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Omelie

Ordinazione diaconale nella festa di san Francesco d'Assisi 2026

Vescovo Ivo Muser

Duomo di Bressanone, 4 ottobre 2026

Cari vescovi Joseph e Beatus, cari confratelli nel servizio sacerdotale e diaconale, cari religiosi, cari fratelli e sorelle nella fede, cari candidati all'ordinazione Ditrick, Jordan, Oscar, Madhu, Reuben e Vicent!

Ci sono giorni ed eventi che fanno la storia. 

La nostra Diocesi di Bolzano - Bressanone, che nel corso della sua storia ha cambiato tre volte il nome, fa risalire le sue radici ad un passato di quasi 1500 anni. Questo Duomo di Bressanone è da secoli il centro liturgico della nostra Diocesi. Generazioni di fedeli hanno qui pregato e cantato, ascoltato la Parola di Dio, celebrato l'Eucaristia, ricevuto i sacramenti e così professato la fede. Questo Duomo ha già vissuto molte ordinazioni sacerdotali e diaconali. Anche ordinazioni episcopali e funerali di vescovi appartengono alla storia di questo Duomo, che oggi tuttavia, con la sua storia di fede lunga secoli, vive una prima assoluta.

Un’immagine del genere non si era mai vista in questo duomo né nella nostra diocesi: sei candidati al sacerdozio stanno per essere ordinati diaconi e nessuno di loro proviene dalla nostra diocesi: cinque arrivano dalla Tanzania e uno dall'India.

Apriamoci con il cuore e con la mente a questa immagine e alla realtà che essa esprime: sei giovani uomini provenienti da altre parti del mondo, sei storie di vita, sei vocazioni.
E ora tutti noi siamo qui: persone di continenti diversi, con lingue, culture e tradizioni diverse – eppure un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa.

Un segno che mi tocca interiormente. Un segno del fatto che la Chiesa di Gesù Cristo è più grande dei nostri confini. Più grande dell'Europa, dell'Africa, dell'Asia. Sempre più grande della nostra realtà.

Oggi, qui nel Duomo di Bressanone, viviamo e celebriamo un segno significativo contro ogni forma di chiusura. Un segno contro la tentazione di considerare la propria cultura, la propria lingua e la propria esperienza come la misura di tutte le cose. La Chiesa non diventa più piccola quando culture diverse si incontrano. Diventa più ricca. E diventa più credibile quando non ci limitiamo solo a parlare di Chiesa universale, ma cerchiamo davvero di viverla insieme – con tutte le domande e le tensioni che questo comporta.

Cari candidati all'ordinazione! Non siete venuti a Bressanone per lasciarvi alle spalle la vostra patria, ma anzi, la portate con voi. Portate con voi la Tanzania e l'India. Portate con voi le vostre famiglie. Portate con voi la fede dei vostri genitori e dei vostri nonni. Portate con voi le vostre lingue ed esperienze, la vostra gioia, le vostre domande e anche la storia delle vostre tribù e dei vostri popoli.

Proprio in questo c'è qualcosa di profondamente cattolico. La Chiesa non pretende che tutti diventino uguali. La Chiesa cattolica non è una Chiesa uniforme, e ancor meno una Chiesa nazionale, in cui tutti debbano parlare la stessa lingua, cantare gli stessi canti e avere le stesse esperienze culturali. La sua unità viene da Cristo, non dalla somiglianza delle nostre culture, non dalla nostra origine, non dal colore della nostra pelle, non dalla nostra nazionalità. Ma da Gesù Cristo.

Cari candidati all'ordinazione, in quest'ora, a nome dei vostri vescovi, posso ordinarvi diaconi. La parola "diacono" significa: servo. Non è un titolo. Deve essere il programma della vostra vita – ora e anche in futuro. Il diacono è un sacramento, rimanda a Cristo che serve. Il suo servizio è alla Parola di Dio, alla liturgia e alla carità.

Non sono tre cose diverse. È un unico servizio: l'altare e la strada, l'Eucaristia e la carità, il Vangelo e la vita concreta delle persone sono una cosa sola.

