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Elezioni dei CPP: domande frequenti

Le “domande frequenti” sono le domande che ci sono state poste dai partecipanti all'incontro annuale dei presidenti dei consigli pastorali parrocchiali (il 31 maggio 2025 in presenza e il 4 giugno 2025 online). Le abbiamo raccolte qui di seguito:

Il team pastorale è un gruppo di persone incaricate, che si occupa della cura pastorale della parrocchia sotto la guida del parroco. È composto da 3-5 membri che si occupano dei seguenti ambiti: annuncio, liturgia, carità e amministrazione, oltre al coordinamento del team pastorale stesso.

Il team pastorale rappresenta pertanto il minimo indispensabile affinché una parrocchia sia vitale. Per questo motivo, ogni parrocchia dovrebbe costituire un team pastorale in occasione delle elezioni dei Consigli pastorali parrocchiali del 25 ottobre 2026.

Si tratta del livello operativo, dove convergono tutte le attività. Ciò non significa che i membri del team pastorale debbano svolgere tutto da soli: i responsabili coordinano il rispettivo ambito e ne sono la persona di riferimento per il parroco e per l’ufficio pastorale. Attorno al team pastorale, soprattutto nelle parrocchie di medie e grandi dimensioni, si forma il consiglio pastorale parrocchiale, che funge da organo consultivo e decisionale per la cura pastorale. I dettagli si trovano nella pagina web dedicata.

In linea di principio sì, ma con due precisazioni.

In primo luogo, “continuare come prima” non significa rifiutare radicalmente il cambiamento. Dobbiamo essere pronti a cambiare, perché la società in cui viviamo sta cambiando radicalmente. Anche le parrocchie che operano in modo indipendente sono chiamate a confrontarsi con queste trasformazioni e a individuare nuovi modi per raggiungere le persone. È certamente positivo che una parrocchia si trovi attualmente in una situazione favorevole; tuttavia, è importante prepararla anche alle sfide future, affinché eventuali cambiamenti nel personale (ad esempio dovuti alla carenza di sacerdoti) non la colgano impreparata né ne compromettano la stabilità.

In secondo luogo, la solidarietà tra parrocchie vicine può significare che una parrocchia ben consolidata sia disposta a cambiare e a formare consigli parrocchiali insieme ad un’altra parrocchia vicina che ha bisogno di aiuto. Cambiare, dunque, per aiutare.

In teoria si, ma in pratica non ha molto senso. Nelle parrocchie più piccole, il team pastorale coincide al consiglio pastorale parrocchiale; nelle parrocchie più grandi, il team pastorale è la giunta del consiglio pastorale parrocchiale. Inoltre a livello dell’unità pastorale esiste già il consiglio pastorale unitario, nel quale sono rappresentati tutti i team pastorali. Inserire qui un ulteriore organo sovraparrocchiale tra la parrocchia e l’unità pastorale crea piuttosto maggiore incertezza riguardo agli ambiti di competenza e comporta anche un aumento di riunioni che in realtà non sono necessarie.

No, in questo caso i criteri di rappresentanza non sono determinanti. Quando le parrocchie decidono di formare comitati misti, diventano una comunità e agiscono come tale. In questo senso, sarebbe assurdo che i membri del consiglio parrocchiale congiunto si sentissero rappresentanti di una comunità parziale.

Lo scenario scelto non è definito una volta per sempre. Gli errori sono ammessi! Ad esempio, se alla fine del mandato del consiglio pastorale parrocchiale si giunge alla conclusione che i consigli comuni non funzionano, alle successive elezioni dei CPP si possono formare nuovamente consigli separati (o viceversa). In determinate circostanze e d’accordo con l’Ufficio pastorale, sono possibili cambiamenti anche nel corso del mandato corrente.

Se, in occasione delle elezioni dei CPP, un team pastorale o un consiglio pastorale parrocchiale viene presentato all’approvazione della comunità in un’assemblea parrocchiale e non la ottiene, ciò può essere un segno che la comunità parrocchiale è divisa o che una o più persone del team o del consiglio non hanno il sostegno della comunità parrocchiale. Se accade questo, il momentaneo disappunto può essere in un’occasione importante per riconoscere le difficoltà presenti nella comunità e risolverle. Se non è possibile raggiungere un consenso, si può prendere in considerazione la possibilità di formare un consiglio pastorale insieme ad un’altra parrocchia o di attuare una fusione giuridica fra parrocchie.

Gli attuali sviluppi in ambito pastorale e sociale portano sempre più spesso le parrocchie a sperimentare i propri limiti. Sono necessarie nuove soluzioni, individuate assieme alla popolazione locale. Tramite questo processo, l’Ufficio pastorale vorrebbe aiutare le unità pastorali e le parrocchie a trovare delle soluzioni ai propri bisogni. L’obiettivo è organizzare le unità pastorali e le parrocchie in modo tale che il quadro istituzionale faciliti e sostenga quanto meglio il mandato pastorale e missionario della comunità cristiana.

Da alcuni anni nelle parrocchie è in atto un cambiamento massiccio e rapido. Ciò richiede che i consigli pastorali parrocchiali, i team pastorali e gli operatori pastorali siano disponibili ad adattarsi a nuove situazioni e ad aprire nuove strade. Per accompagnare questo cambiamento, anche la curia vescovile deve adattarsi alla situazione. La struttura attuale era incentrata sulle parrocchie, ognuna delle quali aveva un parroco e talvolta anche altri presbiteri. Oggi è importante sostenere le parrocchie che si basano sul volontariato e operano in una situazione sociale mutata. Prossimamente (ad esempio, già in occasione del convegno pastorale del prossimo settembre), le parrocchie e le unità pastorali avranno la possibilità di essere coinvolte in questo processo. L’obiettivo della riforma è fornire il miglior sostegno possibile alle parrocchie e alle unità pastorali nelle loro attività.