 giorni fino a 5 anni di servizio, 45 giorni fino a 10 anni di servizio, 60 giorni da 10 anni in poi. In presenza di una giusta causa, il rapporto di servizio può essere disdetto senza preavviso.

Le spese sostenute nel lavoro sono retribuite dietro presentazione delle fatture.

I viaggi di servizio devono essere autorizzati per ragioni di assicurazione. Il viaggio dalla residenza al luogo di lavoro non va considerato viaggio di servizio. Le spese di viaggio sono rimborsate secondo le regole della Curia.

Gli assistenti pastorali sono persone incaricate della pastorale parrocchiale ordinaria e perciò sono membri d’ufficio del consiglio pastorale parrocchiale.

All’assistente pastorale spetta un proprio ambiente di servizio e i sussidi che gli competono.

IV. Preparazione, accompagnamento e formazione permanente

La formazione dell’assistente pastorale si compie in una facoltà teologica o istituto superiore o in apposite istituzioni.

L’Ufficio pastorale offre agli assistenti pastorali – specialmente nel primo anno di servizio – un accompagnamento pratico. Una volta all’anno ha luogo un colloquio con il direttore dell’Ufficio pastorale. Si svolgono anche regolari incontri e scambi di esperienze fra di loro.

Gli assistenti pastorali sono invitati ai corsi di aggiornamento pastorale, con il compenso previsto al n. 12 c e con queste regole:

  • nel caso di partecipazione obbligatoria, la durata completa del corso viene calcolata come orario di lavoro. I costi li sostiene la parrocchia o l’ente
  • nel caso di partecipazione volontaria nell’interesse del proprio lavoro viene calcolato orario di lavoro la metà della durata del corso, l’altra metà si mette a conguaglio. Le spese sono rimborsate dietro presentazione delle ricevute. Il sabato e la domenica possono in questo caso essere considerati giorni di lavoro
  • nel caso di partecipazione a corsi che non sono di primario interesse per il lavoro viene concessa dispensa dal lavoro per la metà della durata del corso, l’altra metà si mette a conguaglio. Le spese sono sostenute personalmente dall’assistente pastorale. Il sabato e la domenica non possono in questo caso essere considerati giorni di lavoro.

V. Contributo diocesano per la copertura del costo del personale

Per calcolare esattamente il costo di una assunzione (cfr. n. 10) bisogna considerare che come base va preso il contratto collettivo per il commercio e i servizi terziari e in base a questo va calcolato lo stipendio lordo, i contributi sociali, l’IRAP, il contributo per il fondo pensione e il TFR. Per il calcolo esatto ci si rivolga a un commercialista.

Per quanto riguarda il contributo diocesano per la copertura del costo vale quanto segue:

  • per i collaboratori volontari (compenso su base onoraria) provvedono le parrocchie
  • per impiegati a tempo pieno o parziale (dal 50%) sulla base del contratto collettivo si può rivolgere domanda di contributo all’Ufficio amministrativo diocesano.

Un contributo diocesano per la copertura del costo annuale viene garantito a ogni parrocchia che lo richiede nella misura del 20%. Questo contributo – in considerazione della particolare situazione finanziaria della parrocchia – può essere elevato fino al 50%. Il contributo vale per tre anni e la richiesta può essere ripetuta.

Per usufruire di questo contributo deve essere presentata all’Ufficio amministrativo della Curia vescovile la relativa richiesta. Allo scopo sono necessari i seguenti documenti:

  1. richiesta (firmata dal parroco, presidente CPP e vicepresidente CPAE)
  2. curriculum vitae del candidato
  3. descrizione dell’impiego e dei compiti con indicazione dell’orario di lavoro (cfr. n. 6)
  4. piano di finanziamento (cfr. n. 20) in cui sono menzionate le possibilità di intervento da parte della parrocchia stessa nonché le rimanenti entrate di cui beneficia l’interessato (appartamento, vitto, rimborso per altre attività, ecc.).
  5. estratti del verbale delle relative decisioni del CPP e del CPAE
  6. visto dell’Ufficio pastorale

Approvo il “Regolamento assistenti pastorali” il quale entra subito in vigore. Questo sostituisce il regolamento in vigore dal 18.3.2003.

