Ad aprire i lavori nel pomeriggio di giovedì sono stati sr. Elena Massimi FMA e p. Ewald Volgger OT. Entrambi hanno posto al centro l’assemblea celebrante e la domanda su che cosa significhi, per la Chiesa e per la comunità, celebrare insieme.
Per Ewald Volgger, l’assemblea liturgica non è un pubblico che assiste a una celebrazione. In forza del Battesimo, tutti i fedeli condividono la responsabilità per la vita liturgica. Quando le persone pregano, cantano e ascoltano insieme la Parola di Dio, la Chiesa diventa visibile e la presenza di Cristo può essere sperimentata in mezzo alla comunità. Non bastano quindi il sacerdote e i diversi ministeri liturgici: è coinvolta l’intera assemblea.
Volgger ha collegato questo aspetto a una seconda domanda: che cosa resta dopo la celebrazione? La liturgia è fonte e culmine della vita cristiana, ma deve ricondurre alla vita. L’ascolto della Parola, la preghiera comune e l’esperienza della comunità hanno conseguenze concrete nella solidarietà, nella giustizia, nella pace e nella vicinanza a chi vive situazioni difficili. Di fronte ai cambiamenti nelle parrocchie, occorre quindi rafforzare la vocazione di tutti i battezzati e condividere maggiormente le responsabilità.
Da molti singoli nasce una comunità
Elena Massimi ha mostrato come la liturgia non si limiti a rappresentare la comunità, ma contribuisca a formarla. Ripercorrendo la celebrazione eucaristica, ha illustrato come il canto, l’ascolto, la preghiera e i gesti compiuti insieme trasformino un insieme di persone in una comunità.
La liturgia coinvolge l’intera persona: corpo, sensi, emozioni e intelligenza. Proprio questa esperienza comune può aiutare a uscire dal proprio punto di vista e ad aprirsi agli altri. Eucaristia e solidarietà sono quindi strettamente legate. Quando le differenze sociali vengono semplicemente confermate e la celebrazione non conduce alla condivisione e alla responsabilità reciproca, viene meno una dimensione essenziale dell’Eucaristia.
Massimi ha richiamato anche il rapporto tra liturgia e sinodalità. I diversi compiti e ministeri non vengono annullati, ma messi in relazione tra loro. L’autorità viene vissuta come servizio e i diversi doni contribuiscono alla costruzione della comunità. Dall’incontro con Cristo nasce infine la chiamata a diventare, a propria volta, dono per gli altri.
Celebrazioni della Parola: più di una soluzione d’emergenza
Venerdì mattina Stefano Borghi ha concentrato la sua relazione sulle Celebrazioni della Parola. In alcune diocesi del Nord Italia, le Celebrazioni domenicali della Parola in assenza del sacerdote fanno parte da decenni della vita ecclesiale. Il tema riguarda in modo particolare le aree rurali e meno densamente popolate.
Borghi ha invitato a non considerare queste celebrazioni soltanto come un sostituto dell’Eucaristia quando manca un sacerdote. Al centro dovrebbe esserci piuttosto la celebrazione comune dell’assemblea. Le Celebrazioni della Parola possono aiutare ad ascoltare con maggiore attenzione la Parola di Dio e a rafforzare la responsabilità di tutti i battezzati per la liturgia.
Questo passaggio, tuttavia, non avviene automaticamente. Se la centralità attribuita al sacerdote viene semplicemente trasferita a una nuova figura di guida, cambia poco nella comprensione di fondo. Allo stesso modo, concentrare le celebrazioni eucaristiche in pochi luoghi non garantisce di per sé una maggiore qualità liturgica. Borghi ha quindi proposto di integrare forme diverse: celebrazioni più piccole nelle singole comunità e celebrazioni eucaristiche comuni a più parrocchie possono completarsi reciprocamente.
Celebrazioni della Parola semplici e ben preparate possono inoltre offrire un primo accesso alla liturgia anche a persone che hanno ancora poca familiarità con l’Eucaristia.
Una benedizione capace di parlare alla vita
Con p. Johannes Feierabend OSB l’attenzione si è spostata su un altro ambito concreto della vita liturgica. Feierabend ha presentato il lavoro per un nuovo Benedizionale, il libro liturgico delle benedizioni per l’area di lingua tedesca.
Il Benedizionale attualmente in uso risale al 1978 ed era stato pensato originariamente come edizione di studio e quindi come soluzione provvisoria. Linguaggio, struttura e scelta delle occasioni di benedizione non corrispondono più in tutti gli aspetti alla realtà di oggi. Allo stesso tempo, resta forte il bisogno di benedizione, soprattutto nei passaggi della vita, nelle crisi, prima di decisioni importanti o in particolari momenti comunitari.
La nuova edizione vuole quindi collegare ciò che ha dimostrato il proprio valore con le nuove esigenze pastorali. I testi dovranno essere comprensibili, concreti e ricchi di immagini e tenere conto delle diverse situazioni di vita. Sono previste, tra l’altro, benedizioni per giovani che affrontano passaggi importanti, per persone malate, per chi è in viaggio o vive cambiamenti professionali. Le nuove proposte vengono sperimentate nella pratica e successivamente rielaborate. Secondo l’attuale programmazione, il nuovo Benedizionale dovrebbe essere pubblicato nel 2029.
Dieci workshop per approfondire i temi
Gli impulsi delle relazioni principali vengono ripresi in dieci workshop e collegati a questioni concrete della pratica pastorale. I temi spaziano dalle Celebrazioni della Parola, dalle benedizioni e dalla preghiera dei fedeli alla musica liturgica, alla proclamazione del Vangelo e alla gestione degli spazi liturgici.
Tra le questioni affrontate: come rendere vive e partecipate anche per piccole comunità le grandi chiese storiche, quale musica sia più adatta alle diverse celebrazioni o come proporre una liturgia capace di coinvolgere sia bambini sia adulti. Altri workshop si occupano di riti nei momenti di crisi e di come accompagnare liturgicamente la malattia, la morte e altri passaggi delicati della vita.
Del programma del Convegno pastorale fanno parte anche le onorificenze diocesane, un Evensong nella chiesa del Seminario e l’intervento programmatico del vescovo Ivo Muser. Il Convegno si conclude venerdì pomeriggio con una preghiera comunitaria.
