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Comunicati 2026

Ognissanti: onorare i defunti difendendo pace e dignità

I fedeli hanno affollato oggi pomeriggio (1° novembre) il cimitero di Bolzano per seguire la tradizionale liturgia di commemorazione dei defunti guidata dal vescovo Ivo Muser. Accompagnato da diversi sacerdoti, il vescovo ha portato parole di conforto alle persone riunite davanti alle tombe dei loro cari: “Il modo migliore per onorare e ricordare i nostri defunti è dedicare la nostra vita a chi è ancora tra noi: una vita fatta di rispetto, dignità e pace”, ha detto Muser.

Nella solennità di Ognissanti, in mattinata il vescovo Ivo Muser ha celebrato a Longostagno sul Renon e nel pomeriggio ha guidato la tradizionale liturgia della Parola nel cimitero di Bolzano assieme a centinaia di fedeli. Queste giornate, ha detto il vescovo diocesano nella cappella funeraria a Oltrisarco, “testimoniano che l’amore che ci unisce ai defunti rimane. Per questo un cimitero non è soltanto un luogo di morte, ma anche un luogo di vita che ha lasciato le sue tracce.” Il vescovo ha invitato a chiedere a Dio “la pace per i nostri defunti, la pace per tutti coloro che soffrono a causa di guerre e violenze, e saggezza e compassione nell’affrontare la malattia e la morte. Chiediamogli la forza di sostenerci a vicenda, soprattutto quando la vita diventa difficile e le sole parole non sono più sufficienti. Il modo migliore per onorare e ricordare i nostri defunti è dedicare la nostra vita a chi è ancora tra noi: una vita fatta di rispetto, dignità e pace.”

Il tema della pace è stato approfondito dal vescovo guardando proprio al cimitero di Bolzano, “il più grande dell’Alto Adige: accoglie persone di origini, lingue e storie di vita diverse – ha detto – e ci mostra che siamo tutti vulnerabili e desideriamo amore, sicurezza e pace. Chi commemora i defunti non deve quindi rassegnarsi alla discordia che regna tra i vivi. La pace inizia dalle piccole cose: nelle nostre famiglie, nel nostro vicinato e nei nostri incontri. Cresce laddove ascoltiamo, tolleriamo le differenze, rendiamo possibile la riconciliazione e non riduciamo nessuno alla sua origine, opinione o debolezza.”

Ma monsignor Muser ha ricordato che commemorare i defunti “ci conduce anche alla difficile questione di come affrontiamo la fine della vita. Le possibilità della medicina e la volontà del paziente sono temi che impegnano la nostra società. Dietro queste domande ci sono persone: malati gravi e anziani, persone che temono il dolore e la dipendenza dagli altri, familiari preoccupati e operatori sanitari che accompagnano chi sta morendo.”

Non dobbiamo affrontare questi temi con giudizi affrettati né risposte semplicistiche, ha proseguito il vescovo: “Dobbiamo prendere sul serio chi soffre, ascoltare le sue paure e rispettarne la dignità. Nessuno deve avere la sensazione di essere un peso perché è anziano, malato o dipende dall’aiuto degli altri. La nostra fede cristiana ci ricorda che ogni persona, anche nella fragilità, nella dipendenza dagli altri e nella malattia, è portatrice di una dignità inalienabile, fondata sul fatto che ogni essere umano è amato da Dio.”

Proprio per questo, ha aggiunto il vescovo, “abbiamo bisogno di una cultura che non lasci nessuno solo: un’assistenza medica di qualità, cure attente e premurose, un accompagnamento affidabile attraverso hospice e cure palliative, persone capaci di donare tempo e vicinanza. Non tutte le sofferenze possono essere eliminate, ma possiamo alleviare il dolore, prendere sul serio le paure, sostenere i familiari e far sentire a chi sta morendo: non sei dimenticato, non sei inutile, sei importante per noi. Una società veramente umana si riconosce soprattutto dal modo in cui tratta le persone più vulnerabili.”

La liturgia si è conclusa con la preghiera lungo i viali del cimitero e la benedizione del vescovo di tutte le tombe.