Bolzano, 29 giugno 2009

+ Karl Golser, Vescovo

Prot. nr. 585/09

ORIENTAMENTI PER LA PASTORALE NELLE UNITÀ PASTORALI

“GETTATE LE VOSTRE RETI!”

Parola del Vescovo

Se diventa sempre più grave la mancanza di sacerdoti, tanto che certe strutture fondate sulla loro opera non possono essere più portate avanti, questo però non ci deve scoraggiare. Dobbiamo riconoscere i segni dei tempi e soprattutto credere che in fin dei conti il Signore Gesù Cristo stesso costruisce la sua Chiesa e le ha assicurato la sussistenza nei secoli.

“Prendete il largo e gettate le vostre reti!” (Lc 5,4) dice Gesù ai suoi discepoli, i quali avevano pescato tutta la notte senza aver preso nulla. Benché la pesca alla luce del giorno sia ancor meno fruttuosa, Pietro dice: “Maestro, sulla tua parola, getterò le reti” (Lc 5,5). Oggi la parola di Gesù è rivolta a noi che viviamo questo difficile momento nella Chiesa. Gesù ci chiama a fidarci della sua parola e delle sue promesse anche nel nostro tempo. Per mezzo suo avviene anche oggi qualcosa di grande.

Questa fiducia ci incoraggia a uscire al largo e provare anche qualcosa di nuovo. Non possiamo accontentarci di “curare” le nostre comunità. Noi vogliamo attuare ancor più la parola di Cristo che ci incarica di portare avanti il lieto messaggio nel mondo. Dobbiamo diventare di nuovo missionari, l’amore di Cristo deve spingerci come ha spinto l’apostolo Paolo.

I presenti orientamenti per la pastorale nelle unità pastorali si fondano sul convincimento che noi abbiamo nelle nostre comunità parrocchiali molti e generosi collaboratori e collaboratrici. In molti campi si parla oggi di collegamento in rete. In un collegamento in rete si usano meglio le energie. Si arriva così a sinergie che specialmente nelle nuove situazioni offrono possibilità nuove. Tale collegamento in rete comprende, quando si tratta del collegamento fra uomini, sia la posizione dei singoli membri che il rapporto fra di loro.

Come Vescovo vorrei accompagnare personalmente l’attuazione degli orientamenti. Gli orientamenti valgono per la formazione delle unità pastorali nei prossimi cinque anni. In base alle esperienze che si faranno, potranno essere, se necessario, rielaborati.

Ringrazio tutti quelli che per amore della Chiesa si preoccupano dei necessari cambiamenti. La benedizione di Dio li accompagni.

+ Karl Golser
Vescovo

I. Punto di partenza

La Chiesa, la sua missione e i suoi compiti

  1. La Chiesa è la comunità degli uomini che sono in rapporto con Cristo e fra di loro. Essa è in Cristo “come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, nr. 1). La missione della Chiesa è rendere sperimentabile la presenza di Cristo in questo mondo e per questo mondo. Il suo compito consiste nell’annunciare la Parola di Dio, celebrare la presenza di Cristo nei sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia, rendere sperimentabile attraverso il servizio agli uomini l’amore di Dio e così costruire una comunità nello Spirito di Gesù. La Chiesa è sostenuta dalla fede che Cristo è presente in essa anche oggi e opera anche oggi. Da questa fede prende forma la cura d’anime e nascono le giuste priorità, che aiutano la Chiesa a rendere vivo l’annuncio di Gesù Cristo nel nostro tempo e a corrispondere alla sua missione.
  2. La comunità universale della Chiesa si realizza in Chiese particolari, soprattutto nelle diocesi. Per compiere meglio la loro missione, le diocesi sono divise in parrocchie nelle quali si realizza la missione della Chiesa universale.
  3. La parrocchia è quella comunità di fedeli che vivono in un determinato territorio e la cui guida viene affidata dal Vescovo diocesano ad un sacerdote che è responsabile come parroco della cura d’anime.

