visualizzare il contenuto principale
Comunicati 2026

Muser a Pasqua: imparare la pace e consegnarla ai giovani

“Il messaggio della Pasqua e del Risorto ci dice che ciò che costruisce comunità e rafforza la convivenza ha un futuro, perché cambia il mondo in meglio. Non la violenza e la guerra. La pace dev’essere l’eredità che gli adulti consegnano ai giovani”: così il vescovo Ivo Muser rivolto alla comunità riunita oggi (5 aprile) in duomo di Bolzano per la celebrazione del solenne pontificale trilingue di Pasqua.

In un duomo di Bolzano gremito di fedeli il vescovo Ivo Muser ha celebrato la Pasqua di risurrezione, la festa centrale della fede cristiana. Nella sua omelia il vescovo ha ripetuto quanto gli ha scritto un frate francescano suo compagno di studi che oggi vive momenti difficili a Gerusalemme: “Festeggiare la Pasqua significa credere nella pace in mezzo alla guerra, celebrare la vita in mezzo alla morte.” Monsignor Muser ha ricordato che “non c’è Pasqua senza la croce e senza passare per la croce. Abbiamo bisogno della speranza pasquale, di persone sensibili, attente, non violente, misericordiose, che non ignorano la sofferenza e si orientano a Gesù.”

Il vescovo ha rinnovato l’appello alla pace, “che non va solo sperata e richiesta, ma deve essere voluta, cercata, imparata e praticata, in famiglia, nelle relazioni personali, con il proprio vicinato, sul posto di lavoro, tra i gruppi linguistici della nostra terra. Qui possiamo essere tutti persone che costruiscono la pace o che la avvelenano. Il primo disarmo inizia sempre nei nostri pensieri e nelle nostre parole.”

Andando alle radici della guerra, il vescovo ha condannato “un nazionalismo che arriva addirittura a sostituire la religione; il disprezzo nei confronti di altri popoli; l’arroganza di credere di detenere un potere assoluto sulla vita e sulla morte; l’avidità di ricchezza e di nuovo spazio vitale; la glorificazione e la giustificazione della violenza.” La società, ha proseguito Muser, deve far sentire forte il proprio no “quando determinate categorie di persone vengono di per sé sospettate, quando si invita a ripulire l’Europa, l’Italia o l’Alto Adige da certi gruppi di persone. È disumano e anticristiano parlare di remigrazione”.

La Pasqua e il Risorto, ha concluso il vescovo, “ci dicono con estrema chiarezza: la guerra e la violenza, la sofferenza e la morte non hanno futuro. Ciò che nasce dall’amore, ciò che costruisce la comunità e rafforza la convivenza, questo ha un futuro e cambia il mondo in meglio. La pace dev’essere l’eredità che gli adulti consegnano ai giovani, affinché la trasformino in un bene comune duraturo. Solo la pace ha futuro. Auguro a tutti noi di avere questa convinzione pasquale.”