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Omelie

15 anni di episcopato: Riflessione spirituale durante la celebrazione del 9 ottobre 2026

Vescovo Ivo Muser

Venerdì 9 ottobre 2026

Duomo di Bressanone

Quando oggi ripenso a questi quindici anni, non penso anzitutto agli avvenimenti, ma ai volti. Ai volti delle persone che mi hanno accompagnato, che hanno avuto fiducia in me, delle persone che ho incontrato e sulle quali ho potuto contare. Penso a chi mi ha contraddetto, a chi ha condiviso con me il proprio dolore, a chi ha gioito insieme a me. Penso alle persone che mi hanno aiutato e dalle quali ho potuto imparare. Mi hanno mostrato che cosa significa vivere di fede.

In tutti questi incontri e in tutte queste esperienze, una cosa è rimasta per me fondamentale: la Chiesa non vive perché siamo noi a fare tutto. Vive perché Cristo la guida con la forza del suo Spirito. È lui stesso che ce lo ha promesso. A questa promessa mi aggrappo.

«Tu sei il Cristo».

Questa professione di fede di Pietro mi accompagna da quel giorno. È la stessa professione di fede che, già in occasione della mia ordinazione sacerdotale, avevo fatto mia riprendendo le parole dell'apostolo Paolo: «Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo».

Tu sei il Cristo. Tu sei il Signore della Chiesa. Non siamo noi a dover salvare la Chiesa, né siamo in grado di farlo. Non siamo noi a dover costruire il suo futuro. Possiamo seminare, accompagnare, incoraggiare. A volte possiamo anche piangere per ciò che ci preoccupa e per le domande alle quali non sappiamo dare risposta. Possiamo seminare, ma solo Dio può far crescere.

«Guidami tu, luce gentile, attraverso il buio che mi circonda», pregava san John Henry Newman, dottore della Chiesa.

È il più recente tra i 38 uomini e donne ai quali è stato riconosciuto il titolo di dottore della Chiesa. Oggi ricorre la sua memoria liturgica. Il suo cammino, che lo portò dalla Chiesa anglicana a quella cattolica, fu un percorso di ricerca, di lotta interiore e di fiducia. Non voleva semplicemente possedere delle certezze. Voleva lasciarsi guidare da Dio.

Anche noi non conosciamo la strada che ci attende. Non sappiamo che cosa porteranno i prossimi anni. Non sappiamo quali sfide dovranno affrontare la nostra diocesi, le nostre comunità cristiane, le nostre famiglie, la nostra società e ciascuno di noi. Ma non dobbiamo nemmeno sapere tutto.

Avere fede non significa vedere sempre tutto il cammino. Avere fede significa fare il passo successivo e confidare che la luce di Dio sia sufficiente per compiere questo passo.

In questo senso, la giornata di oggi si pone tra due atteggiamenti: gratitudine e speranza. La gratitudine guarda indietro e dice: «Signore, tu c'eri». La speranza guarda avanti e dice: «Signore, tu ci sarai». E in mezzo sta il nostro oggi, in cui siamo chiamati a essere fedeli.

Di questo abbiamo particolarmente bisogno oggi. Non dobbiamo recuperare tutto ciò che è passato. Non dobbiamo nemmeno guardare al futuro con timore. Possiamo affidarci e possiamo essere vicini alle persone. Perché alla fine ciò che conta non è quanto grandi siano le nostre strutture e i nostri successi, ma se le persone, attraverso di noi, possono sperimentare la vicinanza di Cristo.

Allora la Chiesa diventa ciò che deve essere: un sacramento, uno strumento, un segno della presenza di Dio tra gli uomini. Non il fine, ma la via.

Oggi tanti ricordi attraversano la mia mente e il mio cuore. Oggi desidero rinnovare il mio sì. Un sì semplice come allora, ma maturato nel tempo e sostenuto da tante esperienze.

Grazie per il cammino. Grazie per le persone. Grazie per la tua Chiesa. Grazie anche per la grazia rimasta nascosta e che forse comprenderemo soltanto più avanti.

E allora prego con il santo di oggi, il dottore della Chiesa John Henry Newman:

Guidami tu, luce gentile. Guida noi come Chiesa, in comunione con il Pietro di oggi, Leone XIV. Guida la nostra Chiesa locale. Guida le persone che ci sono affidate. Guida anche coloro che fanno fatica con te e con la tua Chiesa. Guida anche coloro che non vogliono più avere nulla a che fare con te e con la tua Chiesa.

Anche loro sono tuoi.

E se a volte la luce basta soltanto per il prossimo passo, aiutaci a compierlo con fiducia.

Non sappiamo tutto. Sappiamo soltanto: tu sei il Cristo. Tu c'eri, tu ci sei oggi, tu ci sarai domani.

Per questo guardiamo indietro con gratitudine. Per questo viviamo nel presente con speranza e per questo andiamo verso il futuro con fiducia. Non perché sappiamo tutto, ma perché tu sei con noi.

A te va il nostro grazie, a te appartiene la nostra fiducia, a te appartiene la nostra speranza.

Tu sei la nostra gioia.

E a te, Maria, Madre del Signore e della Chiesa, oggi rendo grazie perché significhi tanto per me, perché ho spesso sperimentato la tua vicinanza e perché non smetti di mostrarmi tuo Figlio.

Prega per noi, prega per me.