La situazione della Chiesa nella nostra diocesi

  1. L’attuale situazione della Chiesa cattolica nella nostra diocesi è caratterizzata da cambiamenti che mettono in crisi le antiche tradizioni, ma presentano anche novità che offrono le loro chance.
  2. Questi cambiamenti hanno conseguenze per la cura d’anime. Sono sorti nuovi compiti e nuovi servizi, la pastorale è supportata da più persone, è diffusa più largamente e suddivisa su varie persone. D’altra parte a un parroco sono affidate sempre più parrocchie. Maggiore è il numero delle parrocchie senza parroco e più si pone la domanda di chi guida la comunità e quanto a lungo possono essere regolarmente celebrati nelle singole parrocchie i sacramenti, soprattutto l’Eucaristia. Alcuni si domandano se le parrocchie hanno ancora un futuro. Alcuni fedeli trovano nei movimenti una nuova patria, altri hanno perso ogni contatto con la parrocchia. Un grande impegno è il problema come trasmettere oggi la fede alle nuove generazioni.
  3. Anche in questi tempi la Chiesa sperimenta che Cristo è il suo capo. Anche se cambia l’aspetto visibile esterno e umano della Chiesa resta invariata la parte invisibile interiore e divina. Cristo rimane lo stesso ieri, oggi e sempre. Con l’aiuto di Dio la Chiesa cammina come comunità verso il futuro. Il dialogo, la preghiera e il dono del discernimento aiutano la Chiesa a scoprire in quale direzione Dio vuole condurre il suo popolo.

II. Prospettive

Formazione delle unità pastorali

  1. Udito il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale il Vescovo diocesano ha deciso nel 2007 di andare incontro alle esigenze dei tempi attuali attraverso la formazione di unità pastorali. Così la maggior parte delle parrocchie possono continuare la loro esistenza. La pastorale viene rafforzata nella comune responsabilità di sacerdoti e laici.

Meta e scopo delle unità pastorali

  1. L’unità pastorale è l’associazione giuridica, autonoma, permanente di parrocchie vicine per l’aiuto reciproco, la programmazione comune, il servizio reciproco come pure per l’attuazione comunitaria di particolari compiti. Attraverso un più forte collegamento delle parrocchie le forze vengono meglio impiegate e vengono create delle sinergie. La collaborazione delle parrocchie non avrà lo stesso grado di intensità in ogni unità pastorale. Attraverso la formazione di unità pastorali si ottiene che la pastorale nelle parrocchie anche se in forma diversa può essere portata avanti. L’unità pastorale non è persona giuridica.
  2. La Chiesa è per sua essenza “Communio”, cioè i battezzati sono chiamati a formare comunità e a operare insieme. In questo “insieme” si colloca fra il resto anche una collaborazione mirata fra le parrocchie ma anche fra i singoli gruppi ecclesiali, associazioni e movimenti. Perché questa comunità possa crescere sono necessari buoni contatti umani e strette forme di collaborazione. Gesù Cristo è il fondamento di questa comunità. È dunque necessario cercare e curare l’incontro con Cristo in vari modi.
  3. Anche altri settori della vita cristiana come per esempio le comunità religiose, la pastorale dei singoli gruppi (come la pastorale giovanile), la pastorale dei pellegrinaggi, le associazioni cattoliche, i movimenti, gli insegnanti di religione, le istituzioni caritative, ecc. sono da inserire come parte attiva nell’unità pastorale.

