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Riforma della Curia: al via la fase di sperimentazione

Con la presentazione di un nuovo modello organizzativo è iniziata oggi, 8 settembre 2026, una nuova fase della riforma della Curia vescovile. Nel prossimo anno di lavoro il modello sarà sperimentato, valutato e ulteriormente sviluppato. L’obiettivo è lavorare più vicino alle persone, rafforzare la collaborazione tra i diversi ambiti e accompagnare meglio parrocchie e unità pastorali.

Nel presentare il nuovo modello alle collaboratrici e ai collaboratori, il vescovo Ivo Muser ha sottolineato che non si tratta innanzitutto di un nuovo organigramma. Le strutture della Chiesa, ha ricordato, devono essere al servizio della sua missione e vicine alle persone. «Mi auguro coraggio, ma soprattutto fiducia, perché senza fiducia non andiamo da nessuna parte», ha detto Muser.

Perché la riforma

Alla base della riforma ci sono i profondi cambiamenti che interessano la Chiesa e la società. «Il volto della nostra Chiesa locale sta cambiando radicalmente», ha sottolineato il vescovo. Anche la Curia deve quindi adeguare il proprio modo di lavorare. La Diocesi vuole andare maggiormente incontro alle persone, ascoltare di più e condividere le responsabilità. La Chiesa, ha detto Muser, deve essere missionaria e sinodale. Le strutture non sono un fine, ma uno strumento al servizio della missione.

Meno lavoro separato, più collaborazione

Il vicario generale Eugen Runggaldier ha poi illustrato i punti principali del nuovo modello. Il lavoro, finora organizzato soprattutto attraverso singoli uffici e settori, sarà maggiormente collegato. I diversi team dovranno collaborare più strettamente e mettere in comune competenze e responsabilità. Il percorso di riforma ha infatti evidenziato che finora diversi uffici hanno lavorato in modo molto autonomo e spesso parallelamente. Il nuovo modello punta a rafforzare lo scambio e la collaborazione.

Team di accompagnamento sul territorio

Un ruolo centrale sarà affidato ai team di accompagnamento, che sosterranno parrocchie e unità pastorali. Insieme alle persone sul territorio dovranno individuare ciò che già funziona, le difficoltà presenti e il sostegno necessario. L’obiettivo è accompagnare più che dare indicazioni dall’alto. Le collaboratrici e i collaboratori dell’Ordinariato dovranno essere più vicini alle realtà pastorali e accompagnarne i processi di sviluppo.

Nuovi compiti e nuove responsabilità

Un team Formazione e vocazione si occuperà della formazione e dell’aggiornamento e aiuterà le persone a riconoscere e mettere a frutto capacità e carismi. Un settore specifico sarà dedicato allo sviluppo del personale e accompagnerà più da vicino collaboratrici e collaboratori, sacerdoti e altre persone impegnate nella Chiesa. Il settore Conoscenza e innovazione raccoglierà invece le competenze specialistiche, seguirà gli sviluppi nella Chiesa e nella società ed elaborerà strumenti e orientamenti per il lavoro della Diocesi. Rimarranno inoltre alcuni servizi centrali, tra cui Missio, Ufficio pellegrinaggi, biblioteca e consulenza e sviluppo.

Le competenze restano, cambia il modo di lavorare

La riforma non riguarda solo la struttura, ma soprattutto la collaborazione. Compiti finora riuniti in un singolo ufficio o settore saranno distribuiti tra più team. Runggaldier lo ha spiegato con l’esempio della liturgia: il contatto con le parrocchie potrà passare attraverso i team di accompagnamento, la formazione attraverso il team Formazione e vocazione, mentre le questioni specialistiche faranno capo al settore Conoscenza e innovazione. I compiti quindi restano, ma vengono organizzati e collegati in modo diverso.

Un nuovo Collegio di Curia

Il modello prevede anche un nuovo Collegio di Curia, formato dal vescovo, dal vicario generale e dai responsabili dei diversi ambiti. Il Collegio definirà le priorità dell’Ordinariato e garantirà il coordinamento tra i diversi settori. Nelle decisioni dovranno confluire anche le esperienze raccolte nei vari ambiti di lavoro e nelle realtà pastorali locali. Le decisioni saranno quindi preparate, attuate e successivamente valutate.

Un anno per sperimentare

Il modello presentato non è definitivo. Nel prossimo anno di lavoro sarà verificato quali nuove modalità funzionano e dove sono necessarie correzioni. Restano ancora da chiarire diversi aspetti, tra cui il rapporto concreto tra i vari ambiti, il futuro delle commissioni e dei mandati esistenti e la collaborazione con altre realtà diocesane. Le risposte dovranno maturare durante la fase di sperimentazione.

Cambiamenti graduali

Per le collaboratrici e i collaboratori non sono previsti cambiamenti improvvisi. Le attività attuali proseguiranno, mentre i nuovi team e le nuove funzioni saranno introdotti gradualmente. Nella definizione dei nuovi ruoli saranno considerate anche competenze e interessi personali. È inoltre previsto che una stessa persona possa collaborare in più team o ambiti. Le esperienze raccolte nel lavoro concreto serviranno a correggere e sviluppare il modello.

I prossimi passi

Ora saranno nominati i responsabili dei nuovi ambiti e sarà preparata la fase di sperimentazione. Nel corso dell’anno sono previsti diversi incontri di tutte le collaboratrici e di tutti i collaboratori per valutare le esperienze, chiarire le questioni aperte e concordare i passi successivi. Al termine della fase di sperimentazione, sulla base delle esperienze raccolte, sarà decisa la forma definitiva dell’Ordinariato vescovile.

«Prendi il largo!»

Il vescovo Muser ha invitato le collaboratrici e i collaboratori a porre domande, esprimere critiche e partecipare attivamente al percorso. Come riferimento ha richiamato il motto del Sinodo diocesano: «Prendi il largo!» Il cammino della riforma, ha concluso, dovrà proseguire con coraggio, gioia e speranza.