Oggi, 4 ottobre, celebriamo san Francesco d'Assisi, esattamente 800 anni dopo la sua morte, avvenuta la sera del 3 ottobre 1226, nelle vicinanze della cappella della Porziuncola, la chiesetta madre del movimento francescano. Francesco era un giovane dotato, brillante, pieno di gioia di vivere. Cercava grandezza, riconoscimento e avventura. Un figlio del suo tempo, entusiasta degli ideali economici e sociali della sua epoca. Poi venne l'incontro con Cristo, che non lo lasciò più. La chiave per comprenderlo è il suo stupore davanti a Dio, che in Gesù si fa piccolo nel mistero del presepe, della croce e dell'Eucaristia, e che così vuole essere il servo di noi tutti.

A San Damiano – questa chiesetta ad Assisi che lo scorso luglio abbiamo visitato insieme – udì il mandato «Francesco, va' e ripara la mia casa».

In un primo momento egli interpretò questo incarico in senso del tutto concreto. Una chiesa in rovina doveva essere ricostruita. Ma con il tempo comprese: Cristo intendeva qualcosa di più. Non si trattava solo di ricostruire pietre, le persone dovevano essere rialzate. Fiducia, speranza, pace, riconciliazione, dovevano essere ricostruite. La Chiesa stessa deve sempre e di nuovo ritrovare la strada verso il suo Signore.

Cari candidati all'ordinazione, quando tra poco avanzerete e vi stenderete a terra, mentre viene cantata la Litania dei Santi, direte con tutto voi stessi, anche con il vostro corpo: non voglio porre me stesso al centro. Offro la mia vita a Cristo.

Così oggi, nello spirito di san Francesco, vorrei lasciarvi quattro esortazioni.

Primo: Edificate la Chiesa – ma cominciate da Cristo. Non sarete voi a salvare la Chiesa. Lo fa Cristo. Voi avete la grazia di servire Lui e la sua Chiesa. Restate perciò uomini di preghiera. Quando la preghiera si indebolisce, prima o poi anche il servizio diventa vuoto.

Secondo: Costruite ponti. Voi venite da una Chiesa universale che già vi rende un ponte vivo. Siate ponti tra culture e continenti, tra giovani e anziani, tra Chiesa e società, tra persone che non si comprendono a vicenda.
Il posto di un diacono è dove si ricostruisce l'unità, dove le persone si ritrovano, non dove si consuma la rottura, la divisione.

Terzo: Costruite la speranza. Il nostro tempo conosce molta paura. Paura del futuro. Paura dei cambiamenti. Paura dello straniero. Paura della solitudine.
Paura di non essere più necessari. Voi siete chiamati ad annunciare un altro messaggio: Cristo è qui. Il Vangelo non è un messaggio di paura. È l’annuncio che Dio non abbandona l'uomo.

Quarto: Edificate sempre di nuovo voi stessi. Non sarete perfetti. Farete errori. Vi stancherete. Ci saranno giorni in cui vi chiederete se il vostro servizio produce qualcosa. Allora pensate a san Francesco: egli non voleva realizzare il proprio successo, non voleva essere protagonista. Voleva seguire Cristo. Questo basta.

Care sorelle e fratelli, oggi a tutti noi è rivolto questo mandato: «Francesco, va' e ripara la mia Chiesa». Non pensiamo con troppa superficialità che siano gli altri o la società a dover cambiare, che sia la politica a dover fare qualcosa, che siano i giovani a dover tornare o le famiglie a dover avere più fede. 

Cristo dice oggi attraverso Francesco a ciascuno di noi, in modo del tutto personale: comincia da te stesso. Il rinnovamento della Chiesa non comincia da programmi e riforme che pretendiamo dagli altri. Comincia da cuori rinnovati.

Cari candidati all'ordinazione, percorrete la vostra strada. Non dimenticate la vostra terra di origine. Non dimenticate la vostra vocazione. Non dimenticate le persone ai margini. Non dimenticate la gioia. E soprattutto: non dimenticate Cristo. Se non lo perderete di vista, imparerete che cosa significa essere diacono – anche dopo, quando sarete sacerdoti.

A nome di tutti noi, in questo giorno di festa, vorrei pregare così: Signore, rendici come Francesco strumenti della tua pace. Edifica anche attraverso di noi la Chiesa, che non è europea, non africana, non asiatica, non americana e non oceanica, ma è la tua Chiesa, quella inviata a tutti gli uomini.

Maria, Madre di tutta la Chiesa, Regina del Rosario e Prima tra tutti i santi, prega per Ditrick, Jordan, Oscar, Madhu, Reuben e Vicent. Prega per le loro famiglie e le loro diocesi di origine. Prega per noi.