Attività e collaboratori in ogni parrocchia

  1. Ogni parrocchia deve impegnarsi perché anche dopo l’istituzione dell’unità pastorale la vita della parrocchia continui. Elementi di una parrocchia viva, che quindi non possono mancare in nessuna parrocchia, sono: l’eucaristia domenicale oppure, là dove è previsto in accordo con l’Ordinario, le celebrazioni domenicali della Parola; altre celebrazioni; la preghiera comunitaria; la pastorale giovanile; la celebrazione del battesimo; la prima confessione; la prima comunione e la cresima (quest’ultima può essere celebrata anche nell’unità pastorale); il matrimonio e la pastorale familiare; la pastorale degli anziani e dei malati; la celebrazione dei funerali; le attività caritative. Se una parrocchia non riesce più a svolgere queste attività, viene unita a una parrocchia vicina.
  2. Il parroco e con lui il consiglio pastorale parrocchiale sono responsabili della vitalità di una parrocchia. Anche molti altri collaboratori/trici contribuiscono alla vitalità di una parrocchia, per esempio: quelli che preparano e animano le celebrazioni della Parola; i collaboratori nella catechesi sacramentaria; quelli che animano gruppi biblici e annunciano quali lettori/trici la Parola di Dio; i ministri straordinari dell’eucaristia; i collaboratori nel campo musicale; gli animatori dei gruppi di ministranti; coloro che guidano la preghiera comunitaria; i sacrestani/e; i collaboratori/trici nella pastorale dei bambini e dei giovani, nella pastorale familiare e matrimoniale, nella Caritas e nell’impegno sociale, nella salvaguardia del creato, nella formazione degli adulti, nell’amministrazione, nella segreteria parrocchiale o nelle relazioni pubbliche.
  3. In molte comunità nel corso del tempo e per l’impegno dei fedeli sono sorte iniziative pastorali che vanno oltre i sopra accennati elementi di una parrocchia viva, per esempio la preghiera delle quaranta ore, preghiere pubbliche, pellegrinaggi, confraternite. Queste iniziative dovrebbero rimanere anche dopo l’istituzione dell’unità pastorale, in tanto in quanto si trovano persone che se ne fanno carico. Parimenti sono da favorire anche nuove iniziative sul piano parrocchiale. Tutte queste iniziative danno a ogni parrocchia la sua caratteristica e arricchiscono la pastorale nell’unità pastorale.

Attività nell’unità pastorale

  1. Nell’unità pastorale si promuovono quelle attività che obiettivamente possono essere meglio svolte in modo comunitario. Ad esempio: le celebrazioni comunitarie della Parola in determinate circostanze o per gruppi specifici; la formazione previa e permanente e l’accompagnamento dei membri dei consigli pastorali parrocchiali e degli altri collaboratori/trici parrocchiali; l’accompagnamento dei catechisti parrocchiali; la pastorale giovanile; la preparazione alla cresima; la preparazione dei genitori per il battesimo, prima comunione e cresima; i corsi prematrimoniali; l’attività formativa; le pubbliche relazioni (in special modo i notiziari e le radio parrocchiali); le attività sociali e caritative che vanno oltre la competenza delle singole parrocchie; ritiri spirituali; esercizi spirituali nella vita ordinaria; progetti interparrocchiali in particolare nel campo missionario ed ecumenico, nel campo del dialogo interreligioso e della salvaguardia del creato; i pellegrinaggi; la cura collettiva delle tradizioni consolidate delle parrocchie; aiuto nel campo amministrativo per le parrocchie. Ogni consiglio pastorale parrocchiale elabora e decide un programma pastorale che comprende le iniziative dell’unità pastorale. Questo programma valorizza le priorità stabilite nell’unità pastorale.

Collaboratori/trici e organismi nell’unità pastorale

  1. Insieme con il parroco e con gli altri sacerdoti condividono la responsabilità per la pastorale i seguenti collaboratori/trici e organismi:
    • diaconi, assistenti pastorali, e altri collaboratori pastorali
    • consiglio parrocchiale
    • team pastorale
    • amministratore/trice

Parroco e altri sacerdoti

  1. Il parroco è responsabile delle parrocchie a lui affidate. Lo coadiuvano nelle singole parrocchie il consiglio parrocchiale e il consiglio per gli affari economici (che devono rimanere in ogni parrocchia) e nell’unità pastorale il consiglio unitario. Anche se il parroco non partecipa a tutte le sedute di questi organismi, opera sempre a stretto contatto con loro. Il parroco può essere aiutato da cooperatori o curatori d’anime. A seconda delle circostanze possono darsi queste forme di guida delle parrocchie:
  2. Variante 1: nell’unità pastorale c’è un solo parroco per tutte le parrocchie.
  3. Variante 2: nell’unità pastorale operano più parroci. Ognuno di essi ha la responsabilità di una o più parrocchie. Il Vescovo diocesano nomina uno di loro moderatore dell’unità pastorale, con il compito di coordinare l’attività pastorale.
  4. Variante 3: nell’unità pastorale operano insieme, in conformità al can. 517 § 2, più parroci responsabili “in solido” delle parrocchie. Il Vescovo diocesano nomina uno di loro moderatore. Eventualmente abitano nello stesso luogo e conducono “vita comune”.
  5. Variante 4: nell’unità pastorale ci sono una o più parrocchie con parroco proprio e una o più parrocchie vacanti: per queste il Vescovo, in conformità al can. 517 § 2, nomina un sacerdote incaricato pastorale e uno o più laici responsabili parrocchiali. Per l’unità pastorale il Vescovo nomina un parroco moderatore.

