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Giornata Missionaria Mondiale

Domenica 24 ottobre fermiamoci a riflettere su cosa significa essere oggi “missionari”, preghiamo per le missioni e per quanti sono impegnati a portare il Vangelo nelle zone più povere del mondo. E rendiamo concreta la nostra preghiera aderendo alla colletta che – dal 1926 – si tiene in tutte le parrocchie e comunità cattoliche del mondo. Le offerte raccolte serviranno a finanziare progetti nelle 1.100 Chiese locali più povere, che hanno ancora bisogno di aiuto per raggiungere la piena autonomia.

Il manifesto e il materiale informativo che l’Ufficio missionario diocesano ha preparato per la Giornata Missionaria Mondiale 2021 è disponibile su questo sito  o presso la segreteria di Missio, Centro pastorale, piazza Duomo 2, tel. 0471 306213 (missio(at)bz-bx.net).

"Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato" (At 4,20)

Caro parroco, cari collaboratori parrocchiali, cari membri del consiglio pastorale parrocchiale,

il motto del Papa per la Giornata missionaria mondiale di quest’anno è “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20). Quante volte abbiamo sperimentato questo? Quando facciamo una bella esperienza, una gita o sentiamo una notizia terribile – quanto è grande in quel momento il nostro desiderio di condividere questo o di commentarlo con qualcuno? Se poi ci capita inaspettatamente di fare un incontro speciale, il nostro cuore si riempie di sentimenti che vogliamo condividere. Tutti, quindi, conosciamo questo bisogno di comunicare. Ma è così anche per la fede?

I discepoli di Gesù si erano fatti delle aspettative su di lui e sono stati delusi su molte cose o sono stati istruiti meglio. Ma quando hanno potuto sperimentare la resurrezione, che fino ad allora era considerata impossibile, la tomba vuota e gli incontri con Gesù dopo la sua morte in croce, è scattato in loro qualcosa simile a una cascata e non hanno più avuto paura. Quest’anno il Papa ci invita a riflettere su questi avvenimenti non solo a Pasqua, ma anche ora in ottobre e in tutto il mondo.

Forse dovremmo parlare anche della povertà nel mondo, delle ingiustizie, ma anche della gioia della fede che coinvolge molte persone nel mondo.

Suor Aquillina dal Kenya non può tacere: “La situazione è peggiore di due anni fa, quando ho incontrato queste persone e quando la pandemia da Covid-19 non era ancora iniziata. È triste, i bambini muoiono di fame perché non hanno cibo. I loro genitori a causa del Covid-19 o hanno perso i lavori saltuari che facevano o sono morti a causa della pandemia”.

Don Xavier dall’India non può tacere: “Ringrazio la Diocesi di Bolzano-Bressanone per l’aiuto che ci ha dato per ricostruire la nostra chiesa. Avevamo una vecchia chiesetta costruita nel 1938 che rischiava di crollare. In quel periodo la nostra chiesa era frequentata da 150 persone. Oggi abbiamo una grande chiesa e ogni domenica vengono 650 fedeli: uomini, donne e bambini. Vi ringrazio di tutto. La mia parrocchia vi sarà grata per sempre”.

Anche chi ha sperimentato questa gratitudine nei viaggi di missione non può tacere, perché l’energia (che comunica la grazia di Dio), la gioia e l’entusiasmo di una comunità che canta, balla e festeggia non si dimentica mai. Queste comunità parrocchiali raccontano di sacerdoti, catechisti, suore e genitori entusiasti, che hanno trasmesso la loro fede in Gesù e che non si stancano mai di annunciare e testimoniare il Vangelo di Gesù.

Cari sacerdoti, proprio nella domenica in cui celebriamo la Giornata missionaria mondiale, nella nostra diocesi si svolgeranno le elezioni per il rinnovo dei Consigli pastorali parrocchiali. Anche questo è parte della nostra vita parrocchiale e noi siamo parte della Chiesa universale. Ogni chiesa locale ha le sue difficoltà. Includiamo semplicemente tutti i poveri, i loro problemi e le loro sfide nelle nostre preghiere – così siamo una grande comunità di fedeli che ha ricevuto forza da Dio per continuare a non tacere sulla sua incarnazione, la sua morte e la speranza della risurrezione.

Con questo spirito vi ringrazio per le vostre preghiere e la vostra collaborazione


Dr. Irene Obexer Fortin
Direttrice di missio Bolzano-Bressanone

Ottobre missionario 2021: “Tacere? Impossibile!”

Spunti di riflessione di P. Ulrich Maria Rauch OFM

Gesù contrappone la durezza di cuore che si nasconde dietro l’autorizzazione di ripudiare la propria moglie al piano originario di Dio: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due diventeranno una sola carne… Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.

Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. E Lui è l’amore nella sua essenza. Trinitario, tre in uno. Tutti noi, pertanto, desideriamo profondamente l’amore: amare ed essere amati nella diversità e nell’unità. Questo diventa tangibile e visibile specialmente nel sacramento del matrimonio, come una promessa e una missione.

