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Comunicati 2026

Corpus Domini segno di una relazione reale e non digitale

Con la Santa Messa trilingue in duomo a Bolzano e la tradizionale processione in centro storico il vescovo Ivo Muser ha celebrato oggi (7 giugno) la solennità del Corpus Domini e ha ricordato che, nell’epoca del digitale, “la vera comunione non nasce dal consumo né da un algoritmo. Nasce dal dono di sé, in una comunità che non è fatta di clic ma di vita reale e responsabilità.” In processione anche una croce in legno realizzata da una persona sopravvissuta agli abusi.

La solennità del Corpus Domini richiama la presenza reale di Gesù nel sacramento dell’Eucarestia: in duomo a Bolzano il vescovo Ivo Muser ha presieduto la celebrazione trilingue, accompagnata – come in tante parrocchie della Diocesi – dalla tradizionale processione nella quale l’ostia consacrata viene portata sotto un baldacchino ed esposta alla pubblica adorazione, rappresentazione visiva di Gesù che percorre le strade dell’umanità. A Bolzano il corteo con centinaia di fedeli si è snodato lungo il centro storico, i portici e piazza Walther.

Nell’epoca del digitale, delle relazioni attraverso chat e like, ha sottolineato il vescovo nella sua omelia, l’Eucaristia è più di un rito: “Ci dice che la vera comunione non nasce dal consumo né da un algoritmo. Nasce dal dono di sé. L’attenzione virale può entusiasmare, ma non sostiene. Cristo fonda qualcosa di più profondo: una comunità che non è fatta di clic, ma di vita, responsabilità e dono.”

Nella solennità del Corpus Domini, ha continuato Muser, “questa fede esce nelle strade. La processione non è un elemento folkloristico, è una professione pubblica di fede, per i credenti la processione più importante dell’anno liturgico. Cristo non è rinchiuso nello spazio della chiesa, cammina con noi per le strade, attraverso le nostre città, i nostri paesi, la nostra quotidianità. La processione dice che la fede sta in mezzo alla vita. Non come imposizione, ma come offerta, come missione. E quindi chi vive l’Eucaristia non può rimanere indifferente di fronte alla solitudine, all’ingiustizia o allo smarrimento. Perché in ogni persona incontriamo Cristo.”

Richiamando alla “vera umanità” il vescovo ha poi fatto riferimento all’enciclica “Magnifica Humanitas” di papa Leone XIV, “dove viene messa in luce una tensione del nostro tempo: l’essere umano è più grande delle sue immagini digitali, più grande dei suoi profili, più grande dei suoi dati. La vera umanità cresce là dove la persona si lascia aprire a Dio e all’altro.” Il Corpus Domini, ha concluso monsignor Muser, “è una festa contro la solitudine e contro l’illusione dell’autosufficienza. Cristo cammina con noi e ci invia: non in una realtà digitale parallela, ma nel mondo reale, dove le persone hanno fame di vicinanza, di senso e di speranza.”

Quest'anno è stato portato in processione un simbolo particolare, la semplice croce di legno realizzata da una persona che ha subito abusi e che è rimasta esposta in duomo da marzo fino al Corpus Domini a fare memoria delle vittime e a richiamare tutti alla responsabilità contro questa forma di violenza. “Questo segno – ha sottolineato il vescovo - vuole ricordarci dove dobbiamo stare come Chiesa: accanto a Cristo e accanto a coloro che portano ferite profonde, non da ultimo a causa degli abusi avvenuti nell’ambito della Chiesa, nella famiglia e in molti altri contesti della nostra società.” L'iniziativa della croce rientra nel progetto diocesano triennale "Il coraggio di guardare" che si avvia a conclusione: i risultati saranno presentati pubblicamente in autunno.

La Festa della comunità

Dopo la processione si è aperta negli spazi attorno al Centro pastorale la festa rivolta alla comunità dei fedeli locali promossa anche quest’anno da Comunione e Liberazione, Diocesi, Consulta delle aggregazioni laicali, Katholisches Forum e Parrocchia del duomo. Il programma prevede, dopo il pranzo popolare preparato dallo stand degli alpini, nella sala conferenze del Centro pastorale le testimonianze di cinque persone sul tema specifico “pace e unità”.