Diaconi, assistenti pastorali e altri collaboratori/trici

  1. Se in una o più parrocchie dell’unità pastorale ci sono diaconi o assistenti pastorali, essi prestano la loro attività anche nell’unità pastorale. Lo stesso vale anche per altri collaboratori/trici pastorali, come catechisti e animatori di celebrazioni della Parola, collaboratori/trici nel campo sociale e caritativo.

Consiglio pastorale unitario

  1. Il consiglio pastorale unitario promuove la collaborazione delle parrocchie, dei consigli pastorali parrocchiali, delle associazioni, delle comunità, dei gruppi e delle istituzioni dell’unità pastorale. Si occupa del collegamento sul piano decanale con le altre parrocchie e unità pastorali del decanato. Predispone ed elabora il programma per la pastorale dell’unità pastorale. Le decisioni del consiglio pastorale unitario sono vincolanti per tutte le comunità parrocchiali.

Team pastorale

  1. Se sembra opportuno si può istituire nell’unità pastorale accanto al consiglio pastorale unitario e anche in una o più parrocchie accanto al consiglio pastorale parrocchiale un team pastorale. Esso viene istituito dal consiglio unitario o rispettivamente dal consiglio pastorale parrocchiale. I membri devono essere di regola formati teologicamente oppure avere una buona esperienza pastorale. Il team pastorale traduce in atto insieme con il parroco o incaricato pastorale e con il moderatore le decisioni del consiglio unitario e coordina l’attività pastorale nell’unità pastorale e nelle parrocchie.

Amministratore/trice

  1. Determinati compiti amministrativi nelle singole parrocchie e nell’unità pastorale possono essere affidati a uno o più laici, i quali ne ricevono l’incarico ufficiale dal parroco o dal moderatore dell’unità pastorale in accordo con il consiglio per gli affari economici delle parrocchie interessate. L’amministratore assume quegli incarichi dell’ordinaria amministrazione per i quali ha ricevuto l’incarico o l’autorizzazione. Nel caso di atti di straordinaria amministrazione occorre l’assenso o rispettivamente l’autorizzazione dell’ordinario.

Indicazioni per le questioni finanziarie

  1. Le spese per iniziative e progetti dell’unità pastorale sono normalmente ripartite proporzionalmente sulle singole parrocchie, a meno che non ci sia una cassa comune, nella quale le singole parrocchie versano gli importi concordati o le eventuali entrate.
  2. Per quanto riguarda il compenso dei collaboratori/trici, il cui lavoro supera i confini del volontariato, la parrocchia e le unità pastorali si riferiscano alle regole diocesane.

