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Comunicati 2026

Vescovo Muser: cure palliative, non suicidio assistito

Il vescovo Ivo Muser guarda con preoccupazione alla prevista normativa sul suicidio assistito in Alto Adige e mette in guardia dal proporre il suicidio assistito come via d’uscita per le persone gravemente malate. Il vescovo diocesano chiede invece maggiore accompagnamento, vicinanza umana e un potenziamento sistematico delle cure palliative. La malattia, la sofferenza e la morte non privano mai una persona della sua dignità, sottolinea monsignor Muser in una nota in merito al dibattito legislativo in corso a livello provinciale.

“La Chiesa difende la dignità dell’uomo dal concepimento fino alla morte. Nemmeno la malattia, la sofferenza e la morte privano l’uomo della sua dignità”, ricorda il vescovo Ivo Muser, consapevole del cambiamento sociale per cui sempre più persone temono un processo di morte doloroso o una malattia terminale e vedono quindi nel suicidio medicalmente assistito una via d’uscita.

La risposta a queste paure, rimarca il vescovo, deve essere un’altra rispetto all’aiuto indiretto a morire: “Sono fermamente convinto che si risponde alle necessità dei pazienti facendo tutto ciò che è possibile dal punto di vista medico, psicologico e pastorale, con l’obiettivo di rendere la loro situazione di vita e il decorso della malattia il più sopportabile possibile.” Il presule ricorda inoltre “che non esiste l’obbligo di prolungare la vita a tutti i costi: le terapie possono essere interrotte se non hanno senso dal punto di vista medico o se ritardano inutilmente il processo di morte.”

Nella sua riflessione Ivo Muser esprime anche la preoccupazione che la prospettata normativa “possa rappresentare il primo passo di un’evoluzione sociale che ci porterà a non accompagnare più in modo adeguato le persone nella fase più vulnerabile della malattia, del dolore e del fine vita.”

Monsignor Muser insiste pertanto sull’esigenza di un ulteriore rafforzamento dell'assistenza con le cure palliative, “estesa su tutto il territorio, accessibile e offerta in modo qualificato a chi soffre.” Allo stesso tempo il vescovo incoraggia familiari, amici e operatori “a stare accanto alla persona, a trasmetterle con vicinanza e empatia che la sua vita resta preziosa.” 

Infine il vescovo ringrazia espressamente tutti coloro, e sono tanti, che in Alto Adige stanno accanto a chi è gravemente malato o in fin di vita: medici, operatori sanitari, familiari e volontari, impegnati a domicilio, nelle residenze per anziani, nei reparti di cure palliative e nel servizio hospice: “Difendiamo il valore di ogni vita e aiutiamo le persone affinché non vedano nel suicidio medicalmente assistito l’ultima via d’uscita”, esorta nuovamente Muser.