La liturgia “è scuola dell'ascolto”, ha esordito il vescovo nella sua relazione, ricordando pertanto l’esigenza di “una celebrazione dignitosa, comprensibile e adeguata ai tempi. Invito sacerdoti, diaconi e responsabili a formarsi, a chiedere un riscontro sincero e a riflettere insieme sulla propria prassi liturgica.” È una spinta a valorizzare ogni liturgia con la sua ricchezza: celebrazioni della Parola, Lodi e Vespri, adorazioni eucaristiche, il rosario comunitario, l'evensong e le altre forme di preghiera. “E se diciamo di volere una Chiesa vicina alla gente, allora questa prossimità dev'essere percepibile nel linguaggio, nei gesti e nello stile stesso del celebrare. Ciò presuppone che ascoltiamo le persone. Il modo più semplice per farlo è coinvolgerle nella preparazione della liturgia”, ha chiarito Muser.
Rinnovo degli organismi parrocchiali
Guardando alle elezioni dei consigli parrocchiali del 25 ottobre, il vescovo ha ricordato che sono molto più di un semplice adempimento organizzativo e mostrano che la Chiesa poggia sulla collaborazione di tutti i battezzati: “Dove si ascolta insieme la Parola di Dio, cambia anche il modo di prendere decisioni. Le discussioni allora non si esauriscono nel soppesare diversi interessi.”
In questo contesto monsignor Muser ha inserito anche il lavoro dei teampastorali: non sono solo una risposta al mutato quadro delle risorse umane e alla carenza di sacerdoti. Si tratta piuttosto di distribuire le responsabilità su più persone: “La Chiesa vive della vocazione comune di tutti i battezzati e della pluralità dei loro carismi. Guidare significa quindi riconoscere i carismi, promuovere le persone e assumere responsabilità insieme.”
Il futuro delle parrocchie
“Non potremo mantenere a lungo tutte le parrocchie nella loro attuale forma giuridica e organizzativa, come conseguenza delle profonde trasformazioni nella Chiesa e nella società”, ha sottolineato il vescovo. Per questo ogni questione strutturale deve essere orientata a una domanda pastorale fondamentale: quali forme di organizzazione ecclesiale permettono oggi di trasmettere la fede al meglio, celebrarla, viverla in comunità e assumersi come cristiani la responsabilità nel mondo? “Non dobbiamo adottare soluzioni standardizzate imposte dall'alto. Vogliamo incoraggiare le unità pastorali a esaminare insieme la loro situazione, ascoltandosi a vicenda per trarne forme di collaborazione che siano realmente sostenibili”, ha chiarito Ivo Muser. Da qui la sua raccomandazione alla comunità dei fedeli: “Cogliere consapevolmente questo patrimonio di esperienze e trasmetterlo: nei consigli parrocchiali, nei team pastorali, nelle celebrazioni, nei bollettini parrocchiali e nei tanti incontri della vita quotidiana.”
Riforma della Curia
In questo rinnovamento ecclesiale, ha aggiunto Muser, va vista anche la riforma della Curia vescovile, che proseguirà nei prossimi mesi: “Non si tratta di ridisegnare organigrammi o ridefinire competenze, ma di porsi una domanda essenziale: come possono le nostre strutture e il nostro stile di governo servire oggi al meglio la missione della Chiesa? Il futuro della nostra diocesi non si decide negli uffici della curia, ma sul territorio. Per questo la Curia diocesana deve accompagnare le comunità nelle parrocchie e strutture ecclesiali. Il prossimo anno sarà impegnativo per il personale di Curia, perché cambieranno modalità di lavoro consolidate”, ha detto il vescovo.
In questo quadro uno degli impegni riguarda anche l’elaborazione della violenza sessuale. Il progetto diocesano “Il coraggio di guardare”, che si concluderà nelle prossime settimane, “non è un ulteriore campo di lavoro accanto agli altri compiti pastorali, ma rientra nel processo di rinnovamento spirituale della Chiesa locale”, ha chiarito il vescovo.