III. Istituzione

  1. Le unità pastorali vengono istituite nella diocesi non appena lo richiede la situazione pastorale o cambiamenti particolari. L’istituzione di una unità pastorale prevede i seguenti passi e accompagnamenti da parte della curia diocesana.
  2. Il Vescovo decide, dopo aver ascoltato la commissione del personale per sacerdoti e diaconi, di istituire una unità pastorale.
  3. Il Vicario generale comunica ai parroci interessati e a eventuali successori come pure ai presidenti dei consigli parrocchiali la decisione del Vescovo.
  4. Il Direttore dell’Ufficio pastorale convoca una riunione di tutti i consigli pastorali parrocchiali interessati. Vi prende parte anche un eventuale neo eletto parroco. In questa occasione i rappresentanti della curia informano sullo scopo e le conseguenze che comporta l’istituzione di una unità pastorale e insieme informano sull’opera di accompagnamento che la curia offre. Infine viene formata una commissione, con membri di ogni consiglio pastorale parrocchiale, che prepara l’istituzione dell’unità pastorale. Questa commissione è aiutata da un membro dell’Ufficio pastorale.
  5. Contemporaneamente anche le comunità parrocchiali vengono informate sugli scopi, intenzioni e conseguenze della istituzione dell’unità pastorale. Questo può avvenire tramite il notiziario parrocchiale o assemblee parrocchiali.
  6. Prima dell’istituzione dell’unità pastorale, i consigli parrocchiali determinano quando sarà formato il consiglio unitario e chi nel frattempo ne assume i compiti. La decisione va presa insieme con l’Ufficio pastorale.
  7. Prima dell’istituzione dell’unità pastorale il consiglio unitario o l’organismo che lo sostituisce provvisoriamente decide in accordo con i consigli parrocchiali interessati il nome dell’unità pastorale.
  8. Dopo questi passi di preparazione all’unità pastorale questa viene istituita con decreto del Vescovo.
  9. Nel primo anno si svolge un corso formativo per responsabili e collaboratori/trici nelle comunità parrocchiali e nell’unità pastorale. Si offrono parimenti suggerimenti pratici. In seguito sacerdoti e laici prendono parte secondo le possibilità ad altri corsi di formazione.
  10. Dopo un tempo di prova il Vescovo visita le unità pastorali. Scopo della visita è constatare la situazione, dare un impulso spirituale e indicazioni per la ulteriore attività.

IV. Rinnovamento nella fede

  1. L’istituzione delle unità pastorale non va considerata soltanto dal punto di vista organizzativo. Molto più si tratta della vita della Chiesa nel senso del vangelo. Il rinnovamento della Chiesa si attua soprattutto attraverso il rafforzamento della fede e una gioiosa trasmissione della fede; le riforme strutturali sono solo un aiuto per questo.
  2. Ogni istituzione di una unità pastorale deve essere accompagnata dalla preghiera. Questa deve ispirarsi alle parole che Dio ha detto al popolo d’Israele: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Isaia 43,18-19b). La preghiera esprime la fiducia con cui la Chiesa si affida sempre a Colui che la guida ed è suo capo, Gesù Cristo. Egli dona sempre alla Chiesa ciò che le è necessario per la sua missione.
  3. Un posto particolare spetta alla preghiera per le vocazioni ecclesiali e religiose. Dio dona anche oggi alla Chiesa molte vocazioni. La Chiesa si impegna a porre le condizioni perché si possa udire la chiamata di Dio e gli uomini si possano mettere alla sequela di Gesù.
  4. Sono importanti le occasioni offerte ai fedeli per conoscere meglio e approfondire la propria fede. Un contributo in questo senso lo danno lo Studio Teologico Accademico di Bressanone, le case diocesane di formazione e il Bildungswerk.
  5. Infine sono di grande aiuto anche gli esercizi spirituali nella vita ordinaria, come è ormai tradizione per molti fedeli in Quaresima per il rinnovamento della propria fede.

Gli “Orientamenti per la pastorale nelle unità pastorali” sono con questo approvati ed entrano in vigore il 1° settembre 2009.

 

Bolzano, 19 giugno 2009, Festa del Sacro Cuore di Gesù

Karl Golser
Vescovo

Prot. nr. 584/09

 

REGOLAMENTO PER INCARICATI PARROCCHIALI E RESPONSABILI PARROCCHIALI

I. Disposizioni generali

  1. In conformità alla normativa prevista dal can. 517, § 2 (CIC 1983) il Vescovo diocesano, a motivo della scarsità di sacerdoti, può affidare a un diacono o ad un’altra persona non insignita del carattere sacerdotale o ad una comunità di persone (team pastorale, comunità religiosa) una partecipazione nell’esercizio della cura pastorale di una parrocchia.
  2. Alla parrocchia interessata viene assegnato un sacerdote come «incaricato parrocchiale». Una persona singola o un membro del team pastorale viene incaricato dall’Ordinario diocesano come «responsabile parrocchiale». In queste parrocchie l’ufficio di parroco è e rimane vacante (cf. «Riflessioni sul piano del personale e piano zonale nella Diocesi di Bolzano-Bressanone per il periodo 2002-2012», II, 2, punto 4).