Sono grato a tante coppie sposate: attraverso il loro amore reciproco e la loro fedeltà – anche nei momenti di crisi – posso percepire qualcosa dell’irrevocabile promessa d’amore di Dio per ogni essere umano, me compreso.

Chi sa di essere amato – da Dio e dagli uomini – non può assolutamente tacere questo amore. Per raccontarlo non ha bisogno di grandi parole, ma della fedeltà vissuta di piccoli segni nella vita quotidiana.

Ottenere la vita eterna con le proprie forze? Al giovane che gli chiede come ottenere la vita eterna, Gesù indica i poveri e lo chiama a seguirlo.

Lo sguardo e l’abbraccio amorevole di Gesù vogliono aiutarlo a rispondere alla chiamata: lasciare tutto e mettersi alla sequela di Gesù. In questo brano del Vangelo, l’attaccamento alla sua grande fortuna era per il giovane ricco più forte dell’invito di Gesù. (È forse cambiato qualcosa in seguito?)

Ma io penso a tanti altri che hanno trovato il tesoro della loro esistenza – che va oltre la morte – nella comunione di vita con Gesù. San Francesco rivolge al Signore questa preghiera: “Tu che sei tutta la nostra ricchezza e non ci serve altro!” S. Teresa d’Avila afferma: “Dio solo basta!”. Lui solo può soddisfare il nostro desiderio più profondo, donarci la vita eterna.

Lasciamoci guardare e abbracciare dal Figlio di Dio: solo lui può liberarci dall’egoismo e dall’attivismo spesso cieco, così che possiamo impegnarci serenamente per il Regno di Dio. Per Lui tutto è possibile! Chiunque l’abbia sperimentato non può sicuramente tacere.

Quando saranno in cielo, Giacomo e Giovanni vogliono sedersi alla destra e alla sinistra di Gesù. Probabilmente lo sanno anche gli altri discepoli, altrimenti non si arrabbierebbero per questo. Non aspiriamo in qualche modo tutti al “top”, al prestigio? Preferiremmo governare piuttosto che servire? Questo desiderio si può nascondere anche sotto un mantello di pia devozione.

Gesù conosce il nostro desiderio di potere e grandezza e, con la parola e con l’esempio, lo dirige nella giusta direzione: il Figlio dell’uomo è venuto a dare la sua vita in riscatto per molti.

Le persone che si lasciano umilmente mettere al servizio con tutte le loro capacità, diventano feconde per gli altri e brillano per Gesù, che si è fatto servo di tutti.

Com’è la nostra umiltà? E la nostra disponibilità a servire? Quando mettiamo la nostra vita a disposizione l’uno per l’altro, troviamo felicità e diventiamo una benedizione.

Una volta scoperto questo è impossibile tacere, al contrario si diventa un segno eloquente.

Bartimeo è cieco e con molta probabilità sa di Gesù solo per sentito dire. Nonostante questo egli ripone tutta la sua fiducia in Gesù, e lo chiama a gran voce, nonostante attorno a lui ci siano persone che lo vogliono zittire. Alla cieca getta via il mantello, salta in piedi e corre verso Gesù, che ha risposto alla sua richiesta di misericordia.

Questa dinamica parla anche a me: il fiducioso desiderio di guarigione di Bartimeo, che lascia tutto e inciampa verso il Signore. Anche a me è rivolta la sfida di mettere tutta la mia speranza nel Signore.

“Cosa vuoi che ti faccia?” – Questa domanda di Gesù colpisce al cuore. Perché il messaggio “Tu sei importante per me!” vale per tutti.

Dopo tutto, Gesù agisce come il Salvatore, il Redentore: Bartimeo riacquista la vista. Sì, vede anche più in profondità di tanti altri, perché segue Gesù nel suo cammino. Ha trovato l’orientamento per la sua vita.

È impossibile per lui tacere ciò che ha vissuto. Seguendo Gesù, è diventato un esempio per tutti noi. Anche noi – anche quando c’è chi ci contrasta – dobbiamo porre tutta la nostra speranza in Gesù e seguirlo lungo il suo cammino.

A volte non riusciamo a vedere il bosco a causa degli alberi, o ci impantaniamo in cose di poco conto. È allora che è importante stabilire le giuste priorità.

Lo scriba che va da Gesù conosce bene le Sacre Scritture. Ma ha bisogno di una guida: “Qual è il primo tra tutti i comandamenti?”

La risposta di Gesù è chiara e sintetica: professare la propria fede nell’unico Dio d’Israele, amandolo in maniera totale sopra tutte le cose, così come amare il prossimo come se stessi.

Nella prospettiva della prima lettera di Giovanni, l’amore di Dio consiste nel fatto che Lui ci ha amato. E se Lui ci ha amato così tanto, allora anche noi dobbiamo amarci l’un l’altro.

Per me, quindi, la missione è quella di aprirmi completamente all’amore di Dio, che è l’amore più grande, e di lasciarmi amare da Lui e poi – fortificato da lui – di amarlo di nuovo. E questo amore vuole/deve diventare visibile attraverso il giusto amore per sé stessi e per il prossimo.

Chi ha trovato la felicità di questo incontro amoroso, non può assolutamente tacere su di esso.