II. L’incaricato parrocchiale

  1. Ai sensi del can. 517 § 2 l’incaricato parrocchiale con la potestà e la facoltà di un parroco svolge la funzione di «moderatore della cura pastorale». A lui competono quei compiti e facoltà il cui esercizio è connesso con il carattere sacerdotale (in particolare la presidenza delle celebrazioni eucaristiche e l’amministrazione dei sacramenti).
    Oltre a ciò sono di sua competenza la celebrazione delle esequie, le benedizioni pubbliche, la concessione di dispense che competono ad un parroco (cann. 1079, 1196, 1203, 1245) nonché la cura spirituale della comunità parrocchiale e dei collaboratori e delle collaboratrici.
  2. L’incaricato parrocchiale esercita il suo servizio a tempo parziale. Non è tenuto all’obbligo di residenza (can. 533 § 1), è però tenuto all’obbligo di applicare le SS. Messe domenicali e festive (can. 534).
  3. Secondo la disposizione della Conferenza Episcopale Italiana del 1° aprile 1992, art. 84, § 4 (Istruzione in materia amministrativa), l’incaricato parrocchiale viene iscritto nel registro delle persone giuridiche come legale rappresentante della parrocchia. Egli deve inoltre possedere la cittadinanza italiana.
  4. Per il servizio di incaricato parrocchiale vengono presi in considerazione in modo particolare i seguenti sacerdoti:
    • parroco di una parrocchia confinante
    • sacerdoti operanti in istituzioni diocesane
    • sacerdoti operanti nella pastorale di categoria
    • religiosi
    • sacerdoti in pensione.
  5. L’incaricato parrocchiale viene nominato dal Vescovo diocesano dopo aver sentito il parere della Commissione del personale. L’incarico è limitato nel tempo. Allo scadere del termine fissato è possibile il prolungamento dell’incarico. Esso viene pubblicato nel bollettino ufficiale della Diocesi.
  6. Per il suo servizio l’incaricato parrocchiale riceve nell’ambito del sistema di sostentamento del clero punti aggiuntivi a meno che non si tratti di un sacerdote in pensione. Spese di viaggio e altre spese che derivano dall’esercizio del suo ministero gli vengono rimborsate dalla parrocchia. A tale riguardo vale lo stesso regolamento che si applica per il parroco.

III. Il/La responsabile parrocchiale

  1. Ai responsabili parrocchiali con l’incarico vengono affidate le facoltà di un parroco per determinati settori della pastorale. In tali ambiti di competenza essi non hanno però da svolgere in prima persona i diversi compiti, quanto piuttosto devono provvedere perché questi vengano svolti in modo appropriato e attendibile attraverso il coinvolgimento di più persone possibili.
    In specifico vengono loro affidati i seguenti ambiti:
    • educazione alla fede
    • formazione religiosa e spirituale della comunità parrocchiale
    • responsabilità per la preparazione ai sacramenti e l’accompagnamento di quanti li hanno ricevuti e per l’organizzazione dell’amministrazione dei sacramenti
    • cura delle celebrazioni liturgiche
    • amministrazione parrocchiale. In tale ambito devono: sistemare i registri parrocchiali, custodire nell’archivio parrocchiale i documenti nel debito ordine, redigere documenti (secondo le proprie competenze), passare informazioni alle altre parrocchie (battesimo, cresima, matrimoni), intrattenere i necessari rapporti con i diversi uffici pubblici e le relative autorità, registrare le entrate e le uscite della parrocchia, consegnare le collette sovraparrocchiali e redigere lo «specchietto», accogliere e distribuire a chi di competenza le intenzioni delle SS. Messe, tenere l’amministrazione parrocchiale e versare le tasse diocesane previste, controllare e aggiornare l’inventario, ecc.
    • verifica del lavoro dei collaboratori e delle collaboratrici nell’ufficio parrocchiale e in ambito liturgico (per es. segretario/a, sacrestano/a, organista)
    • bollettino parrocchiale e cura degli avvisi al pubblico
    • reperimento, formazione e accompagnamento dei collaboratori e delle collaboratrici
    • rapporto con le varie associazioni e aggregazioni laicali, con il Comune, con le parrocchie confinanti, con il decanato, con la Diocesi
    • cura della chiesa e dell’inventario liturgico.
  2. Qualora responsabile parrocchiale sia un diacono gli potranno venire affidati oltre ai già citati compiti anche l’amministrazione del battesimo, l’omelia nelle celebrazioni eucaristiche, l’assistenza di matrimoni, le benedizioni permesse a un diacono nonché la celebrazione delle esequie senza la messa.
  3. Ai responsabili parrocchiali possono essere delegate mediante atto notarile le competenze amministrative pertinenti la legale rappresentanza.
  4. I responsabili parrocchiali esercitano autonomamente il loro servizio. In ciò essi sono responsabili nei confronti dell’Ordinario diocesano e dell’incaricato parrocchiale. Tra i responsabili parrocchiali e l’incaricato parrocchiale hanno luogo regolari colloqui di lavoro.
  5. I responsabili parrocchiali vengono sostenuti concretamente nell’esercizio della loro attività dal Consiglio pastorale e dal Consiglio per gli affari economici.
  6. Come responsabili parrocchiali possono essere presi in considerazione donne e uomini che, con la fiducia della comunità parrocchiale, sono in grado e sono disponibili a svolgere il servizio richiesto e rispondono ai seguenti requisiti:
    • impostazione cristiana della vita
    • stile di vita corrispondente alla fede e all’ordinamento della Chiesa
    • partecipazione attiva alla vita della comunità parrocchiale
    • equilibrio psicofisico
    • capacità di rapportarsi agli altri e di entrare positivamente in comunicazione
    • disponibilità alla collaborazione
    • consapevolezza dell’impegno assunto, sensibilità e discrezione.
  7. I responsabili parrocchiali vengono nominati dal Vescovo diocesano dopo aver sentito il parere del Consiglio pastorale parrocchiale, del Consiglio per gli affari economici, dell’incaricato parrocchiale e del decano. L’incarico è limitato nel tempo. Allo scadere del termine fissato è possibile il prolungamento dell’incarico.
    L’incarico viene conferito mediante decreto nel quale vengono chiariti in dettaglio i compiti e le facoltà connesse con l’incarico nonché la durata dello stesso.
    Nel caso venga incaricata una comunità di persone verrà indicato con chiarezza nel decreto a chi compete la direzione e in che modo i singoli compiti vengono ripartiti tra di esse.
    L’incarico viene pubblicato nel bollettino ufficiale della Diocesi.
  8. I responsabili parrocchiali vengono presentati alla comunità parrocchiale dal decano o da qualcun altro incaricato dall’Ordinario diocesano.
  9. I responsabili parrocchiali hanno diritto ad un importo forfetario da parte della parrocchia. Le modalità e la percentuale di tale importo vengono concordate tra essi, il Consiglio pastorale, il Consiglio per gli affari economici e l’Ordinario diocesano.

IV. Rapporto con il Consiglio pastorale e con il Consiglio per gli affari economici

  1. I responsabili parrocchiali sono membri di diritto, allo stesso modo dell’incaricato parrocchiale, del Consiglio pastorale, della Giunta esecutiva e del Consiglio per gli affari economici.
  2. Negli ambiti in cui i responsabili parrocchiali portano la responsabilità ultima non prendono parte neppure essi ad eventuali votazioni, possono però esprimere parere contrario secondo quanto previsto dallo statuto del Consiglio pastorale (II, C, 2).
  3. L’incaricato parrocchiale in qualità di legale rappresentante della parrocchia designa i membri da nominare del Consiglio per gli affari economici e di diritto presiede questo organismo. Egli può delegare entrambe le cose anche ai responsabili parrocchiali.

V. Partecipazione alle conferenze decanali e a convegni pastorali

Sia l’incaricato parrocchiale che i responsabili parrocchiali vengono invitati alle sedute della conferenza decanale. Inoltre sono invitati anche a prendere parte a convegni su problemi di natura pastorale.

FDBB

Il "Folium Dioecesanum Bauzanense-Brixinense" (FDBB) è il bollettino ufficiale della Diocesi di Bolzano-Bressanone.